Archivio per Apollo 8

Splash!

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 21 luglio 2013 by raghnor

L’ammaraggio di Apollo 16

Questo era più o meno il rumore con cui si concludeva il volo del Command Module nelle missioni Apollo. Dopo un viaggio durato tra i 5 e i 13 giorni, e dopo aver portato uomini in posti che (sigh) non abbiamo più raggiunto da allora, un sostanzioso botto sulla superficie dell’oceano poneva fine alle fatiche del veicolo.

L’ammaraggio (splashdown) è ovviamente il metodo di atterraggio su una superficie d’acqua, usato da tutte le missioni spaziali americane prima dell’avvento dello Space Shuttle, che prevede di utilizzare un paracadute per rallentare la caduta di un veicolo.

Il CM era dotato di una serie di accorgimenti per gestire al meglio l’ammaraggio e favorire il successivo recupero di equipaggio e capsula.

Una luce stroboscopia lampeggiante dotata di una propria alimentazione si attivava 8 secondi dopo il dispiegamento dei paracadute principali. Era montata su un braccio lungo 30 cm che si estendeva automaticamente dal compartimento di prua del CM. L’accensione era invece controllata manualmente dall’equipaggio.

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I sistemi televisivi dell’Apollo (2)

Posted in Tecnologia with tags , , , on 29 settembre 2012 by raghnor

La telecamera RCA (B&N) di Apollo 7 e 8 (Foto NASM)

La RCA in Bianco e Nero
I prime due voli con equipaggio del programma Apollo (Apollo 7 e Apollo 8) vennero equipaggiati con la telecamera in bianco e nero realizzata dalla RCA. Occupava un volume di 1300 cm3, pesava 2.04 Kg, consumava 6.75 watt ed era alimentata a 28 V DC.

Per Apollo 7 venne equipaggiata con un obiettivo grandangolare in grado di coprire un angolo di 160°. Come già scritto la settimana scorsa si trattava di una telecamera slow-scan che garantiva riprese a 10 frame al secondo, frame costituiti da 320 righe. Un formato ben diverso da quello utilizzato per la trasmissione televisiva (PAL o NTSC che fosse) e dovuto alla limitazione delle banda disponibile per le riprese televisive all’interno del segnale Unified S-band usa o nel canale di downlink (ovvero il flusso di dati verso le stazioni a terra).

A terra serviva un meccanismo di conversione: verso la metà del 1968 erano solo due le stazioni in possesso dei primi prototipi dell’RCA Slow-Scan Converters, in grado di generare un output nel formato NTFS (30 frame al secondo di 525 linee). Erano le stazioni MSFN di Corpus Christi, Texas (TEX) e Merritt Island, Florida (MIL). Questo, unito al fatto che Apollo 7 era una missione in orbita terrestre, fece si che le trasmissioni, 7 in tutto, furono limitate a pochi minuti (quando la capsula passava sopra le due stazioni).

Per evitare interferenze col lavoro dell’equipaggio, la telecamera vene posta su un supporto che permetteva di vedere solo la zona della cabina del CM occupata dai sedili centrale e sinistro. Lo scopo delle trasmissioni era quello i permettere ai colleghi del Mission Control, e al pubblico della tv, di vedere come si viveva in assenza di peso nello spazio ristretto della capsula.

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Gli Uomini – Bill Anders

Posted in Biografie with tags on 9 settembre 2012 by raghnor

Bill Anders – Ritratto Ufficiale

Nome Completo: William Alison Anders

Nato il: 17 ottobre 1933 a Hong Kong

Ruolo nel Progetto: Astronauta (NASA Group 3 – “The Fourteen”)

Missioni: Apollo 8

Onorificienze Ricevute: Distinguished Service Medals della US Air Force, NASA e della Nuclear Regulatory Commission; Air Force Commendation Medal; National Geographic Society’s Hubbard Medal per l’esplorazione; Collier, Harmon, Goddard and White Trophies; American Astronautical Society’s Flight Achievement Award. Ha ricevuto anche alcune lauree honoris causa.

Nato a Hong Kong nel 1933, Bill è figlio di Muriel e Arthur “Tex” Anders. Tex era un militare americano di stanza sulla USS Panay, una nave in pattuglia sul fiume Yangtze (in Cina). Durante l’attacco giapponese del 1937 a Nanchino, Bill e la madre dovettero lasciare il paese. Il padre si distinse durante quell’azione tanto da meritare la Navy Cross. Con un simile modello, Bill crebbe con un forte spirito patriottico, determinato a servire il suo paese e a lasciare un segno.

Anders frequentò la scuola d’obbligo a Denver in Colorado. A partire dal 1951 studiò presso l’accademia della marina militare americana, la United States Naval Academy ad Annapolis nel Maryland. Nel 1952 Bill incontrò Valerie Hoard: l’attrazione tra loro fu immediata e Anders realizzò di aver trovato la donan con cui condividere la sua vita. Quando un giovane generale visitò Annapolis e parlò delle megliori possibilità di carriere nell’Aereonautica, Anders decise di seguire il consiglio. Dopo essersi laureato nel 1955, Bill venne accettato nella Air Force. Il suo primo assegnamento fu come pilota di caccia in uno squadrone dell’Air Defense Command addestrato a volare in ogni condizione metereologica: in questo rulo partecipò ad alcune azioni di intercettazione di bombardieri sovietici.

La dedizione di Bill era totale, come Valerie ebbe modo di scoprire nel 1957. Bill fu raggiunto dalla notizia della nascita del figlio mentre era in volo per una esercitazione sulla manovre di intercettazione (all’epoca si trovava alla Hamilton Air Force Bas, San Francisco). Diede un’occhiata al livello del carburante e rispose al controllore che lo aveva informato: “Possono aspettare. Ho ancora i serbatoi mezzi pieni.” Dopo l’atterraggio si precipitò da sua moglie e dal neonato.

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Il Pogo del Saturn V

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , , , , on 12 giugno 2011 by raghnor

Il Lancio di Apollo 4

In tre precedenti occasione, nei post dedicati ad Apollo 6, Apollo 13 e alle fasi del lancio di un Saturn V, mi sono marginalmente occupato del problema del Pogo. In questo post proverò ad approfondire l’argomento e a raccontare come questo problema venne affrontato nel Programma Apollo.

Nei razzi a propellente liquido, delle pompe spingono i due componenti della miscela (carburante ed ossidante) nella camera di combustione dei motori tramite una serie di tubature. Inevitabilmente i serbatoi, le tubature e i motori vibrano durante il lancio. Queste vibrazioni causano delle oscillazioni nel flusso di carburante; a sua volta queste causano delle oscillazioni nella spinta generata dal motore. Questa oscillazione nella spinta può a sua volta indurre ulteriori vibrazioni nella struttura del razzo, che vanno ad aumentare le oscillazioni nel flusso dei propellenti e così via in una circolo vizioso che porta ad una instabilità dell’intero sistema e ad oscillazioni longitudinali che possono diventare estreme fino a portare alla distruzione del razzo.

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Le macchine fotografiche del Programma Apollo

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , on 27 febbraio 2011 by raghnor

La Hasselblad 500EL
(dal sito ufficiale)

Se chiedessimo a qualunque appassionato del Programma Apollo quale macchina fotografica venne utilizzata nelle varie missioni, credo che ben pochi non saprebbero citare il marchio svedese Hasselblad (a quanto pare alla NASA i prodotti europei erano molto gettonati).

Dal Dicembre del 1968 al Dicembre del 1972, 27 astronauti viaggiarono fino alla Luna, 12 di essi passeggiarono sulla superficie del nostro satellite. Tra i tesori donati dalle missioni Apollo a tutti noi, oltre ai campioni di rocce, possiamo sicuramente contare le innumerevoli immagini che gli astronauti scattarono e che oggi sono fondamentali per permetterci di rivivere l’esperienza di quei viaggiatori: oltre 20000 foto, di cui 6500 sulla superficie lunare, sia a colori che in bianco & nero.

Un pò di storia (poca, lo prometto)
John Glen divenne il primo americano ad orbitare attorno alla Terra e lo fece portando con se una macchina fotografica Ansco Autoset da 35mm, fabbricata dalla Minolta, acquistata presso un normale negozio e frettolosamente modificata per permetterne l’uso con indosso la tuta pressurizzata. C’era più di una persona preoccupata dal fatto di prendere immagini di altre nazioni: eravamo ai tempi della Guerra Fredda e queste riprese sarebbero anche potute passare per un atto ostile. Le immagini si rivelarono bellissime e nessuno protestò. Negli ultimi due voli del Programma Mercury (nel 1962 e 1963) vennero utilizzate due fotocamere di formato medio Hassleblad 550C, non modificate.

Le Hassleblad vennero utilizzate per tutte le successive missioni Gemini nel 1965 e 1966. Queste macchine univano ad una meccanica eccellente ed alla qualità delle ottiche Zeiss, una grande facilità d’uso e la pellicola posta all’interno di caricatori rimovibili che potevano essere facilmente scambiati anche nel mezzo dell’utilizzo. Una delle missioni Gemini, la storica Gemini 4, vide la presenza a bordo di un secondo modello di macchina fotografica, una Zeiss Contarex 35mm: era montata sulla pistola a gas utilizzata da Ed White nel corso della prima EVA americana.

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La Launch Umbilical Tower

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , , on 16 gennaio 2011 by raghnor

LUT-1 & Apollo 11

La Launch Umbilical Tower (LUT) era una parte fondamentale del sistema di assemblaggio e lancio del Saturn V. Ha rappresentato un cambiamento notevole rispetto alle precedenti torri di lancio del programma spaziale americano. In occasione delle missioni Mercury e Gemini infatti l’assemblaggio del razzo avveniva direttamente al launch pad e la torre era parte integrante del pad stesso. Per l’Apollo invece l’assemblaggio avveniva all’interno del VAB: il razzo veniva posto ed assicurato sopra la MLP (Mobile Launch Platform), di cui la LUT era parte integrante; il tutto veniva poi trasportato al pad tramite i crawler.

La LUT permetteva l’accesso alle parti più importanti del razzo durante le attività di manutenzione precedenti al lancio. Era alta 137 metri, dipinta di un rosso brillante, era dotata di 18 piattaforme, servite da due ascensori ad alta velocità ed ad essa erano collegate 9 braccia mobili (Service Arms) che si connettevano al Saturn V. Le prime due piattaforme erano a distanza di 10 mt (30 ft) l’una dall’altra, le successive a 6 mt (20 ft). Si faceva riferimento ad ogni piattaforma usando la sua altezza, ‘level 30’, ‘level 220’, etc. Attraverso le Service Arms passavano le condutture per il riempimento dei serbatoi dei vari stadi e le connessioni elettriche. Il braccio più alto terminava nella White Room, la piccola camera sospesa che dava accesso al portello di ingresso del Command Module. Questo era il regno del compianto Guenter Wendt. In cima alla LUT si trovava una gru in grado di ruotare a 360 gradi e capace di spostare pesi fino a 25 tonnellate.
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Le Tracking Station (3) – Fresnedillas

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 5 settembre 2010 by raghnor

La Madrid Apollo Station (codice di identificazione MAD) è l’ultima delle tre stazioni di cui mi occupo in questa serie di post, munita di antenna da 26 metri e costruita per il Progetto Apollo. Si trova nella località di Fresnedillas.

Una panoramica della stazione di Fresnedillas

Come a Honeysuckle e Goldstone, anche qui esisteva una stazione secondaria – in questo caso una sezione della vicina stazione DSN di Robledo de Chavela (attualmente ancora in funzione e nota come Madrid Deep Space Communicatios Complex), modificata per supportare la trasmissione USB usata per l’Apollo. Robledo de Chavela si trova a 56 Km da Madrid e a 8Km a sud-ovest di Fresnedillas.

Nel 1953, la Spagna firmò un accordo col governo americano per consentire la costruzione di basi per l’esercito statunitense nel paese, accordo che includeva anche la realizzazione di strutture di supporto per i satelliti. Nei primi anni 60, la NASA iniziò a costruire la tracking station di Maspalomas, alle Isole Canarie, utilizzata per le missioni Mercury e Gemini).

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