Collins, il Graffitaro

Il CM di Apollo 11

Il CM di Apollo 11 si può vedere allo Smithsonian Institution, National Air and Space Museum, Washington D.C. all’interno della Milestones of Flight Gallery.

Trattandosi di un artefatto dall’indubbio valore storico, uno dei più alti probabilmente, è stato protetto utilizzando le migliori tecnologie disponibili, all’interno di un ‘guscio’; per una migliore conservazione, un piccolo tubo è stato fatto passare attraverso il guscio protettivo e fornisce un flusso continuo di aria filtrata e deumidificata che mantiene la pressione all’interno leggermente superiore a quella atmosferica, evitando così l’accumulo di polvere.

E’ divertente scoprire che tutto questo sforzo viene profuso anche per conservare un piccolo ‘atto vandalico’ compiuto sul modulo stesso, un ‘atto vandalico’ dettato dal cuore.

Il graffito di Collins

Come definire altrimenti il graffito inciso da Mike Collins nella Lower Equipment Bay del CSM CM-107, vicino al sestante?

“Spacecraft 107 — alias Apollo 11 — alias Columbia. The best ship to come down the line. God Bless Her. Michael Collins, CMP”

“Capsula 107 – alias Apollo 11 – alias Columbia. La miglior capsula mai prodotta. Dio la benedica. Michael Collins, CMP”

Dopo aver speso tanto tempo con quel CSM Collins, mentre si trovava a bordo della USS Hornet diretto alle Hawaii coi suoi compagni d’avventura, sentiva di dover rendere in qualche modo omaggio alla macchina che lo aveva assistito così bene nel suo lungo viaggio fino alla Luna. Come racconta lo stesso Collins nella sua biografia, “Carrying the Fire”:

“For one thing, it doesn’t seem right to abandon Columbia without a backward glance. Our presence in it should be marked somehow. I’m not normally emotional about machines, and I consider graffiti the exclusive province of morons in train stations. Despite all that, however, I feel a powerful urge to ‘write’ on Columbia somehow. Finally, on the second evening, I climb back on board its charred carcass, and on the wall of the lower equipment bay, just above the sextant mount, I write [… segue la scritta riportata qui sopra …]”

“Prima di tutto, non mi sembrava giusto abbandonare così il Columbia senza un ultimo saluto. La nostra presenza doveva essere marcata in qualche modo. Solitamente non provo emozioni particolari per le macchine, e considero i graffiti un lavori fatto da degli imbecilli nelle stazioni ferroviarie. Nonostante questo, sentivo forte l’urgenza di ‘scrivere’ qualcosa sul Columbia. Ed infine, durante la seconda notte [a bordo della USS Hornet], sono tornato a bordo della sua carcassa bruciacchiata, e sulla parete della lower equipment bay, appena sopra al sestante, ho scritto […]”

Colpevole o Innocente?🙂

5 Risposte to “Collins, il Graffitaro”

  1. Un uomo che gira da solo intorno alla Luna mentre i propri compagni entrano nella Storia dell’Umanità, ha il diritto sacrosanto di lasciare un “segno”.
    Mike è un tipo taciturno, timido e umile il tipico CMP è stato Direttore del NASM dove viene conservata la capsula, oggi dipinge quadri bucolici e va a pesca. E’ sempre sposato con Pat.
    Per me INNOCENTE tutta la vita!😉

  2. alaskait Says:

    Ma allora l’accesso al modulo di comando bruciacchiato sulla Uss Hornet era libero e senza restrizioni? E la quarantena?

  3. Questa foto dovrebbe rispondere alla tua domanda (versioni più grandi le trovi sul sito delle Nasa Images, nr di riferimento MSFC-75-SA-4105-2C). come vedi il CSM era collegato tramite un ‘tunnel’ alla Mobile Quarantine Facility (MQF) dove si trovavano i tre astronauti più altre persone di supporto. Ci sono parecchie altre cose da raccontare sull’argomento ma lasciamele tenere da parte per un futuro post sull’argomento😉

  4. Armando Sorbi Says:

    Da pilota militare capisco e approvo l’affetto che si prova per il proprio velivolo. A maggior ragione un velivolo speciale come questo.

  5. Anche a te è capitato di fare il graffitaro con uno degli aerei che hai pilotato?

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