Il Post-Splash

Apollo 11 dopo l’ammaraggio

La settimana scorsa abbiamo visto cosa succedeva immediatamente prima e dopo l’ammaraggio. Questa settimana ci occuperemo del recupero di astronauti e Command Module.

Una volta stabilizzato il CM, rilasciata la tintura e aperta la Post-Landing Vent (PLV), l’equipaggio si sganciava dai sedili e iniziava le procedure di disattivazione della capsula. Fuori dal CM entrava in azione la task force di recupero. Una tipica operazione di recupero per le missioni Apollo prevedeva l’impiego di una nave di appoggio (una portaerei), la Prime Recovery Ship (PRS), che si posizionava vicino al luogo previsto per l’ammaraggio, e da cui veniva dispiegato un gruppo di cinque elicotteri.

Ciascuno degli elicotteri impiegati svolgeva un compito specifico nel recupero:

  • uno aveva il solo compito di fotografare e riprendere il momento dell’ammaraggio e le successive operazioni da distanza ravvicinata
  • un altro aveva il solo compito di fungere da ripetitore del segnale radio tra il CM, gli elicotteri e la nave di recupero
  • altri due trasportavano i sommozzatori delle squadre impegnate, che si lanciavano in acqua col compito di fissare il flotation collar alla capsula (per migliorare il galleggiamento ed offrire una piattaforma per l’uscita degli astronauti). Se possibile recuperavano anche i paracadute principali (ormai sganciati dal CM)
  • il quinto e ultimo era quello preposto al trasporto degli astronauti ed era munito della gabbia di recupero, la cosiddetta `Billy Pugh’, utilizzata per issare a bordo, uno alla volta, l’equipaggio (il cosiddetto Primary Recovery Helicopter)

Col passare delle missioni l’accuratezza nel ‘centrare’ il punto di ammaraggio pianificato fece temere che prima o poi un CM potesse colpire la nave di appoggio che quindi, nelle ultime missioni, venne fatta stazionare ad una distanza di alcuni chilometri.

Il CM viene issato a bordo
della nave di recupero

Come esempio di procedura seguiremo quella utilizzata per le missioni fino ad Apollo 14; in seguito la parte di decontaminazione venne eliminata.

Il primo membro della squadra di recupero, appena saltato dall’elicottero fissava un’ancora al CM per evitare che andasse alla deriva. Altri tre memebri dell’UDT (Underwater Demolition Teams, la squadra di recupero) si occupavano del flotation collar e subito dopo fissavano ad esso due zattere; una da utilizzare durante le procedure di decontaminazione, l’altra per le successive operazioni di trasferimento sull’elicottero preposto al trasporto dell’equipaggio.

Dopo aver fissato il flotation collar, un altro membro della squadra, lo specialista nella decontaminazione, si lanciava in acqua e raggiungeva una delle zattere. Questa persona indossava una versione speciale della Biological Isolation Garment (BIG) poi indossata anche dagli astronauti. A questo punto veniva brevemente aperto il main hatch del CM e venivano passati all’interno 3 BIG impacchettate. Lo scopo delle BIG era quello di creare una barriera contro possibili contaminazioni dell’ambiente terrestre da parte di agenti patogeni di provenienza ‘lunare’ (altri dettagli li trovate qui).

Una volta che gli astronauti erano impacchettati nelle loro BIG (che li rivestiva da capo a piede, compresa una maschera sul viso), lo specialista li aiutava ad uscire dal portello della capsula e a sedersi all’interno della zattera di decontaminazione. Il portello veniva richiuso e i tre astronauti venivano strofinati completamente con un guanto imbevuto abbondantemente in ipoclorito di sodio per garantire la decontaminazione dell’esterno delle BIG. Dopodichè uno degli astronauti effettuava la stessa operazione sullo specialista. Anche alcune parti del CM venivano strofinate con della Betadine per rimuovere l’eventuale polvere lunare depositatasi durante l’uscita.

A questo punto gli astronauti si spostavano sulla seconda zattera e il quinto elicottero si posizionava a circa 12 metri di altezza, leggermente scostato dalla verticale della zattera stessa. Veniva calata la Billy Pugh e, uno alla volta, gli astronauti venivano issati a bordo dell’elicottero. Qui un medico della NASA (Flight Surgeon) provvedeva ad un prima sommaria verifica verbale delle condizioni fisiche. Completato il trasbordo l’elicottero ritornava alla nave di appoggio e atterrava sul ponte di volo.

Un astronauta avvolto nel BIG
viene issato sull’elicottero

Appena spenti i motori e messo in sicurezza l’elicottero, tutti i membri del suo equipaggio tranne uno scendevano. Con i tre astronauti e il medico NASA sempre a bordo, l’elicottero veniva portato tramite un ascensore in uno degli hangar della nave e posizionato accanto al Mobile Quarantine Facility (MQF). Accompagnati dalle forti luci delle televisioni presenti all’evento e dai saluti dei membri dell’equipaggio della nave, i tre astronauti e il medico percorrevano circa 10 m prima di venire chiusi all’interno del modulo per la quarantena.

Nel frattempo, la squadra di recupero era ancora al lavoro in acqua per recuperare il CM. Tutto il materiale usato per la decontaminazione veniva abbandonato sulla zattera utilizzata per queste operazioni, che veniva fatta affondare. La nave di recupero si avvicinava con molta cautela alla capsula fino a posizionarsi accanto ad essa; una cima veniva lanciata ai sommozzatori per essere assicurata ad un apposito appiglio a prua del CM. In pochi minuti la Boat & Aircraft Crane, una grossa gru, sollevava dall’acqua la capsula e la depositava delicatamente sul ponte.

Lo sganciamento del floating collar

Sul ponte si provvedeva a rimuovere il floating collar, ormai inutile. Utilizzando un carrello elevatore, il CM veniva depositato nell’hangar accanto al MQF; un tunnel in plastica veniva dispiegato per unire l’MQF e il CM. In questo modo l’equipaggio poteva accedere al veicolo per completare i controlli finali, metterlo in sicurezza e per estrarne i contenitori dei campioni di rocce lunari. Questi, venivano passati all’esterno tramite la camera di decontaminazione dell’MQF e spediti immediatamente al Johnson Space Center a Houston.

Per la missione Apollo 11 la nave di appoggio selezionata fu la USS Hornet (CVS-12). Il 24 Luglio 1969 a bordo di essa erano presenti il Presidente Richard Nixon, l’Ammiraglio John S. McCain e altri ‘grossi papaveri’ dell’amministrazione e dell’esercito; tutti desiderosi di augurare il bentornato a Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins.

Le unità della Marina che parteciparono al recupero di Apollo 11 furono: Unità Elicotteristi Anti-sottomarino HS-4, a bordo di un Sikorsky SeaKing SH-3D; gli Underwater Demolition Teams 11 e 12 (UDT-11 and UDT-12); lo squadrone Airborne Early Warning Squadron VAW-111 e lo squadrone Fleet Logistics Support Squadron VR-30. L’elicottero identificato dalla sigla Helo 66 ha svolto il ruolo di primary recovery helicopter.

Quattro mesi più tardi, la USS Hornet fu di nuovo protagonista del recupero di Apollo 12, la seconda missione lunare. Il 24 Novembre 1969la capsula Yankee Clipper e gli astronauti Pete Conrad, Alan Bean e Dick Gordon venivano recuperati dopo un ammaraggio perfetto a poco più di 3 km dalla nave.

Nella tabella qui sotto trovate i dettagli su tutti gli ammaraggi del Progetto Apollo (Skylab e ASTP compresi).

Missione Data Posizione Recovery Ship Distanza (km)
Apollo 7 22-Ott-68 27°32’N 64°04’W USS Essex (CVS-9) 3
Apollo 8 27-Dic-68 8°7.5’N 165°1.2’W USS Yorktown (CVS-10) 2
Apollo 9 13-Mar-69 23°15’N 67°56’W USS Guadalcanal (LPH-7) 5
Apollo 10 26-Mag-69 15°2’S 164°39’W USS Princeton (CVS-37) 2,4
Apollo 11 24-Lug-69 13°19’N 169°9’W USS Hornet (CVS-12) 3,13
Apollo 12 24-Nov-69 15°47’S 165°9’W USS Hornet (CVS-12) 3,7
Apollo 13 17-Apr-70 21°38’S 165°22’W USS Iwo Jima (LPH-2) 1,85
Apollo 14 09-Feb-71 27°1’S 172°39’W USS New Orleans (LPH-11) 1,1
Apollo 15 07-Ago-71 26°7’N 158°8’W USS Okinawa (LPH-3) 1,85
Apollo 16 27-Apr-72 0°43’S 156°13’W USS Ticonderoga(CVS-14) 0,55
Apollo 17 19-Dic-72 17°53’S 166°7’W USS Ticonderoga(CVS-14) 1,85
Skylab 2 22-Giu-73 24°45’N 127°2’W USS Ticonderoga(CVS-14) nn
Skylab 3 25-Set-73 30°47’N 120°29’W USS New Orleans (LPH-11) nn
Skylab 4 08-Feb-74 31°18’N 119°48’W USS New Orleans (LPH-11) nn
ASTP Apollo 24-Lug-75 22°N 163°W USS New Orleans (LPH-11) 1,3

Anche quest’anno è arrivato il tempo delle vacanze. Vi lascio per 4 settimane in compagnia delle ormai classiche Riflessioni per l’Ombrellone. Quest’anno mi sembrava giusto dedicarle tutte alla memoria di Neil Armstrong. Appuntamento al 1 Settembre e

BUONE VACANZE A TUTTI!

2 Risposte to “Il Post-Splash”

  1. Bellissimo articolo, come sempre !!!

  2. federico Says:

    alla faccia che avrebbero dovuto tenersi distanti colla nave appoggio per evitare impatti indesiderati…con Apollo 16 sulla nave avranno ballato sulle unde formatesi coll’impatto della navicella in acqua!!

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