Archivio per Grumman

Moon Lander – Il Libro

Posted in Recensioni with tags , , on 11 settembre 2016 by raghnor

La Copertina

Dopo un po’ di tempo ho trascorso qualche giorno in compagnia di un bel libro sul Progetto Apollo. E nello specifico la storia del Modulo Lunare, scritta da Tom Kelly, l’ingegnere aerospaziale che ha guidato il team della Grumman, responsabile della progettazione e realizzazione del veicolo che ci ha permesso di allunare.

La prima edizione del libro è del 2001, e la sua stesura ha richiesto 6 anni di lavoro. Non è quindi un libro recentissimo; un fatto comune a parecchi dei libri sull’Apollo scritti da testimoni diretti del progetto.

Il testo è suddiviso in 3 parti.

La prima è dedicata al periodo in cui Kelly e i suoi colleghi hanno lavorato alla proposta da presentare alla NASA. I dettagli sulla preparazione dell’offerta sono davvero tanti: dalla formazione del team alle decisioni su come impostare e come presentare la proposta. Alla fine la proposta vincente risultò essere lunga all’incirca 100 pagine. Merita una menzione anche la parte dedicata alla lunga negoziazione con la NASA, dopo essersi aggiudicati l’appalto. In questa parte, come nelle altre, è interessante come Kelly offra sempre descrizioni puntuali e mai banali dei suoi interlocutori, descrizioni sia sull’aspetto fisico che sul carattere.

Continua a leggere

The Apollo Spacecraft (8) – Il Lunar Module (4a Parte)

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 8 gennaio 2011 by raghnor

La costruzione dell’Ascend Stage (2)

I Finestrini
I due finestrini frontali di forma triangolare erano inclinati per permettere una adeguata visibilità frontale e verso il basso (dove insomma era più necessaria durante le fasi finali dell’allunaggio). Un finestrino di forma rettangolare era presente sopra la testa del CDR per avere visibilità durante le manovre di docking. Tutti e tre erano costituiti da due superfici (una versione avanzata dei doppi vetri attuali). Il vetro esterno era di un vetro temprato a bassa resistenza che inibiva la penetrazione dei micrometeoriti. La superficie esterna veniva inoltre rivestita con 59 strati di un ossido metallico che riduceva il passaggio della luce infrarossa e ultravioletta; quella interna invece con un rivestimento antiriflesso. Il vetro interno era realizzato in vetro temperato chimicamente ad alta resistenza. La superficie esterna (quella verso l’intercapedine tra i due vetri) era trattata con un rivestimento antiriflesso, mentre quella interna con un rivestimento anti appannamento. Tutti e tre i finestrini erano dotati di sistema di riscaldamento elettrico per prevenire l’appannamento; l’utilizzo di tale sistema era totalmente sotto il controllo degli astronauti. Una copertura, con un trattamento antiriflesso sulla superficie esterna, era disponibile per tutti i finestrini.

La Sezione Centrale
Dalla parte frontale dell’abitacolo, gli astronauti superavano uno scalino di 45 cm per accedere alla sezione centrale, profonda 1.5 mt, alta circa 1.52 cm. In questa zona spuntava in parte dal pavimento l’ascend engine (APS). Lungo le pareti di questa sezione si trovavano alcuni componenti dell’ECS, i contenitori per i campioni raccolti sulla Luna, i connettori e i tubi (umbilicals) dei sistemi di supporto vitali e di comunicazione a cui collegavano le tute gli astronauti (ad esempio durante le varie fasi dell’allunaggio), il sistema di gestione delle scorie e quello di gestione dell’ossigeno, i contenitori per il cibo, le soprascarpe lunari (da indossare durante le EVA) e un Reference Kit (la documentazione del LM). Sulla parete di fondo (che chiudeva l’abitacolo) si trovavano alcuni componenti dell’EPS (Electrical Power Subsystem) e del GN&CS (Guidance, Navigation, and Control Subsystem).
La struttura della Sezione Centrale veniva realizzata in maniera analoga a quella dell’abitacolo (in lega di alluminio) e comprendeva 3 piani: uno costituiva il pavimento e sosteneva l’APS. Un altro costituiva la parte alta interna della sezione e sosteneva il portello superiore e una delle estremità del docking tunnel. L’ultimo costituiva la parte superiore esterna dell’AS, supportava l’altra estremità del docking tunnel e reggeva parte dello stress strutturale quando CSM e LM erano connessi. La struttura esternamente sosteneva i serbatoi del carburante, quelli dell’ECS e due dei quattro raggruppamenti di motori dell’RCS.

Continua a leggere

The Apollo Spacecraft (7) – Il Lunar Module (3a Parte)

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 2 gennaio 2011 by raghnor

Lo schema esploso dell’Ascent Stage

L’ASCENT STAGE
L’Ascent Stage (AS) era la parte abitata del LM e veniva utilizzata per la risalita dalla superficie lunare e per il rendezvous con il CSM rimasto ad orbitare attorno al nostro satellite. Era unita al Descent Stage tramite 4 punti di ancoraggio che venivano recisi tramite piccole cariche esplosive al momento della separazione; lo stesso avveniva per tutti i collegamenti elettrici ed idraulici tra le due parti del modulo lunare.

Struttura
L’AS poteva essere considerato il centro di controllo del LM ed era costituito da 3 parti principali: il compartimento per l’equipaggio, la sezione mediana e lo scomparto per l’equipaggiamento. Il compartimento per l’equipaggio e la sezione mediana costituivano la cabina, che aveva un volume complessivo di 6.65 metri cubi. La struttura era realizzata in lega di allumino; per realizzare i punti di ancoraggio era stato invece utilizzato il titanio. La realizzazione aveva fatto uso di tecniche derivate dalla produzione aeronautica. I pannelli erano trattati chimicamente per ridurre il peso. Ganci meccanici tenevano insieme le varie parti e dove possibile si provvedeva anche alla saldatura per minimizzare le perdite d’aria e di pressurizzazione. Una resina epossidica (un polimero termoindurente) veniva usata per sigillare ulteriormente le giunture. La struttura di base includeva anche il supporto per il motore di ascesa (APS), per i propulsori dell’RCS e per diverse antenne. L’intera struttura veniva poi avvolta con un rivestimento termico e con lo scudo per i micrometeoriti.

Continua a leggere

The Apollo Spacecraft (6) – Il Lunar Module (2a Parte)

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 12 dicembre 2010 by raghnor

LM Descent Stage – Schema

IL DESCENT STAGE
Il Descent Stage (DS) era la parte del LM utilizzata per l’allunaggio vero e proprio; il suo peso era pari ai due terzi di quello complessivo del LM al momento del lancio. I motivi di tale peso superiore erano dovuti a diversi fattori:

  • il DS ospitava il maggior quantitativo di carburante necessario al funzionamento del motore di discesa (DPS)
  • il DS doveva possedere la robustezza necessaria a supportare il peso dell’intero Ascend Module
  • il DS era il punto di ancoraggio delle landing gears (le ‘gambe’ del LM) e quindi doveva essere sufficientemente resistente
  • il DS reggeva il peso dell’intero LM all’interno dell’SLA
  • il DS forniva lo spazio necessario per stipare l’equipaggiamento scientifico e di supporto necessario alle EVA sulla superficie lunare
  • il DS agiva da ‘rampa di lancio’ per l’Ascend Stage al momento di lasciare la superficie lunare

Struttura
Il Modulo di Discesa aveva una struttura di base cruciforme, con quattro braccia costituite da due paia di paratie parallele in alluminio (sagomate utilizzando in parte un trattamento meccanico tradizionale e in parte un trattamento di erosione chimica), chiuse sopra e sotto da due superfici piane, per un’altezza complessiva di 1.65 mt. Le estremità delle braccia (lunghe 2.05 mt) erano chiuse da pannelli anch’essi di alluminio. A queste estremità erano saldate le travi (outrigger) che permettavano di agganciare il LM all’SLA e che costituivano il punto di aggancio della parte superiore delle landing gears. La struttura delimitava 5 compartimenti di uguale misura utilizzati per alloggiare le componenti fondamentali del DPS, il motore di discesa.

Continua a leggere

Scommettiamo che … usa il P66?

Posted in Storia, Varie with tags , , on 5 dicembre 2010 by raghnor

I “Grummies”

A 400.000 Km di distanza dalla missione finale del Progetto Apollo in corso, gli uomini e le donne della Grumman Aerospace erano concentrati ad ascoltare le comunicazioni dei due astronauti a bordo dell’ultimo dei LM. La coppia di astronauti (Cernan e Schmidt) sembrava ben affiatata e soprattutto il modulo lunare si stava ben comportando. Ma mentre per indistintamente tutti i “Grummies” (così venivano chiamati alla NASA i dipendenti della Grumman) l’allunaggio di Apollo 17 sarebbe stato semplicemente il loro ‘canto del cigno’, per due piccoli gruppi di essi si trattava dell’opportunità per una piccola scommessa.

“La domanda era: qualcuno lascerà mai il compito di allunare interamente all’autopilota?” ricorda Tom Gwynne, allora pilota collaudatore alla Grumman. “I piloti [della Grumman] avevano scommesso una cassa di champagne con gli ingegneri che nessuno degli astronauti lo avrebbe mai permesso. Secondo il punto di vista degli ingegneri: il pilota automatico digitale (DAP, Digital Auto Pilot) era in grado di svolgere alla perfezione questo compito, perché non lasciarglielo fare? Il punto di vista dei piloti era: Pensateci bene, cosa racconterebbero ai loro nipotini gli astronauti, che hanno lasciato ad un pilota automatico il compito di allunare?!”

Continua …

The Apollo Spacecraft (5) – il Lunar Module (1a Parte)

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , on 28 novembre 2010 by raghnor

“Abbiamo ottenuto la commessa nel Novembre del 1962, non avevamo mai costruito una capsula spaziale con equipaggio. Nessuno era un esperto a quei tempi, e ci chiesero di costruire un veicolo per far atterrare l’uomo sulla Luna.” – Thomas ‘Tom’ J. Kelly, Grumman’s chief engineer for the Lunar Module

“Il mio primo pensiero fu che quel ‘coso’ era orrendo. Sebbene sapessi esattamente perché avesse quell’aspetto, questo non mi era di alcun aiuto. Ero un pilota di caccia ed ero abituato alle forme aerodinamiche e all’aspetto piacevole dei jet ad alte prestazioni, ed eccomi ad osservare questo … questo … ‘coso’.” – Ed Mitchell, Apollo 14 LMP

“Lo chiamavamo ‘la Cimice’. E a me dava l’idea di un gigantesco mostro che stava per saltare addosso a New York City.” – Gene Cernan, Apollo 17 CDR

L’Apollo Lunar Module (LM) era il componente dello stack progettato per allunare (il cosiddetto lander) con due astronauti a bordo e riportarli poi in orbita per il rendezvous con il Command / Service Module. In questo primo post ad esso dedicato ripercorreremo brevemente la sua storia.

Nel periodo 1969 – 1972 furono 6 i LM a completare con successo le operazioni di allunaggio e rendez-vous; un altro, l’LM-7 ‘Aquarius’, si rivelò una preziosissima scialuppa di salvataggio. Si trattava di una capsula incapace di volare nell’atmosfera e si può ragionevolmente considerare il primo veicolo esclusivamente spaziale. Era fondamentalmente costituito da due parti: il Descent Module e l’Ascend Module.
Il Descent Module era la parte dedicata all’allunaggio, comprendeva il motore di discesa, le gambe per l’allunaggio e, in appositi spazi, vi trovava posto tutta l’attrezzatura necessaria alle attività extraveicolari da svolgersi sulla Luna.
L’Ascend Module era la parte ‘abitata’ del LM, la sua cabina pressurizzata fungeva da cabina di pilotaggio e da casa per i due astronauti durante la permanenza sulla superficie; era anche la parte che ripartiva dalla superficie (spinta da un suo motore) per riunirsi con il CSM in orbita.

Continua a leggere