Le procedure anticontaminazione (2) – MQF

Il MQF003 allo Smithsonian

Il Mobile Quarantine Facility (MQF) era sostanzialmente una roulotte Airstream modificata per isolare gli astronauti di ritorno dalle missioni lunari e trasportarli poi presso la sede finale in cui avrebbero trascorso il periodo di quarantena (il LRL, Lunar Receiving Laboratory a Houston). Le sue dimensioni erano di 2.62 x 2.74 x 10.67 m; il peso di 5669.9 kg.

La ditta appaltatrice era la MELPAR Inc. di Falls Church, Virginia, ma come detto la costruzione fu effettivamente fatta dalla Airstream, un marchio famoso negli USA per le roulotte di lusso. Era un’azienda prestigiosa, quella presente sul mercato da più tempo. I suoi prodotti si distinguevano per le forme arrotondate in alluminio che si ritrovano infatti anche nel MQF. Il design risaliva agli anni ’30 ed era opera di Hawley Bowlus, il designer che aveva progettato anche l’aereo di Charles Lindberg (lo Spirit of St. Louis). Per conto della NASA la Airstream ha realizzato anche i ‘camper’ utilizzati per il trasporto degli astronauti al launch pad, demonimati Astrovan.

Ideato per trasportare gli equipaggi delle missioni Apollo dalla nave addetta al recupero fino all’LRL, l’MQF era in grado di ospitare 6 persone per un periodo di 10 giorni ed era dotato di salottino, angolo cucina, letti e bagno. Gli astronauti di Apollo 11, Armstrong, Aldrin e Collins trascorsero le prime 65 ore dopo il loro rientro all’interno dell’MQF.

Era dotato di un sistema di alimentazione che poteva interfacciarsi con quello di diverse navi, aerei e altri veicoli di trasporto (nello specifico camion). L’isolamento era garantito mantenendo una pressione interna negativa (cioè la pressione all’interno del veicolo era più bassa di quella atmosferica) e utilizzando un sistema di filtri sull’aria in uscita.

Armstrong, Aldrin e Collins si rilassano all’intero del MQF

Le acque reflue dai lavandini e dalle docce venivano trattati chimicamente e conservati in appositi serbatoi. Lo stesso avveniva per gli scarti organici (urina e feci). Per permettere il passaggio di materiali vari e pasti (da riscaldarsi nel forno a microonde in dotazione) tra l’interno e l’esterno era presente una camera di decontaminazione: il materiale da passare veniva sigillato in contenitori appositi e il contenitore passava 15 minuti immerso in una soluzione di 5000ppm di Ipoclorito di Sodio. Erano inoltre presenti una serie di apparecchiature mediche per gli esami e le verifiche da effettuarsi immediatamente dopo l’ammaraggio.

I sistemi di comunicazione permettevano agli astronauti di conversare con il personale esterno e con i propri familiari. Nel caso di Apollo 11, anche il Presidente Nixon, che si trovava a bordo della USS Hornet, si servì di questo per dare il proprio bentornato sulla Terra.

All’equipaggio si univano un medico e un ingegnere del team di recovery, destinati a trascorrere con essi il periodo di quarantena ovviamente. Il Command Module, dopo il recupero, veniva depositato in prossimità del MQF e i due elementi venivano uniti tramite un tunnel in plastica. L’ingegnere utilizzava il tunnel per accedere al CM e rimuovere i contenitori coi campioni e i dati registrati durante il volo. Provvedeva inoltre al completamento delle procedure di spegnimento post-volo. In seguito il portellone del CM veniva richiuso e così rimaneva fino al suo arrivo all’interno del Lunar Receiving Laboratory. Nel caso di Apollo 11, anche Collins fece una visita al suo amato CM.

Il trasferimento dell’MQF

I campioni biomedici e i contenitori con i campioni lunari, le pellicole, i dati etc provenienti dal CM venivano impacchettati e decontaminati per poi essere spediti al Johnson Space Center. Il MQF proseguiva il viaggio sulla nave fino al più vicino porto (solitamente le Hawaii). Da li veniva trasportato via camion fino all’aeroporto ed imbarcato su un aereo cargo. Giunto a Houston veniva nuovamente caricato su un camion per poi essere definitivamente parcheggiato accanto al LRL: dopo il trasferimento delle persone a bordo all’interno dell’edificio, il MQF veniva chiuso e sigillato (anche per lui scattava la quarantena).

Sono stati costruiti 4 MQF per la NASA, ma solo 3 di essi sono poi stati effettivamente utilizzati per le prime tre missioni lunari:

Missione Nome Note
Apollo 11 MQF003 Per anni è stato in esposizione allo U.S. Space & Rocket Center, ora si trova al National Air and Space Museum’s Steven F. Udvar-Hazy Center.
Apollo 12 MQF002 Convertito per usi diversi da quello originale, è stato ritrovato presso Marion, Alabama e ora si trova allo U.S. Space & Rocket Center.
Apollo 13 MQF001 Non utilizzato visto l’esito della missione. Non si sa dove si trovi in queso momento.
Apollo 14 MQF004 In esposizione allo USS Hornet Museum in Alameda, California.

L’MQF002 a Marion, Alabama
(da collectspace.com)

La storia dell’MQF002 merita di essere raccontata. Il suo destino era un mistero: secondo gli archivi intorno alla metà degli anni ’70, la NASA lo cedette al Center for Disease Control (CDC), che lo utilizzò per riportare negli USA gli scienziati che erano stati esposti ad un pericoloso virus in Sierra Leone. Dopo diversi anni trascorsi in magazzino, l’MQF passò ancora di mano: stavolta al Georgia Department of Forestry come centro di comando mobile. Venne successivamente dichiarato distrutto in un incendio. Per anni nessuno verificò la veridicità di tale rapporto e l’MQF di Apollo 12 venne considerato perso.

Ma nel 2007 il Dott. Paul Johnson, il nuovo Direttore dell’Alabama Department of Conservation’s Aquatic Biodiversity Center di Marion inviò una mail all’USSRC (United States Space and Rocket Center). Aveva visto l’MQF di Apollo 11 in esposizione ed era sicuro che una roulotte da lui vista a Marion era a sua volta un MQF. Dopo alcuni giorni Johnson venne raggiunto da alcuni membri dell’USSRC che confermarono che si trattava dell’MQF002. E oltretutto si trovava pure in un discreto stato di conservazione. Mike Kelly, Vice Presidente USSRC dichiarò che “E’ stato come ritrovare una pepita d’oro.”

Nei giorni a seguire venne rintracciata la storia dell’MQF per via documentale. All’inizio degli anni ’90 era stato ceduto al U.S. Geological Survey’s Biological Resources Division che lo aveva destinato al vivaio di Marion, fino alla sua chiusura avvenuta nel 1995. A Gennaio del 1998 la proprietà del vecchio vivaio, edifici e equipaggiamento vario inclusi, vennero ceduti all’Alabama Department of Conservation. E qui Johnson lo ha notato.

L’MQF è stato subito preso in carico ufficialmente dallo USSRC e trasferito ad Huntsville. Si trova in un magazzino dove attende di essere restaurato. Esternamente le condizioni di conservazione sono buone,ma internamente sono state effettuate notevoli alterazioni per poter ospitare gli studenti che lavoravano presso il vivaio. Il team dell’USSRC sta procedendo al recupero dei progetti e delle foto originali ed è sicuro di poter ripristinare le condizioni originali dell’MQF.

Aggiornamento: grazie ad Andrea che nei commenti al post ha postato la prova del completamento e dell’esposizione al pubblico dell’MQF002 restaurato.

3 Risposte to “Le procedure anticontaminazione (2) – MQF”

  1. L’esplorazione spaziale nasconde storie affascinanti in ogni campo.
    Straordinario!

  2. Bellissimo articolo!
    Pare che L’MQF002 sia stato restaurato. Ora è esposto allo U.S. Space and Rocket Center in Huntsville, Alabama. Altre info qui: http://30daysoftravel.com/2012/05/11/mobile-quarantine-facility-mqf-002/

  3. raghnor Says:

    Grazie per la segnalazione! Ho aggiunto l’informazione al post.

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