Archivio per Apollo 16

Lampi di luce

Posted in Scienza, Storia with tags , , , on 26 maggio 2013 by raghnor

Questo post inizia con una domanda: ma cosa potrebbe mai essere l’oggetto nella foto qui sotto? Uno strano copricapo? Una capsula spaziale solo per la testa? L’antesignano dei Google Glass? 🙂

Un antenato di Robonaut?

Niente di tutto ciò ovviamente: si tratta dell’apparecchiatura utilizzata per un serissimo esperimento eseguito nel corso delle missioni lunari.

L’equipaggio di Apollo 11 fu il primo a descrivere uno strano fenomeno durante i briefing post-missione: durante il viaggio di ritorno verso la Terra, sia il CDR che il LMP dichiararono di aver visto lampi di luce o flebili puntini luminosi quando tutte le luci della cabina del CM erano spente (per i periodi di riposo) e la vista si era abituata alla scarsità di illuminazione.

Quando venne loro chiesto, anche gli equipaggi di Apollo 12 ed Apollo 13 confermarono di essere stati testimoni dello stesso fenomeno. Tutti riportarono di aver visto questi lampi con relativa facilità dopo il periodo di adattamento al buio e soprattutto di poterli vedere sia ad occhi chiusi che ad occhi aperti. Pete Conrad, CDR di Apollo 12 riportò di averne visti “parecchi di molto brillanti” e aggiunse di non ricordare nulla di simile accaduto durante i suoi due voli Gemini (in orbita terrestre).  Jim Lovell, CDR di Apollo 13, confermò anch’esso di aver visto i lampi ma non ricordava di aver assistito allo stesso fenomeno nel corso di Apollo 8. In seguito a questi racconti, la NASA decise di investigare il fenomeno nelle missioni successive inserendo nelle attività da svolgere esperimenti specifici.

L’ipotesi fatta allora era che i lampi di luce fossero causati da raggi cosmici ad alta energia che penetravano nella struttura del Command Module e negli occhi degli astronauti.  I raggi cosmici sono particelle energetiche provenienti dallo spazio esterno, alle quali è esposta la Terra e qualunque altro corpo celeste. La loro natura è molto varia (l’energia cinetica delle particelle dei raggi cosmici è distribuita su svariati ordini di grandezza), così come varia è la loro origine: il Sole, le altre stelle, fenomeni energetici come novae e supernovae, fino ad oggetti remoti come i quasar.

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Gradisce del succo d’arancia?

Posted in Storia with tags , , , , on 30 dicembre 2012 by raghnor

Cheers!

Sono sicuro che quasi tutti noi gradiamo un bel bicchiere di succo d’arancia, magari per colazione. E sono sicuro che anche John Young e Charlie Duke lo gradivano molto, o per lo meno gradivano molto prima della loro missione lunare, Apollo 16.

Nel corso di questa missione infatti ai due astronauti venne ripetutamente imposto di bere grandi quantitativi di questa bevanda. Il motivo di questa imposizione é da ricercarsi nella missione precedente.

Apollo 15 é stata la prima missione di tipo J e ha richiesto uno sforzo fisico notevole a Dave Scott e Jim Irwin, a partire dal periodo dell’addestramento pre-volo. Dopo aver completato il rendezvous in orbita lunare al termine alla loro permanenza sulla Luna, i due stavano trasferendo tutti i campioni raccolti nel CM, come ultima parte di una lunga giornata in cui non chiudevano occhio da 23 ore.

Gli astronauti venivano monitorato nel corso del volo tramite dei sensori biometrici e nel MOCR alla postazione del Surgeon era sempre vigile uno dei medici di missione. Il Dr. Charles Berry notó una irregolarità nel battito cardiaco di Irwin: aveva in corso un attacco di bigeminismo. La cosa era seria: se ci fossimo trovati sulla Terra, Irwin sarebbe stato ricoverato per un possibile attacco cardiaco. Ma il dottore decise che sull’Endevour, Irwin si trovava in sostanza già sotto trattamento: atmosfera di puro ossigeno, sforzo ridotto al minimo per via del micro gravità e costante monitoraggio medico. Come disse lo stesso medico: “non avremo potuto curarlo meglio”.

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Forever Young – Il Libro

Posted in Recensioni with tags , , , on 11 novembre 2012 by raghnor

La copertina

Quando ho scoperto che in autunno sarebbe stata pubblicata la biografia di John Young ero impaziente di averla tra le mani e divorarla. Young è un vero monumento nell’ambiente: due missioni Gemini, due missioni Apollo, 2 missioni STS (incluso il volo inaugurale STS-1) e poi tanti anni nel management della NASA.

Il libro è stato realizzato in collaborazione con James R. Hansen, professore di storia ed ex direttore dell’Honors College alla Auburn University, nonchè autore della biografia di Neil Armstrong (First Man: The Life of Neil Armstrong).

Ahimè, viste le premesse devo dire che il libro mi ha lasciato un po di amaro in bocca. Ma non saltiamo alle conclusioni.

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Gli Uomini: John Young

Posted in Biografie with tags , , , , , , on 29 aprile 2012 by raghnor

John Young

Nome Completo: John Watts Young

Nato il: 24 Settembre 1930 a San Francisco, California

Ruolo nel Progetto: Astronauta (NASA Astronaut Group 2 – “The New Nine”)

Missioni: Gemini 3, Gemini 10, Apollo 10, Apollo 16. STS-1, STS-9

Onorificienze Ricevute: La Congressional Space Medal of Honor (1981), 4 NASA Distinguished Service Medals, NASA Outstanding Leadership Medal (1992), NASA Exceptional Engineering Achievement Medal (1987), NASA Outstanding Achievement Medal (1994), Navy Astronaut Wings (1965), 2 Navy Distinguished Service Medals, 3 Navy Distinguished Flying Crosses, il Georgia Tech Distinguished Young Alumni Award (1965), Distinguished Service Alumni Award (1972), l’Exceptional Engineering Achievement Award (1985), l’Accademia dei Distinguished Engineering Alumni (1994), e l’American Astronautical Society Space Flight Award (1993), Distinguished Executive Award (1998), Rotary National Space Achievement Award (2000). Inserito in 6 Halls of Fame. Ha ricevuto 6 lauree ad honoris causa.

John Watts Young è stato il nono uomo a porre piede sulla Luna durante Apollo 16 ma nella sua lunga carriera di astronauta (42 anni di servizio attivo nella NASA) ha totalizzato ben 6 voli spaziali, ed è l’unico ad aver pilotato 4 differenti veicoli: Gemini, l’Apollo CSM, l’Apollo LM e lo Space Shuttle.

Young è nato il 24 Settembre 1930 a San Francisco, California ed è cresciuto nel quartiere College Park ad Orlando, Florida. Ha conseguito una laurea in Ingegneria Aeronautica (con ottimi voti) presso il Georgia Institute of Technology nel 1952. Si è poi arruolato in Marina. E’ stato Fire Control Officer sul cacciatorpediniere USS Laws (DD-558) fino al Giugno 1953 di stanza nel Mar del Giappone durante la Guerra di Corea. Ha in seguito seguito il corso di pilota ed è stato assegnato al Fighter Squadron 103 per quattro anni: in seguito è stato assegnato alle unità USS Coral Sea e USS Forrestal. Dopo il corso alla US Navy Test Pilot School nel 1959 è stato assegnato per 3 anni al Naval Air Test Center. Nel 1962 ha realizzato il record mondiale di ascesa da 3000 a 25000 metri. Ha rivestito poi il ruolo di maintenence officier per il Phantom Fighter Squadron 143.

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Mission Patch: Apollo 16

Posted in Mission Patches with tags , on 22 aprile 2012 by raghnor

La patch di Apollo 16 è di forma rotonda ed è dominata da un’aquila appollaiata sopra ad uno scudo rosso, bianco e blu (che ricorda la bandiera americana). Lo sfondo rappresenta una porzione di superficie lunare. Il contorno è blu con una serie di 16 stelle (a rappresentare il numero della missione) e i cognomi dei tre membri dell’equipaggio. Sopra allo scudo si trova un simbolo di color oro simile a quello che contraddistingue il logo della NASA.

La patch è stata disegnata da un artista della NASA, il cui nome non è noto, a partire da una serie di idee proposte da Young, Duke e Mattingly.

Qualche informazione in più sulla patch, la sua storia e il suo significato possiamo trovarlo in una dichiarazione di Charlie Duke:

“Ogni equipaggio ha scelto la propria patch. John, Ken ed io avevamo diverse idee che volevamo incorporare per commemorare la nostro missione: il patriottismo, il lavoro di squadra e la Luna. Volevamo che queste idee, più il numero della missione e il nome dei membri dell’equipaggio fossero rappresentati sulla nostra patch; abbiamo parlato con un artista della NASA e lui ha disegnato esattamente quello che volevamo. […] A rappresentare il lavoro di squadra, la forcella gialla della NASA posta sopra allo scudo […] Eravamo molto orgogliosi della patch, che per noi simboleggiava Apollo 16.”

Quello che Charlie Duke chiama una “wishbone”, una “forcella”, è l’elemento preso dal logo NASA che risale al 1959. La descrizione ufficiale recitava che “la forcella rossa è un’ala che rappresenta l’aeronautica (si trattava di un’ala della forma risultato dei più recenti sviluppi nell’ambito del volo ipersonico dell’epoca)”. Lo stesso elemento è stato utilizzato in seguito per la mission patch del volo STS-26, il primo volo dopo l’incidente del Challenger.

Una curiosità: l’unica altra patch Apollo con uno scudo, anzi in quel caso la patch stessa era proprio a forma di scudo, è stata quella di Apollo 10. Guarda caso un’altra missione che ha visto John Young come membro dell’equipaggio.

Le Missioni: Apollo 16

Posted in Missions with tags , , , , , , on 16 aprile 2012 by raghnor

Altro lungo periodo di attesa ed altro quarantennale. Ricorrenza che cade a pochi giorni dalla conferenza di Duke a Varese. Con Apollo 16, proseguono le missioni di Tipo J ad alto contenuto scientifico contraddistinte da nuovi record di permanenza sul nostro satellite e da sempre più rilevanti risultati.

L’equipaggio di Apollo 16

Data: 16 Aprile 1972 12:54:00 p.m. EDT
Launch Pad: 39A KSC
Equipaggio: John W. Young (CDR), Thomas K. Mattingly II (CMP), Charles M. Duke, Jr. (LMP)
Highlights: Prima missione ad allunare sulle montagne lunari; 71 ore di permanenza sulla superficie lunare; completate 3 EVA per un totale di 20 ore e 14 minuti; 26 Km percorsi con il LRV; 95.8 Kg di campioni raccolti; 126 ore trascorse in orbita lunare

Mission Patch

Apollo 16 è stata la decima missione con equipaggio del Programma Apollo, la quinta e penultima missione lunare e la prima ad allunare sulle montagne lunari (le precedenti erano tutte allunate sui Mari). Il lancio avvenne alle 12:54 pm EST del 16 Aprile 1972 e la durata dell’intera missione fu di 11 giorni, un’ora e 51 minuti.

La decisione sulla destinazione di Apollo 16 fu presa per permettere di ottenere campioni dalle formazioni Descartes e Cayley. I geologi prima della missione pensavano che entrambe queste formazioni fossero di origine vulcanica (i campioni riportati dimostreranno che questa teoria era sbagliata). Con l’aiuto di fotografie ottenute da Apollo 14 venne determinato che il sito permetteva un allunaggio sicuro e venne scelto un punto tra due crateri relativamente ‘giovani’, il North e il South Ray: entrambi penetravano all’interno della regolite, lasciando esposto il letto di roccia sottostante per il campionamento.

Apollo 16 venne lanciato con un ritardo di un mese rispetto alla data prevista a causa di un problema tecnico (per la prima volta nel corso del programma). Nel Gennaio 1972, un serbatoio del Command Module venne accidentalmente danneggiato durante un test di routine. L’intero razzo venne riportato all’interno del VAB, il serbatoio venne sostituito e il razzo venne ritrasformato al Pad 39A per il lancio.

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Esplorando – La conferenza di Charlie Duke

Posted in Eventi with tags , , , , , on 3 aprile 2012 by raghnor
Charlie Duke incanta la platea

Charlie Duke incanta la platea

Secondo appuntamento con l’evento Esplorando, il momento della conferenza di Charlie Duke.

Anche per l’evento più atteso della giornata il FOAM13 ha trovato una sede all’altezza, il Teatro Apollonio di Varese. Quando sono arrivato parecchia gente aveva già preso posto e alla fine credo che siamo andati molto vicini al tutto esaurito (il teatro ha circa 1200 posti!).

Come tradizione l’incontro si è aperto con alcuni interventi di rito:

  • Roberto Crippa, Presidente FOAM13, si è soffermato sulla storicità dell’evento Esplorando. Ha lodato, giustamente, il grande lavoro svolto dal FOAM13 negli ultimi 4 anni, lavoro che ha permesso di acquisire credibilità a livello non solo locale e che ha permesso l’utilizzo di strutture non proprio alla portata di tutti (vedi Villa Recalcati). Ha tributato il giusto riconoscimento al lavoro incredibile svolto dalle 90 e più persone che hanno speso il loro tempo e le loro energie per l’evento e per la creazione del modello di Casper. Ha concluso l’intervento ricordando che le novità e i progetti in cantiere sono ancora molti
  • Giuseppe Palumbo, Responsabile Eventi FOAM13, partendo da queste considerazioni ha parlato del grande onore di ospitare Charlie Duke, qualcosa che non capita proprio tutti i giorni (e come dargli torto!) e per di più in prossimità del Quarantennale di Apollo 16, la missione che lo ha visto esplorare la superficie lunare. Si è poi soffermato sui alcuni dettagli tecnici della mostra, sul successo della prima giornata, ha citato tra tutti i gioielli esposti il campione di roccia lunare (ringraziando Luigi Pizzimenti per l’impegno profuso) e Casper, il modello del CM in cui lo stesso Duke non ha resistito alla tentazione di entrare non una ma due volte in due diverse occasioni
  • Luigi Pizzimenti, Responsabile della Sezione Astronautica del FOAM13 e amico di Duke, ha iniziato ringraziando la Città e la Provincia di Varese per l’ospitalità riservata all’evento e ha poi raccontato brevemente la vita e la carriera di Duke: il suo passato di pilota collaudatore (al comando di Chuck Yeager), la sua esperienza nella NASA non solo per il volo Apollo 16 ma anche l’impegno come LMP nell’equipaggio di riserva di Apollo 13 e 17 e il ruolo di CAPCOM (ad esempio per lo storico allunaggio di Apollo 11). Ha ricordato il suo impegno nella Astronaut Scholarship Foundation e come sia richiesto ovunque nel mondo per la sua gentilezza, disponibilità e capacità di ispirare gli altri a preseguire i propri obiettivi. Volete sapere quanto era emozionato Luigi in una scala da 1 a 10? 15!
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