Le ultime ore

La Terra vista da Apollo 11
sulla strada del ritorno

Il viaggio di ritorno verso la Terra iniziava con la TEI (Trans Earth Injection) e nei giorni successivi gli astronauti godevano di una relativa tranquillità rispetto all’adrenalina del viaggio di andata e dell’attività in orbita e sulla superficie lunare. Con l’eccezione nelle missioni di Tipo J, in cui si effettuava la EVA per recuperare i dati dalla SIM Bay, ci si occupava della manutenzione ordinaria dei sistemi del CSM, si effettuavano alcuni esperimenti (alcuni anche non autorizzati) e si aveva del tempo per le trasmissioni televisive e per riflettere.

Tutto questo cambiava nelle ultime ore della missione, quando ormai ci si trovava in prossimità della Terra e bisognava cominciare ad occuparsi dei preparativi per il rientro in atmosfera e l’ammaraggio finale. In questo post e nel prossimo vedremo le principali attività degli astronauti.

In questo periodo di tempo si effettuavano tutta una serie di controlli su tutti i sistemi del veicolo, in particolare di quelli del CM, destinato al tuffo nell’atmosfera terrestre.

Il primo segno che si avvicinava la fine della missione era la fine del barbecue mode, la lenta rotazione imposta allo stack Apollo nel corso del volo tra la Terra e il suo satellite per mantenere la temperatura a bordo entro valori accettabili, tecnicamente nota come Passive Thermal Control. Non rimaneva più tanto tempo da trascorrere nello spazio e quindi non era più ritenuto necessario. A quel punto il CMP effettuava un altro allineamento della piattaforma inerziale utilizzando il sestante, in preparazione di una eventuale rientro senza poter più comunicare con la Terra. Anche il sistema di navigazione secondario, basato sui giroscopi fissati al CSM veniva aggiornato con i dati di questa rilevazione, in modo da essere pronto a subentrare. Nelle missioni di Tipo J, questo era il momento di spegnere definitivamente tutti gli strumenti ancora attivi della SIM bay; le pellicole delle macchine fotografiche era già state recuperate.

La preparazione proseguiva indossando Mae West … ovvero il giubbotto salvagente gonfiabile da usare se per caso bisognava abbandonare in tutta fretta il CM dopo l’ammaraggio. Il nome era stato ideato da un militare durante la II Guerra Mondiale, che aveva paragonato le ‘curve’ di uno dei giubbotti gonfiati a quelle della famosa attrice del periodo.

In caso di necessità si procedeva con una settima ed ultima manovra di correzione della rotta (mid-course correction): nel corso delle missioni quando questa si è resa necessaria è consistita in una accensione di pochi secondi dei motori RCS.

Per quanto riguarda le comunicazioni, dopo aver utilizzato per tutto il viaggio l’antenna ad alto guadagno e il sistema S-band, si passava alla radio VHF. La omni-direzionalità di questo sistema era più adatto alle condizioni delle ultime ore del volo quali la vicinanza alla Terra (al di sotto dell’orizzonte delle antenne S-Band), i continui cambi di direzione durante il rientro in atmosfera, il bisogno di comunicare con i velivoli ARIA e successivamente con gli elicotteri del recupero.

Il CapCom comunicava all’equipaggio un nuovo PAD, relativo al rientro. Molte delle informazioni erano destinate ad essere inserite nel computer e nell’Entry Monitor System per predisporli al rientro. Mentre gli astronauti erano impegnati in questa attività, i controllori di volo prendevano il controllo dell’AGC e iniziavano il caricamento (uplink) di un nuova REFSMMAT, appositamente concepita per il rientro. Con questo nuovo sistema di riferimento impostato, l’equipaggio poteva interpretare l’8-Ball (l’FDAI) come se fosse un normale orizzonte artificiale.

Apollo 11 è sempre più vicino …

Prima di raggiungere l’Oceano Pacifico, tutta una sequenza di eventi (tra cui il distacco CM-SM, l’apertura dello scudo frontale per esporre l’ELS, il dispiegamento dei paracadute …) doveva dispiegarsi in tempi e modi ben precisi. Ad orchestrare il tutto era chiamato il SECS, il Sequential Events Control System. L’equipaggio effettuava una verifica del sistema, abilitando anche le cariche pirotecniche di questo sistema: dovevano però affidarsi ai flight controller a terra per la verifica, poiché solo a terra e tramite la telemetria questa operazione era possibile.

Sulla base del PAD ricevuto in precedenza, il CMP orientava il veicolo in modo da poter verificare la posizione di una stella tramite il sestante. Si trattava di una ultima verifica del corretto orientamento ed era l’ultimo utilizzo del sestante (che subito dopo veniva spento). Tale orientamento era anche quello iniziale della manovra di separazione tra CM e SM che di li a poco si sarebbe compiuta. Sempre sulla base del PAD, era tempo di effettuare una serie di verifiche e poi la preparazione dell’Entry Monitor System (EMS).

Nel corso dell’ultima ora, la maggior parte dei sistemi del CM venivano attivati. Nel corso della missione la dissipazione del calore generato da tutta l’elettronica di bordo era affidata ad un sistema di tubi riempiti di una miscela acqua – glicole etilenico (abbastanza simile a quella usata nei radiatori delle macchine) che passavano poi attraverso due grossi radiatori nel Service Module. Questo voleva dire che dopo la separazione di quest’ultimo, addio raffreddamento. Per sopperire a ciò, poco prima veniva iniziata una procedura di pre-raffreddamento: il sistema veniva attivato a pieno regime per abbassare il più possibile la temperatura della miscela e dell’elettronica. Alla fine di questo processo il calore assorbibile dal liquido refrigerante sarebbe stato sufficiente per il tempo rimasto alla missione.

Un sistema che, al contrario degli altri, non aveva bisogno di essere raffreddato bensì scaldato era quello del Reaction Control System (RCS) del CM e dei suoi motori. Dopo essere stati esposti per giorni ad un’alternanza di calore (dovuto al Sole) e freddo (l’intenso freddo dello spazio) e prima del loro primo utilizzo, alcuni riscaldatori venivano attivati per portarli alla temperatura di esercizio.

La settimana prossima parleremo del momento più caldo della missione: il rientro in atmosfera.

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