Archivio per AGC

L’ultima ora

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , on 22 settembre 2013 by raghnor

Tutto quello che resterà dello stack Apollo tra un’ora …

Agli astronauti restava ormai solo un’ora alla fine della loro avventura: per tutti loro la destinazione erano le acque del Pacifico, dove li attendeva la squadra di recupero. Era ora di fare un po’ di ordine all’interno della cabina del CM: tutto doveva essere stipato all’interno degli appositi spazi ed assicurato in modo da non essere pericoloso nelle agitate fasi del rientro (chiedete ad Alan Bean per informazioni). Era anche il momento di montare la cinepresa da 16 mm vicino al finestrino di rendezvous di destra, in modo che potesse riprendere tutto il rientro: l’obiettivo non puntava direttamente all’esterno, ma riprendeva ciò che veniva riflesso da uno specchio appositamente posizionato.

Nel frattempo era stato completato il riscaldamento dei motori dell’RCS del Command Module, motori che una volta entrati nell’atmosfera avrebbero garantito la manovrabilità della capsula e assicurato una certa stabilità ai movimenti di beccheggio e imbardata.

La carica delle batterie (due) dei sistemi pirotecnici veniva verificata ed eventualmente aumentata tramite energia presa del Service Module (se inferiore ai 35 volt). Una terza batteria veniva collegata al bus di alimentazione principale: questa sarebbe diventata la principale fonte di energia dopo la perdita delle celle a combustibile. Un ulteriore controllo della deriva del GDC serviva a valutare l’affidabilità di due strumenti di navigazione che da esso prendevano i dati, l’FDAI di destra e l’RSI (lo strumento che mostrava la direzione del vettore portanza.

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La Software Patch di Apollo 14

Posted in Scienza, Storia, Tecnologia with tags , , on 13 febbraio 2011 by raghnor

I pulsanti di Abort sul Pannello
di Controllo del Lunar Module

Nel corso della missione Apollo 14, un potenziale problema col computer di bordo, che avrebbe potuto porre fine anticipatamente alla missione, fu causato da un elemento esterno all’AGC.

Circondati da una striscia adesiva gialla e nera, al centro del pannello di controllo del LM si trovavano due pulsanti rossi con le parole ABORT e ABORT STAGE in caratteri bianchi: tramite la pressione di uno di quei tasti era possibile iniziare un processo irreversibile di terminazione della missione.

Dick Thorson era il LM Control Engineer per le fasi di discesa ed allunaggio durante Apollo 14. Utilizzando la sua console era in grado di monitorare i progressi dell’equipaggio nella procedura di preparazione all’inizio della PDI (Powered Descent Ignition): a meno di quattro ore dall’ora prevista per l’allunaggio, con la coda dell’occhio, Dick notò un cambiamento sul pannello. Una delle oltre 100 spie presenti sulla sua console si era accesa ad indicare che un membro dell’equipaggio aveva premuto il pulsante di ABORT. Il controllore mantenne la calma e contattò la sua backroom1 per una conferma; conferma che arrivò subito: “Channel 30, Bit 1 is set.” Questo specifico bit nell’AGC era legato al pulsante di ABORT ed era utilizzato per far avviare all’AGC il Programma 70 (P70), il Descent Propulsion System Abort. Ovviamente sia Shepard che Mitchell confermarono di non aver assolutamente toccato il pulsante.

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Program Alarm 1202

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , on 6 dicembre 2009 by raghnor

Passando in rassegna tutti i documentari e film in cui viene drammatizzato l’allunaggio di Apollo 11, è indubbio che il momento di massima tensione è quello in cui viene descritta la serie di errori del computer che hanno caratterizzato la fase di discesa. Il senso di urgenza degli astronauti nel chiedere istruzioni, la frenesia dei controllori di volo a Terra di fronte a questo evento inaspettato … già, inaspettato … oppure no?!
La biografia di Gene Kranz e il bellissimo ‘Digital Apollo’ di David Mindell ci dicono qualcosa di diverso. E allora credo che la storia meriti di essere raccontata per come realmente si è svolta.

20 Luglio 1969, MET 102:38:26
Armstrong e Aldrin, a bordo del LM Eagle, hanno iniziato da alcuni minuti la fase PDI (Power Descent Initiate) con il LM orientato a faccia in giù, per poter monitorare i punti di riferimento sulla superficie dai finestrini. Proseguendo la manovra, ad un punto ben prestabilito, il LM ruota in modo da puntare il Landing Radar (LR) verso la superficie. Scopo dell’LR era quello di determinare altitudine e velocità del LM con una misura diretta da comparare poi con quella determinata dal computer sulla base delle misure inerziali. Era compito di Aldrin verificare che la discrepanza fosse entro un certo limite e accettare il valore del radar, di modo che l’AGC potesse incorporare questo nei suoi calcoli ed aggiornarsi. Appena Aldrin accetta, il Master Alarm suona e sul display del computer viene visualizzato l’allarme 1202.

Armstrong: “Program Alarm. It’s a 1202.”
Aldrin: “1202.”
Armstrong [rivolto al Controllo Missione]: “Give us a reading on the 1202”.

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Moon Machines – Documentari

Posted in Recensioni with tags , , , , , on 6 settembre 2009 by raghnor

Come forse avrete notato dalla frequenza dei post di recensione nelle ultime settimane, ho sfruttato le ferie per qualche buona lettura e visione 🙂

“In the 1960s an impossible dream came true. When human beings walked on another world. In all 24 Americans went to the Moon. But it took an unseen army of 400.000 engineers and technicians to make it possible. This is the story of the men and women that build the machines that took us to the Moon.”

“Negli anni 60 un sogno impossibile divenne realtà. Quando alcuni esseri umani camminarono su un altro mondo. In tutto 24 Americani sono stati sulla Luna. Ma c’è voluta un’armata nascosta di 400.000 ingegneri e tecnici per poterlo fare. Questa è la storia degli uomini e delle donne che hanno costruito le macchine cha ci hanno portato sulla Luna.”

La copertina del DVD

La copertina del DVD

Direi che questa introduzione (ripetuta ad ogni puntata) inquadra bene lo spirito dietro questa serie di 6 documentari di 45 minuti circa, prodotti da Discovery Channel e dedicati alle persone che hanno progettato e costruito le sei principali ‘macchine’ che hanno reso possibile il Progetto Apollo e alle loro storie. In dettaglio le puntate sono dedicate al Saturn V, al CSM, al LM, all’AGC (Apollo Guidance Computer), al Lunar Rover e alla tuta indossata dagli astronauti.

La serie ha tra i suoi realizzatori David Sington, il regista di In the Shadow of the Moon e devo dire che si vede! Lo stile è lo stesso: immagini di repertorio (molte inedite) provenienti dalla NASA e dalle società che hanno fisicamente realizzato le macchine, immagini a cui si alternano interviste dal vivo ad alcuni degli ingegneri che parceiparono all’epoca all’impresa. E qui l’influsso di Sington è evidente: le inquadraure, lo stile di ripresa delle interviste sono le stesse del film. L’effetto di coinvolgimento è quindi ottimo come il precedente. Completano il tutto un ottimo commento (in un inglese accademico e di facile comprensione), alcuni schemi e disegni originali e una discreta ma apprezzabile colonna sonora.

I 6 documentari sono stati raccolti in un DVD che purtroppo è disponibile solo per la Region 1 e in formato NTSC su Amazon US.

A pinpoint landing

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , on 3 dicembre 2008 by raghnor

Sebbene coronata da successo la missione Apollo 11 con il primo allunaggio completato, qualcosa non soddisfaceva completamente la NASA: l’allunaggio era avvenuto a 4 miglia di distanza dal luogo previsto e questo errore era stato causa di grossi grattacapi per Armstrong e Aldrin (nonchè di scene comiche al Controllo Missione mentre si cercava di capire dove effettivamente si trovasse Eagle , il LEM di Apollo 11).

Il problema principale per ottenere un pinpoint landing (un allunggio preciso sull’obiettivo predefinito) risiedeva nell’incapacità di valutare correttamente l’orbita del modulo lunare durante la fase di discesa sulla superficie a causa delle imprevedibili (e difficilmente modellizzabili) irregolarità del campo gravitazionale lunare.

Uno degli ingegneri specializzati nella navigazione, Emil Schiesser suggerì di sfruttare l’effetto Doppler: l’effetto per cui si determina un apparente cambiamento nella frequenza di un segnale caratterizzato da un andamento a forma d’onda allo spostarsi della sorgente del segnale stesso (il motivo per cui il suono della sirena di un treno sembra diventare più acuto a mano a mano che il treno si avvicina e sempre più greve all’allontanarsi dello stesso). Essendo il LEM in comunicazione radio con le stazioni di ricezione sulla Terra ed essendo il segnale radio per sua natura un segnale  a forma d’onda, era possibile sfruttare l’effetto Doppler per determinare esattamente la sua posizione. 

Restava da capire il sistema migliore di correggere il sistema di guida del LEM una volta determinata lo posizione e l’orbita in modo corretto col nuovo sistema: dopo aver scartato l’idea di far inserire agli astronauti durante una fase così delicata della missione le nuove coordinate (sarebbero occorse 7 operazioni di inserimento dati nel computer di bordo) un’altra idea semplice ed ingegnosa venne proposta.

Apollo12 and Surveyor

Apollo12 and Surveyor

Anziché aggiornare la posizione del LEM, bastava comunicare che il sito previsto per l’allunaggio era stato cambiato: per esempio se la posizione derminata indicava che il LEM sarebbe atterrato ‘corto’ di 800 metri, si aggiornava il sistema di navigazione indicando che il sito di allunaggio era stato spostato 800 metri avanti! In questo modo il sistema di navigazione ricalcolava il profilo della discesa.

Ancora una volta una soluzione semplice e brillante ad un problema complesso.

La soluzione fu sviluppata a tempo di record e utilizzata da Apollo 12 per poter atterrare a distanza di passeggiata spaziale dal Surveyor (una sonda automatica spedita sulla Luna circa due anni prima e di cui si volevano recuperare delle parti per studiare il deterioramento dei materiali dopo un periodo di tempo passato nell’ambiente spaziale).

E funzionò perfettamente come si vede nella foto qui riprodotta che ritrae Pete Conrad accando al Surveyor e il LEM sullo sfondo.

Quando chiesero a Neil Armstrong quale persona avesse spiccato per talento ed abilità nel progetto Apollo non ebbe dubbi a nominare Emil Schiesser “Voterei sempre per Emil!”