Se potessero vedere il loro pianeta da 100.000 miglia

C’è un libro che mi è piaciuto molto e che mi ha aiutato a comprendere lo spirito dei tempi del Progetto Apollo: la biografia di Michael Collins, il ‘terzo uomo’ di Apollo 11.

In questo post vorrei riprendere e tradurre alcune parti di una sua riflessione nelle ultime pagine del libro (che avevo soprannominato il ‘Discorso delle 100.000 miglia’ al tempo della recensione). Prima di lasciare a Collins la parola, due piccole premesse: la prima, la traduzione è mia e fare il traduttore non è la mia professione; conosco solo un po di inglese e un paio di buoni dizionari (uno in vecchio stile cartaceo e uno on line, Word Reference). Spero di tradire il meno possibile lo spirito del discorso di Collins. Qualsivoglia errore o pessimo uso delle parole è esclusivamente colpa mia e accetterò molto volentieri ogni correzione o suggerimento in merito.

La seconda, qualcuno potrà trovare questo testo un po’ retorico; io preferisco vederci solo l’appassionata riflessione di un uomo che è stato testimone di un periodo unico.

Io credo veramente che se i leader politici del mondo potessero vedere il nostro pianeta da una distanza di 100.000 miglia la loro percezione potrebbe cambiare radicalmente. Tutti quegli importantissimi confini sarebbero invisibili, tutti quei rumorosi litigi messi a tacere. Il piccolo globo continuerebbe a girare, ignorando serenamente le sue suddivisioni, presentando una facciata unica e chiamandoci ad una comprensione unificata, ad una cura omogenea. La Terra deve diventare quello che appare: blu e bianca, ne capitalismo ne comunismo; blu e bianca, non ricca o povera; blu e bianca, non invidiosi o invidiati.
Non sono un ingenuo.
Non credo che un’occhiata da 100.000 miglia possa spingere un Primo Ministro ad affrettarsi a tornare al suo Parlamento con un piano di disarmo, ma credo che potrebbe piantare un seme che porterebbe infine ad un’azione concreta. […]

[…] il fumo della vallata del Saar può inquinare una dozzina di altre nazioni, a seconda della direzione del vento. Lo sappiamo tutti, ma questo deve essere visto per dare un’indelebile impressione, per produrre un impatto emozionale che faccia preferire atteggiamenti virtuosi a lungo termine anzichè guadagni nel breve periodo. Credo che la vista da 100.000 miglia sia inestimabile come mezzo per mettere insieme le persone alla ricerca di soluzioni condivise, pemettendogli di comprendere che il pianeta che condividiamo ci unisce in una maniera piú radicale e piú importante delle differenza dovute al colore della pelle o alla religione o al sistema economico. È un peccato che finora la vista da 100.000 miglia sia stata un’esclusiva di un manipolo di piloti di test, anzichè dei leader mondiali a cui serve questa nuova prospettiva, o di poeti che possano comuncarglielo. […]

[…] Vedere la Terra su un pezzo di carta 20 x 25 cm o all’interno del riquadro plastico di una televisione, non è la stessa cosa della vista reale ma è molto peggio – è una pseudo-vista che smentisce la realtà dei fatti. […]

[…] Essere effettivamente a 100.000 miglia di distanza, guardare fuori da quattro finestrini e non trovare altro che un nero infinito, e infine localizzare una palla da golf blu e bianca nel quinto finestrino, e sapere quanto siamo fortunati che saremo in grado di farvi ritorno – tutte queste sono esperienze necessarie, in aggiunta al mero stabilire la sua misura e il suo colore. […]

[…] Se dovessi usare una sola parola per descrivere la Terra come la si vede dalla Luna, ignorerei la dimensione o i colori e cercherei una qualità piú fondamentale, la fragilità. La Terra appare ‘fragile’, al di la di tutto. […]

[…] Ci affrettiamo come formiche occupate, prendendo quantità immense di solidi, liquidi e gas da luoghi nascosti del sottosuolo, li convertiamo rapidamente in solidi, liquidi e gas di scarico che rimangono sulla superficie o sopra di essa come demoniaca prova della nostra insanità collettiva. […]

[…] Chiunque abbia visto da lontano il nostro pianeta può solo urlare in preda al panico di sapere che l’immacolato blu e bianco che vede è solo un’illusione che maschera la bruttezza al di sotto di essa. La bellezza del pianeta da 100.000 miglia dovrebbe essere un obiettivo per ognuno di noi, un aiuto nella lotta per renderlo così come sembra essere.

Collins è oggi un brillante vecchietto di 80 anni. Uno dei 24 esseri umani che hanno avuto il privilegio di godere di questa vista del nostro pianeta. Oltre a lui ne restano solo altri 17.

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