Forever Young – Il Libro

La copertina

Quando ho scoperto che in autunno sarebbe stata pubblicata la biografia di John Young ero impaziente di averla tra le mani e divorarla. Young è un vero monumento nell’ambiente: due missioni Gemini, due missioni Apollo, 2 missioni STS (incluso il volo inaugurale STS-1) e poi tanti anni nel management della NASA.

Il libro è stato realizzato in collaborazione con James R. Hansen, professore di storia ed ex direttore dell’Honors College alla Auburn University, nonchè autore della biografia di Neil Armstrong (First Man: The Life of Neil Armstrong).

Ahimè, viste le premesse devo dire che il libro mi ha lasciato un po di amaro in bocca. Ma non saltiamo alle conclusioni.

Il libro si apre con la prefazione di Michael Collins: un bel ricordo di Young. Peccato che qui appaiano i primi problemi del libro: Young ha comandato Apollo 15? Il LM aveva tra gambe?!

Il canovaccio seguito è quello classico delle biografie: il racconto degli anni giovanili nel periodo della Grande Depressione, la formazione (spesi tra Florida e Georgia), gli studi alla Georgia Tech grazie al programma ROTC della Marina (un programma di borse di studio) e il conseguimento della laurea in Ingegneria Aeronautica. E poi gli anni di servizio in Marina, gli inizi della carriera di pilota, il periodo da pilota collaudatore alla Patuxent River AFB (dove ebbe modo di conoscere alcuni suoi futuri colleghi astronauti come Conrad o Stafford). E infine la selezione nel secondo gruppo di astronauti, “The New Nine”. Tanti dati tecnici e scelte di vita raccontate con estrema brevità (una o due frasi bastano per esempio a liquidare l’incontro con la prima moglie).

Si passa poi alle vista da astronauta e alle missioni che lo hanno visto protagonista. A partire da Gemini 3, il volo con Gus Grissom diventato famoso non per il raggiungimento pieno dei risultati della missione ma per la storia del sandwich: Young infatti si portò nello spazio un panino che consumò nel corso della missione, provocando le ire di alcuni al Mission Control e su su fino ai politici del Congresso. Secondo il nostro John: “[…] il baccano prodotto fu eccessivo e assolutamente sproporzionato. Infatti era la terza volta che un panino veniva portato nello spazio.” Non vengono specificate quali furono le altre due occasioni, qualcuno le conosce?

L’episodio comunque non pregiudicò la carriera di Young, che in seguito fu comandante di Gemini X, insieme proprio a Michael Collins; un’altra missione di successo e il capitolo dedicato a questa missione è tra i migliori del libro.

I capitoli successivi sono dedicati all’Apollo. Non può mancare il capitolo di riflessione sull’importanza della tragedia di Apollo 1, una tragedia che per Young è stata un’esperienza chiave per maturare una grande sensibilità per il tema della sicurezza (tema che poi svilupperà nel suo futuro da dirigente alla NASA). Qua e la nel testo troviamo piccole perle dello humor caratteristico dell’astronauta e purtroppo anche altri errori macroscopici. Nella prima categoria rientra sicuramente l’episodio dell’invito di Duke per avere aiuto durante una delle EVA di Apollo 16: “move your thunderous back!”, un riferimento ai problemi di Young con le grandi quantità di succo d’arancia che gli astronauti erano costretti a bere e che avevano causato all’autore qualche ‘turbolenza intestinale’ di cui il mondo era a conoscenza a causa di un microfono lasciato aperto. Nella seconda categoria, il riferire che il LM di Apollo 10 non avrebbe potuto allunare poiché privo delle gambe (!), salvo poi (dopo un paio di pagine) parlare dell’ispezione visiva delle stesso dopo l’undocking (!!) … Oppure confondere la TLI con una correzione di rotta (mid-course correction). Manca purtroppo in questa parte qualche parola in più su i rapporti di Young con i colleghi che mi sarebbe piaciuto leggere.

Una curiosa immagine di Young

Nel capitoli successivi Young passa a parlare del progetto Space Shuttle. Capitoli in alcuni punti tediosi, ricchi di dettagli tecnici francamente non ncecessari, a scapito magari di aspetti più umani. Ma la parte dedicata all’STS-1 (la prima missione dello Shuttle) merita di essere letta. E arrivare in fondo alla lista dei guasti e problemi riscontrati durante e dopo la missione fa capire molto dei rischi presi e delle politiche NASA di quel periodo, politiche dettate da scarsità di fondi e necessità di produrre qualche risultato apprezzabile.

E se volete capirlo ancora di più, il capitolo sul disastro del Challenger è quello che vi serve. Dovrebbero farlo leggere a tutti i nuovi assunti alla NASA, col titolo di “Cronaca di un disastro annunciato”.

Nei capitoli che seguono e in particolare in quello intitolato “Mountain of memos”, comprendiamo come Young sia diventato negli anni (fino alla pensione nel 2004) una spina nel fianco dei dirigenti NASA con la sua ‘ossessione’ per la sicurezza; montagne (appunto) di carta per proporre soluzioni a specifici problemi, per richiedere con urgenza interventi per garantire agli equipaggi l’incolumità o quantomeno più chance di sopravvivenza in caso di guasto. E spesso le sue proposte nemmeno sono state prese in considerazione; la frustrazione talvolta si avverte forte dalle pagine del libro.

L’epilogo è un capitolo dedicato alle prospettive del programma spaziale americano e più in generale all’esplorazione spaziale da parte dell’uomo. Ci permette inoltre di scoprire l’impegno di Young per il monitoraggio dei meteoriti più prossimi alla Terra e che intersecano l’orbita del nostro pianeta. Secondo Young non parliamo di una sceneggiatura pessima stile ‘Armageddon’ bensì di un rischio concetto che un’impatto possa davvero avvenire.

In conclusione il libro merita di essere letto ma sicuramente una seconda edizione richiede una approfondita revisione per eliminare quegli errori che ho citato e che non rendono giustizia al lavoro degli autori. Vi suggerisco anche la lettura delle note ai capitoli, raggruppate a fine libro, che offrono spunti e approfondimenti; qualcuno di essi avrebbe anche potuto trovare spazio direttamente nel testo in modo efficace.

Una curiosità: il buon John racconta di aver posseduto una Fiat! E molto prima dell’arrivo di Marchionne in America!! Se non ci credete andate direttamente a pagina 249🙂

8 Risposte to “Forever Young – Il Libro”

  1. Hai letto il libro in versione cartacea oppure l’hai acquistato con googleplay/amazon kindle in formato digitale?

  2. Ho letto l’estratto che amazon propone tramite kindle on line su piattaforma android. Il lem viene descritto a 3 gambe non solo nel testo ma l’errore/orrore viene reiterato senza alcun pudore anche nei dialoghi. e’ una svista talmente macroscopica che rischia di inficiare l’attendibilita’/autorevolezza di tutto il libro?

  3. Edizione Cartacea, presa da The Book Depository (con zero spese di spedizione da UK all’Italia e un prezzo inferiore a quello di Amazon). Come ebook reader ho un Sony ma i libri sull’Apollo li preferisco cartacei; sulla libreria di casa la fila fa la sua bella scena🙂

    Il problema degli errori presenti nel testo è che io, te e gli appassionati in generale li riconoscono. I lettori occasionali o chi sceglie questo testo per avvicinarsi alla materia probabilmente no. E non è bello.

  4. IVAN Airoldi Says:

    A proposito di errori. Ho visto alcuni filmati da YouTube che ritraevano l’undocking del LEM da CM in cui il finestrino per l,allineamento del LEM risulta sulla destra anziché sinistra del ascent. Si tratta di errori di montaggio dei filmati o qualche LEM era diverso strutturalmente?
    IVAN

  5. Non ho visto i filmati a cui fai riferimento. Sicuramente la finestra di rendezvous del LM non è mai stata spostata: si trovava sopra la testa del CDR e quindi, guardando verso il pannello di comando del LM, sulla sinistra. Ipotizzo un’inversione del filmato nel montaggio; la certezza la puoi avere andando a cercare il video originale dagli archivi NASA o dai DVD della Spacefilm e verificando con quelli.

  6. IVAN Airoldi Says:

    Grazie Raghnor, ho pensato anch’io a un probabile errore nel montaggio della pellicola. Grazie dell’indicazione per trovare i filmati originali!… sto restaurando un vecchio modello in scala del LEM cercando di aggiungere più particolari possibili e soprattutto di non incorrere in errori grossolani! Ciao.

  7. Credo di aver “beccato” la Fiat posseduta da John Young. Io non l’ho letto ancora il suo libro. Era forse una 1100 color ocra col tetto nero? Il commento a una foto storica che riprende una fila di auto posteggiate lungo il Mission Control Center del KSC presa il 22 giugno del 1965, parla proprio di Young che, con Grissom, seguiva in quegli anni il programma Gemini. Però… magari ho solo preso in abbaglio! Comunque il link è il seguente:
    http://www.nasa.gov/centers/kennedy/about/history/50thgallery/gallery-index.html

  8. Il link corretto all’immagine sarebbe http://www.nasa.gov/centers/kennedy/images/content/409852main_KSC-64C-2699_full.jpg e potrebbe starci come identificazione.

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