Archivio per Michael Collins

Collins, il Graffitaro

Posted in Varie with tags , on 29 gennaio 2012 by raghnor

Il CM di Apollo 11

Il CM di Apollo 11 si può vedere allo Smithsonian Institution, National Air and Space Museum, Washington D.C. all’interno della Milestones of Flight Gallery.

Trattandosi di un artefatto dall’indubbio valore storico, uno dei più alti probabilmente, è stato protetto utilizzando le migliori tecnologie disponibili, all’interno di un ‘guscio’; per una migliore conservazione, un piccolo tubo è stato fatto passare attraverso il guscio protettivo e fornisce un flusso continuo di aria filtrata e deumidificata che mantiene la pressione all’interno leggermente superiore a quella atmosferica, evitando così l’accumulo di polvere.

E’ divertente scoprire che tutto questo sforzo viene profuso anche per conservare un piccolo ‘atto vandalico’ compiuto sul modulo stesso, un ‘atto vandalico’ dettato dal cuore.

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Aloneness – La lettera di Charles Lindbergh

Posted in Storia with tags , , , on 5 giugno 2011 by raghnor

Lindbergh e lo ‘Spirit of St.Louis’

Nel libro di Andrew Chaikin “Voices From The Moon”, il CMP di Apollo 14 Stu Roosa ricorda che 12 uomini hanno camminato sulla Luna ma solo 6 hanno orbitato attorno ad esso in solitaria. La ‘confraternita del CMP’ è ancora più piccola di quella del Moonwalkers e non ha goduto della stessa attenzione, ma il loro ruolo è stato vitale per il Programma Apollo.

Dopo Apollo 11, Michael Collins ricevette una lettera da Charles Lindbergh, l’aviatore americano che per primo (e in solitaria) attraversò l’Oceano Atlantico nello storico volo dello ‘Spirit of St. Louis’. La lettera fu scritta sul volo Pan American 841 da Honolulu a Manila, e spedita da Manila il 28 Luglio.

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Se potessero vedere il loro pianeta da 100.000 miglia

Posted in Varie with tags , on 13 giugno 2010 by raghnor

C’è un libro che mi è piaciuto molto e che mi ha aiutato a comprendere lo spirito dei tempi del Progetto Apollo: la biografia di Michael Collins, il ‘terzo uomo’ di Apollo 11.

In questo post vorrei riprendere e tradurre alcune parti di una sua riflessione nelle ultime pagine del libro (che avevo soprannominato il ‘Discorso delle 100.000 miglia’ al tempo della recensione). Prima di lasciare a Collins la parola, due piccole premesse: la prima, la traduzione è mia e fare il traduttore non è la mia professione; conosco solo un po di inglese e un paio di buoni dizionari (uno in vecchio stile cartaceo e uno on line, Word Reference). Spero di tradire il meno possibile lo spirito del discorso di Collins. Qualsivoglia errore o pessimo uso delle parole è esclusivamente colpa mia e accetterò molto volentieri ogni correzione o suggerimento in merito.

La seconda, qualcuno potrà trovare questo testo un po’ retorico; io preferisco vederci solo l’appassionata riflessione di un uomo che è stato testimone di un periodo unico.

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Carrying the Fire – Libro

Posted in Recensioni with tags , on 8 novembre 2009 by raghnor

La Copertina

Devo dire che Michael Collins ha scritto un resoconto del periodo che ha passato nella NASA schietto e divertente. Ha affrontato la scrittura pretendendo che non ci fosse il ricorso ad una revisione del testo o alla collaborazione con co-autori. Ne è risultato un libro molto piacevole da leggere, con momenti di puro divertimento senza però perdere in autorevolezza.

Collins dedica poco spazio agli anni giovanili della sua formazione e si lancia subito nel racconto del periodo speso come pilota collaudatore.
Passa poi a descrivere la trafila della selezione con gli interminabili test fisici e psico-attitudinali. Racconta del suo impatto con la NASA e dell’addestramento. La descrizione dei corsi di sopravvivenza nella giungla e nel deserto ha dei momenti di pura comicità.

Qua e là nel testo Collins dimostra una abilità notevole nella divulgazione scientifica: prendo ad esempio la descrizione dei sistemi di guida di Apollo o la descrizione del come vennero selezionati i luoghi di allunaggio (le più chiare che abbia mai letto).

Il ibro contiene l’ammissione di Collins di aver scoperto di soffrire di claustrofobia durante la preparazione per il suo volo Gemini 10 e di come ne sa venuto a patti.
L’autore svela anche il perchè ha mollato dopo Apollo 11: semplicemente aveva dato molto per quella missione e per il precedente volo Gemini, non se la sentiva di affrontare, e di far affrontare alla sua famiglia, nuovamente tutta la trafila che la NASA avrebbe richiesto per portarlo ad essere il comandante di una missione con allunaggio. Seguendo la rotazione degli equipaggi Apollo deciso da Slayton, Collins sarebbe stato comandante di Apollo 17, dopo aver svolto un ruolo nell’equipaggio di backup di Apollo 14.

Il libro è arricchito da alcuni divertenti aneddoti tra cui segnalo:

  • il racconto di come le tute spaziali venissero costruite e come tra lui e il vuoto cosmico ci fossero pochi millimetri di tessuti e altri materiali tenuti insieme da cuciture fatte da vecchie signore con ago, filo e in alcuni casi con la colla
  • la descrizione del ripasso della procedura di rientro modificata per Apollo 11 resasi necessaria a causa del maltempo nel luogo previsto per l’ammaraggio: dopo averla ripassata a lungo, il CAPCOM concluse con un “OK that’s mighty fine” (“OK, va benissimo così”), Collins ammette di aver voluto rispondere “mighty fine my ass, I have to flight it”, non credo serva la traduzione 🙂
  • ilare quando racconta del rimborso spese per il volo Gemini 10 (24$ per 3 giorni, rimborso standard dei piloti collaudatori in missione): “Avrei voluto chiedere 7 cents per miglia, avrebbe fatto circa 80.000 Dollari. Senonchè qualcuno (Schirra?) ci aveva già provato ai tempi del Progetto Mercury e in tutta risposta si era visto recapitare una fattura di un paio di milioni di dollari, il prezzo di un razzo Atlas”
  • la descrizione di Aldrin, vestito di tutto punto per una cerimonia con una spilla o una toppa per ognuno dei suoi molteplici ruoli o titoli accademici

Segnalo anche le riflessioni finali dopo il volo storico di Apollo 11 (molto bello il Discorso delle 100.000 Miglia), il racconto della lettera ricevuta da Charles Lindbergh (autore della prefazione del libro tra l’altro) e quello del discorso fatto di fronte al Congresso USA.

Il libro si legge piacevolmente in un ottimo inglese, non particolarmente complesso ma con l’uso di un buon numero di espressioni gergali (per la cui interpretazione corretta sono grato ad internet e ai colleghi americani).

Il libro è disponibile su Amazon UK.