Gli Uomini: Chris Kraft

Chris Kraft negli anni 60

Nome Completo: Christopher Columbus Kraft, Jr.

Nato il: 28 Febbraio 1924

Ruolo nel Progetto: Flight Director / NASA Manager

Onorificienze Ricevute: Lauree Honoris causa dall’Indiana Institute of Technology, St. Louis University e Villanova University; la NASA Outstanding Leadership Medal dal Presidente degli Stati Uniti nel 1963; la Spirit of St. Louis Medal dalla American Society of Mechanical Engineers; il Space Flight Award e il W. Randolph Lovelace II Award dall’American Astronautical Society; il Louis W. Hill Space Transportation Award dall’American Institute of Aeronautics and Astronautics; l’American Society of Mechanical Engineers ASME Medal e la Legione d’Onore della Francia; 3 Distinguished Service Medals del National Advisory Committee for Aeronautics (NACA).

Christopher Columbus Kraft, Jr. è stato il manager della NASA che più di chiunque altro ha dato forma all’organizzazione e alla cultura del Mission Control della NASA. Come ebbe a dire uno dei suoi ‘eredi’, Glynn Lunney, “il Control Center oggi … è un riflesso di Chris Kraft.” Quando Kraft ha ricevuto il National Space Trophy dal Rotary Club nel 1999, è stato descritto come “una delle guide del programma spaziale americano con equipaggio, dall’inizio fino all’era dello Space Shuttle, un uomo i cui traguardi sono diventati leggendari.”

E’ nato il 28 Febbraio 1924 a Phoebus, Virginia. Il suo nome è lo stesso del padre che nacque a New York City nel 1892 nelle vicinanze del Columbus Circle. Figlio di immigranti bavaresi, sebbene trovasse il suo nome alquanto imbarazzante non si fece problemi a passarlo al figlio. Nel 1942 Kraft iniziò gli studi al Virginia Tech e divenne membro del Corpo dei Cadetti. Durante il suo anno da matricola, tentò di intraprendere la carriera militare come cadetto della Marina ma venne rifiutato. A causa delle richieste dovute alla guerra, la Virginia Tech operava al tempo su un programma di 12 mesi (senza periodi di vacanza), ragion per cui Kraft completò gli studi in soli 2 anni. Nel Dicembre 1944 ottenne la laurea in Ingegneria Aeronautica.

Dopo la laurea, Kraft accetta un lavoro presso la Chance Vought in Connecticut. Annoiato dalla pesante burocrazia aziendale, abbandona dopo poco tempo e decide di accettare un’offerta dalla NACA (l’ente da cui poi si originerà la NASA). In quegli anni la NACA era un’ente di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’aeronautica; qui in avanzatissime gallerie del vento si sviluppavano i concetti che poi portarono ad aerei sperimentali con l’X-1. Kraft venne assegnato alla divisione che si occupava proprio di questi sviluppi. Sebbene amasse il suo lavoro, Kraft lo trovò sempre più stressante. Nel 1956, dopo che gli venne diagnosticata un’ulcera, iniziò a pensare a dare una svolta alla sua carriera.

Quando il 29 Luglio 1958, il Presidente Eisenhower firma il National Aeronautics and Space Act e fa nascere la NASA, il personale del Langley Research Center passa sotto il nuovo ente. Kraft viene invitato a far parte di un nuovo gruppo (il mitico Space Task Group) al lavoro sui problemi di portare un uomo in orbita terrestre. Senza esitare, Kraft accettò e divenne parte dell’originale gruppo di 35 ingegneri assegnati al Progetto Mercury.

Kraft in un foto recente

Venne assegnato alla divisione delle Flight Operations, responsabile della definizione del piano di volo delle capsule Mercury e delle procedure di controllo e monitoraggio da terra delle missioni. Kraft venne investito di questa responsabilità quando ancora nessun uomo aveva volato nello spazio. Un compito enorme, che comprendeva ideare i piani di volo, le procedure, le regole di missione, il tracciamento della capsula, la telemetria, il supporto a terra, la rete di telecomunicazione e la gestione delle emergenze.

Il più importante contributo di Kraft è stato sicuramente l’idea del Mission Control Center: “Lo vedevo come un team di ingegneri altamente preparati, ciascuno esperto di un differente pezzo della Mercury. Un flusso di dati tramite la telemetria permetteva a questi esperti di monitora i sistemi, vedere e prevedere eventualmente problemi, e passare istruzioni agli astronauti in caso di necessità.” Questi concetti portarono alla creazione del Mercury Control Center, a Cape Canaveral in Florida. L’altra idea fondamentale di Kraft fu quella della figura del Flight Director, una persona che coordinasse il gruppo di ingegneri e che prendesse decisioni in tempo reale su come condurre la missione.

Kraft rivestì il ruolo di flight director per tutti e sei i voli Mercury e solo nell’ultimo volo divise la responsabilità con il suo vice John Hodge. Il volo di John Glenn, Mercury-Atlas 6, fu il primo a mettere alla prova il Mission Control con il problema dello scudo termico. Kraft cedette in quell’occasione alle pressioni dei progettisti della capsula sul modo di gestire l’emergenza anche se non era d’accordo. E alla fine i fatti dimostrarono che era dalla parte della ragione: “I miei flight controller ed io conoscevamo i sistemi e gli eventi molto meglio di chiunque altro nel top management. Da quel momento in avanti, ho giurato che avrebbero dovuto sputare sangue per farci cambiare una qualsiasi decisione.”

Alla fine del Programma Mercury, Kraft venne invitato alla Casa Bianca, dove ricevetta delle mani del Presidente Kennedy e dell’Amministratore della NASA James Webb la NASA Outstanding Leadership Medal.

Durante il Programma Gemini, Kraft venne messo a capo delle Mission Operation e quindi responsabile di un team di flight director da lui selezionato. In alcune occasione tornò a rivestire il ruolo. La lunghezza delle missioni Gemini impose la gestione tramite tre turni di controllori che si alternavano nella copertura. Kraft si dimostrò molto abile nel passare le consegne a questo gruppo di direttori di volo. Anche troppo come ricorda Gene Kranz: nel corso di Gemini 4, al primo cambio di turno Kraft si limitò ad alzarsi, proferire la frase “you’re in charge” ed andarsene.

La prima EVA americana nel corso di Gemini 4 mise a dura prova la capacità di concentrazione di Kraft, che dovette sforzarsi di rimanere concentrato nonostante l’emozione che provava nell’ascoltare il racconto di White. Ma quando l’astronauta ritardò il rientro nella capsula fu Kraft, rompendo il protocollo, a rivolgersi a lui direttamente: “Il Flight Director ha detto ‘Rientra!'”

Dopo Gemini 7, Kraft si ritirò definitivamente dall’attività del Mission Control. In quel periodo lavorò in due comitati di revisione alla North American Aviation, la società responsabile dello sviluppo del CSM.

Quando il 27 Gennaio 1969 ci fu il rogo di Apollo 1, Kraft era al Mission Control ma poté fare ben poco per i poveri astronauti a bordo della capsula. Betty Grissom, la vedova di Gus Grissom, gli chiese di portare la bara del marito al funerale presso l’Arlington National Cemetery.

Ogni tanto Kraft interveniva per garantire che la sua idea dell’autorità del flight director continuasse ad essere rispettata. Ad esempio per Apollo 7, Kraft marchiò come “insubordinato” l’equipaggio. Sebbene il volo si concluse con un pieno successo, Kraft decise insieme a Deke Slayton che nessuno dei 3 astronauti avrebbe mai più volato.

Kraft è stato spettatore, dalle postazioni del Mission Control in compagnia di Gilruth e George Low (all’epoca Amministratore della NASA), anche durante l’allunaggio di Apollo 11. Ha rivestito un ruolo più attivo nel corso della crisi di Apollo 13. Richiamato al Mission Control da Gene Kranz immediatamente dopo l’incidente, Kraft organizzò subito un meeting in cui venne deciso il piano di salvataggio.

Molti ingegneri del periodo dell’Apollo, più tardi assurti al ruolo di manager essi stessi, considerano Kraft uno dei migliori manager del programma. Ha personalmente curato la formazione di una intera generazione di Flight Director della NASA, una lista che comprende John Hodge, Glynn Lunney e Gene Kranz. Quest’ultimo quando fa riferimento a Kraft, lo chiama “The Teacher” (“Il Maestro”). Kranz ovviamente sapeva essere un tiranno. Una delle sua frasi più celebri è stata: “Errare è umano, ma farlo più di una volta è contrario alla politica del Flight Control”. Come ricorda Sy Liebergot (forse il più noto EECOM controller), “se era con te, avevi tutto l’appoggio necessario per il tuo lavoro; se era contro di te, eri carne morta”.

Nel 1969, Kraft fu nominato Deputy Director del Manned Spacecraft Center (MSC). Nel Gennaio 1972, divenne Direttore dell’MSC, al posto di Gilruth. Sebbene avesse raggiunto l’età pensionabile all’inizio degli anni 80, Kraft decise di rimanere al lavoro con lo status di “reemployed annuitant”, ricevendo la pensione pur rimanendo dipendente NASA. Nell’Aprile 1982, Kraft a sorpresa annunciò la sua intenzione di ritirarsi dal ruolo di direttore alla fine dell’anno.

La copertina della Biografia

Dopo il pensionamento, Kraft è stato consulente per diverse compagnie tra cui la Rockwell International e la IBM e il direttore non esecutivo della Camera di Commercio di Houston. Nel 2001, Kraft ha pubblicato la sua autobiografia, “Flight: My Life in Mission Control”. Nel libro racconta la sua vita fino alla fine del Programma Apollo, e solo brevemente racconta del suo periodo come direttore dell’MSC nell’epilogo. Dal 1950 Kraft è stato sposato con Betty Anne Kraft, incontrata al tempo delle scuole superiori. Hanno 2 figli, Gordon e Kristi-Anne. Nei biografia, Kraft riconosce i sacrifici che ha imposto alla sua famiglia nel corso della sua carriera : “Ero … più una figura autoritaria remota per Gordon e Kristi-Anne che non il tipico padre Americano.” Kraft è stato un golfista sin da quando negli anni 40 venne introdotto al gioco dal suo collega Sig Sjoberg. Ha citato il golf come uno dei motivi per cui è rimasto a vivere a Houston dopo il pensionamento. Nel 2006, la NASA ha consegnato a Kraft l’Ambassador of Exploration Award, un premio che ingloba un frammento di roccia lunare raccolta da Apollo 11. Kraft ha donato il premio alla Virginia Tech, che lo ha messo in mostra nella sua Facoltà di Ingegneria. Nel 2011, il Johnson Space Center ha rinominato in suo onore il Mission Control Center in Christopher C. Kraft Jr. Mission Control Center.

4 Risposte to “Gli Uomini: Chris Kraft”

  1. Ciao,
    scrivo solo ora queste poche parole per ringraziarti degli articoli che settimanalmente pubblichi, molto interessanti. Grazie!
    Joe

  2. raghnor Says:

    Grazie a te per l’apprezzamento!

  3. Ciao,
    ma si, questo è il regalo del lunedì mattina, per me. Ma se proprio non resisto, un giretto lo faccio la domanica.
    Dopo un paio di giorni a leggere baggianate dal Galuppa, è rilassante😉
    L’unico appunto lo faccio sullo sfondo: bianco su nero, per quanto elegante, mi crea problemi.
    Cioa
    Joe

  4. raghnor Says:

    Felice che questo blog sia un appuntamento fisso per te. In merito allo sfondo, purtroppo non posso modificarlo. Il blog è in host su wordpress.com e se non pago non ho accesso ai CSS per poterlo modificare.

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