Archivio per SIM bay

Le ultime ore

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , , on 15 settembre 2013 by raghnor

La Terra vista da Apollo 11
sulla strada del ritorno

Il viaggio di ritorno verso la Terra iniziava con la TEI (Trans Earth Injection) e nei giorni successivi gli astronauti godevano di una relativa tranquillità rispetto all’adrenalina del viaggio di andata e dell’attività in orbita e sulla superficie lunare. Con l’eccezione nelle missioni di Tipo J, in cui si effettuava la EVA per recuperare i dati dalla SIM Bay, ci si occupava della manutenzione ordinaria dei sistemi del CSM, si effettuavano alcuni esperimenti (alcuni anche non autorizzati) e si aveva del tempo per le trasmissioni televisive e per riflettere.

Tutto questo cambiava nelle ultime ore della missione, quando ormai ci si trovava in prossimità della Terra e bisognava cominciare ad occuparsi dei preparativi per il rientro in atmosfera e l’ammaraggio finale. In questo post e nel prossimo vedremo le principali attività degli astronauti.

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Le Missioni: Apollo 17

Posted in Missions with tags , , , , , on 7 dicembre 2012 by raghnor

Dopo un altro lungo periodo di tempo mi ritrovo a dedicare un post extra al quarentennale di una missione. Con Apollo 17 si concludono le missioni di esplorazione lunare, questa è l’ultima delle missioni di Tipo J e anche in questo caso, come nelle precedenti due missioni, vengono infranti diversi record di permanenza sul nostro satellite e viene raccolta una mole di dati impressionante per gli scienziati. Peccato che ormai siamo giunti all’epilogo di questo entusiasmante capitolo dell’avventura dell’uomo nello spazio.

L’equipaggio di Apollo 17

Data: 7 Dicembre 1972 12:33:00 a.m. EDT
Launch Pad: 39A KSC
Equipaggio: Eugene Cernan (CDR), Ronald Evans (CMP), Harrison Schmitt (LMP)
Highlights: la missione lunare di maggiore durata; la missione con la più lunga permanenza sulla superficie lunare; la missione che ha riportato il maggior quantitativo di campioni; la missione con la più lunga permanenza in orbita lunare; primo lancio in notturna di un Saturn V

Apollo 17 è stata l’undicesima e ultima missione con equipaggio del Programma Apollo. E’ stata la sesta e ultima missione ad allunare sul nostro satellite, il primo lancio in notturna di un volo con equipaggio e l’ultimo lancio con equipaggio di un Saturn V. A tutt’oggi Apollo 17 rimane l’ultima missione che ha portato degli uomini oltre l’orbita terrestre.

La decisione di allunare nella valle di Taurus-Littrow è stata presa in linea con l’obiettivo principale di Apollo 17: raccogliere campioni dagli altopiani lunari più vecchi dell’impatto che ha formato il Mare Imbrium e investigare l’esistenza di possibile attività vulcanica recente nella zona. Taurus-Littrow è stata scelta nonostante la sua somiglianza con l’area esplorata da Apollo 15 (un’area di altopiano ai bordi di un mare) perché sembrava offrire maggiori opportunità di successo alla ricerca.

Come nel caso dei precedenti allunaggi, gli astronauti di Apollo 17 seguirono un esteso programma di allenamento che comprendeva l’utilizzo e la conoscenza delle capsule, del LRV e della tuta spaziale, la geologia, un corso di sopravvivenza e l’addestramento sull’ammaraggio e il successivo recupero in mare.

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Le Missioni: Apollo 16

Posted in Missions with tags , , , , , , on 16 aprile 2012 by raghnor

Altro lungo periodo di attesa ed altro quarantennale. Ricorrenza che cade a pochi giorni dalla conferenza di Duke a Varese. Con Apollo 16, proseguono le missioni di Tipo J ad alto contenuto scientifico contraddistinte da nuovi record di permanenza sul nostro satellite e da sempre più rilevanti risultati.

L’equipaggio di Apollo 16

Data: 16 Aprile 1972 12:54:00 p.m. EDT
Launch Pad: 39A KSC
Equipaggio: John W. Young (CDR), Thomas K. Mattingly II (CMP), Charles M. Duke, Jr. (LMP)
Highlights: Prima missione ad allunare sulle montagne lunari; 71 ore di permanenza sulla superficie lunare; completate 3 EVA per un totale di 20 ore e 14 minuti; 26 Km percorsi con il LRV; 95.8 Kg di campioni raccolti; 126 ore trascorse in orbita lunare

Mission Patch

Apollo 16 è stata la decima missione con equipaggio del Programma Apollo, la quinta e penultima missione lunare e la prima ad allunare sulle montagne lunari (le precedenti erano tutte allunate sui Mari). Il lancio avvenne alle 12:54 pm EST del 16 Aprile 1972 e la durata dell’intera missione fu di 11 giorni, un’ora e 51 minuti.

La decisione sulla destinazione di Apollo 16 fu presa per permettere di ottenere campioni dalle formazioni Descartes e Cayley. I geologi prima della missione pensavano che entrambe queste formazioni fossero di origine vulcanica (i campioni riportati dimostreranno che questa teoria era sbagliata). Con l’aiuto di fotografie ottenute da Apollo 14 venne determinato che il sito permetteva un allunaggio sicuro e venne scelto un punto tra due crateri relativamente ‘giovani’, il North e il South Ray: entrambi penetravano all’interno della regolite, lasciando esposto il letto di roccia sottostante per il campionamento.

Apollo 16 venne lanciato con un ritardo di un mese rispetto alla data prevista a causa di un problema tecnico (per la prima volta nel corso del programma). Nel Gennaio 1972, un serbatoio del Command Module venne accidentalmente danneggiato durante un test di routine. L’intero razzo venne riportato all’interno del VAB, il serbatoio venne sostituito e il razzo venne ritrasformato al Pad 39A per il lancio.

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Il PFS (Particle and Fields Satellite)

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , , , , on 22 maggio 2011 by raghnor

Il PFS-1 (Apollo 15)

In un precedente post mi ero occupato degli esperimenti compiuti durante la permanenza in orbita lunare con l’apparecchiatura installata sul CSM. Tra gli strumenti contenuti nella SIM bay delle missioni Apollo 15 e Apollo 16, hanno trovato posto anche due piccoli satelliti, solitamente menzionati come ‘subsatellite’ nella documentazione NASA e il cui nome tecnico era PFS (Particle & Fields Satellite).

I PFS avevano la forma di un cilindro esagonale lungo 78 cm con una diagonale (da uno spigolo a quello opposto) di 36 cm, per un peso di 36.3 Kg. Ad una delle estremità si trovavano 3 braccia estensibili lunghe 1.5 m. Uno di essi terminava in un magnetometro, mentre gli altri due terminavano con una massa inerte (per bilanciare il satellite). Un corto cilindro si trovava all’altra estremità e serviva, insieme ad un meccanismo a molla nell’alloggiamento nella SIM bay, per rilasciare il satellite ed imprimergli una rotazione. Un attenuatore di oscillazioni all’interno del satellite provvedeva allo smorzamento dei movimenti precessioni e di nutazione eventualmente impressi durante il rilascio. Sullo stesso lato del cilindro si estendeva una antenna in Banda S per la comunicazione, capace di trasmettere 128 bit/s verso la Terra. I sei lati del satellite erano rivestiti di pannelli solari per fornire circa 24 W di energia durante l’esposizione diretta al sole e 14 W in media durante una singola orbita. Il sistema di alimentazione comprendeva anche 11 batterie all’argento-cadmio. Una memoria a nuclei magnetici (come quella in uso nell’AGC) poteva archiviare 49.152 bit nel periodo in cui le comunicazioni con la Terra non erano possibili. Due telescopi rilevatori di particelle (Solid State Particle Telescope) erano installati ad una delle estremità e 4 analizzatori di particelle erano disposti lungo i pannelli laterali. I PFS non erano dotati di nessun sistema di propulsione.

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Le EVA di ritorno dalla Luna

Posted in Storia with tags , , , , , , , on 26 settembre 2010 by raghnor

Ron Evans (Apollo 17)

Dei miliardi di persone che hanno popolato la Terra, solo 24 hanno viaggiato fino all’orbita lunare; di essi solo 12 hanno posato piede sul nostro satellite; ma solo 3 possono vantarsi di essersi sgranchiti le gambe con una passeggiata nello spazio profondo tra la Luna e la Terra.

Sono i CMP di Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17 (le missioni di tipo J); rispettivamente Al Worder, Ken Mattingly e Ron Evans.

Il giorno dopo la TEI (Trans Earth Injection) era tempo per il CMP delle missioni J di effettuare una EVA (Extraveicular Activity). Le foto scattate dalle macchine fotografiche della SIM bay si trovavano in lunghi rullini all’interno di contenitori circolari che andavano recuperati, poichè il SM sarebbe stato sganciato dopo pochi giorni e si sarebbe disintegrato rientrando in atmosfera.

Vista tutta l’esperienza accumulata nel corso del Progetto Gemini, durante le missioni Apollo venne speso poco tempo nelle EVA intese come attività extraveicolari in cui un astronauta usciva attraverso il portello di un capsula nello spazio (quindi in totale assenza di peso). In pratica solo per le tre EVA in esame più quella nel corso di Apollo 9, missione in orbita terrestre. Il resto del tempo speso in EVA nel Progetto Apollo furono le passeggiate lunari in presenza della gravità lunare.

Nel corso delle missioni da Apollo 10 ad Apollo 14 nessun astronauta effettuò EVA in assenza di gravità; ma durante la preparazione ci si allenava comunque nell’eventualità di doversi trasferire tra CM ed LM proprio con una passeggiata spaziale da portello a portello (in caso di problemi al meccanismo di docking).

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Scienza dall’orbita lunare

Posted in Scienza, Tecnologia with tags , , , on 23 maggio 2010 by raghnor

La SIM bay di Apollo 15

Quando ancora si stava lavorando alla riuscita di Apollo 11, i dirigenti della NASA erano già alle prese con le prime richieste di tagli alle spese del programma spaziale. Divenne rapidamente chiaro che ci sarebbe stata una riduzione nel numero delle missioni, sebbene il materiale necessario (i razzi Saturn V, i CSM, i LM …) fosse già in corso di realizzazione. Venne infatti annunciato prima il taglio di Apollo 20 e successivamente di Apollo 18 e 19. A causa di questo e nel contempo grazie al successo delle prime missioni lunare (vabbè sorvoliamo su Apollo 13 🙂 ), venne deciso che le ultime tre missioni sarebbero state missioni di Tipo J (sulla base della sequenza elaborata anni prima): missioni ad alto contenuto scientifico con estese attività extra-veicolari e un notevole numero di esperimenti ed equipaggiamento, tutto questo ai fini di massimizzare il ritorno scientifico del programma.

Per poter effettuare missioni con questo profilo vennero realizzate alcune migliorie. Le più importanti furono:

  • la realizzazione un veicolo lunare, il Lunar Rover; una sorta di fuoristrada ridotto ai minimi termini per permettere una mobilità sulla superficie ben superiore a quella ottenibile facendo affidamento alle sole gambe degli astronauti e capace di trasportare un maggior numero di strumenti e campioni di roccia
  • l’estensione della capacità del modulo lunare, per permettere la permanenza sulla superficie lunare per almeno 3 giorni
  • l’estensione della capacità dei PLSS (gli zaini per il supporto vitale per gli astronauti) in modo da permettere EVA di lunga durata (il record fu di 7 ore 36 minuti e 56 secondi, EVA-2 di Apollo 17)
  • l’aggiunta in uno dei settori non utilizzati del SM di una SIM bay (Scientific Instrument Module), riempita con una serie di strumenti per permettere l’esecuzione di un programma di esperimenti dall’orbita molto più ampio di quello che il solo CMP fu in grado di eseguire nelle precedenti missioni

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