Archivio per Apollo 17

Lampi di luce

Posted in Scienza, Storia with tags , , , on 26 maggio 2013 by raghnor

Questo post inizia con una domanda: ma cosa potrebbe mai essere l’oggetto nella foto qui sotto? Uno strano copricapo? Una capsula spaziale solo per la testa? L’antesignano dei Google Glass? 🙂

Un antenato di Robonaut?

Niente di tutto ciò ovviamente: si tratta dell’apparecchiatura utilizzata per un serissimo esperimento eseguito nel corso delle missioni lunari.

L’equipaggio di Apollo 11 fu il primo a descrivere uno strano fenomeno durante i briefing post-missione: durante il viaggio di ritorno verso la Terra, sia il CDR che il LMP dichiararono di aver visto lampi di luce o flebili puntini luminosi quando tutte le luci della cabina del CM erano spente (per i periodi di riposo) e la vista si era abituata alla scarsità di illuminazione.

Quando venne loro chiesto, anche gli equipaggi di Apollo 12 ed Apollo 13 confermarono di essere stati testimoni dello stesso fenomeno. Tutti riportarono di aver visto questi lampi con relativa facilità dopo il periodo di adattamento al buio e soprattutto di poterli vedere sia ad occhi chiusi che ad occhi aperti. Pete Conrad, CDR di Apollo 12 riportò di averne visti “parecchi di molto brillanti” e aggiunse di non ricordare nulla di simile accaduto durante i suoi due voli Gemini (in orbita terrestre).  Jim Lovell, CDR di Apollo 13, confermò anch’esso di aver visto i lampi ma non ricordava di aver assistito allo stesso fenomeno nel corso di Apollo 8. In seguito a questi racconti, la NASA decise di investigare il fenomeno nelle missioni successive inserendo nelle attività da svolgere esperimenti specifici.

L’ipotesi fatta allora era che i lampi di luce fossero causati da raggi cosmici ad alta energia che penetravano nella struttura del Command Module e negli occhi degli astronauti.  I raggi cosmici sono particelle energetiche provenienti dallo spazio esterno, alle quali è esposta la Terra e qualunque altro corpo celeste. La loro natura è molto varia (l’energia cinetica delle particelle dei raggi cosmici è distribuita su svariati ordini di grandezza), così come varia è la loro origine: il Sole, le altre stelle, fenomeni energetici come novae e supernovae, fino ad oggetti remoti come i quasar.

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Gli Uomini – Harrison Schmitt

Posted in Biografie with tags on 16 dicembre 2012 by raghnor

Il ritratto ufficiale

Nome Completo: Harrison Hagan “Jack” Schmitt

Nato il: 3 Luglio 1935 a Santa Rita, New Mexico

Ruolo nel Progetto: Astronauta (NASA Group 4 – T”he Scientists”)

Missioni: Apollo 17

Onorificienze Ricevute: Johnson Space Center Superior Achievement Award (1970); NASA Distinguished Service Medal (1973); Membro Onorario della Geological Society of America (1973); Arthur S. Fleming Award (1973); Ordine Nazionale del Leone della Repubblica del Senegal (1973); Membro Onorario della New Mexico Geological Society (1973); Membro Onorario della Norwegian Geographical Society (1973); Membro Onorario dell’American Institute of Mining, Metallurgical and Petroleum Engineers (1973); Membro Onorario della Geological Society, London (1974); Laurea Honoris Causa del Rensselear Polytechnic Institute (1975); Laurea Honoris Causa del Franklin and Marshall College (1977); International Space Hall of Fame (1977); Ingegnere dell’Anno, National Society of Professional Engineers, Legislative Recognition Award (1981); Laurea Honoris Causa in Scienze Astronautiche del Salem College (1982); NASA Distinguished Public Service Medal (1982); Lovelace Award, Society of NASA Flight Surgeons (1989); Premio G. K. Gilbert, Planetary Geology Division, Geological Society of America (1989); Premio per l’Eccellenza, Presbyterian Healthcare Foundation (1990)

Harrison “Jack” Schmitt è stato il dodicesimo e ultimo uomo a scendere sulla superficie lunare, in qualità di membro dell’equipaggio di Apollo 17, insieme al suo CDR Eugene Cernan. Essendo rientrato per primo nel LM alla fine dell’ultima EVA, ha quindi lasciato a Cernan il titolo di ‘ultimo uomo sulla Luna’. Schmitt è stato l’unico moon walker civile a non aver mai prestato servizio nelle forze armate, ma non il primo civile in assoluto, titolo che spetta a Neil Armstrong (il quale aveva lasciato il servizio militare prima del suo storico volo nel 1969). E’ stato inoltre l’unico scienziato (un geologo) a passeggiare sul nostro satellite.

Schmitt è nato a Santa Rita, nel New Mexico ma è cresciuto nella vicina Silver City. Si è laureato in Geologia alla California Institute of Technology nel 1957 e ha poi speso un ulteriore anno di specializzazione all’Università di Oslo in Norvegia. Sulla base degli studi compiuti in questo anno ha conseguito un Ph.D. in geologia ad Harward nel 1964.

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Mission Patch: Apollo 17

Posted in Mission Patches with tags , , on 9 dicembre 2012 by raghnor

La mission patch di Apollo 17 è una delle più complesse e ricche di simboli di tutta la serie. Gene Cernan, CDR della missione, commissionò il lavoro di realizzare il disegno al famoso artista Robert McCall.

La patch è dominata dall’immagine di Apollo, il dio greco del sole. Dietro di lui si staglia sullo sfondo blu un’aquila stilizzata (l’aquila simbolo degli USA che appare anche nella patch di Apollo 11); l’aquila contiene 4 strisce rosse che rappresentano la bandiera americana e tre stelle a rappresentare i tre membri dell’equipaggio. Sullo sfondo si trovavano anche le immagini di una parte della Luna, il pianeta Saturno e una galassia. Il fatto che l’aquila sia parzialmente sovrapposta alla Luna sta ad indicare che il nostro satellite è stato raggiunto e in un certo senso ‘conquistato‘. E il fatto che sia la direzione del volo dell’aquila che il volto di Apollo puntino verso Saturno e il resto dello sfondo stanno ad indicare quello che sarà in futuro l’obiettivo dell’esplorazione spaziale: lo spazio, sempre più lontano dal nostro pianeta natale. Nella parte bassa della cornice circolare si trovano i nomi dei tre componenti dell’equipaggio, mentre nella parte alta si trova il nome della missione col 17 espresso come numero romano.

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Le Missioni: Apollo 17

Posted in Missions with tags , , , , , on 7 dicembre 2012 by raghnor

Dopo un altro lungo periodo di tempo mi ritrovo a dedicare un post extra al quarentennale di una missione. Con Apollo 17 si concludono le missioni di esplorazione lunare, questa è l’ultima delle missioni di Tipo J e anche in questo caso, come nelle precedenti due missioni, vengono infranti diversi record di permanenza sul nostro satellite e viene raccolta una mole di dati impressionante per gli scienziati. Peccato che ormai siamo giunti all’epilogo di questo entusiasmante capitolo dell’avventura dell’uomo nello spazio.

L’equipaggio di Apollo 17

Data: 7 Dicembre 1972 12:33:00 a.m. EDT
Launch Pad: 39A KSC
Equipaggio: Eugene Cernan (CDR), Ronald Evans (CMP), Harrison Schmitt (LMP)
Highlights: la missione lunare di maggiore durata; la missione con la più lunga permanenza sulla superficie lunare; la missione che ha riportato il maggior quantitativo di campioni; la missione con la più lunga permanenza in orbita lunare; primo lancio in notturna di un Saturn V

Apollo 17 è stata l’undicesima e ultima missione con equipaggio del Programma Apollo. E’ stata la sesta e ultima missione ad allunare sul nostro satellite, il primo lancio in notturna di un volo con equipaggio e l’ultimo lancio con equipaggio di un Saturn V. A tutt’oggi Apollo 17 rimane l’ultima missione che ha portato degli uomini oltre l’orbita terrestre.

La decisione di allunare nella valle di Taurus-Littrow è stata presa in linea con l’obiettivo principale di Apollo 17: raccogliere campioni dagli altopiani lunari più vecchi dell’impatto che ha formato il Mare Imbrium e investigare l’esistenza di possibile attività vulcanica recente nella zona. Taurus-Littrow è stata scelta nonostante la sua somiglianza con l’area esplorata da Apollo 15 (un’area di altopiano ai bordi di un mare) perché sembrava offrire maggiori opportunità di successo alla ricerca.

Come nel caso dei precedenti allunaggi, gli astronauti di Apollo 17 seguirono un esteso programma di allenamento che comprendeva l’utilizzo e la conoscenza delle capsule, del LRV e della tuta spaziale, la geologia, un corso di sopravvivenza e l’addestramento sull’ammaraggio e il successivo recupero in mare.

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Scheggie di Luna

Posted in Storia, Varie with tags , , , , , , on 4 dicembre 2011 by raghnor

Un frammento di roccia lunare
(incapsulato nella plastica)

Tutte le rocce lunari attualmente conservate sulla Terra hanno tre possibili origini: (1) sono quelle raccolte dalle missioni Apollo, (2) quelle riportate dalle sonda sovietiche e (3) le rocce che si staccano dalla superficie lunare (per effetto del bombardamento meteorico) e che poi ricadono sul nostro pianeta.
In particolare Le sei missioni Apollo hanno riportato a terra 382 Kg di rocce (la maggior parte delle quali nelle ultime tre missioni).

I campioni lunari raccolti durante l’esplorazione della Luna sono considerati di valore inestimabile. Nel 1993 tre piccoli frammenti delle dimensioni di un seme, raccolti dal Luna 16, sono stati venduti per 442.500 dollari. Nel 2002 piccole quantità di materiale proveniente dalla Luna e da Marte sono state rubate; durante il processo in tribunale che ne è seguito, la NASA ha valutato quel materiale, dal peso complessivo di 285 grammi, in 1 milione di dollari. Le rocce provenienti dai meteoriti lunari, invece, vengono tranquillamente comprate e vendute tra collezionisti privati. Ad esempio sul sito di Luigi Pizzimenti, giusto per citarne uno a caso 🙂

La NASA ha anche preparato una serie di confezioni educative composte da un disco trasparente contenente sei tipi di campioni (frammenti di rocce e suoli) e 12 sottili sezioni petrologiche di materiale lunare. Questi pacchetti sono disponibili per scopi educativi in molti Paesi, per ottenerli basta seguire un breve corso di 3 ore che spiega la loro storia e come maneggiarli.

Nononstante il valore, gli USA hanno donato più volte ad enti e nazioni frammenti raccolti nel corso degli allunaggi. Circa 70 campioni sono stati donati a vari musei di tutto il mondo. Più di 300 piccoli campioni che sono stati regalati in due occasioni a governi stranieri e governatori degli Stati Uniti.

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Dormire sulla Luna

Posted in Storia with tags , , , , , , on 27 novembre 2011 by raghnor

Lo spazio nel LM non era molto …

Delle missioni lunari del Progetto Apollo anche i meno maniaci conoscono tanti particolari. Si trovano facilmente le informazioni relative al volo, all’allunaggio, alle attività svolte durante le EVA. Ma quanti hanno mai pensato a cosa accadeva nei cosidetti ‘sleeping period’, i periodi di riposo trascorsi sulla superficie lunare? E in particolare, come si dormiva sulla Luna? Mi sono posto questa domanda per un po di tempo. Poi è venuto in mio aiuto l’Apollo Lunar Surface Journal, i cui autori non mi stancherò mai di ringraziare per l’incredibile mole di lavoro donatoci.

Come per molti altri aspetti del progetto, anche le condizioni e le modalità del riposo degli astronauti è variato col passare delle missioni.

Durante Apollo 11, Armstrong e Aldrin decisero di saltare un periodo di riposo previsto subito dopo l’allunaggio. L’adrenalina era tanta e loro volevano iniziare la loro EVA il prima possibile. La missione era poco più di un mordi e fuggi sulla superficie, ragion per cui rientrati nel LM usufruirono di un periodo di riposo di sole 6 ore (prima di iniziare i preparativi per la ripartenza). Aldrin si sedette sul pavimento della parte frontale della cabina del modulo lunare. Armstrong si accomodò sulla copertura del motore di ascesa e utilizzò un cavo (probababilmente uno di quelli utilizzati per ancorarsi durante la discesa) per mantenere in sospensione le gambe. I due finestrini triangolari e l’oblò per il rendezvous (sopra la postazione del CDR) vennero schermati con delle tendine per impedire alla luce di entrare; purtroppo per i due la schermatura non era molto efficace ed in più la Terra si trovava proprio in quel momento a passare nell’area di copertura dell’AOT (l’Alignment Optical Telescope, il sestante del LM). Un evento non previsto, per cui furono costretti ad improvvisare una copertura. L’altro problema fu quello del rumore, soprattutto per Armstrong: c’erano sistemi del LM che rimasero ovviamente attivi e alcune delle pompe si azionavano di quando in quando. Per completare il quadro, i due astronauti indossarono la tuta per tutto il tempo, casco e guanti compresi; una misura precauzionale in caso di eventuali depressurizzazioni della cabina. Quest’obbligo ebbe anche un paio di punti favorevoli: all’interno della tuta la temperatura si mantenne più tollerabile (mentre la cabina si raffreddava progressivamente) e l’elemetto (la fishbowl) era dotato di un piccolo cuscinetto a supporto della nuca, abbastanza comodo. In breve:

“The quality of the rest was poor in my case.” – Armstrong

“I’d say the same thing.” – Aldrin

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Il Lunar Roving Vehicle (2)

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , on 18 settembre 2011 by raghnor

Uno schema dell’LRV

Riprendiamo il discorso sul LRV. Dopo aver visto la storia del veicolo e alcuni dettagli tecnici, questa volta daremo un’occhiata ad alcuni dei sottosistemi che abbiamo trascurato la settimana scorsa.

Le Comunicazioni
Il sistema di comunicazione comprendeva una telecamera controllabile remotamente da una consolle nel MOCR, i dispositivi per le trasmissioni radio (voce) e i canali per la telemetria. Il fornitore dell’apparecchiatura fu la RCA. Per la trasmissione venivano utilizzate una antenna a basso guadagno e una grossa antenna a parabola (realizzata con una strutture a rete) posta al centro della parte frontale del Rover (High Gain Antenna), tanto da costituirne un elemento subito riconoscibile. Tramite questi sistemi era possibile da Terra assistere meglio gli astronauti, tenere sotto controllo il LRV e permettere una migliore interazione con i geologi (che potevano vedere quello che vedevano gli astronauti e dare suggerimenti sensati).

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