Un carrettino sulla Luna

Il MET durante la EVA2 di Apollo 14

Tra i commenti dei primi equipaggi a sbarcare sulla Luna, la Technical Services Division dell’MSC affrontò quello relativo alla difficoltà di portare in giro tutti gli attrezzi necessari per effettuare i campionamenti geologici. La proposta fu quella di dotare gli equipaggi futuri (a partire da quello di Apollo 14) di un ‘carrettino’.

Il Modular Equipment Transporter (MET) era proprio un carretto a due ruote; chi lo aveva ideato ci vedeva un sistema adeguato per migliorare la capacità degli astronauti di esplorare la superficie lunare, seppur all’interno dei limiti dettati del fatto di muoversi comunque a piedi.

Gli astronauti soprannominarono il MET “the rickshaw”, “il risciò”

Lo schema del MET

Il MET era costituito da una struttura tubolare lunga 218 cm, ampia 99 cm e alta 81 cm una volta pronta all’uso. Pesava solo 11.7 Kg ma poteva portare un carico utile d 63.5 Kg. Gli astronauti erano in grado di trascinarlo con una mano tramite una maniglia posta alla fine di un lungo manico. Due piccole gambe nella parte anteriore fornivano i punti di appoggio per stabilizzare la struttura durante le soste.

I pneumatici di cui era dotato il MET avevano un diametro di 41 cm ed erano ampie 10 cm; venivano gonfiate con azoto ad una pressione d 1.5 psi durante i preparativi pre-volo. I pneumatici venivano cotti a 121°C per 24 ore prima del volo in modo da rimuovere il grosso degli antiossidanti dalla gomma. I limiti operativi di temperatura dei pneumatici erano tra i -57°C e i +121°C.

La struttura tubolare del MET permetteva di ripiegarlo per poterlo far entrare nel MESA (dove rimaneva durante il viaggio), nel descent stage del LM; l’equipaggiamento trasportato con il MET per le traversate geologiche includeva tutti gli attrezzi per raccogliere i campioni, i tubi per i carotaggi, le buste per i campioni, la macchina fotografica per le riprese stereografiche ravvicinate, due macchine Hasselblad da 70 mm, i rullini di scorta e il Lunar Portable Magnetometer (ovvero uno strumento portatile per rilevare il campo magnetico lunare).

Il MET venne estratto dal MESA ed assemblato nel corso della EVA1. Per poterlo fare gli astronauti dovettero innanzitutto rimuovere una copertura termica che lo aveva mantenuto in posizione e protetto durante il volo dalle temperature estreme dello spazio. Una volta agito su alcune borchie, il MET era libero e la copertura veniva scartata. Il MET venne poi caricato con l’equipaggiamento. Un’altra comoda dotazione del MET erano 3 pezzi di velcro che servivano a tenere in posizione le carte utilizzate dagli astronauti per orientarsi; Alan Shepard (CDR) e Edgar Mitchell (LMP) dovettero ricorrere alla colla per fissare due di questi tre pezzi che si staccarono durante l’utilizzo.

Ed Mitchell dimostra l’uso del MET

Viene talvolta erroneamente indicato che anche Apollo 13 fosse equipaggiato con il MET (e non lo avesse poi potuto utilizzare). In realtà era previsto il suo utilizzo per Apollo 14, Apollo 15 ed Apollo 16, basandosi sull’iniziale schema delle missioni. Ma quando vennero cancellate le missioni Apollo 17 – 20 e Apollo 15 e 16 vennero trasformate in missioni di Tipo J il carrettino diventò superfluo: era in arrivo l’LRV, il Rover.

Oltretutto, sebbene le prestazioni del MET vennero descritte nei rapporto post-missione come “adeguate”, di fatto gli astronauti Shepard e Mitchell non furono così soddisfatti. Durante una parte della traversata verso il Cone Crate (nel corso della EVA2), i due furono costretti a trasportarlo di peso insieme perché risultò impossibile da tirare a causa della conformazione del terreno. Fortunatamente per i loro colleghi delle missioni successive, il MET lasciò spazio all’LRV.

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