Archivio per Apollo 15

The Tethered Astronaut – la conferenza

Posted in Eventi with tags , on 6 novembre 2016 by raghnor

Per la prima volta da quando questo blog ha fatto la sua apparizione, il post che state per leggere non è stato scritto da me.

Il resoconto della conferenza che Il Col. Alfred Worden ha tenuto il 15 Ottobre presso lo Sheraton Hotel Malpensa che state per leggere (così come le foto che lo arricchiscono), lo dovete alla gentilezza e alla penna di Tiziano Casanova, che ha accettato il mio invito. Non essendo stato io presente all’evento, lascio subito la parola a lui.

Un momento della Conferenza

La partenza avviene attorno a mezzogiorno, dalla calda ed assolata Liguria. Tanta ansia per non fare tardi, ansia per un incontro sognato fin da bambino.

Mi sono sempre chiesto se mai avrei avuto occasione di incontrare un astronauta Apollo. Sembrava qualcosa di impossibile! …Ma finalmente eccoci qua. Arriviamo a Malpensa sotto una pioviggine e un poco in anticipo. Subito ci lanciamo alla ricerca dello Sheraton.

E qui la prima grande sorpresa della giornata: seduto su un dissuasore posto davanti all’ingresso dell’hotel, un volto noto, una giacca di volo della Nasa. Ecco il Colonnello Worden che se ne sta tutto tranquillo e solo a fumare una sigaretta.

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The Tethered Astronaut – Gala Dinner

Posted in Eventi with tags , on 15 ottobre 2016 by raghnor

Un evento eccezionale, organizzato alla grande.

Missione Compiuta!

Cominciamo così, con la mia valutazione della cena di gala che si è tenuta venerdì sera (14 Ottobre) presso lo Sheraton Malpensa. Cena di gala in onore del Colonello Alfred Worden, CMP di Apollo 15. The Tethered Man, il primo uomo ad effettuare una Transearth EVA, una EVA durante il viaggio di ritorno dalla Luna alla Terra.

Una iniziativa nata dall’idea di Luigi Pizzimenti di riproporre in Italia una modalità di aggregazione ed incontro con gli astronauti che ha vissuto di persona più volte nel corso dei suoi viaggi negli USA.

La giornata era iniziata per me nel pomeriggio con una vista a Volandia, il museo del volo che si trova proprio accanto all’Aeroporto Malpensa, ospitato in quelle che erano le Officine Caproni. Non ci siete mai stati? Ve lo consiglio. Il Padiglione Spazio è ovviamente il mio preferito ma anche il resto del museo merita. Sono persino riuscito a godermi in pace l’area dei simulatori di volo e, con un po’ di aiuto, a fare un atterraggio da manuale per la prima volta (la mia abilità negli atterraggi fa sembrare Indiana Jones un grande aviatore …).

Non ci posso credere …

Ma torniamo alla cena.

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Gradisce del succo d’arancia?

Posted in Storia with tags , , , , on 30 dicembre 2012 by raghnor

Cheers!

Sono sicuro che quasi tutti noi gradiamo un bel bicchiere di succo d’arancia, magari per colazione. E sono sicuro che anche John Young e Charlie Duke lo gradivano molto, o per lo meno gradivano molto prima della loro missione lunare, Apollo 16.

Nel corso di questa missione infatti ai due astronauti venne ripetutamente imposto di bere grandi quantitativi di questa bevanda. Il motivo di questa imposizione é da ricercarsi nella missione precedente.

Apollo 15 é stata la prima missione di tipo J e ha richiesto uno sforzo fisico notevole a Dave Scott e Jim Irwin, a partire dal periodo dell’addestramento pre-volo. Dopo aver completato il rendezvous in orbita lunare al termine alla loro permanenza sulla Luna, i due stavano trasferendo tutti i campioni raccolti nel CM, come ultima parte di una lunga giornata in cui non chiudevano occhio da 23 ore.

Gli astronauti venivano monitorato nel corso del volo tramite dei sensori biometrici e nel MOCR alla postazione del Surgeon era sempre vigile uno dei medici di missione. Il Dr. Charles Berry notó una irregolarità nel battito cardiaco di Irwin: aveva in corso un attacco di bigeminismo. La cosa era seria: se ci fossimo trovati sulla Terra, Irwin sarebbe stato ricoverato per un possibile attacco cardiaco. Ma il dottore decise che sull’Endevour, Irwin si trovava in sostanza già sotto trattamento: atmosfera di puro ossigeno, sforzo ridotto al minimo per via del micro gravità e costante monitoraggio medico. Come disse lo stesso medico: “non avremo potuto curarlo meglio”.

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Le procedure anticontaminazione (3) – LRL

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , , on 1 luglio 2012 by raghnor

L’LRL in costruzione

Il Lunar Receiving Laboratory (LRL) è un edificio del Lyndon B. Johnson Space Center a Houston, Texas che è stato costruito per gestire il periodo di quarantena degli astronauti e del materiale (principalmente campioni di rocce) di ritorno dalle missioni lunari, periodo richiesto per evitare o limitare il rischio di back-contamination (ovvero la contaminazione dell’ambiente terrestre da parte di agenti chimico / batteriologici provenienti dal nostro satellite).

Dopo essere stati recuperati dal mare, gli equipaggi di Apollo 11, Apollo 12 e Apollo 14 venivano confinati nell’MQF e, a bordo di questo, portati all’LRL. I contenitori dei campioni di rocce e di regolite venivano invece estratti dal Command Module ed inviati direttamente in aereo all’LRL.

L’LRL è costato 7.8 milioni di dollari (degli anni 60) ed è stato ospitato nel Building 37 del JSC. Copriva un’area di 7700 m2 ed era composto da diverse aree: la Crew Reception Area (CRA), il Vacuum Laboratory, il Sample Laboratories (Fisica e Scienze Biologiche) e le aree riservare al supporto e l’amministrazione. Sistemi speciali furono realizzati per gestire i flussi d’aria da e per l’area dedicata ai campioni e nel CRA. Venivano inoltre sterilizzati tutti gli scarti liquidi e l’aria in uscita veniva passata attraverso un sistema di filtri.

Il Lunar Receiving Laboratory era destinato a 4 funzioni:

  1. gestire il periodo di quarantena dei campioni, della capsula e degli astronauti

  2. gestire la distribuzione dei campioni alla comunità scientifica

  3. conservare permanentemente un frammento di ogni campione sotto vuoto

  4. effettuare i primi esperimenti sui campioni appena arrivati

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Falling to Earth – Il Libro

Posted in Recensioni with tags , , , on 13 maggio 2012 by raghnor

La Copertina

“I made a decision that f—-d up my life completely, utterly, and irreversibly.”, “Ho preso una decisione che ha fottuto la mia vita completamente, assolutamente e irreversibilmente” Al Worden, Apollo 15 CMP.

La decisione a cui Worden fa riferimento è quella di aver accettato l’accordo per la vendita di alcuni annulli postali che l’equipaggio di Apollo 15 portò con se fino sulla Luna (maggiori dettagli in questo post). La sua biografia uscita molti anni dopo il periodo trascorso della NASA, e scritta con l’aiuto di Frances French, autore di vari libri sulla storia del volo spaziale tra cui In the Shadow of the Moon: A Challenging Journey to Tranquility, non vuole solo raccontare la vita di Worden. Come dice lo stesso ‘è tempo di chiudere la faccenda dello scandalo che ha concluso la mia carriera di astronauta’.

Ma prima di tutto la vita: seguendo il canovaccio tipico di questi libri, il racconto approfondisce i vari aspetti della vita dell’astronauta. Si racconta dell’infanzia spesa in una fattoria del Michigan, dellla decisione di intraprendere la carriera militare, il periodo di West Point e il suo primo incontro con Dave Scott (che nel bene e nel male tanta influenza avrà nella vita dell’autore), il periodo alla scuola di pilota collaudatore presso la Edwards Air Force Base e la selezione da parte nella NASA nel 1966.

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Two Sides of the Moon – Il Libro

Posted in Recensioni with tags , , , on 1 gennaio 2012 by raghnor

La Copertina

Babbo Natale quest’anno, con un po di anticipo, mi ha portato una nuova biografia da leggere. Una biografia unica tra quelle che ho letto finora di persone coinvolte nella Corsa alla Luna. Direi una bi-biografia. Il libro è infatti il resoconto delle vite di Dave Scott, astronauta americano che ha partecipato a 3 missioni (Gemini 8, Apollo 9 ed Apollo 15), e Alexei Leonov, cosmonauta russo, primo uomo ad effettuare una ‘passeggiata spaziale’ e comandante della missione congiunta russo-americana ASTP. Il libro è un’occasione unica per avere una vista privilegiata sui programmi spaziali delle due superpotenze e poterne apprezzare i parallelismi, le differenze, i punti di contatto.

Il libro è aperto da due brevi introduzioni di Neil Armstrong (comandante di Scott durante Gemini 8) e Tom Hanks (con cui Scott ha collaborato per il film Apollo 13 e per la serie From the Earth to the Moon).

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Dormire sulla Luna

Posted in Storia with tags , , , , , , on 27 novembre 2011 by raghnor

Lo spazio nel LM non era molto …

Delle missioni lunari del Progetto Apollo anche i meno maniaci conoscono tanti particolari. Si trovano facilmente le informazioni relative al volo, all’allunaggio, alle attività svolte durante le EVA. Ma quanti hanno mai pensato a cosa accadeva nei cosidetti ‘sleeping period’, i periodi di riposo trascorsi sulla superficie lunare? E in particolare, come si dormiva sulla Luna? Mi sono posto questa domanda per un po di tempo. Poi è venuto in mio aiuto l’Apollo Lunar Surface Journal, i cui autori non mi stancherò mai di ringraziare per l’incredibile mole di lavoro donatoci.

Come per molti altri aspetti del progetto, anche le condizioni e le modalità del riposo degli astronauti è variato col passare delle missioni.

Durante Apollo 11, Armstrong e Aldrin decisero di saltare un periodo di riposo previsto subito dopo l’allunaggio. L’adrenalina era tanta e loro volevano iniziare la loro EVA il prima possibile. La missione era poco più di un mordi e fuggi sulla superficie, ragion per cui rientrati nel LM usufruirono di un periodo di riposo di sole 6 ore (prima di iniziare i preparativi per la ripartenza). Aldrin si sedette sul pavimento della parte frontale della cabina del modulo lunare. Armstrong si accomodò sulla copertura del motore di ascesa e utilizzò un cavo (probababilmente uno di quelli utilizzati per ancorarsi durante la discesa) per mantenere in sospensione le gambe. I due finestrini triangolari e l’oblò per il rendezvous (sopra la postazione del CDR) vennero schermati con delle tendine per impedire alla luce di entrare; purtroppo per i due la schermatura non era molto efficace ed in più la Terra si trovava proprio in quel momento a passare nell’area di copertura dell’AOT (l’Alignment Optical Telescope, il sestante del LM). Un evento non previsto, per cui furono costretti ad improvvisare una copertura. L’altro problema fu quello del rumore, soprattutto per Armstrong: c’erano sistemi del LM che rimasero ovviamente attivi e alcune delle pompe si azionavano di quando in quando. Per completare il quadro, i due astronauti indossarono la tuta per tutto il tempo, casco e guanti compresi; una misura precauzionale in caso di eventuali depressurizzazioni della cabina. Quest’obbligo ebbe anche un paio di punti favorevoli: all’interno della tuta la temperatura si mantenne più tollerabile (mentre la cabina si raffreddava progressivamente) e l’elemetto (la fishbowl) era dotato di un piccolo cuscinetto a supporto della nuca, abbastanza comodo. In breve:

“The quality of the rest was poor in my case.” – Armstrong

“I’d say the same thing.” – Aldrin

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