Archivio per Apollo 1

Il Main Hatch del CM

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 18 novembre 2012 by raghnor

Il Main Hatch (vista interna)

27 Gennaio 1967 – Tre settimane prima della data prevista per il lancio di Apollo 1, gli astronauti Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee persero la vita in un tragico incidente: un incendio si sviluppò all’interno del Command Module Block I nel corso di un test. Le fiamme divamparono furiose, aiutate principalmente dall’atmosfera di puro ossigeno e non ci fu scampo per i tre. A seguito dell’incendio il CM subì un lungo processo di revisione progettuale; uno degli elementi su cui vennero effettuate drastiche modifiche fu il portellone di accesso, il Main Hatch.

Dall’inchiesta post incidente risultò infatti che il portellone, per il modo in cui era stato progettate e realizzato, non aveva mai offerto una reale possibilità di fuga: la forte pressione sviluppatasi all’interno della capsula a causa del fuoco non avrebbe mai permesso l’apertura del portello (apertura che avveniva verso l’interno).Inoltre risultò troppo complesso il suo utilizzo in casi di emergenza, troppo macchinoso il processo di apertura per garantire tempi rapidi.

Il portello del CSM Block I era in realtà costituito da tre diversi portelli:

  • Un portello interno, leggero, apribile verso l’interno della capsula, completamente rimovibile e dotato di dispositivi di blocco su tre lati e di chiavistelli sul quarto. La pressione all’interno della cabina aiutava a mantenere sigillato il portellone (mantenendolo in sede) e per poterlo rimuovere occorreva bilanciare la pressione interna ed esterna (per questo motivo gli astronauti di Apollo 1 non riuscirono ad aprirlo)

  • Un portello intermedio, parte integrante dello scudo termico del CSM, apribile verso l’esterno, rimuovibilee dotato anch’esso di dispositivi di blocco e chiavistelli lungo i 4 lati

  • Un terzo (ed ultimo) portello, parte integrante del BPC (Boost Protective Cover), leggero, realizzato in fibra di vetro e sughero che si apriva verso l’esterno. I chiavistelli di cui era dotato potevano essere aperti dall’estremo tramite un apposito strumento oppure dall’interno tramite una leva che attraversava il portello dello scudo termico e agiva sul sistema di ritenuta dei chiavistelli.

I portelli interno e intermedio dovevano essere manualmente sbloccati e rimossi per poter uscire. Quello esterno andava aperto come detto tramite una leva prima di rimuovere il portello intermedio. In condizioni ottimali l’equipaggio poteva effettuare le operazioni ed uscire dal CM in un tempo stimato tra i 60 e i 90 secondi. Un tempo ritenuto accettabile prima dell’incidente.

Continua …

Gli Uomini: Gus Grissom

Posted in Biografie with tags , , , on 13 novembre 2011 by raghnor

Gus Grissom

Nome Completo: Virgil Ivan “Gus” Grissom

Nato il: 3 Aprile 1926 a Mitchell (Indiana)

Ruolo nel Progetto: Astronauta (NASA Astronaut Group 1, “Mercury Seven”)

Missioni: Mercury-Redstone 4, Gemini 3, Apollo 1

Onorificienze Ricevute: Distinguished Flying Cross e Air Medal durante la Guerra di Corea, 2 NASA Distinguished Service Medals, NASA Exceptional Service Medal, Dottorato Onoratio, Florida Institute of Technology, Congressional Space Medal of Honor, 1978 (postuma), Sindaco Onorario di Newport News, Virginia (postumo), menzionato sul “Wall Of Honor” allo Steven F. Udvar-Hazy Center (Smithsonian) del Washington Dulles International Airport

“If we die, we want people to accept it. We are in a risky business and we hope that if anything happens to us it will not delay the program. The conquest of space is worth the risk of life.”

“Se dovessimo morire, vorremmo che la gente lo accettasse. Il nostro è un lavoro rischioso e speriamo che se ci dovesse accadere qualcosa, questo non rallenti il programma. Per la conquista dello spazio vale la pena rischiare la vita.”

Grissom, dopo la missione Gemini 3, Marzo 1965

Il Tenente Colonnello Virgil Ivan “Gus” Grissom ha partecipato al programma spaziale americano fin dall’inizio nel 1959 (è stato selezionato nel primo gruppo di astronauti per il Progetto Mercury). Partecipando alla missione Gemini 3 è diventato il primo uomo a volare due volte nello spazio. Il suo duro lavoro, la sua tenacia e le sue capacità gli sono valse l’assegnazione del ruolo di CDR del primo volo Apollo, che sarebbe stato un trampolino di lancio verso il ruolo di primo uomo sulla Luna, per stessa ammissione di Deke Slayton (nella sua autobiografia del “Deke!”): “Avrei voluto che il primo uomo sulla Luna fosse un astronauta dei Mercury Seven. Se Gus fosse stato vivo sarebbe spettato a lui, e sia Chris Kraft che Bob Gilruth sarebbero stati d’accordo con me.”

Continua …

L’Astronaut Pin

Posted in Storia with tags , , , on 27 settembre 2009 by raghnor
L'Astronaut Pin

L'Astronaut Pin

Gli astronauti a partire dal 1963 iniziarono ad indossare uno speciale pin sui loro abiti. Prima di allora ne esisteva una versione solo per i primi 7 astronauti (quelli delle missioni Mercury). Ma per indicare l’unità di tutti gli astronauti (su iniziativa sembra di Wally Schirra) venne creato questo nuovo pin: rappresentava tre traiettorie convergenti nello spazio infinito circondate da una forma ellittica (a rappresentare un’orbita terrestre) con in cima una stella scintillante (vedi foto).

Il pin andava indossato su abiti civili e ne esistevano due versioni: in argento ed in oro. Quello in argento veniva dato a tutti gli astronauti dopo aver completato con successo i corsi. Quello d’oro veniva consegnato agli astronauti al termine della loro prima missione nello spazio (il primo a riceverlo fu John Glenn). Gli aspiranti astronauti ricevevano quello d’argento e dovevano pagare direttamente quello d’oro (per la ‘modica’ cifra di 400$).

Alan Bean (LMP di Apollo 12) portò il suo pin d’argento sulla Luna nel Novembre 1969 e lo lasciò sulla superficie. Più tardi disse che aveva indossato il pin d’argento per 6 anni e che dopo la missione avrebbe indossato quella d’oro, quindi pensò “quale miglior posto per lasciarlo se non la Luna?”.

Uno speciale (ed unico) pin venne fatto per Deke Slayton nel 1967. Era d’oro ma al posto della stella c’era un piccolo diamante. Si trattava di un omaggio dell’equipaggio di Apollo 1 a Slayton per il suo lavoro alla NASA: tutti sapevano che Slayton non avrebbe mai volato a causa dei suoi problemi di cuore (anche se poi effettivamente volo’ nella missione Apollo-Soyuz) ma che grazie al suo duro lavoro tutti gli altri sarebbero stati in grado di fatto. Meritava il pin d’oro. Sapendo che Slayton avrebbe rifiutato un pin d’oro ‘regolare’ pensarono alla variante con diamante. Il pin avrebbe volato con Apollo 1; ma questo non avvenne per la nota vicenda dell’incendio. Le vedove di Grissom. White e Chaffee lo diedero comunque a Slayton. Il pin volò poi con Apollo 11 fino al Mare della Tranquillità.

Gli uomini: Frank Borman

Posted in Biografie with tags , , , on 19 aprile 2009 by raghnor

Frank Borman (ieri e oggi)

Frank Borman (ieri e oggi)

Nome Completo: Frank Frederick Borman, II

Nato il: 14 marzo 1928 a Gary (In)

Ruolo nel Progetto: Astronauta (NASA Astronaut Group 2 “The New Nine”)

Missioni: Gemini 7, Apollo 8

Frank Borman è ricordato soprattutto come il CDR di Apollo 8, la prima missione ad abbandonare l’orbita terrestre per poi inseriri in orbita lunare.

Ha trascorso la sua infanzia a Tucson in Arizona; il padre decise di trasferirsi lì per via dei continui problemi di respirazione del figlio nel clima freddo e umido dell’Indiana. Borman considera Tucson la sua vera città natale.

Inizia a volare già al’età di 15 anni e si diploma alla Tucson High School. Passa poi all’Accademia Militare e dopo aver conseguito il diploma entra nella USAF (United States Air Force). dove diventa pilota di caccia. Consegue un Master in Ingegneria Aereonautica al CalTech (California Institute of Technology) nel 1957.

Diventa poi pilota collaudatore alla USAF Test Pilot School e viene infine selezionato nel secondo gruppo di astronauti dalla NASA nel 1962.

Borman ha partecipato a due missioni della NASA: Gemini 7 e Apollo 8. È uno dei 5 astronauti ad aver rivestito il ruolo di CDR alla prima missione (gli altri sono stati James McDivitt, Gerald Carr, Neil Armstrong, and Joe Engle). 

Gemini 7

È stata la prima missione per Borman, compiuta insieme a Jim Lovell nel 1965. I due sono rimasti in orbita per 14 giorni (stabilendo un record di durata). Nel corso di questa maratona hanno anche fatto da ‘bersaglio’ per Gemini 7, in quello che è stato il primo rendezvous nello spazio tra due capsule. Nel corso del rendezvous le due capsule hanno volato in formazione mantenendo anche una distanza intorno ai 30 cm (a dimostrazione della manovrabilita’ delle capsule Gemini), scattando numerose foto e realizzando brevi video.

Apollo 8

Il secondo (ed ultimo) volo di Borman è stato Apollo 8 nel Dicembre del 1968. Compagni in questo primo viaggio fino alla Luna sono stati Bil Anders e ancora Lovell. La missione originariamente sarebbe dovuta essere un test in una “Large Earth Orbit” , una orbita molto distante dalla terra per testare le comunicazioni, la capacita’ di navigazione del CSM e la capacita’ di tracciare da Terra la posizione del CSM. Sarebbe dovuta venire dopo una missione di test del LM (quella che poi fu Apollo 9) ma a causa dei ritardi nel completamento di questo, e di alcune informazioni di intelligence inerenti un possibile volo translunare Russo, venne deciso di anticiparla e trasformarla in un volo translunare con inserimento in orbita.

Apollo 8 compì 10 orbite attorno alla Luna effettuando una ricognizione dei possibili siti di allunaggio. L’equipaggio fu il primo testimone del sorgere della Terra sull’orizzonte lunare (la famosa foto dell’Earthrise, attribuita ad Anders).

Borman è stato l’unico astronauta nel gruppo che si occupò di investigare sulle cause del rogo di Apollo 1(AS-204 Review Board), che uccide Grissom, White e Chaffee.

Nell’Aprile 1967 fu uno dei 5 astronauti che furono ascoltati come teste dalla commissione di inchiesta del Senato americano su Apollo 1. La sua testimonianza (una buona drammatizzazione della deposizione può essere vista nell’episodio “Apollo 1” della serie TV “From the Earth to the Moon”) aiutò i vertici della NASA a convincere il Congresso a proseguire nel progetto.

È stato insignito della prima Congressional Space Medal of Honor (Medaglia d’Onore del Congresso).

Dopo la carriera nella NASA (si è congedato nel 1970), ha poi lavorato per la Eastern Air Lines, di cui è stato Amministratore Delegato dal 1975 al 1986.

Attualmente vive a Las Cruces, New Mexico, dove si diverte a restaurare e volare con vecchi aerei militari della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra di Corea. È membro della Society of Antique Modelers (SAM).

Borman è apparso recentemente nel documentario “When We Left Earth: The NASA Missions” e ha partecipato insieme a Lowell e Anders ad una trasmissione di NASA TV.

Una visitina a Cape Canaveral

Posted in Recensioni with tags , , , , , on 3 novembre 2008 by raghnor

Un post un pò speciale per questo fine settimana speciale per me.

In questi ultimi giorni mi trovo in Florida per lavoro e guarda caso a 2 ore circa da un posto che su di me esercita la stessa attrazione che DisneyWorld ha per un bimbo: il KSC, Kennedy Space Center. E li accanto Cape Canaveral che, per chi non lo sapesse, è ancora una base militare della Air Force americana.

Uno dei tour disponibili è proprio quello all’interno di Cape Canaveral per un giro delle piattaforme di lancio utilizzate nei programmi spaziali americani degli anni 50 – 60 (i primi satelliti, i programmi Mercury Gemini e i primi lanci di Apollo). Non me lo sono lasciato sfuggire.

Il tour dura 2 ore e mezzo, si gira la base in pullman con alcune fermate (essendo una base militare non è permesso fermarsi dove si vuole naturalmente).

La prima fermata è al Launch Pad SLC-26, da dove si puo’ dire che tutto sia cominciato (almeno per gli USA): qui e’ stato lanciato l’Explorer 1, il primo satellite artificiale americano e li’ accanto l’SLC 5-6 usato per i primi due voli (suborbitali) della Mercury, usando un razzo Redstone. Interessante il piccolo museo realizzando all’interno del bunker che fungeva da sala Controllo Missione.

Si passa poi accanto al launch pad SLC-14 delle successive missioni Mercury, quelle con voli orbitali che usavano razzi Atlas (un po piu potenti). Una sosta al monumento dedicato al programma Mercury e poi via, un passaggio veloce davanti all’SLC-19, usato per tutte le missioni del Programma Gemini (il razzo vettore era un Titan-II)

Nuovo spostamento per sostare poi al Launch Pad 34, il teatro del rogo di Apollo 1 (con tanto di targhe commemorative) e del successivo lancio di Apollo 7. Questo è stato anche l’ultimo dei lanci di Apollo da Cape Canaveral.

Il tour finiva poi in un enorme edificio chiamato il Saturn V / Apollo Building: un edificio al cui interno riposa, coricato sul fianco un razzo Saturn V; attenzione, non un modellino ma un vero razzo, vittima dei tagli alle missioni Apollo (le progettate missioni Apollo 18, 19 e 20). E se questo non fosse abbastanza: un Modulo di Comando e Servizio (CSM) vero (avanzato dalla missione di salvataggio Skylab). E per non farci mancare nulla, anche il vero LEM che avrebbe dovuto allunare con Apollo 15 (poi sostituito con un modello nuovo in grado di imbarcare il Rover, la ‘macchinina’ lunare).

Come avete visto nelle foto, non rimane molto di questi luoghi storici, in alcuni casi solo poche parti in cemento o addirittura il solo spiazzo di cemento ancor annerito dal fuoco dei razzi. Pero’ da li’ 50 e piu’ anni fa si partiva verso lo spazio e credetemi, qualcosa dello spirito dell’epoca ancora aleggia nell’aria.

Una giornata bellissima che ho riassunto molto ma molto brevemente. Se capitate da queste parti è qualcosa da fare assolutamente, portando anche gente che magari appassionata non è. Di fronte a tutto ciò che il KSC ha da offrire non resterà insensibile

Tre stelle tra tante nel cielo

Posted in Storia with tags , , , , , on 17 ottobre 2008 by raghnor

Il Progetto Apollo incorse in un solo incidente mortale durate il suo percorso e proprio in occasione della prima missione: Apollo 1.

Avvenne il 27 Gennaio 1967 sulla rampa di lancio LC 34 a Cape Canaveral nel corso di un test considerato a basso rischio: una scintilla, sprigionata da un cavo elettrico il cui isolamento era stato usurato, causò un incendio nell’atmosfera di puro ossigeno nella capsula.

Quel giorno all’interno della capsula perì l’intero equipaggio di Apollo 1: il comandante della missione Virgil ‘Gus’ Grissom, il secondo pilota Ed White e il ‘rookie’ (il novellino) Roger Chaffee.

Apollo1 Crew in Transfer Van

Apollo1 Crew in Transfer Van

Non voglio soffermarmi qui sugli astronauti o sulle indagini successive all’incidente (conto di tornare sopra a tutto questo in futuro). Vorrei invece raccontare di come questi tre astronauti sono stati onorati dando il loro nome a tre stelle, una cosa che mi ha commosso fin dalla prima volta che ne lessi anni fa (nel romanzo Space di James A. Michener pubblicato nel 1982).

Omega Cassiopeiae, il cui nome ufficiale è Segin, è stata designata dalla NASA col nome di Navi. Si tratta del secondo nome di Grissom (Ivan) scritto al contrario.

Gamma Velorum, il cui nome ufficiale è SuhailAl Suhail al-Muhlif, viene chiamata Regor e in questo caso si tratta del nome di Chaffee al rovescio (Roger).

Iota Ursae Majoris, tradizionanalmente nota come Talitha Borealis e Alphikra Borealis, porta invece il nome di Dnoces e se avete capito che il gioco è sempre lo stesso, quello che risulta è Second … beh in effetti il nome completo di Ed White era Edward H. White II (the second, per dirla all’inglese).

Ho sempre pensato si trattasse di una idea postuma di qualcuno alla NASA ma di recente ho scoperto che tutto nacque da uno scherzo di Grissom (potete leggere i dettagli qui Apollo 15 Surface Journal oppure qui NightSky Friday: Rotanev, Derf, Navi, and other Backward Star Name cercando la parola ‘navi’ all’interno della pagina): queste tre stelle facevano parte della lista di quelle da utilizzare per valutare la posizione della capsula durante il viaggio dalla Terra alla Luna ma al contrario delle altre la NASA non aveva assegnato loro un nome specifico. Grissom pensò di usare i nomi suo e del suo equipaggio. Non immaginava certo che il suo scherzo sarebbe diventato un tributo al sacrificio degli uomini di Apollo 1.

Esistono altri luoghi (sulla Luna e su Marte in particolare) che sono stati battezzati con i nomi dei tre astronauti di Apollo 1 ma nessuno di loro credo sia più significativo per degli esploratori dello spazio di tre stelle.