Archivio per Apollo 11

Il Lunar Module Rendezvous Radar

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , on 13 ottobre 2013 by raghnor

L’Ascend Module di Apollo 17

Il Lunar Module era dotato di un secondo radar oltre al Landing Radar che è stato descritto nel post di due settimane fa. Posizionato nella parte alta dell’ascent stage, il suo disco è ben visibile in tutte le foto del LM: si trattava del Rendezvous Radar (RR).

Questo radar era un componente fondamentale per il completamento della manovra di rendezvous e il suo scopo principale era quello di cercare il CSM nella sua orbita e, una volta trovato, seguirlo fornendo un flusso continuo di informazioni all’AGC. Per consentire al radar di individuarlo, il CSM era dotato di un transponder, ovvero un dispositivo automatico che riceve, amplifica e ritrasmette un segnale su una frequenza differente da quella ricevuta. Il rendezvous radar assicurava informazioni aggiornate su posizione, distanza e velocità del CSM. Ovviamente erano previste alternative per completare il rendezvous, tutte le tecniche sviluppate nel corso del progetto Gemini ma il RR era il sistema primario e facilitava di molto il compito.

L’antenna del radar trasmetteva un segnale, che se ben direzionato, veniva ricevuto dal transponder sul CSM, elaborato e rispedito indietro. Il segnale di ritorno veniva ricevuto dall’antenna e processato dall’elettronica del RR, in modo da ricavarne i dati che venivano poi passati all’AGC e utilizzati da questo per determinare i comandi per il PNGCS.

Il ricevitore dell’antenna del RR era suddiviso in 4 parti in modo che, se il radar non fosse stato allineato correttamente con il CSM, l’intensità del segnale ricevuto non sarebbe stato uguale in tutte le sezioni. La differenza, dopo essere stata elaborata dall’elettronica di controllo del radar, serviva a modificare il suo orientamento fino ad ottenere il bilanciamento del segnale proveniente da transponder del CSM. La portata massima del radar era di 750 km.

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Gli Uomini – Buzz Aldrin

Posted in Biografie with tags , on 6 ottobre 2013 by raghnor

Buzz Aldrin

Nome Completo: Edwin Eugene Aldrin, Jr. poi cambiato legalmente in Buzz Aldrin

Nato il: 20 Gennaio 1930

Ruolo nel Progetto: Astronauta (NASA Group 3 – The Fourteen)

Missioni: Gemini 12, Apollo 11

Onorificienze Ricevute: Air Force Distinguished Service Medal, Legion of Merit, 2 Distinguished Flying Cross, 3 Air Medal, NASA Distinguished Service Medal, NASA Exceptional Service Medal, 2 NASA Space Flight Medal, Presidential Medal of Freedom, il Robert J. Collier Trophy, il Robert H. Goddard Memorial Trophy, l’Harmon Trophy, Congressional Gold Medal

Buzz Aldrin non necessita di grandi presentazioni: pilota dell’USAF, astronauta americano ma soprattutto secondo uomo a porre piede sulla superficie lunare (alle 03:15:16 UTC del 21 Luglio 1969).

Aldrin, alla nascita Edwin Eugene Aldrin Jr., è nato il 20 Gennaio 1930 a Glen Ridge, New Jersey. I genitori erano Edwin Eugene Aldrin Sr., un militare di carriera, e sua moglie Marion, il cui nome da nubile era Moon (quando si dice i casi della vita …). Vanta origini scozzesi, svedesi e tedeschi. Il soprannome di Buzz risale al tempo della sua infanzia, soprannome che nel 1988 ha registrato come il suo nome ufficialmente: la più piccola delle sue sorelle lo chiamava ‘brother’ solo che pronunciava la parola ‘buzzer’; la parola venne poi abbreviata appunto in Buzz. Dopo essersi diplomato alla Montclair High School in 1946, Aldrin decise di entrare all’Accademia di West Point.

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Splash!

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 21 luglio 2013 by raghnor

L’ammaraggio di Apollo 16

Questo era più o meno il rumore con cui si concludeva il volo del Command Module nelle missioni Apollo. Dopo un viaggio durato tra i 5 e i 13 giorni, e dopo aver portato uomini in posti che (sigh) non abbiamo più raggiunto da allora, un sostanzioso botto sulla superficie dell’oceano poneva fine alle fatiche del veicolo.

L’ammaraggio (splashdown) è ovviamente il metodo di atterraggio su una superficie d’acqua, usato da tutte le missioni spaziali americane prima dell’avvento dello Space Shuttle, che prevede di utilizzare un paracadute per rallentare la caduta di un veicolo.

Il CM era dotato di una serie di accorgimenti per gestire al meglio l’ammaraggio e favorire il successivo recupero di equipaggio e capsula.

Una luce stroboscopia lampeggiante dotata di una propria alimentazione si attivava 8 secondi dopo il dispiegamento dei paracadute principali. Era montata su un braccio lungo 30 cm che si estendeva automaticamente dal compartimento di prua del CM. L’accensione era invece controllata manualmente dall’equipaggio.

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Ha toccato !

Posted in Anniversario, Storia with tags , on 20 luglio 2013 by raghnor

Sono passati 44 anni da quella notte. Io non c’ero ma spero sempre di poter rivivere una esperienza simile.

Questo è anche il primo anniversario senza Neil Amstrong; e allora rendiamogli omaggio nei modi suggeriti dalla sua famiglia e ricordiamo, sempre e ancora di più stanotte, questo “piccolo passo” che resterà una pietra miliare della storia dell’uomo.

First Man – Il Libro

Posted in Recensioni with tags , on 9 giugno 2013 by raghnor

La Copertina

Dopo aver recensito tempo fa la autobiografia di Michael Collins, è venuto il momento di occuparsi del “Primo Uomo sulla Luna”, Neil Armstrong. E il libro si intitola proprio così: “First Man”. Non si tratta in questo caso però di una autobiografia bensì di una biografia, scritta da James Hansen, coautore anche di “Forever Young”.

L’edizione che ho acquistato è abbastanza recente da avere una nuova introduzione, scritta dopo la morte di Armstrong in cui Hansen racconta del suo rapporto con l’astronauta (anche negli ultimi scambi epistolari prima del decesso), come è nato e come si è sviluppato il progetto del libro.

Come racconta Hansen, il libro nasce grazie ad una lunga serie di interviste con Armstrong e i membri della sua famiglia, comprese le due moglie, e con un grande numero di ex colleghi sparsi per tutti gli States. La sua struttura è quella classica delle biografie: una carrellata seguendo il percorso della vita dell’astronauta.

In realtà l’autore la prende molto alla larga e racconta la storia della famiglia Armstrong fin dalle lontane origini come clan scozzese ! Pensate ad un intero capitolo che racconta tutte le vicissitudini che hanno portato membri di un clan scozzese a vivere a Wapakoneta, Ohio. Lo stesso trattamento viene riservato alla famiglia della madre di Armstrong (che non ha origini scozzesi però).

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L’antenna S-Band

Posted in Tecnologia with tags , , , on 19 maggio 2013 by raghnor

La S-Band antenna di Apollo 14

La comunicazione dalla superficie lunare veniva gestita dal Lunar Module e dal suo sistema di comunicazioni per la Unified S-Band. La Unified S-band (USB) era stata sviluppata per le missioni Apollo dalla NASA e dal Jet Propulsion Laboratory (JPL). La USB operava in una porzione dello spettro delle microonde e combinava (da qui il termine “unified”) le comunicazioni vocali, il segnale televisivo, la telemetria e  i segnali di rilevamento della posizione (tracking and ranging) in un singolo sistema per risparmiare sulle dimensioni e sul peso delle apparecchiature nonchè per ottenere una semplificazione dell’operatività.

Il LM era dotato di una antenna S-Band orientabile (da utilizzare preferibilmente da distanze “lunari”) e due antenne omni-direzionali (per la comunicazione da distanze più ridotte rispetto alla Terra e/o se non era possibile usare l’antenna direzionale). Se si rendeva necessario utilizzare le antenne omni-direzionali dalla superficie lunare, l’unico modo di ricevere un segnale adeguato era utilizzare una delle grandi antenne della MSFN (come quella di Honeysuckle).

Durante le missioni Apollo 11 – 14, il segnale TV veniva da una telecamera installata sulla superficie e collegata al LM tramite un cavo. Il segnale veniva processato ed inviato tramite le antenne S-Band del modulo. Queste prime missioni avevano una ulteriore alternativa, una antenna S-Band da installare sulla superficie, più grossa e potente di quella installata sul LM (Erectable S-Band Antenna).

L’antenna in questione era un‘antenna parabolica del diametro di 3 metri che veniva installata (seguendo una ben precisa serie di operazioni) e puntata verso la Terra. Veniva stivata nel Quad 1 del LM, a destra della scaletta usata per scendere sulla superficie.

La Erectable S-Band Antenna fece il suo primo volo verso la Luna già con Apollo 11. A causa del limitato (e quindi prezioso) tempo a disposizione per l’unica EVA di questa missione, venne valutata la qualità dei primi minuti della trasmissione TV in bianco e nero prima di procedere all’installazione. La qualità venne ritenuta sufficiente, l’antenna rimase inutilizzata e i 19 minuti previsti per occuparsi dell’antenna vennero invece sfruttati per attività più redditizie per l’esplorazione.

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Il Flight Plan

Posted in Storia, Varie with tags , on 3 marzo 2013 by raghnor

Il Flight Plan di Apollo 16 (esposto ad Esplorando – collezione Pizzimenti collectionspace.it)

Qualche visitatore del blog potrebbe aver notato nell’angolo destro dell’immagine di apertura quel frammento di documento con la dicitura ‘Flight Plan’. La NASA indicava con questo termine, o meglio col termine ufficiale di ‘Flight Data Files’ la collezione completa di checklist, grafici di orbite, mappe, dati, procedure, PAD, … che definiva l’esatta sequenza di tutte le attività pianificate (o da utilizzare in determinate circostanze particolari) nel corso di una missione.

Per ogni missione un grande insieme di sistemi, sottosistemi e componenti, gli astronauti, i controllori, i gruppi di supporto e il personale delle ditte appaltatrici dovevano lavorare insieme in maniera integrata come una grande orchestra che suona una sinfonia: tutti devono essere allineati, coordinati o il risultato sarebbe una cacofonia di suoni. Nel programma Apollo il Flight Plan era il meccanismo chiave per ottenere questo risultato.

Nel solo pannello principale del Modulo di Comando erano presenti 566 interruttori e 111 tra spie luminose ed altri indicatori di attività / eventi. Al conteggio andavano poi aggiunti i 396 interruttori e le 129 spie / indicatori del Modulo Lunare. Per un totale di 1202 specifiche ‘funzioni’ di cui l’equipaggio doveva conoscere il significato, il modo di valutarle e le modalità con cui interagirci in situazioni normali o di emergenza , nonché essere in grado di identificare le cause di un eventuale malfunzionamento o anomalia. Le procedure nel Flight Plan venivano sviluppate, integrate e testate ripetute volte per assicurare che durante il volo ogni azione fosse eseguita in una sequenza corretta e verificata. In sostanza, il Flight Plan era costituito da una serie di volumi di procedure passo a passo, interruttore per interruttore per l’utilizzo di ogni sistema, in ogni veicolo ed per ogni fase della missione.

Una innovazione introdotta nel programma Apollo fu quella del Support Crew. Il primo, per Apollo 7, fu composta da Jack Swigert, Ronald Evans, e William Pogue. Il loro compito più importante era proprio coordinare la preparazione e mantenere aggiornati i Flight Data File, assicurandosi che tutti gli attori della missione fossero informati dei cambiamenti.

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