Archivio per LOR

Come ci arriviamo sulla Luna? – Parte 3

Posted in Storia with tags , on 1 marzo 2009 by raghnor

Il 15 Novembre 1961, Houbolt inviò una seconda lettera (di nove pagine) a Seamans. Ancora una volta saltando i canali ufficiali. “Somewhat as a voice in the wilderness,” “Come una voce nel deserto”, inziava la lettera, “vorrei comunicarle alcune riflessioni che mi hanno fatto preoccupare profondamente negli ultimi mesi.” La lettera prosegiva poi con una serie di domande alquanto retoriche: “Vogliamo andare sulla Luna o no? E se si, perchè restringiamo le nostre valutazioni solo ad alcune possibilità?” “Sono consapevole che questo non è il modo ortodosso di contattarla,” prosegue Houbolt, “ma il problema è di tale importanza per noi tutti che metodi inusuali credo siano giustificati.”

La conferenza stanpa di presentazione del LOR

La conferenza stanpa di presentazione del LOR

La risposta di Seamans arrivò dopo due settimane. Seamans era d’accordo sul fatto che “sarebbe estremamente nocivo per la nostra organizzazionee per il paese se il nostro gruppo fosse troppo limitato da linee guida restrittive.” Assicurava Houbolt che in futuro la NASA avrebbe prestato maggiore attenzione al LOR. Una persona chiave nel diverso atteggiamento seguito dalla NASA fu sicuramente Joe Shea (all’epoca Apollo Program Manager). Shea ebbe occasione di incontrare privatamente Houbolt durante una sua visita a Langley e di convincersi della bontà del LOR. Nel corso della stessa visita, Houbolt tenne un ennesimo incontro sul LOR con Shea e i leader dell’STG; al termine di questo incontro, Shea commentò positivamente il LOR, si voltò verso Gilruth e gli altri membri del l’STG aspettandosi la solita pletora di commenti negativi. La risposta fu in realtà di moderato apprezzamento, segno, secondo Shea, che “avevano iniziato a pensare in maggior dettaglio al LOR e stavano iniziando a considerarlo una buona idea.”

Shea ritornò a Washington convinto che il LOR fosse una opzione attuabile per il Progetto Apollo. Il 2 e 3 Aprile, Shea presentò il LOR come possibile metodo per le missioni Apollo in una riunione al quartier generale della NASA di fronte ai vertici dell’organizzazione e ai direttori dei vari centri.

Nei mesi successive alla seconda lettera di Houbolt a Seamans, la NASA prese finalmente in seria considerazione il LOR per cui tanto aveva lottato Houbolt. Il primo gruppo a sostenere pienamente il LOR fu proprio lo Space Task Group di Gilruth: quando l’esame del LOR da parte degli ingegneri dell’STG si fece più approfondito, anche loro non poterono non accorgersi nella bontà dell’approccio a stadi del LOR. 

Ora che lo STG era orientato verso il LOR, restava solo da convincere il gruppo al Marshall Space Flight Center di Huntsville, il regno di Wernher Von Braun e il bastione a difesa dell’Earth Orbit Rendezvous. Ma Von Braun sorprese il suo stesso gruppo. Durante la primavera del 1962, Von Braun decise di supportare il LOR, con uno spiazzante annuncio il 7 Giugno 1962 alla fine di una giornata di lavori presentata da Shea:

“Qui al Marshall Space Flight Center ammettiamo che al primo impatto con il Lunar Orbit Rendezvous eravamo un po‘ scettici …”

Von Braun, persuasivo e carismatico come al solito, procedette in una lunga esposizione sul “perchè non raccomandiamo” la Direct Ascent e l’Earth Orbit Rendezvous e “perchèraccomandiamo il Lunar Orbit Rendezvous.”

La decisione sul LOR vene finalizzata nelle settimane successive, quando i due potenti gruppi (STG e Marshall) persuasero le alte sfere della NASA, in particolare l’Amministratore James Webb che il LOR era l’unico modo di raggiungere la Luna entro il 1969. Il 22 Giugno 1962 il NASA Manned Space Flight Management Council annunciò il suo supporto al LOR. L’11 Luglio 1962 la NASA annunciò ufficialmente di aver selezionato la modalita’ per il Progetto Apollo. Fu Webb ad annunciarlo, nonostante il Consigliere per la scienza del Presidente Kennedy, Dr. Jerome Wiesner, rimaneva assolutamente contrario al LOR.

Il Certificato della NASA

Il Certificato della NASA

Alle 4:17pm EST del 20 Luglio 1969, John Houbolt (all’epoca un consulente senior per la Aeronautical Research Associates di Princeton) sedeva come uno degli invitati di prestigio nella Viewing Room del Mission Control al Manned Spacecraft Center di Houston. Aveva appena ascoltato, come molti altri nel mondo, le parole di Neil Armstrong: “Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed.”

Se ricerchiamo una ulteriore conferma dell’importanza del ruolo di Houbolt nella storia del Progetto Apollo, la possiamo trovare in quel preciso momento quando, nei momenti festosi subito dopo il primo allunaggio, Wernher von Braun si girò per cercare Houbolt, gli fece il segno dell’OK e gli disse “John, it worked beutifully” (“John, ha funzionato a meraviglia”). Houbolt rimase senza parole, forse per la prima volta dall’inizio della sua crociata.

Se volete approfondire l’argomento ed affrontare un testo in inglese, vi consiglio “Enchanted Rendezvous – John C. Houbolt and the genesis of the Lunar-Orbit Rendezvous”, liberamente accessibile sul sito di NASA History.

Come ci arriviamo sulla Luna? – Parte 2

Posted in Storia with tags , on 22 febbraio 2009 by raghnor

La settimana scorsa ho descritto i metodi da utilizzare per una missione lunare che la NASA studiò più approfonditamente. Alla fine venne scelto il metodo che all’inizio era considerato poco più di un outside: il Lunar Orbit Rendezvous o LOR.

Houbolt mentre spiega il LOR

Houbolt mentre spiega il LOR

Se questo metodo e’ stato scelto molto del merito va a John C. Houbolt.

Houbolt faceva parte della Dynamic Load Division del Langley Research Center in Virginia e a partire dall’inizio del 1959 venne assegnato ad un gruppo di lavoro col compito di studiare il problema dell’esplorazione lunare. Houbolt iniziò subito a mostrare interesse nelle tecniche richieste per effettuare rendezvous ed entrò a far parte di un sotto gruppo incaricato di lavorare su questo argomento e ad una della prime riunioni insistette affinchè il gruppo “fosse autorizzato a studiare il rendezvous nei termini piu’ ampi, perchè questa tecnica potrebbe giocare un ruolo importante in praticamente qualsiasi missione spaziale avanzata la NASA potrebbedecidere di affrontare.”

Risulta evidente dei documenti ufficiali che gia’ all’inizio del 1960 Houbolt aveva elaborato i requisiti generali di un “dispositivo di allunaggio morbido” da utilizzare in una missione lunare effettuata con il LOR. I suoi calcoli all’epoca erano “back-of-the-envelope” ovvero molto approssimativi ma comunque sufficienti a convincere Houbolt che il LOR era l’unica modalita’ che avrebbe permesso alla NASA di avere successo nella missione assegnatagli dal Presidente Kennedy.

La prima occasione di Houbolt di ‘convertire’ il top management della NASA al LOR fu a settembre del 1960, quando Robert C. Seamans Jr., Amministratore Associato della NASA, visito’ Langley. Qui incontrò Houbolt, il quale colse l’opportunità di discutere in privato dei vantaggi del LOR. Seamans si mostrò interessato e invitò Houbolt a tenere una presentazione per il suo staff a Washington.

Houbolt presentò il LOR in altre occasioni, a Novembre 1960 allo U.S. Air Force Scientific Advisory Board (Pentagono) e il 10 Dicembre per i membri dello Space Task Group (STG): Paul Purser, Robert Piland, Owen Maynard, Caldwell Johnson, James Chamberlin e Max Faget. In entrambe le occasioni parlò in generale dello opzioni offerte dallo sviluppo delle tecniche di rendezvous.

Max Faget

Max Faget

Il 14 Dicembre, Houbolt si prensentò al quartier generale della NASA, insieme ad altri colleghi di Langley, per l’incontro richiesto da Seamans; erano presenti tra gli altri anche Wernher Von Braun e di nuovo i vertici del’STG. Dopo 15 minuti di analisi Houbolt concluse quantificando il fattore di riduzione del peso da lanciare in caso di missione con LOR da 2 a 2.5 volte. La reazione fu sorprendente: Max Faget si alzò di scatto e accusò Houbolt, “Questo tizio mente, non sa di cosa sta parlando”. Un’accusa forte persino in un meeting tecnico a Langley, ma qui di fronte al management della NASA, ai colleghi e ai supervisori di Houbolt, era qualcosa di brutale. Houbolt cercò mantenere la calma, invitando Faget a “gettare un occhio ai dati prima di formulare certe accuse.”  Un duro colpo, ma Houbolt proseguì per la sua strada.

Il 5 gennaio 1961 Houbolt tenne un’altra delle sue molteplici presentazioni sul LOR nel corso dello Space Exploration Program Council al quartier generale della NASA a Washington: il primo incontro dei vertici della NASA per discutere di missioni lunari. Da questo incontro uscirono i due principali metodi candidati: Direct Ascent ed EOR.

Sei giorni prima dello storico annuncio di Kennedy (25 maggio 1961), Houbolt si prese la libertà di saltare diversi livelli dell’organizzazione per spedire “a hurried non-edited and limited note” (“una breve nota scritta in fretta”) di tre pagine a Seaman al quartier generale della NASA per promuovere il LOR.

Non è chiaro quale sia stato il ruolo di questa lettera nell’organizazzione del Lundin Committee, voluto da Seamans e che ad insaputa di Houbolt stava iniziando l’attività: il suo ruolo era di studiare, senza pregiudizi, le modalità alternative (a quelle già esplorate) per raggiungere la Luna, principalmente quelle che comprendevano “missioni che utilizzano rendezvous” e “veicoli alternativi a Nova [il super razzo per il Direct Ascent]“. Fin dal primo incontro questa idea sembrava già compromessa. Abe Silverstein, direttore dell’Office of Space Flight Programs (quartier generale NASA), si presentò alla riunione per per parlare ai membri del comitato:

Well, look fellas, I want you to understand something. I’ve been right most of my life about things, and if you guys are going to talk about rendezvous, any kind of rendezvous, as a way of going to the Moon, forget it. I’ve heard all those schemes and I don’t want to hear any more of them, because we’re not going to the Moon using any of those schemes.

Ragazzi, vorrei che capiste una cosa. Nella mia vita non mi sono mai sbagliato su certe cose e se voi ragazzi intendete parlare di rendezvous, qualsiasi tipo di rendezvous, per andare sulla Luna, scordatevelo. Ho ascoltato tutte le proposte e non ne voglio sentire piú parlare, perchè noi non andremo sulla Luna con uno di questi schemi.

Il comitato ignorò la dichiarazione di Silverstein e considerò invece un ampio raggio di differenti schemi di missione basati sul rendezvous. Nella ‘classifica finale’ stilata dal comitato il LOR finì terzo, ben distanziato dai primi due (due chemi basati sull’EOR) e sull stesso livello di un eccentrico schema di rendezvous sulla superficie lunare.

Nell’agosto 1961, Houbolt si incontrò con un altro comitato, il Golovin Committee. Questo comitato avrebbe dovuto interessarsi esclusivamente dei sistemi di lancio (come il Nova); ciononstante, tre membri del comitato proveniente dal quartier generale della NASA chiesero che venisse preso in cosiderazione anche il LOR nel loro lavoro sui sistemi di lancio in relazione alla pianificazione delle missioni lunari. Il comitato assegnò lo studio dell’EOR al Marshall Space Flight Center, il Lunar-surface rendezvous a  Jet Propulsion Laboratory, il LOR a Langley e il Direct Ascent al NASA Office of Launch Vehicle Programs.

Questo lavoro di confronto e valutazione di diverse modalità per le missioni lunari, incluso il LOR, costituì un punto di svolta critico nella storia che stiamo raccontando e che ha portato tramite un intricato percorso anche burocratico alla selezione della modalità delle missioni Apollo. Il comitato Golovin non concluse la sua attività pronunciandosi in favore del LOR; la raccomandazione finale fu per uno schema ibrido basato su entrambi gli schedi di rendezvous, EOR e LOR.

Continua …

Come ci arriviamo sulla Luna? – Parte 1

Posted in Storia, Tecnologia with tags , , on 15 febbraio 2009 by raghnor

Dopo l’annuncio da parte di Kennedy (nel famoso discorso al Congresso del 25 Maggio 1961) che l’obiettivo del programma spaziale americano sarebbe stato quello di portare un uomo a passeggiare sulla superficie lunare entro al fine del decennio, la NASA discusse nel corso del biennio 1961/62 COME raggiungere questo obiettivo.

Inizialmente vennero ideati svariati metodi, alcuni veramente assurdi (una delle proposte prevedeva di portare sulla Luna il prima possibile un astronauta con adeguate scorte e lasciarlo li in attesa di trovare il metodo migliore per recuperarlo!!!). Alla fine la NASA scelse di concentrare i suoi sforzi su 2 proposte:

Direct Ascent - Un ipotetica capsula

Direct Ascent - Un ipotetica capsula

  • Direct Ascent: Inizialmente il Direct Ascent incontrava il favore di molti: era un sistema quasi brutale nella sua semplicità. Richiedeva la costruzione di un enorme razzo (il progetto esisteva ed il suo nome era Nova; avrebbe fatto sembrare un piccoletto il Saturn V), un razzo in grado di decollare e puntare direttamente alla Luna portando una capsula Apollo concepita per viaggiare fino alla Luna e ritornare, per allunare e poi ripartire dalla superficie lunare e infine sfruttare lo scudo ablativo per rientrare in atmosfera. Inizialmente venne sottovalutata la complessità di realizzare il razzo Nova e la possibilità di progettare una capsula che fosse adatta a compiere tutte le manovre richieste. Questo era il metodo preferito dallo Space Task Group (parte importante del Manned Spacecraft Center a Houston), il piccolo gruppo responsabile della progettazione della capsula Mercury, diretto da Robert Gilruth e che poteva vantare progettisti come Max Faget e Owen Maynard (considerati dei veri geni all’epoca)
L'evoluzione della Capsula Apollo

L'evoluzione della Capsula Apollo

  • Earth Orbit Rendezvous (EOR): L’EOR prevedeva di utilizzare piu’ lanci (2-3) del razzo Saturn (nella sua più grossa ‘taglia’, il Saturn V) per portare in orbita parti della capsula Apollo che avrebbero poi dovuto incontrarsi (rendezvous) ed agganciarsi (docking) in orbita terrestre prima di lanciarsi verso la Luna (da qui in poi il piano era sostanzialmente quello previsto per il Direct Ascend).  E’ importante notare che, nel momento in cui si discuteva la modalità del viaggio verso la Luna, gli USA avevano a malapena lanciato alcune della capsule Mercury (alcune solo in volo suborbitale) e nessuno (nemmeno i russi) era ancora riuscito a realizzare il rendezvous e il docking di due capsule. Esistevano addirittura dei dubbi sulla fattibilitá delle due manovre. Lo sponsor principale di questo approccio era Wernher Von Braun con il suo gruppo del Marshall Space Flight (Alabama)

Una terza opzione lottava nel contempo per ottenere visibilità: era il metodo denominato Lunar Orbit Rendezvous (LOR), che aveva solo un piccolo gruppo di estimatori al Langley Research Center (Hampton, Virginia). Il suo più acceso sostenitore e promotore fu inzialmente John C. Houbolt.

Un vecchio schema comparativo

Un vecchio schema

Il LOR sembrava ancora più fantascientifico: prevedeva di suddividere le funzionalità richieste dagli altri due metodi alla capsula Apollo in due distinti veicoli più specializzati per determinati compiti. Uno dei due veicoli sarebbe rimasto in orbita lunare con la scorta di carburante per il viaggio di ritorno e lo scudo ablativo, l’altro (detto lander) si sarebbe sganciato, sarebbe allunato e risalito per incontrarsi e riagganciarsi con quello rimasto in orbita. C’era un altro particolare importante nel piano: al termine di ogni fase della missione, le parti non più utili venivano abbandonate. Per cui il lander era in realtà a sua volta suddiviso in due sezioni: una per la discesa (da abbandonare sulla superficie) e una per la risalita (da abbandonare dopo il trasferimento dell’equipaggio nel veicolo rimasto in orbita). Questo approccio permetteva dei sostanziali risparmi di peso (variabile fondamentale nel volo spaziale). Un risparmio tale da permettere di utilizzare un solo Saturn V per il lancio!

Se il LOR vi suona familiare è perchè alla fine fu il metodo scelto dalla NASA. Come si arrivò a questa scelta è una storia che merita di essere raccontata e che racconterò la settimana prossima nella seconda parte di questo post.