Il Flight Plan

Il Flight Plan di Apollo 16 (esposto ad Esplorando – collezione Pizzimenti collectionspace.it)

Qualche visitatore del blog potrebbe aver notato nell’angolo destro dell’immagine di apertura quel frammento di documento con la dicitura ‘Flight Plan’. La NASA indicava con questo termine, o meglio col termine ufficiale di ‘Flight Data Files’ la collezione completa di checklist, grafici di orbite, mappe, dati, procedure, PAD, … che definiva l’esatta sequenza di tutte le attività pianificate (o da utilizzare in determinate circostanze particolari) nel corso di una missione.

Per ogni missione un grande insieme di sistemi, sottosistemi e componenti, gli astronauti, i controllori, i gruppi di supporto e il personale delle ditte appaltatrici dovevano lavorare insieme in maniera integrata come una grande orchestra che suona una sinfonia: tutti devono essere allineati, coordinati o il risultato sarebbe una cacofonia di suoni. Nel programma Apollo il Flight Plan era il meccanismo chiave per ottenere questo risultato.

Nel solo pannello principale del Modulo di Comando erano presenti 566 interruttori e 111 tra spie luminose ed altri indicatori di attività / eventi. Al conteggio andavano poi aggiunti i 396 interruttori e le 129 spie / indicatori del Modulo Lunare. Per un totale di 1202 specifiche ‘funzioni’ di cui l’equipaggio doveva conoscere il significato, il modo di valutarle e le modalità con cui interagirci in situazioni normali o di emergenza , nonché essere in grado di identificare le cause di un eventuale malfunzionamento o anomalia. Le procedure nel Flight Plan venivano sviluppate, integrate e testate ripetute volte per assicurare che durante il volo ogni azione fosse eseguita in una sequenza corretta e verificata. In sostanza, il Flight Plan era costituito da una serie di volumi di procedure passo a passo, interruttore per interruttore per l’utilizzo di ogni sistema, in ogni veicolo ed per ogni fase della missione.

Una innovazione introdotta nel programma Apollo fu quella del Support Crew. Il primo, per Apollo 7, fu composta da Jack Swigert, Ronald Evans, e William Pogue. Il loro compito più importante era proprio coordinare la preparazione e mantenere aggiornati i Flight Data File, assicurandosi che tutti gli attori della missione fossero informati dei cambiamenti.

La pagina del Flight Plan di Apollo 11 dedicata all’allunaggio

Lo sviluppo e la verifica delle procedure avveniva nel corso di interminabili ore di esercitazioni nei simulatori di missione, nei simulatori part-task, nei mock-up (modelli fedeli dei veicoli) e perfino in un ambiente che simulava la superficie lunare (il ‘rock pile’).

Il Flight Plan risultante era una timeline integrata degli eventi e delle attività da completare in ogni fase per raggiungere gli obiettivi della missione. Comprendeva informazioni sulle particolari tecniche da usare, un indice delle liste di controllo per preparare le varie manovre (checklist), l’equipaggiamento da utilizzare, dettagli sulle limitazioni imposte dai sistemi, i limiti dei consumables (le risorse non rinnovabili come ossigeno, idrogeno e il carburante), le attività specifiche per ognuno dei componenti dell’equipaggio, i periodi di copertura delle varie stazioni a terra, i cicli giorno-notte e persino i periodi da dedicare al sonno e ai pasti.

Come esempio pensate che durante la missione Apollo 15, era previsto l’utilizzo di un equipaggiamento composto di 455 diversi strumenti. Per ciascuno di essi erano presenti una o più procedure nel Flight Plan.

Tre mesi prima del lancio, tutti i documenti necessari andavano a comporre il Flight Data File, che veniva poi distribuito al personale della NASA e delle ditte appaltatrici: una tiratura di 1300 copie, per un totale di circa 12 tonnellate di carta. La maggior parte dei documenti era costituito da fogli di carta (spessa o sottile a seconda della tipologia di documento), nel formato 14 x 20,3 cm o 21,6 x 26,7 cm, tenuti insieme da tre anelli di metallo e racchiusi da due copertine (frontale e posteriore). Alcuni dei documenti riproducenti grossi diagrammi o schemi venivano ripiegati per adattarsi al formato di cui sopra, mentre alcuni dei grafici e delle mappe venivano stampati su sottili fogli di plastica. Veniva realizzata anche una ulteriore tiratura di 1000 copie da consegnare al PAO (Public Affairs Offices) per la distribuzione alla stampa e a terze parti interessate. Nel corso delle ultime settimane prima del lancio, il processo di revisione ed affinamento del Flight Plan proseguiva fino a poco prima del momento fatidico (e se serviva il tutto veniva ristampato e ridistribuito).

Charlie Duke ‘ripassa’ il Flight Plan prima del decollo

Come esempio dell’ingombro dei Flight Data File, pensate che quelli stipati per il CSM di Apollo 11 al lancio comprendeva 17 volumi per un peso complessivo di 9 kg. 1 kg era costituito da documenti specifici del LM e venivano trasferiti in esso, andandosi ad aggiungere ad altri 7 volumi già presenti a bordo (per un peso di 2.6 kg). Ovviamente all’aumentare della complessità delle missioni, anche il peso e l’ingombro dei Flight Plan è aumentato: il peso complessivo per Apollo 17 è stato di 16 kg. In totale, ogni missione portava con se un migliaio tra pagine e schede, in carta o plastificate.

I Flight Data Files sono stati una parte fondamentale dell’equipaggiamento in ogni missione e sono considerati documenti di importanza storica. Il fatto che sia stato permesso agli astronauti di tenere la loro copia come ‘ricordi di viaggio’ dopo le missioni ha fatto si che alcuni di essi siano disponibili per i collezionisti.

I Flight Plan ancora in circolazione sono pezzi da collezione. Per darvi un’idea dei costi pensate che all’Heritage Fall 2008 Space Auction il Flight Plan integrale di Apollo 17 in possesso di Gene Cernan (parliamo di quello originale che si è fatto il viaggio fino alla Luna), costituito da due volumi, è stato battuto ad un prezzo di $33,460. Alla stessa asta una singola pagina fronte retro del Flight Plan di Apollo 11 (proprietà di Buzz Aldrin, stesse condizioni del precedente) è stato battuto per $16,730. Un investimento in pratica.

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