Il test 2TV-1

Pronti ad iniziare il test 2TV-1

La settimana scorsa, parlando del SESL, ho brevemente toccato la serie di test denominati 2TV-1. Estendo un po il discorso con qualche dettaglio in più.

Abbiamo visto come, prima di procedere a voli con equipaggio a bordo delle capsule Apollo, la NASA fosse intenzionata ad effettuare dei test sulla Terra in un ambiente che simulasse al meglio le condizioni dello spazio attorno al nostro pianeta. Un requisito fondamentale sia per il Command and Service Module che per il Lunar Module. Nella primavera del 1968, all’interno delle camere dello Space Enviroment Simulation Laboratory (SESL), vennero effettuati i test 2TV-1 (CSM) e LTA-8 (LM).

La sigla 2TV-1 stava per Block II Thermal Vacuum nr.1 (il primo test di un CSM Block II nelle camere del SESL). La data prevista inizialmente per il test era il Febbraio 1967. L’incidente di Apollo 1 bloccò tutti i test nelle camere del SESL e portò anche alla decisione di procedere alla revisione del progetto del CSM Block II e di utilizzare da li in avanti solo capsule di questo tipo per le missioni. La prima missione pianificata divenne Apollo 7, da lanciarsi verso la fine del 1968. Il CSM utilizzato per il test (da cui prese anche la sigla) venne configurato per essere praticamente identico al CSM-101 destinato ad Apollo 7 (ad eccezione di alcuni componenti disponibili solo durante la ‘vera’ missione). Il superamento del test 2TV-1 divenne un requisito fondamentale per procedere con la missione secondo i piani.

Il CSM 2TV-1 doveva essere spedito nell’Ottobre 1967. Ma subì un ritardo iniziale di almeno 6 settimane. E alla fine, di slittamento in slittamento, venne completamente assemblato a Marzo 1968 ed inviato dalla NAA (North American Aviation) il 9 Aprile.

L’equipaggio durante il test

Appena installato nella Chamber A del SESL, il 2TV-1 venne sottoposto ad un test senza equipaggio per verificarne l’integrità della sezione pressurizzata, la compatibilità con i sistemi di alimentazione e la funzionalità del sistema di pressurizzazione d’emergenza della camera; i test durarono 4 giorni. Passata questa fase con successo era ora del test vero e proprio.

A differenza del precedente test dell’Apollo Block I (l’S/C 008), in cui gli equipaggi dei test erano costituiti da militari o personale dei costruttori, la NASA scelse alcuni suoi astronauti per il 2TV-1. Deke Slayton in particolare, Direttore delle Flight Crew Operations all’MSC, propose di inserire negli equipaggi dei test un medico per aiutare nella definizione dei requisiti medici dei test e delle successive missioni. All’epoca l’unico astronauta con un background medico era Joe Kerwin e quindi la scelta cadde su di lui. Gli venne addirittura assegnato il ruolo di CDR della missione, in virtù anche del fatto che fosse stato coinvolto nei test precedenti al SESL. Come CMP venne scelto Vance Brand e come LMP Joe Engle. La scelta di Kerwin come CDR fu vista come inusuale, poiché all’epoca molti dei colleghi astronauti ritenevano che i membri del gruppo dei cosiddetti astronauti-scienziati non avessero ‘the right stuff’. Brand e Engle non la pensavano così e non vi furono mai problemi ad accettare la situazione.

L’equipaggio indossò le tute ed entrò nel CM il 16 Giugno 1968 ed iniziò una simulazione di missione lunare della durata di 188 ore e 33 minuti. La timeline e le procedure seguite furono le stesse pensate per le vere missioni.

Durante il test uno dei serbatoi richiese un tempo di svuotamento decisamente superiore all’altro; un dettaglio che non causò nessuna preoccupazione al momento. Ma dopo l’incidente di Apollo 13, il cui SM aveva avuto un simile problema sulla rampa di lancio (un problema poi collegato dalla successiva indagine all’incidente) questo fatto tornò alla mente del personale NASA. Da quel momento venne richiesto al personale del SESL di “riportare e spiegare ogni singola anomalia riscontrata durante i test e ce riguardassero anche remotamente il veicolo in esame”.

Un episodio curioso si verificò durante una visita di George Low al SESL: non tutte le postazioni di monitoraggio dei test richiedevano attenzione costante e turni duri di lavoro. In alcune la vita era più semplice. Low vide uno di questi tecnici che sfogliava una copia di Playboy alla sua console e chiese spiegazione. Gli venne detto che il personale alle postazioni meno critiche avevano bisogno di ‘stimoli per restare svegli’. La risposta divertì molto Low.

La patch di missione

Una particolarità del test 2TV-1 è che l’equipaggio disegnò una propria patch di missione. Era circolare e ricordava il logo della NASA, solo che vi era rappresentato un ‘roadrunner’ e recava il motto latino “Arrogans Avis Cauda Gravis”. Il roadrunner oltre ad essere il simpatico personaggio dei cartoni animati è un uccello dell’area del Texas e rendeva bene sia il ritmo del lavoro alla NASA in quel periodo che la natura del test (è un uccello che non vola, proprio come il 2TV-1 non avrebbe mai volato). La traduzione della frase latina è un altro riferimento al fatto che il 2TV-1 non era destinato a volare: “L’uccello orgoglioso dalla coda pesante” (in inglese “The Proud Bird With The Heavy Tail”). La frase fu in parte ispirata dal motto della compagnia aerea Continental (“L’uccello orgoglioso con la coda dorata”, in inglese “The Proud Bird With The Golden Tail”) e fu proprio Kerwin a idearla. Si tratta di una patch molto rara da trovare e ne furono realizzate solo 40-50 copie in beta cloth.

Nel corso del test vennero utilizzate tutte le funzionalità delle camere del SESL. Vi fu una fase iniziale di ‘hot soak’ che utilizzando parte dei moduli di illuminazione riscaldarono in particolare il CM. Nel corso del test si osservò una bruciatura progressiva dello stato superficiale dello scudo termico del CM (che al suo arrivo era blu). Venne effettuata anche una prova di ‘cold soak’ per simulare il freddo estremo che si sarebbe verificato durante la fase dell’orbita terrestre in ombra.

Alla fine del test, il 24 Giugno, gli astronauti uscirono dalla Chamber A in ottima forma. Il test era stato un successo e spianava la strada ad Apollo 7.

Iniziarono subito i lavori per aggiustare la Chamber A e il CSM in modo da effettuare un ulteriore test: la simulazione di un volo verso la Luna. Il test includeva l’installazione della prima antenna orientabile ad alto guadagno del CSM. In questo caso l’equipaggio tornò ad essere formato da personale dell’aviazione: i Maggiori Alfred H. Davidson, Turnage R. Lindsey, e Lloyd Reeder entrarono nel CM il 4 Settembre 1968. Nel corso del test vennero alternate 54 ore di esposizione alla luce e al calore (simulanti l’irraggiamento solare) con 15 ore di esposizione al freddo e altre 15 ore di luce e calore. Venne anche effettuata una simulazione di EVA in condizioni di vuoto: venne quindi depressurizzato il CM, aperto il portello di nuova concezione e successivamente effettuate le operazioni inverse.

Il valore dei test effettuati nella Chamber A del SESL durante il 2TV-1 va comunque molto oltre le 30 modifiche al design del CSM e alle 30 variazioni alle procedure di volo. La dimostrazione del livello di integrità e sicurezza raggiunta servì a ricreare la sicurezza all’interno della NASA che l’incidente di Apollo 1 aveva fortemente minato.

2 Risposte to “Il test 2TV-1”

  1. Vittorio Says:

    Ottimo, ottimo articolo! Queste sono cose che proprio non si sapevano (o almeno io non conoscevo) e di conseguenza sono molto interessanti. Menzione particolare ai tre componenti del “equipaggio” del test, Kerwin Brandt e Engle, che volarono effettivamente solo molto molto dopo (Engle addirittura appena nel 1982!).

    Piccolo refuso (secondo me): hai sbagliato una data.
    E alla fine, di slittamento in slittamento, venne completamente assemblato a Marzo 1967 ed inviato dalla NAA (North American Aviation) il 9 Aprile.
    Presumo fosse 1968, dato che prima scrivi che il “test article” doveva essere pronto per ottobre 1967 ma appunto ci furono ritardi.

  2. Grazie Vittorio, sempre precisissimo😉 Ringrazio anche Stefano che per email mi ha segnalato un altro refuso sul motto della Continental.

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