Il Disco della Buona Volontà

Il Goodwill Disk
(foto di Steve Jurvetson,
pubblicata su Flickr)

In preparazione alla futura prima missione lunare del Progetto Apollo, Apollo 11, venne istituito un apposito comitato, il Committee on Symbolic Activities for the First Lunar Landing (con a capo Thomas O. Paine, l’allora Amministratore della NASA) per decidere quali attività di quelle che oggi chiameremmo di Pubbliche Relazioni sarebbero state possibili e convenienti. Si trattava di identificare le attività simboliche adatte a celebrare l’evento in modo consono e senza urtare la sensibilità delle altre nazioni. Un esempio delle discussioni portate avanti fu quella sull’opportunità di piantare la bandiera americana sulla superficie lunare (cosa che poi venne effettivamente fatta).

Recentemente una foto trovata su Flickr e postata da Steve Jurvetson mi ha fatto conoscere qualche dettaglio in più su un’altro modo scelto per celebrare l’allunaggio, il Goodwill Disk.

Si trattava di un sottile disco di silicio su cui vennero incisi, a dimensioni microscopiche, i messaggi di saluto scritti dai leader di 73 nazioni del mondo. Inoltre vi vennero incise alcune dichiarazioni dei presidenti USA Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon nonchè la lista dei leader del Congresso americano, la lista dei membri dei 4 comitati delle due camere del Parlamento americano responsabili della NASA e i nomi dei principali manager della NASA dalle sue origini.

Nella parte superiore del disco si trovava l’iscrizione: “Goodwill messages from around the world brought to the Moon by the astronauts of Apollo 11”. Lungo il resto del bordo del disco si legge invece: “From Planet Earth – July 1969”.

Un confronto tra le dimensioni
del Goodwill Disk ed
una moneta da 25 cent

Le lettere incise sul disco vennero scritte in maniera indipendente dai vari leader in un’epoca di grandi esplorazioni ma anche di grandi conflitti. Non sorprende che molti dei messaggi facciano riferimento a Dio e alla Pace sulla Terra. E’ possibile leggere tutti i messaggi sulla relativa pagina di Wikipedia, oppure sul documento originale della NASA del 1969, che descrive anche con quale procedimento è stato prodotto il disco. Per l’Italia il messaggio è stato scritto dall’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Il disco venne realizzato dalla Sprague Electric Company di North Adams, Massachusetts. La stessa ditta aveva già fornito circa 53000 componenti utilizzati per la costruzione delle capsule di Apollo 11 e ancora di più per gli strumenti di supporto a terra. Gli ingegneri della compagnia scelsero di realizzare il disco in silicio in virtù della densità di archiviazione possibile e della stabilità di questo materiale alle variazioni di temperature nel vuoto.

Il procedimento utilizzato per realizzare il disco fu lo stesso con cui vengono prodotti i circuiti integrati. Prima di tutto i messaggi vennero fotografati e la foto venne ridotta di 200 volte. L’immagine così ottenuta venne trasferita su un vetro. Questo vetro venne utilizzato come mascherina attraverso la quale un fascio di luce ultravioletta andava a colpire una pellicola fotosensibile applicata al disco di silicio. Il disco veniva infine lavato con acido fluoridrico e le parti coperte dalla mascherina si ritrovavano incide sulla superficie del disco. Le parole sul disco erano perfettamente leggibili al microscopio. Questo processo era una novità all’epoca, tanto che la Sprague l’aveva da poco brevettata (Patent #3.607.347).

La storia della corsa per la realizzazione in tempo del disco è interessante almeno quanto i diversi messaggi su di esso inciso.

“Crash course is an understatement. We had almost no time to put this together!”

“Corsa folle è un eufemismo. Non abbiamo avuto praticamente tempo per produrlo!”

John Sprague, Direttore della Divisione Semiconduttori della Sprague

Un ingrandimento dei messaggi (altra foto di Steve Jurvetson,
pubblicata su Flickr)

Il 27 Giugno 1969 la NASA telefonò al Dipartimento di Stato ed ottenne il permesso, mai concesso in precedenza, di contattare tutti i capi di stato stranieri per chiedere loro se volessero inviare un messaggio da lasciare sulla Luna. Il messaggio poteva essere scritto a macchina o a mano e doveva essere recapitato per telegramma o per posta. Mancavano 19 giorni al lancio. E la NASA doveva ancora decidere come i messaggi sarebbero stati archiviati per poter resistere per migliaia di anni sulla superficie lunare. Decisero di rivolgersi ai fornitori di circuiti integrali, visti allora come i possessori delle più avanzate tecnologie.

I messaggi vennero consegnati alla Sprague il 4 Luglio (Giorno dell’Indipendenza!) e la prima stampa venne completata alle 3am del 5 Luglio: ogni messaggio venne fotografato e ridotto al punto che ogni lettera era grande un quarto dello spessore di un capello. Il processo proseguì con i passi descritti sopra. Ahimè il 9 Luglio (alla fine ormai del processo) venne chiesto di ricominciare da capo poiché erano arrivati 8 nuovi messaggi. Il disco definitivo venne inviato a Houston alle 3.30am dell’11 Luglio, 5 giorni prima del lancio.

“It was a rush to get it done. We slept on lab benches for two days in a row.”

“E’ stata una corsa per poterlo completare. Abbiamo dormito nel laboratorio per due giorni di fila.”

Ray Carswell, Ingegnere della Sprague

Alla fine della EVA di Apollo 11, mentre Armstrong e Aldrin stavano completando le loro checklist si resero conto che si erano dimenticati qualcosa di importante che non doveva fare il viaggio di ritorno con loro: mentre risaliva la scaletta di Eagle, il Lunar Module, ad Aldrin venne ricordato del suo comandante di quel dischetto che conservava nella tasca sulla manica della sua tuta. Prima di rientrare nella capsula lo lanciò sulla superficie lunare.

Il disco venne trasportato all’interno di una capsula di alluminio e dovrebbe trovarsi ancora al suo interno sulla superficie della Luna.

“The silica disc represents a historic time when many nations looked beyond their differences to come together to achieve this historic first.”

“Il disco di silicio rappresenta un momento storico in cui molte nazioni sono andate oltre le loro differenze e si sono unite per questo storica prima volta.”

Charlie Duke, Apollo 16 moonwalker

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