Archivio per Saturn V

Il Sequential Events Control Subsystem

Posted in Tecnologia with tags , , , , on 7 luglio 2013 by raghnor

Il Master Events Sequencer Controller (MESC)
(da Spaceaholic.com)

Nel corso di una missione Apollo c’erano diversi momenti in cui era richiesta l’esecuzione di procedure costituite da molteplici passi, passi da eseguire in tempi brevi e nell’ordine corretto. Pensate ad esempio alle mai utilizzate manovre di abort durante il lancio del Saturn V o alla separazione del Command Module dal Service Module poco prima del rientro in atmosfera. Proprio queste due manovre erano tra quelle gestite dal Sequential Events Control System(SECS).

Il Sequential Events Control System (SECS) era il sottosistema dei veicoli Apollo che controllava la sequenza delle funzioni da eseguire nelle seguenti manovre:

  • Lo sganciamento manuale del Launch Escape System (LES) dopo la separazione del primo stadio S-IC: questa manovra era la procedura standard nel corso di un lancio regolare
  • Ognuna delle modalità di abort durante il lancio del Saturn V: il SECS si occupava di gestire l’utilizzo del Launch Escape System (LES) nel caso fosse necessario eseguire un abort per salvare gli astronauti (durante il lancio o nell’ultimo periodo sulla rampa di lancio) fino alla separazione di cui al punto precedente

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Regalo di Natale

Posted in Varie with tags , , on 23 dicembre 2012 by raghnor

Anche quest’anno alla faccia dei Maya 🙂 siamo arrivati al Natale. Auguro a tutti i miei lettori e alle loro famiglie di trascorrere in felicità e armonia queste feste.

E dato che non è Natale senza un bel regalo, quest’anno ho preparato per tutti voi un bell’ebook! Ho raccolto il materiale che ho preparato nel corso degli anni sul Saturn V e ne ho realizzato un EPub.

Questa è la cover:

Lo potete scaricare qui (Dropbox permettendo), la dimensione è di 1,7 Mb. Fatemi sapere cosa ne pensate: potrei anche di realizzarne altri.

TANTI AUGURI !!!

Trasportare un razzo (3) – Via Aria

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , on 24 luglio 2011 by raghnor

Il B-377 PG (Pregnant Guppy)

Nel corso del programma di sviluppo dei vettori Saturn, i dirigenti della NASA erano preoccupati del coordinamento delle spedizioni delle varie parti del Saturn I al Cape. I timori erano concentrati sugli S-IV in viaggio dalla California: come visto in precedenza, dovevano discendere fino al Canale di Panama e da li risalire il Golfo del Messico fino alla costa orientale della Florida. Oltretutto poteva rendersi necessario deviare da questo percorso per effettuare dei test supplementari all’MSFC. La possibilità di mettere a rischio i lanci per motivi legati ai capricci del mare o a eventuali chiusure del Canale era concreta. I dubbi erano ancora più grandi se si considerava la futura necessità di trasportare gli S-II ed S-IVB per il Saturn V.

Il B-377 SG (Super Guppy)

La NASA iniziò a pensare ad altre modalità di trasporto che potessero garantire una consegna in tempi rapidi degli stadi superiori dei Saturn, a partire dall’S-IV. Le dimensioni di questo stadio misero subito fuori gioco l’utilizzo del trasporto ferroviario e di quello stradale. L’MSFC incaricò la Douglas Aircraft Corporation nel 1960 di investigare le opzioni per il trasporto aereo. La Douglas era probabilmente la migliore scelta, vista la loro esperienza nel trasporto di razzi: negli anni precedenti si erano occupati del trasporto dei missili Thor (missili balistici intercontinentali).

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Trasportare un razzo (2) – Via Mare

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , on 17 luglio 2011 by raghnor

La chiatta Palaemon

Pochi sono al corrente della misura delle operazioni navali della NASA. I percorsi via acqua comprendevano rotte nell’Oceano Pacifico ed Atlantico, e richiesero una negoziazione per il transito dal Canale di Panama, il Golfo del Messico e le Intracostal Waterway (una serie di canali navigabili lungo le coste americane). Queste rotte richeidevano parecchio tempo, ma erano la maniera migliore di trasportare gli stadi più grandi dei vettori Saturn (S-I, S-IB, S-IC ed S-II). E non bisogna trascurare la parte di navigazione sulle acque interne, canali e fiumi, utilizzata principalmente per spostare gli stadi tra la costa del Golf del Messico, dove si trovavano la fabbrica di Michoud e la Mississippi Test Facility (MTF), e Huntsville (sede dell’MSFC).

Il primo veicolo ad essere stato utilizzato dal Marshall Space Flight Center fu la Palaemon, una chiatta della Marina modificata. Questa chiatta era lunga 79 mt ed aveva due ponti. Apparteneva alla classe YFNB e venne utilizzata nel corso della Seconda Guerra Mondiale come centro di manutenzione e rifornimento, principalmente per le operazioni nel Pacifico. Il ponte inferiore era occupato dagli alloggi del personale, la cucina, l’officina e la sala generatori (con due generatori diesel). La NASA lasciò questa parte praticamente intatta e modificò il ponte superiore: questo venne rinforzato aggiungendo una serie di traversine in grado di reggere il notevole peso dei primi stadi dei Saturn e venne realizzata una copertura protettiva. A prua si trovava l’area operativa (su due livelli) per i 10-12 membri dell’equipaggio, inclusa la sala radio e quella di navigazione.

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Trasportare un razzo (1) – Via Terra

Posted in Storia, Tecnologia with tags on 10 luglio 2011 by raghnor

Un S-IC durante un trasferimento

Nel corso dei mesi passati ho dedicato parecchi post al Saturn V. Ne ho descritto i componenti e i dettagli del volo, l’assemblaggio nel VAB, il trasporto tramite i crawler al Launch Pad e le caratteristiche di alcune delle strutture di supporto (LUT e MSS). In questo post e nei prossimi voglio occuparmi di quello che avveniva prima, la risposta ad una semplice domanda: “Come arrivavano le varie parti del Saturn V al VAB?” Per utilizzare un altro termine, la logistica.

BREVI CENNI STORICI
Quando venne approvato dal Congresso lo Space Act nel 1958, il programma spaziale americano utilizzava principalmente razzi di derivazione militare (razzi balistici). Sebbene più complesse di un missile balistico, le capsule Mercury e Gemini risultarono gestibili con i metodi logistici in uso e la Air Force fornì il suo supporto. Il programma Apollo era destinato a cambiare le regole.

Non solo occorreva gestire un razzo molto più grande e complesso, occorreva tenere in considerazione anche la gestione di un insieme di siti produttivi e di test dispersi nel paese, il ritmo forsennato impresso al programma, l’armata di tecnici coinvolti e il numero di fornitori sparsi ovunque. Secondo Von Braun c’erano due ragioni speciali per preoccuparsi della logistica: (1) il costo della logistica poteva raggiungere un terzo del budget per il programma Saturn V (ogni miglioramento risparmiava un sacco di soldi) e (2) sottovalutare la logistica spesso causava problemi e ritardi di ogni tipo nel corso di un programma complesso. Col senno di poi la necessità di un programma logistico adeguato sembra ovvio, ma all’epoca il concetto ci mise un pò ad essere riconosciuto. Una volta identificato lo sforzo enorme necessario, la NASA impegnò molte risorse nell’organizzare la logistica.

L’organizzazione del settore logistico del NASA fu completa nel 1963. In vetta all’organizzazione logistica la NASA pose un Logistics Management Office situato presso l’Office of Manned Space Flight (OMSF) a Washington. Questo nuovo ufficio riportava direttamente all’Apollo Program Manager (presso l’OMSF) ed era responsabile dell’integrazione di tutti i programmi di supporto all’Apollo-Saturn. Per gestire i razzi Saturn, l’MSFC organizzò un Project Logistics Office, di cui era responsabile il Direttore delle Attività Industriali. Il Manned Spacecraft Center (MSC) di Houston, vista la crescente capacità organizzativa di questo ufficio, gli demandò anche la responsabilità per Command Module, Service Module ed altre parti della componentistica delle capsule. Gli aspetti di cooperazione del programma logistico includevano la relazione con il Dipartimento della Difesa (che forniva parte dei propellenti per il Saturn).

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Il Pogo del Saturn V

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , , , , on 12 giugno 2011 by raghnor

Il Lancio di Apollo 4

In tre precedenti occasione, nei post dedicati ad Apollo 6, Apollo 13 e alle fasi del lancio di un Saturn V, mi sono marginalmente occupato del problema del Pogo. In questo post proverò ad approfondire l’argomento e a raccontare come questo problema venne affrontato nel Programma Apollo.

Nei razzi a propellente liquido, delle pompe spingono i due componenti della miscela (carburante ed ossidante) nella camera di combustione dei motori tramite una serie di tubature. Inevitabilmente i serbatoi, le tubature e i motori vibrano durante il lancio. Queste vibrazioni causano delle oscillazioni nel flusso di carburante; a sua volta queste causano delle oscillazioni nella spinta generata dal motore. Questa oscillazione nella spinta può a sua volta indurre ulteriori vibrazioni nella struttura del razzo, che vanno ad aumentare le oscillazioni nel flusso dei propellenti e così via in una circolo vizioso che porta ad una instabilità dell’intero sistema e ad oscillazioni longitudinali che possono diventare estreme fino a portare alla distruzione del razzo.

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The Unmanned Missions: Apollo 6

Posted in Missions with tags , on 14 marzo 2010 by raghnor

Apollo 6 – Il Lancio

Apollo 6 fu il secondo e ultimo test di volo privo di equipaggio del veicolo di lancio Saturn V. Con questo volo il Saturn V venne abilitato per il volo con equipaggio. Un altro obiettivo della missione sarebbe dovuto essere il test del CSM in condizioni di rientro in atmosfera in condizioni estreme simulando il peggior caso possibile (worst-case) al ritorno dalla Luna. Questo obiettivo non fu raggiunto a causa di un malfunzionamento del propulsore J-2.

La fase di assemblaggio e di test fu lenta poiché si stava ancora controllando il veicolo di lancio dell’Apollo 4 e il personale non era sufficiente ad effettuare le due operazioni in parallelo. Il VAB poteva contenere fino a quattro Saturn V, ma era possibile controllarne solo uno alla volta.
Il CSM era un ibrido, creato assemblando il CM (Command Module) numero 20 e il SM (Service Module) numero 14, dopo che il SM-20 era andato distrutto nell’esplosione di un serbatoio e il modulo di comando numero 14 era stato smontato come parte dell’investigazione sull’incendio dell’Apollo 1. Dopo due mesi di collaudo e riparazioni il razzo fu spostato alla rampa di lancio il 6 febbraio 1968.

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