Il test LTA-8

… e visto che la settimana scorsa ci siamo occupati del 2TV-1 mi sembra giusto non ignorare la batteria di test LTA-8, altrettanto importanti per tracciare la strada verso la conquista della Luna.

LTA-8 arriva al SESL

La sigla LTA-8 stava per Lunar Test Article 8. Si trattava del primo Lunar Module prodotto dalla Grumman ad aver ottenuto la qualifica per l’utilizzo con equipaggio (‘man-rated’). Faceva parte di una serie di LM forniti dalla Grumman (a termini di contratto furono 10) da utilizzare per i test dei vari sistemi del veicolo. L’LTA-8 venne realizzato dopo i LM-1 e LM-2, entrambi però approvati solo per voli senza equipaggio. L’LM-1 venne addirittura utilizzato per il volo di test Apollo 5 prima ancora che si iniziasse a lavorare sull’LTA-8. Proprio in virtù di questo l’LTA-8 non conteneva alcune modifiche introdotte successivamente nei LM.

Inizialmente era stato pianificato di utilizzare questo veicolo e il successivo LTA-9 per test di valutazione in modalità ‘tethered and free flight’: in pratica si intendeva utilizzare il LM appendendolo tramite cavi ad una struttura come il Lunar Landing Research Facility del Centro Ricerche di Langley oppure sospendendolo sotto ad un elicottero. Altri piani prevedevano di inviare l’LTA-8 al White Sands Missile Range per un test di accensione dei motori. Questi test vennero in seguito cancellati e l’LTA-8 venne inviato allo Space Environment Simulation Laboratory (SESL) per essere utilizzato in una serie di test nella Chamber B.

I test a cui venne sottoposto l’LTA-8 furono funzionali all’autorizzazione al volo per i moduli LM-3 (da utilizzare per la missione in orbita terreste Apollo 9) e LM-5 (da utilizzare per Apollo 11, la prima missione destinata ad allunare). In particolare tra gli obiettivi da conseguire:

  • verificare la capacità di mantenere un ambiente abitabile a livello di temperatura e atmosfera sia nella cabina che nelle tute pressurizzate

  • verificare l’assenza di contaminanti dannosi per l’equipaggio nell’atmosfera della cabina e all’interno delle tute

  • verificare la corretta dissipazione del calore generato dai vari sistemi di bordo

  • verificare che le eventuali perdite della cabina rientrassero nei limiti accettabili

  • verificare la possibilità di depressurizzare la cabina in condizioni simulate equiparabili a quelle della superficie lunare nel caso di filtri antibatterici installati sulla valvola di sfiato del portello

  • dimostrare la possibilità di sostituire la cartuccia di idrossido di litio (utilizzato per rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera della cabina) in condizioni di cabina depressurizzata

L’LTA-8 nella Chamber B

I test prevedevano di verificare il funzionamento del LM in condizioni e per una durata quanto più simili a quelle delle vere missioni. La lunghezza variò tra 3.5 e 12 giorni. La presenza dell’equipaggio a bordo però non fu continuativa come nel caso dei test 2TV-1: il LM era stato progettato per operare in un ambiente con gravità ridotta (1/6 G) e non era consigliabile che venisse occupato per tutta la durata dei test a 1G. L’equipaggio occupava il LM per turni di 9 – 12 ore, utilizzando gli ingressi della camera dotati di camera di compensazione.

L’assemblaggio del l’LTA-8 iniziò presso lo stabilimento della Grumman nel Settembre 1965. La configurazione finale era praticamente uguale a quelle dell’LM-3 poi utilizzato per Apollo 9. Completata la costruzione, l’ascend e il descent stage vennero separati e spediti a Houston, dove giunsero il 24 Settembre 1967. Dopo aver provveduto al riaccoppiamento, l’LTA-8 venne posizionato all’interno della Chamber B del SESL.

La patch di LTA-8

All’inizio del 1967 gli astronauti Jim Irwin e John Bull, che erano entrati nel gruppo degli astronauti l’anno prima, vennero assegnati come equipaggio dei test LTA-8 (Irwin col ruolo di CDR e Bull come LMP). I due idearono una semplice patch per la loro missione. Era a forma di rettangolo con gli angoli smussati, lo sfondo blu e riportava il nome della ‘missione’, una rappresentazione del LM (circondato da alcune stelle), i cognomi dei due e l’indicazione della camera utilizzata. Niente di complicato o motti in latino come per 2TV-1. Vennero designati anche i backup per i due astronauti: Glenn Kingsley e Gerry Gibbons, entrambi piloti di test della Grumman.

Prima che iniziassero i test Bull mostrò i primi sintomi di un problema medico, una forma di sinusite che, secondo i medici della NASA, non aveva ne un nome ne una cura noti. Entrare ed uscire dalla camera con continui cambiamenti di pressione non avrebbe fatto che peggiorare i sintomi e Bull venne rimosso dall’equipaggio. Il suo posto venne preso da Gerry Gibbons; la patch non venne modificata.

Inizialmente si era pensato di accoppiare LTA-8 con il 2TV-1 nella Chamber A. Ma l’Apollo Spacecraft Program Office cambiò questa decisione e suggerì di effettuare il test sul LM separatamente. Sarebbe occorsa una spesa aggiuntiva di 3 milioni di dollari per adattare il sistema di illuminazione e simulazione della luce solare nella Chamber A per poter procedere al test unificato. Inoltre vennero sollevati dei dubbi sulla possibilità di effettuare i test con il LM a testa in giù (perchè con questo orientamento si sarebbe trovato dopo l’accoppiamento!) in un ambiente a gravità normale. Il tutto portò alla scelta finale di utilizzare la Chamber B.

Per poter posizionare l’LTA-8 all’interno della camera si dovette procedere alla rimozione della parte superiore di questa; la gru del SESL, capace di sollevare fino a 50 tonnellate, venne poi utilizzata per calare il LM all’interno. Data la dimensione (10,6 metri di diametro) della Chamber B non fu possibile estendere completamente le gambe del veicolo (fino alla loro posizione stabile) e posare il descend stage su un supporto appositamente realizzato. Nei primi tre mesi del 1968 venne completata la fase di installazione del veicolo e preparazione della camera. Una serie di problemi rinviarono il test senza equipaggio di verifica al 1 Aprile; questo durò 193 ore e 32 minuti.

Completato con successo il test di verifica l’attenzione si concentrò sui veri test, quelli con l’equipaggio. Il 6 Maggio 1968, con l’LTA-8 configurato per simulare il LM-3, iniziò il primo test della durata finale di 84 ore e 25 minuti. Irwin e Gibbons trascorsero 13 ore all’interno del LM. Entrambi riportarono commenti positivi sul veicolo e non fu osservato nessun problema rilevante in esso e nelle interfacce veicolo /equipaggio. Mentre lasciava il veicolo però Irwin presentò i sintomi caratteristici dell’ipossia. Assistito prontamente dal personale di servizio alla Chamber B, Irwin venne esaminato dai medici che non riscontrarono però nessun problema invalidante. La causa dello stato di Irwin venne ricondotto ad una maschera ad ossigeno non ben adattata al viso.

Un ulteriore test fondamentale per dare il via libera alla missione di James McDivitt, Russell Schweickart e David Scott venne eseguita a partire dal 24 Maggio. Ancora una volta Irwin e Gibbons furono l’equipaggio assegnato a questo test di tipo ‘cold-soak’ della durata di 10 ore e mezzo. Un secondo test cold-soak con equipaggio di 12 ore seguì a breve distanza. Vennero simulate le procedure di separazione CSM/LM, alcune manovre col LM e la sequenza di docking. Non vennero riscontrati particolari problemi. Alla fine dei test in vista di riprendere a breve con gli ‘hot-soak’, la Chamber B venne lasciata parzialmente depressurizzata (per accelerare la ripartenza).

Il 31 Maggio fu il turno del pilota di test Glenn Kingsley e del Maggiore Joseph A. Gagliano (USAF): un test ‘hot-soak’ di 9 ore (non è dato sapere se i due indossarono la patch di LTA-8 con i nomi Irwin – Bull). Nel frattempo l’interesse pubblico per questi test era cresciuto, dato che potevano essere considerati la prima forma di “attività spaziale umana” dall’incidente di Apollo 1. Alla fine vennero totalizzate 48 ore complessive di test con equipaggio per LTA-8. Ed Apollo 9 aveva semaforo verde!

Irwing si prepara ad entrare
nella Chamber B

La preparazione per il test con la configurazione dell’LM-5 (Apollo 11) inziò nell’Ottobre 1968. I piloti collaudatori della Grumman Glenn Kingsley e Gerald Gibbons furono l’equipaggio per il primo test (iniziato il 23 Ottobre), un test cold-soak. Lo stesso test venne ripetuto il 25 Ottobre con Kingsley and Jim Irwin a bordo. In questi test venne simulato l’allunaggio, la permanenza sulla superficie lunare, il lancio e l’ascesa dalla Luna.

A questi test seguirono, secondo una scaletta ormai consolidata, i test hot-soak: il 10 novembre con Gibbons e Kingsley, il 12 Novembre (stesso equipaggio) e infine il 14 Novembre con Irwin e Gibbons. Nel corso delle 59 ore complessive dei test si verificarono alcuni problemi col rendezvous radar, la rottura di una antenna S-band e una serie di “master alarm non previsti”.

Con questa serie di test si concludeva la vita dell’LTA-8 nel SESL: grazie ad esso diverse anomalie critiche erano state identificate e corrette. Proprio mentre l’equipaggio di Apollo 8 trascorreva la vigilia di Natale 1968 in orbita attorno alla Luna, Deke Slayton scriveva un memorandum in cui indicava che “al momento non prevediamo la necessità di ulteriori test”.

Nel 1970 il descent stage dell’LTA-8, accoppiato con l’ascent stage dell’LM-2 venne ospitato all’Expo di Osaka in Giappone. Nel Marzo 1971, l’LTA-8, ormai un veterano di 9 missioni simulate, venne esposto (ed è attualmente ancora esposto) allo Space Center di Houston.

5 Risposte to “Il test LTA-8”

  1. Eccolo qui l’LTA-8 fotografato da me il 22 maggio del 2010 al Johnson Space Center.
    E complimenti ancora per la chiarezza di questi articoli su un aspetto molto poco conosciuto dell’esplorazione lunare.

  2. federico Says:

    Intanto complimenti per questi splendidi articoli che per soddisfare gli appassionati dovrebbero avere cadenza oraria dalla velocità con cui si fanno leggere per la voglia di sapere che ti fanno venire…
    Una curiosità,per il test non era previsto che il lm avesse le gambe per motivi di spazio nella camera.Come mai nella prima foto mentre viene calato all’interno della chamber sotto il telo ha ancora le sue gambe?

  3. Prima di tutto grazie per i complimenti Federico. E grazie per la segnalazione, che occhio! Ho ricontrollato ed in effetti, la documentazione che ho consultato non parla di rimozione delle gambe bensì solo dell’impossibilità di estenderle. E da qui la necessità del supporto ad-hoc. Un errore di interpretazione mia, ho provveduto a correggere il testo. Grazie ancora.

  4. Splendido come sempre. Segnalo, giusto per pignoleria, il refuso ricorrente “descend” (al posto di “descent”) e “ne” (al posto di “né” in ” ne un nome ne una cura”).

  5. Grazie Paolo. Per l’apprezzamento e per la pignoleria😀

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