Il Lunar Equipment Conveyor

Il LEC (con la descrizione delle varie parti)

Il Lunar Equipment Conveyor (LEC) è un sistema ideato per permettere agli astronauti di trasferire equipaggiamento, campioni ed altro materiale su e giù dalla cabina del Lunar Module. Si trattava in sostanza di una sottile striscia di tessuto lunga 18 metri e larga 2,5 centimetri dotata di un paio di anelli di fissaggio, una carrucola e due moschettoni; la striscia veniva fissata da una parte tramite gli anelli ad un supporto sul soffitto della cabina (il PLSS Upper Mounting Station Pin) e dall’altra era fissata ad un moschettone agganciato alla tuta di uno degli astronauti sulla superficie lunare. I due moschettoni del LEC servivano per assicurare il carico. Tirando la parte alta della striscia, l’astronauta la faceva girare attorno alla carrucola e il carico veniva issato o scaricato.

Lo schema di utilizzo del LEC

Nel corso di una revisione della missione Apollo 11, Neil Armstrong ricorda che “[…] (Il LEC) era un pezzo dell’equipaggiamento che non era inizialmente previsto e venne introdotto intorno alla metà del periodo di addestramento. Non eravamo sicuri di riuscire a trasferire materiale tra la cabina e la superficie. Non ricordo a chi venne l’idea, ma venne proposta collettivamente dal gruppo che pianificava la nostra EVA. […]”

Sebbene concettualmente era un dispositivo molto semplice, il suo utilizzo richiedeva tempo e un significativo sforzo: vennero stimati 5 minuti per un singolo trasferimento, seguito da un breve periodo di riposo. A conferma di ciò, il più alto valore di pulsazioni al minuto di Armstrong durante la EVA fu di 160, raggiunto proprio durante l’utilizzo del LEC.

Occorreva prestare attenzione a non aggrovigliare il nastro. Armstrong e Aldrin notarono inoltre che quando il nastro raccoglieva durante l’utilizzo della polvere lunare questa poi finiva per depositarsi sulle loro tute e nella cabina del LM. Ancora peggio andava a danneggiare la carrucola in modo tale da aumentare lo sforzo richiesto per l’utilizzo del LEC.

Armstrong durante l’addestramento col LEC (foto NASA AP11-S69-31101)

Fu proprio Armstrong, nel dopo missione, a affibbiare al LEC il nomignolo di “Brooklyn Clothesline” (“Corda stendipanni di Brooklyn”).

Nel Novembre 2004 Mark Gray, uno dei collaboratori dell’Apollo Lunar Surface Journal, guardando il video della discesa di Armstrong dalla scaletta del LM si rese conto che l’astronauta era assicurato con un cavo al veicolo. Controllando l’Operation Plan di Apollo 11 si scoprì che era stato utilizzato il LEC come ‘cavo di sicurezza’ (qualcuno all’epoca pensava che la superficie lunare avrebbe ceduto al peso degli astronauti e li avrebbe risucchiati come sabbie mobili).

Ulteriori verifiche hanno dimostrato che la stessa procedura non venne applicata con Aldrin quando venne il suo momento di scendere. E che il LEC non venne neppure usato in seguito come ausilio per la risalita. Probabilmente una volta dimostrato da Armstrong che non c’erano problemi ne con la superficie lunare ne con l’utilizzo della scaletta, il Controllo Missione non ritenne più necessario il LEC.

Armstrong durante l’addestramento usa il LEC come ‘cavo di sicurezza’ (foto NASA AP11-S69-31237)

Il LEC non ha avuto una lunga vita nelle missioni lunari: il fatto che fosse causa di accumulo di polvere lunare all’interno del LM non era ben visto. Gli astronauti di Apollo 14 non lo utilizzarono e valutarono che la stabilità e la mobilità sulla scaletta del LM aggrappandosi con una mano sola erano sufficienti per portare avanti e indietro il materiale a mano. Uguale fu l’opinione dell’equipaggio di Apollo 15, che suggerì di aggiungere un laccio da polso ai contenitori da trasportare, in modo da avere entrambe le mani libere. La storia proseguì con le ultime due missioni lunari. Solo per issare i contenitori più pesanti fino alla piattaforma alla fine della scaletta del LM, in tutte queste missioni venne impiegata una semplice corda.

2 Risposte to “Il Lunar Equipment Conveyor”

  1. Molto molto interessante, tecnicamente perfetto, poliedrica conoscenza scientifica in tutti i campi , competenze incredibilmente precise e puntuali,in un mondo governato da ignoranti dovrebbe essere un must di riferimento!!!!!!
    Grazie

  2. FeFeSofT Says:

    Guarda che le hanno veramente studiate tutte ! Alla faccia di chi non ci crede, a ogni problema, a ogni dubbio che può sorgere esiste la soluzione tecnica, più o meno riuscita, magari migliorata o abbandonata nel corso delle missioni successive, ma nulla è stato lasciato al caso, veramente una colossale opera di ingegno corale.

    E un plauso all’autore di questo fantastico blog, che lo riesce sempre a ravvivare andando ad affrontare anche gli aspetti più sconosciuti e forse meno spettacolari, ma non meno sorprendenti e interessanti.

    Un Saluto

    FeFe

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