Mission Patch: Apollo 17

La mission patch di Apollo 17 è una delle più complesse e ricche di simboli di tutta la serie. Gene Cernan, CDR della missione, commissionò il lavoro di realizzare il disegno al famoso artista Robert McCall.

La patch è dominata dall’immagine di Apollo, il dio greco del sole. Dietro di lui si staglia sullo sfondo blu un’aquila stilizzata (l’aquila simbolo degli USA che appare anche nella patch di Apollo 11); l’aquila contiene 4 strisce rosse che rappresentano la bandiera americana e tre stelle a rappresentare i tre membri dell’equipaggio. Sullo sfondo si trovavano anche le immagini di una parte della Luna, il pianeta Saturno e una galassia. Il fatto che l’aquila sia parzialmente sovrapposta alla Luna sta ad indicare che il nostro satellite è stato raggiunto e in un certo senso ‘conquistato‘. E il fatto che sia la direzione del volo dell’aquila che il volto di Apollo puntino verso Saturno e il resto dello sfondo stanno ad indicare quello che sarà in futuro l’obiettivo dell’esplorazione spaziale: lo spazio, sempre più lontano dal nostro pianeta natale. Nella parte bassa della cornice circolare si trovano i nomi dei tre componenti dell’equipaggio, mentre nella parte alta si trova il nome della missione col 17 espresso come numero romano.

In un’intervista, McCall ha ricordato che “[…] Questa patch ha un significato particolare per me, poiché è stata la prima che ho disegnato. La prima che ho avuto la possibilità di realizzare e sono stato felice di avere avuto tale possibilità – e George Abbey [che poi sarebbe diventato nel 1976 Direttore delle Operazioni di Volo al JSC, ndr] ebbe un ruolo importante nella scelta.[…] Ho disegnato parecchie patch, gratis, ma vedere quella di Apollo 17 sulle tute di Cernan e Schmitt sulla superficie lunare è stato un privilegio. Per la cronaca, Cernan ha tutti gli schizzi preparatori per la patch – glieli ho regalati. […]”

Lo schizzo della patch con Stonehenge

Come modello per l’immagine del dio Apollo, McCall utilizzò la statua di marmo dell’Apollo presente nei Musei Vaticani a Roma. E’ forse la più nota rappresentazione di questa divinità e venne riportata alla luce nel 15° Secolo. E’ riconosciuta come un capolavoro dell’arte antica e ritenuta una copia in marmo realizzata in epoca Romana di una statua bronzea del periodo Greco Classico.

Tra le patch ideate e poi scartate c’è n’era anche una che rappresentava Stonehenge. Sempre MCCall ricorda che “[…] Jack [Harrison H.] Schmitt era l’astronauta-geologo della missione, e pensava che Stonehenge sarebbe stata una meravigliosa immagine da includere, un simbolo delle prime civiltà come le intendiamo. Quindi realizzai alcuni schizzi con questo monumento come parte del soggetto. […]”

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