Le Missioni: Apollo 14

Dopo una lunga pausa, torna un post dedicato ai quarantennali delle missioni Apollo. Apollo 14 rappresenta il ritorno al volo dopo l’incidente di Apollo 13: capsule e procedure riviste alla luce di quell’esperienza (qui ho descritto alcuni di questi cambiamenti). Il primo astronauta americano come comandante e due novellini nell’equipaggio per una missione che segna uno spartiacque tra le prime missioni (orientate più alla rifinitura delle tecniche e alle procedure che non all’esplorazione) e quelle estese che seguiranno (in cui l’esplorazione e al scienza faranno da padrone).

L’equipaggio di Apollo 14

Data: 31 Gennaio 1971 21:03:02 UTC
Launch Pad: 39A KSC
Equipaggio: Alan B. Shepard, Jr (CDR), Stuart A. Roosa (CMP), Edgar D. Mitchell (LMP)
Highlights: 33.5 ore di permanenza sulla superficie lunare; completate 2 EVA per un tempo totale di 9 ore e 25 minuti; 67 ore trascorse in orbita lunare; unica missione ad utilizzare il MET; unica missione ad aver portato un astronauta del programma Mercury sulla Luna; la più lunga traversata a piedi durante una EVA; prima missione ad aver utilizzato una telecamera per riprese a colori (vidicon tube); prima missione con un programma esteso di esperimenti scientifici a bordo del CSM in orbita lunare; prima missione ad utilizzare la procedure di rendezvous breve (Direct Rendezvous).

Mission Patches

Apollo 14 è stata l’ottava missione con equipaggio del Programma Apollo, il terzo ad allunare. Fu l’ultima delle missioni di tipo H e gli astronauti rimasero sulla superficie per due giorni compiendo 2 EVA.
Il lancio avvenne il 31 Gennaio 1971, la durata prevista era di 9 giorni. Al comando della missione Alan Shepard, primo americano nello spazio. Fu l’astronauta più anziano a raggiungere la Luna e l’unico che avesse partecipato al Programma Mercury. Questa missione fu un successo personale molto importante per Shepard, che dopo il suo volo iniziale era stato relegato a terra a causa del manifestarsi della Sindrome di Ménière. In seguito ad un riuscito intervento chirurgico d’avanguardia, fu in grado di rientrare in servizio attivo nel 1968. L’equipaggio di questa missione era stato inizialmente assegnato ad Apollo 13, ma nel 1969 gli amministratori della NASA (per la prima volta) si intromisero nella scelta di Deke Slayton e scambiarono gli equipaggi delle missioni 13 e 14.

Il lancio, il periodo di parcheggio in orbita terrestre e la TLI furono privi di eventi di rilevo, ma nel corso della manovra di Transposition & Docking (la separazione del CMS dal S-IVB e la successiva estrazione del LM dallo stadio del razzo), il CSM Kitty Hawk ebbe problemi ad agganciarsi al LM Antares. Tentativi infruttuosi vennero effettuati per 1 ora e 42 minuti, finchè venne suggerito a Roosa (CMP) di esercitare una pressione aggiuntiva al momento dell’aggancio usando i motori dell’RCS. La manovra ebbe successo e nel resto della missione non si verificarono altri inconvenienti col sistema di aggancio (venne ipotizzata, come causa, la formazione di ghiaccio).

Il viaggio fino alla Luna si svolse in maniera tranquilla e senza eventi di rilievo. Ma dopo l’undocking, il LM Antares ebbe due grossi problemi. Il computer del LM iniziò a ricevere un segnale di ABORT a causa di un piccolo frammento di saldatura che vagava liberamente all’interno del pannello di controllo, chiudendo il circuito del sistema di abort. La prima temporanea soluzione fu quella di picchiettare sul pannello di controllo ma ovviamente non si poteva affidare a questa operazione la sicurezza della missione (se il circuito si fosse chiuso durante la fase di discesa, ci sarebbe stato un abort automatico immediato). Il team di programmatori dell’MIT ideò una modifica al software dell’AGC per ignorare il falso segnale. Oggi la chiameremmo una software patch. Mitchell dovette inserire a mano il programma (una sequenza di 80 battute sul DSKY).
Il secondo problema fu con il radar altimetrico del LM durante la discesa: avrebbe dovuto automaticamente rilevare la distanza dalla superficie lunare e passare l’informazione all’AGC, ma questo non avvenne. Il motivo venne identificato in un effetto collaterale della patch applicata per il precedente problema e fu sufficiente spegnerlo e riaccenderlo manualmente. In seguito Shepard allunò manualmente e fu il CDR ad avvicinarsi di più al punto di allunaggio previsto.

Shepard e Mitchell battezzarono il luogo di allunaggio “Fra Mauro Base”. Le prime parole di Shepard dopo aver fatto il suo primo passo sulla superficie furono: “And it’s been a long way, but we’re here.”, “È stato un lungo viaggio, ma eccoci qui infine.”

La tuta di Shepard fu la prima ad utilizzare le bande rosse sulle braccia, le gambe e sul casco, per permettere una facile identificazione del CDR nelle riprese televisive e nelle foto. Questo particolare era già presente sulla tuta di Jim Lovell, ma a causa dei noti problemi, non vennero sfruttate. Da quel momento in poi le strisce sono state presenti su tutti i rimanenti voli Apollo e sulle tute dei cosmonauti e degli astronauti nel corso dei voli Shuttle e delle missioni sulla International Space Station.

Il Modularized Equipment Transporter (MET)

Dopo l’allunaggio – Fra Mauro era la destinazione designata per Apollo 13 – Shepard e Mitchell effettuarono 2 EVA; la seconda prevedeva una traversata a piedi fino al bordo del cratere Cone (un cratere ampio 300 mt). I due astronauti non riuscirono a raggiungere il loro obiettivo poichè ebbero grosse difficoltà ad orientarsi sul terreno ondulato attorno al cratere stesso. Successive analisi delle immagini e delle riprese permisero di determinare che i due arrivarono a 20 mt dal bordo stesso (recenti immagini di LRO hanno permesso una stima finale di circa 30 mt). Durante questa EVA (unica missione a farlo) utilizzarono per trasportare l’attrezzatura e i campioni raccolti un piccolo carrello, il Modularized Equipment Transporter (MET), soprannominanto il “risciò lunare”. Roosa nel frattempo era impegnato in una serie di esperimenti e riprese in solitaria dall’orbita a bordo del CSM Kitty Hawk.

Shepard e Mitchell dispiegarono ed attivarono sulla superficie diversi esperimenti scientifici e collezionarono circa 45 Kg di campioni di roccia da riportare sulla Terra.
I due si distinsero anche per un paio di attività meno serie. Shepard realizzò una rudimentale mazza da golf attaccando alla fine del manico di uno dei raccoglitori di campioni la testa di un ‘ferro 6’ (una mazza da golf), utilizzandola poi per colpire (a causa delle limitazioni nei movimenti, un colpo ad una mano non proprio stilisticamente perfetto :)) due palline da golf che era riuscito a portare a bordo. Prso dall’entusiasmo esclamò che la palla aveva viaggiato per “miles and miles and miles” (in realtà venne stimata una distanza tra i 180 e i 370 mt). Mitchell utilizzò un altro dei raccoglitori di campioni come giavellotto.

Questo volo è famoso anche per la storia della Mission Patch realizzata dall’equipaggio di backup. Molteplici copie della stesse vennero distribuite in tutti gli anfratti delle capsule, sicché ogni volta che una di esse saltava fuori, Shepard si lanciava in un “Tell Cernan, BEEP-BEEP my ass!” (non credo serva la traduzione).

Durante il viaggio di ritorno verso la Terra, l’equipaggio effettuò i primi esperimenti nello spazio di fisica dei materiali in microgravità. Mitchell riuscì anche a dedicarsi ad un esperimento non autorizzato di trasmissione del pensiero . L’ammaraggio (al termine di un volo privo ancora una volta di eventi significativi) avvenne alle 21:05:00 UTC del 9 febbraio 1971. L’equipaggio fu l’ultimo ad essere sottoposto a quarantena.

Il Moon Tree del KSC

A bordo dell’Apollo 14 viaggiarono anche dei semi. Stu Roosa aveva prestato servizio nei primi anni 50 nel Forest Service come smoke jumper (pompiere paracadutista?!) prima di diventare pilota dell’Air Force. Personale del Forest Service gli fornì 400 – 500 semi che vennero aggiunti al suo Personal Kit. Di ritorno dalla missione, i semi vennero piantati in terreni controllati dallo stesso ente a Gulfport, Mississippi e a Placerville, California. Le piccole piantine vennero poi distribuite per tutto il paese (a scuole, enti …): uno di essi accoglie i visitatori all’ingresso del Kennedy Space Center.

Ad oggi, Mitchell è l’unico astronauta ancora vivo dell’equipaggio; Roosa è morto nel 1994, Shepard nel 1998. Una piccola curiosità finale: Mitchell e Shepard furono gli unici astronauti del programma Apollo ad ingrassare durante una missione (non di molto ma comunque una anomalia).

8 Risposte to “Le Missioni: Apollo 14”

  1. Quante volte mi sono fermato davanti all’alberello, ma non ho mai letto la targa! Incredibile per un maniaco delle missioni Apollo…
    Giuro che per espiare mi inginocchierò al prossimo viaggio.

    Se volete possedere la patch di Cernan e soci, la vedrete nel mio sito.
    saluti
    Luigi

  2. Vittorio Says:

    Interessante descrizione, grazie del tuo incredibile lavoro, ma devo farti notare un errore e un paio di refusi:
    1. Errore: … prima missione ad effettuare due EVA …
    In Apollo 12 furono effettuate due EVA, sicuramente inferiori come tempo, ma comunque furono due in due giorni diversi.
    2. Refuso … La manovra ebbe successo e nel sto della missione …
    Penso volevi scrivere resto
    3. Refuso: And it’s been a long way, but we’re ere.
    Ti è scappata una h in here
    4. Ripetizione in inglese? Di ritorno dalla missione, i semi vennero piantati in terreni controllati dallo stesso ente a Gulfport, Mississippi e a Placerville, California. Gulfport, Mississippi and to the western station in Placerville, California.

    Per il resto rinnovo i complimenti!😀😉

  3. patch Apollo 14 Beck-up:
    http://www.collectionspace.it/patches.htm

    Mi associo ai complimenti. Bravo anche Vittorio per aver scoperto i piccoli refusi. (credo si fosse portato tre palline) ma questi sono piccoli dettagli.

  4. Grazie Vittorio, credo che purtroppo lavorare a due post nel fine settimana sia oltre le possibilità di questo povero vecchietto🙂
    1. Giustissimo, non so come mai mi è uscita quella frase visto che volevo solo scrivere che la durata delle EVA era superiore a quella delle missioni precedenti (record poi frantumato dalle successive ovviamente). Diamo a Pete e Al quel che è di Pete e Al.
    2. Esatto
    3. Esatto
    4. Acc … catturato in evidenza di reato (copia-e-incolla)🙂
    La cosa più divertente del post secondo me è la notarella finale sugli astronauti ingrassati. Probabilmente avrei dovuto mettere negli highlights: Unica missione in cui i cuochi della NASA riuscirono a cucinare qualcosa di decente😀

  5. Anche io non l’avevo nemmeno degnato di uno sguardo le prime due volte. Poi la terza volta mi è caduto l’occhio sulla targa (ho una foto del dettaglio: la potete vedere qui).
    Ovviamente vogliamo vedere la tua foto in ginocchio Luigi🙂

  6. Fantastico! Non pensavo le stampassero ancora.

    Riguardo le palline, Wikipedia ne menziona due. Una fonte molto più autorevole (di Wikipedia e di me) Apollo, The Definitive Sourcebook (la stampa di Apollo by the Numbers) dice:

    “[…] Before reentering the LM, the CDR dropped a golf ball onto the surface. Using the head of a “6-iron” attached to the handle of the contingency sample collector, he attempted to strike the ball but struck mostly soil and barely moved the ball. The second swing sent the ball a few feet to the right. He dropped a second ball which he hit into a crater about 50 feet away. […]”

    2 palline, 3 colpi, di cui uno mancato.

  7. Dei tre colpi sono certo perchè c’è il filmato, la tua fonte è autorevole. Mi devo ricordare di chiedere a Edgar Mitchell se ne aveva un’altra di “scorta” che riportò sulla Terra. Ci sono un sacco di clubs golfistici che hanno Shepard fra i soci onorari a “vita” e mi ricordo di aver letto che in uno di questi c’è una pallina che Alan riportò sulla Terra. (magari millantano di averla…) Questi sono piccoli dettagli curiosi che andrebbero approfonditi, l’unico che può dire con certezza quante ne aveva è Mitchell, spero si ricordi. Per tua curiosità ho una pallina dello stesso tipo utilizzato da Shepard. (Anche se a Golf sono una schiappa!)
    Shepard oltre a tutte le cariche e gli onori, fu anche co-capo dell’ufficio astronauti insieme a Slayton e questo “agevolò” la sua nomina a Comandante di Apollo 14 (prima 13) per riuscire ad andare sulla Luna scomodò le più alte cariche dello Stato americano, utilizzando tutta la sua influenza, ma in particolare la faccia tosta! Era un duro, mi sarebbe piaciuto conoscerlo… Quando ho deciso negli anni ’90 per vari motivi non ho fatto in tempo. Peccato. (Edgar ne parla bene, ma erano troppo diversi per andare d’accordo…)

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