Una Vecchia Gloria sulla Luna

Old Glory sulla Luna
(la Terra sullo sfondo)

Durante il suo messaggio inaugurale nel Gennaio 1969, il Presidente Richard M. Nixon enfatizzò l’aspetto ‘internazionale’ del Progetto Apollo:
“As we explore the reaches of space, let us go to the new worlds together — not as new worlds to be conquered, but as a new adventure to be shared.”
“Nell’esplorazione dello spazio, avventuriamoci in questi nuovi mondi insieme — non sono nuovi mondi da conquistare, bensì una nuova avventura da condividere.”
I dirigenti della NASA colsero il significato di questo messaggio e questo aprì un periodo di discussione sull’opportunità di utilizzare una bandiera delle Nazioni Unite nel volo Apollo 11. Le varie ipotesi vennero passate al vaglio del Committee on Symbolic Activities for the First Lunar Landing (Comitato per le Attività Simboliche del Primo Allunaggio), il cui responsabile fu Thomas O. Paine, all’epoca amministratore della NASA. Il comitato doveva identificare delle attività simboliche da compiere dopo l’allunaggio che non interferissero con gli obiettivi della missione e non mettessero a rischio la sicurezza degli astronauti. Le attività dovevano “onorare lo storico momento per tutta l’umanità, che era stato realizzato dagli Stati Uniti” e che dovevano dare l’impressione che gli stessi Stati Uniti “stessero prendendo possesso della Luna” in violazione dell’Outer Space Treaty. Il rapporto finale raccomandò di utilizzare la Old Glory, la bandiera americana durante l’EVA. Inoltre, il comitato suggerì di montare una placca con un’iscrizione sul LM per enfatizzare il fatto che si trattava di una missione di esplorazione e non di conquista. E venne deciso inoltre di portare, a bordo di Apollo 11, 136 bandiere (di piccole dimensioni) delle altre nazioni della Terra, la bandiera delle Nazioni Unite e le bandiere di ognuno degli stati e dei territori degli Stati Uniti.

Il lavoro sulla bandiera ‘lunare’ iniziò solo tre mesi prima della missione Apollo 11. Robert Gilruth, direttore del Manned Spacecraft Center (MSC) e membro del Committee on Symbolic Activities, chiese a Jack Kinzler, responsabile della divisione Technical Services all’MSC, di ideare il sistema per piantare la bandiera durante la EVA. Kinzler suggerì l’utilizzo di un’asta appositamente realizzata. Un suo schizzo preliminare venne presentato al Committee e i dettagli vennero rifiniti lavorando con Dave McCraw (Deputy Division Chief) per alcuni giorni. Il progetto doveva tener conto di alcune limitazioni: ad esempio per compensare l’assenza dell’atmosfera, era previsto che l’asta terminasse con una barra orizzontale per sostenere la bandiera (una bandiera ‘moscia’ non sarebbe stata un’immagine molto felice per la propaganda). Ma le due principali limitazioni vennero dal dover limitare il peso e lo spazio occupato dall’insieme bandiera/asta. Alla fine il peso dell’intero insieme fu di 4.2 Kg. Le dimensioni vennero ridotte sviluppando un’asta telescopica separata in due parti più la barra telescopica orizzontale. Un’altro aspetto importante che venne tenuto in considerazione fu il fatto che gli astronauti avrebbero dovuto montare la bandiera indossando le tute spaziali.

Il pacchetto della bandiera

L’impacchettamento della bandiera richiedeva una procedura di 12 passi eseguita da almeno 5 persone. Blocchi di legno e fermi di plastica venivano usati temporanemente per mantenere ben stretto il pacchetto attraverso la procedura (questi ausili venivano successivamente rimossi). Una volta impacchettata, la bandiera veniva riposta in un contenitore termico chiuso poi col velcro. Questo contenitore veniva poi inserito in una scatola metallica seguendo una procedura in 4 passi. Un piccolo blocco di Thermaflex veniva inserito alle due estremità della scatola. La bandiera di nylon (152 x 93 cm), acquistata da un normale fornitore governativo, venne modificata cucendo un orlo nella parte superiore. La barra orizzontale, incernierata all’asta verticale, veniva fatta passare nell’orlo, mentre un anello di tessuto assicurava la parte bassa della bandiera all’asta. L’astronauta avrebbe portato la barra orizzontale nella sua posizione a 90 gradi rispetto all’asta e poi, estendendo la parte telescopica, avrebbe dispiegato la bandiera. Un gancio avrebbe bloccato in posizione la barra orizzontale. La parte inferiore dell’asta andava conficcata nel suolo a martellate; un anello rosso era stato dipinto a 45 cm dalla fine dell’asta per indicare il punto da raggiungere penetrando nel suolo per garantire la stabilità. Infine la parte alta dell’asta (con la bandiera estesa) veniva connessa. Per permettere un facile accesso alla bandiera, venne montata sul alto sinistro della scaletta del LM.

Il costo del materiale utilizzato fu relativamente basso: la bandiera costò 5.50 dollari, tutti i tubi usati circa 75 dollari. A causa del materiale usato, la scatola metallica costò alcune centinaia di dollari. In una settimana vennero realizzate alcuni esemplari della bandiera che vennero usate per istruire gli astronauti. Vennero effettuate alcune dimostrazioni su come la bandiera veniva assemblata, impacchettata, spacchettata ed eretta.

La prima di queste bandiere venne ovviamente eretta da Armstrong e Aldrin durante la storica EVA del 20 Luglio 1969 di fronte al mondo intero. Al debriefing dopo la missione, i due riportarono alcuni problemi: principalmente con l’estensione completa della barra orizzontale. Questo diede un aspetto ‘mosso’ alla bandiera che venne però apprezzato, tanto che anche nelle missioni successive la barra non venne estesa per intero, stavolta intenzionalmente. L’altro problema fu la difficoltà di piantare l’asta: non riuscirono a farla penetrare per più di 15 – 20 cm. L’unico cambiamento che venne applicato al progetto originale fu nel gancio che teneva in posizione la barra orizzontale: l’equipaggio di Apollo 12 ebbe dei problemi di tenuta e la bandiera risultò un po ‘pendente’.

Le bandiere americane dispiegate sulla superficie lunare dureranno per un lunghissimo periodo, poiché l’unico agente in grado di deteriorarle è il vento solare.

2 Risposte to “Una Vecchia Gloria sulla Luna”

  1. Il mio modesto punto di vista: dato che le missioni furono ideate, progettate, finanziate e realizzate dagli USA, nulla in contrario che i loro uomini e mezzi portassero il rettangolino a stelle e strisce.
Ma perchè lasciare la bandiera USA sulla Luna? (non solo al primo allunaggio ma pure nei successivi).
Non era meglio quella delle Nazioni Unite (in fondo fu detto “one giant leap for MANKIND”) ?
O meglio ancora proprio nessuna bandiera, visti gli altissimi costi pagati dalla NASA in termini di: addestramento per dispiegarla, peso a bordo e tempo rubato alle EVA (http://tinyurl.com/yln8xdg).
Forse quel tempo e quel denaro avrebbero potuto essere impiegati per qualche utile esperimento scientifico.

  2. raghnor Says:

    Ti ringrazio per il tuo commento: tutte le opinioni sono più che benvenute purché esposte con moderazione e rispetto come hai fatto tu.
    Contrariamente a te io non ho problemi con l’erezione della bandiera americana. A me ricorda il gesto di quegli alpinisti che giunti sulla vetta lasciano un segno che rappresenti il successo dell’impresa. Come anche tu affermi, in fondo sono gli Stati Uniti che hanno pagato tutto il prezzo (compresa una parte in vite umane) dell’intero progetto. Voglio anche ricordare qui un commento che Michael Collins ha registrato per il documentario “In the Shadow of the Moon”: Mike ricorda come, nel corso del tour mondiale successivo ad Apollo 11, tutti si complientavano utilizzando la formula ‘We [cioe l’umanità] did it’ e non ‘You [gli Americani] did it’. Per cui penso che già allora il sentimento comune era quello di un successo dell’umanità intera.
    E per quanto riguarda il tempo perso nella EVA, l’evento più dispendioso, inutile e soprattutto non pianificato fu probabilmente la telefonata di Nixon. Se non ricordo venne addirittura tagliata di netto perché stava mandando a ramengo i tempi pianificati. Nessun rispetto nemmeno per il Presidente … vabbè tutto sommato era Nixon🙂

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