Il LCC (Launch Control Center)

Il Launch Control Center

Il Launch Control Center (LCC) è un edificio di 4 piani situato accanto al VAB al Kennedy Space Center e sin dai tempi delle missioni Apollo è stato usato per la supervisione dei lanci dal Launch Complex 39. È entrato in servizio ufficialmente nel 1967: il primo volo in assoluto è stato Apollo 4 (Apollo – Saturn 501) il 9 Novembre 1967; il primo volo con equipaggio è stato Apollo 8 (21 Dicembre 1968). E’ collegato da un passaggio al VAB e al suo interno si trovano uffici, sale computer, equipaggiamento per la telemetria, il Launch Processing System (utilizzato nei lanci dello Shuttle ma non disponibile ai tempi dell’Apollo) e 4 Firing Room (FR), una per ogni High Bay del VAB. Dato che sarebbe stato possibile avere fino a 4 Saturn V in preparazione, per ognuno di essi venne prevista una FR dedicata per i test e alle verifiche prelancio, nonchè per il lancio vero e proprio. La responsabilità del personale all’interno delle FR copriva il periodo prelancio fino al momento in cui il Saturn V si lasciava alle spalle la LUT (come si dice in gergo, ‘clearing the tower’). A quel punto la palla passava nelle mani del Mission Control Center di Houston per il resto della missione.

Durante il Programma Apollo, solo 3 delle 4 Firing Room vennero costruite ed utilizzate effettivamente. La FR 4 venne usata prima come stanza per i project manager durante la costruzione del LC-39 e poi come area di lavoro per l’integrazione dei sistemi dell’Apollo. Alla fine del Programma Apollo, la FR 1 venne modificata per gestire le missioni dello Shuttle; nel 2008 gli è stato dato il nome di “Young/Crippen Firing Room” in onore dell’equipaggio del primo volo dell’STS.

Le FR erano riempite di console con cui i tecnici potevano supervisionare i dati di telemetria provenienti dal razzo. Nel periodo dell’Apollo ciascuna FR era suddivisa in 6 aree identificate delle lettere dalla A alla F, ciascuna fila di console era identificata a sua volta da una lettera e ciascuna console da un numero. Ogni FR era poi dotata di una Operations Management Room (OMR), da dove il Launch Director e il resto del management assegnato al lancio ne osservava lo svolgimento. I VIP avevano a disposizione una Visitors Gallery, una balconata posta in alto da cui si godeva un ottima vista sia sulla FR che sui launch pad (attraverso le finestre dell’edificio).

Il LCC durante i
preparativi di un lancio

Nell’Agosto 1962, un Comitato del Launch Operations Center chiese al Corps of Engineers (l’equivalente del nostro Ordine degli Ingegneri) di selezionare uno studio di architettura per completare la progettazione del VAB. L’Ordine selezionò una ‘cordata’ di 4 studi di New York che comprendeva Max Urbahn (architettura); Roberts and Schaefer (studi strutturali); Seelye, Stevenson, Value and Knecht (ingegneria civile, progettazione meccanica ed elettrica); e Moran, Proctor, Mueser and Rutledge (fondamenta e strutture portanti). Il gruppo venne identificato dall’acronimo URSAM, basato sulle prime lettere dei primi cognomi della ragione sociale.

L’URSAM ebbe anche l’incarico della progettazione e realizzazione dell’LCC, un progetto molto meno complesso di quello del VAB. Il Manned Space Flight Management Council stabilì i criteri di realizzazione nel corso di un meeting il 22 Giugno 1962. L’idea iniziale era quella di posizionare l’LCC al livello del suolo nella sezione ad ovest della low bay del VAB. Nell’Ottobre 1962, venne suggerito di posizionarlo invece sul tetto della high bay dell’edificio. L’URSAM stimò un aumento dei costi di 1.200.000$ e questo chiuse il discorso. La struttura venne infine costruita dove si trova ora, all’angolo sudest del VAB con un lungo corridoio coperto ad unire i due edifici. Il piano originale prevedeva la realizzazione della struttura in acciaio, ma gli ingegneri strutturali suggerirono il ricorso al cemento. Il risultato finale fu un edificio di 144 x 45 metri, su 4 piani, monolitico, realizzato in cemento rinforzato con l’uso estensivo di elementi prefabbricati.

Le 4 FR erano di forma rettangolare, 28 x 46 metri. Dato che al momento della progettazione non tutti i requisiti per le attività prelancio erano chiare, si decise di enfatizzare la flessibilità delle FR eliminando le colonne e realizzando un pavimento rialzato che poteva essere riarrangiato.

Sebbene si trovasse a quasi 5 Km (3 miglia) dal launch pad del LC-39, l’LCC venne progettato per resistere ad un eventuale esito catastrofico di un lancio. Il progetto delle finestre permetteva di isolarsi dai suoni e dalla pressione esterna. I vetri stessi erano spessi 2 centimetri ed erano dotati di schermi parasole orientabili in alluminio nonchè di paratoie in grado di chiudersi rapidamente in caso di esplosione. Luci infrarosse poste all’esterno impedivano l’appannamento. Le finestre ricoprivano un’area di 24 x 7 metri e filtravano calore e luce (passava solo il 28% della luce esterna). La gallerie riservata ai visitatori era separata dalla FR vera e propria da vetri trasparenti per permettere una perfetta visuale delle operazioni.

Gli architetti vollero fare dell’LCC un simbolo. Se il VAB era la ‘fabbrica’, l’LCC era la ‘finestra per osservare gli eventi che ci proiettano nel futuro’. L’USRAM vinse l’Architectural Award nel 1965 per il “progetto industriale dell’anno”.

Mentre l’URSAM lavorava sul progetto dell’edificio, gli ingegneri del LOC (Launch Operations Center) lavoravano alla definizione dell’equipaggiamento e delle postazioni necessarie. Il primo incontro avvenne il 13 Settembre 1963 e coinvolse oltre ai rappresentati del LOC anche personale dell’Astrionics Division di Huntsville. Le console avrebbero dovuto monitorare tra le altre cose i sistemi di propulsione, navigazione, misura, le cariche pirotecniche, il carico dei propellenti e le eventuali situazioni di emergenza. Occorrevano orologi per il conto alla rovescia, sistemi TV e di comunicazione, registratori. Le specifiche per le console del monitoraggio del mobile launcher, 10 console in tutto, vennero redatte dalla Launch Support Equipment Engineering Division; gli Astrionics Laboratory del Marshall li realizzarono.

Il LCC visto dalla
terrazza visitatori

La responsabilità per la progettazione delle singole console era demandata ai fornitori ma coordinata dal LOC. Le console venivano poi assemblate all’interno della FR. W. O. Chandler, Jr., Direttore dell’Electrical Systems Branch ricorda di aver fatto almeno 25 viaggi tra Houston e gli altri centri per essere sicuro che le specifiche per le console fosse aggiornate e condivise da tutti gli attori.

I fornitori primari dei vari stadi del Saturn V gestivano le proprie console. Nelle foto di quel periodo, si vede il personale della Boeing alla console dell’S-IC, quelli della Rockwell alle console dell’S-II, quelli della Douglas alle console dell’S-IVB e quelli della Crysler alle console dell’S-IB. Erano presenti circa 440 persone al momento del lancio e altre 60 si trovavano nelle console dell’Operations and Checkout (O&C) Building per monitorare le capsule. Questi 500 tecnici erano poi supportati dagli specialisti chiusi nelle support room, in grado di fornire velocemente diagnosi sugli problemi verificatesi durante il conto alla rovescia.

La decisione di avere il Mission Control a Houston fu in parte di natura pratica e in parte di natura politica. Partendo da quest’ultima: il Vicepresidente (e poi Presidente) Lyndon Johnson era nativo del Texas ed era stato Senatore per il suo stato. Grande sostenitore del programma spaziale, sapeva che avere un importante centro nel suo stato sarebbe stato fonte di grande prestigio e di grandi fondi.

La principale ragione pratica era invece legata alla posizione geografica: la Florida ha un tempo meno stabile di quello di Houston, basta pensare che è una zona soggetta agli uragani. Il KSC era stato costruito in modo da resistere ad un evento simile ma l’ultima cosa che la NASA voleva era dover evacuare il Mission Control in fretta e furia nel mezzo di una missione (lasciando gli astronauti senza supporto da terra) per colpa del tempo inclemente.

Ai giorni nostri, all’interno del Saturn V / Apollo Building del KSC, i visitatori possono vedere una Firing Room ricostruita con equipaggiamento originale dell’epoca; in questa sala viene proiettato un audiovisivo, nel corso del quale le console e i pannelli prendono vita per offrire un’esperienza degli ultimi istanti precedenti al lancio di un Saturn V. Un’esperienza da provare.

6 Risposte to “Il LCC (Launch Control Center)”

  1. Massimo Says:

    Vado off-topic lasciando qui un commento che non è inerente all’articolo che hai scritto. Ho trovato su quell’ inesauribile fonte che è Youtube un video di un anno fa circa che non avevo ancora visto e che trovo molto interessante, con un (timidissimo) Neil Armostrong che racconta la fase finale della discesa comparando i video dell’epoca con .. Google Moon. Ve lo segnalo se non l’avete ancora visto.

    ciao
    Massimo

  2. Vittorio Says:

    Immagino che essendo stato al Kennedy Space Center anche tu abbia visto la simulazione del lancio di Apollo 8. Se ti interessa è in questo video fatto da me nella prima parte (la seconda parte riguarda la simulazione dello sbarco)

  3. raghnor Says:

    Grazie 1000 per il contributo Vittorio!
    Mi ricordavo entrambi gli spettacoli: però dalla simulazione del lancio mi hai tagliati il discorso finale di Jim Lovell. O è stato rimosso?! Sacrilegio!!!

  4. Vittorio Says:

    No lo ho tagliato io, scusami …

  5. raghnor Says:

    Ci mancherebbe😉 e poi immagino che senza un microfono l’audio non sarebbe nemmeno stato un granché (esperienza con la mia vecchia. Videocamera Sony).

  6. Vittorio Says:

    Beh, il commento di Al Shepard è più che capibile!🙂

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