Le Missioni: Apollo 16

Altro lungo periodo di attesa ed altro quarantennale. Ricorrenza che cade a pochi giorni dalla conferenza di Duke a Varese. Con Apollo 16, proseguono le missioni di Tipo J ad alto contenuto scientifico contraddistinte da nuovi record di permanenza sul nostro satellite e da sempre più rilevanti risultati.

L’equipaggio di Apollo 16

Data: 16 Aprile 1972 12:54:00 p.m. EDT
Launch Pad: 39A KSC
Equipaggio: John W. Young (CDR), Thomas K. Mattingly II (CMP), Charles M. Duke, Jr. (LMP)
Highlights: Prima missione ad allunare sulle montagne lunari; 71 ore di permanenza sulla superficie lunare; completate 3 EVA per un totale di 20 ore e 14 minuti; 26 Km percorsi con il LRV; 95.8 Kg di campioni raccolti; 126 ore trascorse in orbita lunare

Mission Patch

Apollo 16 è stata la decima missione con equipaggio del Programma Apollo, la quinta e penultima missione lunare e la prima ad allunare sulle montagne lunari (le precedenti erano tutte allunate sui Mari). Il lancio avvenne alle 12:54 pm EST del 16 Aprile 1972 e la durata dell’intera missione fu di 11 giorni, un’ora e 51 minuti.

La decisione sulla destinazione di Apollo 16 fu presa per permettere di ottenere campioni dalle formazioni Descartes e Cayley. I geologi prima della missione pensavano che entrambe queste formazioni fossero di origine vulcanica (i campioni riportati dimostreranno che questa teoria era sbagliata). Con l’aiuto di fotografie ottenute da Apollo 14 venne determinato che il sito permetteva un allunaggio sicuro e venne scelto un punto tra due crateri relativamente ‘giovani’, il North e il South Ray: entrambi penetravano all’interno della regolite, lasciando esposto il letto di roccia sottostante per il campionamento.

Apollo 16 venne lanciato con un ritardo di un mese rispetto alla data prevista a causa di un problema tecnico (per la prima volta nel corso del programma). Nel Gennaio 1972, un serbatoio del Command Module venne accidentalmente danneggiato durante un test di routine. L’intero razzo venne riportato all’interno del VAB, il serbatoio venne sostituito e il razzo venne ritrasformato al Pad 39A per il lancio.

John Young saluta la Old Glory
‘in salto’

Il lancio si svolse in maniera regolare e l’equipaggio sperimentò vibrazioni di intensità simile a quelle dei precedenti voli. Durante la permanenza in orbita terrestre, l’equipaggio incontrò diversi piccoli problemi tecnici, compresi due riguardanti il sistema di controllo ambientale del CM e il sistema di orientamento dell’S-IVB. Tutti vennero risolti e permisero una TLI perfetta. Sei minuti dopo il completamento della manovra, venne effettuata la Transposition, Docking & Extraction.

Il volo fino alla Luna proseguì fino al quarto giorno della missione: nel corso della navigazione vennero eseguite operazioni di manutenzione ordinaria dei veicoli e alcuni esperimenti scientifici. Il secondo giorno ad esempio venne ripetuto un’esperimento di elettroforesi, già compiuto su Apollo 14. All’inizio del terzo giorno l’equipaggio effettuò l’Apollo Light Flash Experiment (ALFMED), per investigare i ‘lampi di luce’ visti dagli astronauti nelle precedenti missioni quando la capsula era al buio, indipendentemente dal fatto che si tenessero gli occhi aperti o chiusi. Si pensava potesse trattarsi di una interazione con i raggi cosmici.

Il quarto giorno (74 ore dall’inizio della missione) lo stack Apollo, scomparve dietro la Luna ed effettuò con successo la manovra di inserimento in orbita lunare (LOI). In seguito venne completata anche la DOI (Descent Orbit Insertion). Completata la preparazione ed effettuato l’undocking tra le due capsule, si verificò un problema durante la verifica del sistema di backup dell’SPS. In base alle regole di missione, il LM Orion avrebbe dovuto riagganciarsi al CSM Casper e attendere la decisione del Mission Control su una eventuale cancellazione dell’allunaggio. Seguirono alcune ore di analisi e verifiche, al termine delle quali venne dato l’Ok per il proseguimento della missione. Con 6 ore di ritardo, Young e Duke iniziarono la discesa verso Descartes.

Discesa che si concluse alle 2:23:35 UTC del 21 Aprile (104 ore, 29 minuti e 35 secondi dall’inizio della missione), 270 m a nord e 60 m a ovest del punto di allunaggio previsto.

Il giorno successivo, Young e Duke effettuarono la prima EVA (EVA-1). Scendendo sulla superficie lunare, Young divenne il nono uomo a posarci piede. Nel farlo, pronunciò la frase: “Eccoci qui: Misterioso e Sconosciuto Descartes. Apollo 16 cambierà la tua immagine.”

Charlie Duke discese dopo poco tempo, il decimo uomo sulla Luna e, all’età di 36 anni, il più giovane a compiere l’impresa. Dopo aver posato piede sulla superficie, Duke in preda all’eccitazione commentò così: “Fantastico! Oh, questo primo passo sulla superficie lunare è super, Tony!”

Le prime attività svolte dai due furono il montaggio e collaudo del LRV e l’installazione dell’ALSEP. Il LRV presentò un problema: le ruote posteriori non sterzavano (fu un malfunzionamento temporaneo che si risolse senza nessun intervento). Venne poi piantata la solita bandiera, che Young trovò modo di salutare in maniera originale (in salto, vedi foto). Dopo 4 ore circa, i due salirono sul LRV per la prima escursione geologica. Rientrarono nel LM dopo 7 ore, 6 minuti e 56 secondi per il loro periodo di riposo.

La EVA-2, il giorno successivo, aveva come obiettivo primario la visita alla Stone Mountain, risalendo il suo pendio fino a raggiungere un grappolo di 5 crateri chiamati i ‘Cinco Craters‘. Questa stazione si trovava 152 m al di sopra del luogo di allunaggio (a ‘fondo valle’) e rappresentò il punto più elevato mai raggiunto da tutte le missioni Apollo. Dopo che Duke ebbe definito la vista “spettacolare”, procedettero con la raccolta dei campioni. Al termine dell’escursione, dopo 7 ore, 23 minuti e 26 secondi i due rientrarono nel LM per riposare; la durata di questa EVA demolì il precedente record (realizzato in Apollo 15).

La terza EVA (EVA-3) fu l’ultima per Young e Duke: obiettivo principale fu l’esplorazione del cratere North Ray, il più largo mai visitato dalle missioni Apollo. Lungo il percorso, i due astronauti effettuarono anche una fermata per visitare un enorme frammento di roccia lunare, chiamato ‘House Rock’ (per via delle dimensioni paragonabile a quello di un edificio di 4 piani). I campioni raccolti qui diedero il colpo di grazia all’ipotesi vulcanica pre-missione. Venne campionata anche un’altra roccia, chiamata ‘Shadow Rock’: i campioni furono raccolti da un’area che era rimasta all’ombra della roccia per lunghissimo tempo (da qui il nome dato al sito). Nel corso dei trasferimenti, Young fece segnare il record imbattuto di velocità con il LRV: 17.1 Km/h. La EVA durò solo 3 ore e 6 minuti (a causa del ritardo accumulato per il problema con l’SPS). Duke lasciò sulla superficie lunare una foto della sua famiglia e un medaglione commemorativo della US Air Force (a cui lo stesso Duke apparteneva).

Il LRV durante una EVA di Apollo 16

Dopo la preparazione e l’ascesa, Young e Duke affettuarono un perfetto rendezvous con Casper e si riunirono a Mattingly, che nel periodo trascorso in solitudine orbitando la Luna aveva portato avanti una lunga serie di esperimenti ed osservazioni sfruttando la seconda SIM Bay installata sulla capsula. Tutti i campioni raccolti e l’attrezzatura ancora necessaria venne trasferita nel CSM, in preparazione per il distacco definitivo dell’Ascent Module. Attività che venne svolta dopo il periodo di riposo: a causa di un errore nell’esecuzione di una delle checklist, il LM iniziò a ‘rotolare’ su se stesso e non eseguì la programmata accensione di deorbit che l’avrebbe dovuto portare a schiantarsi secondo programma. Questo avvenne in realtà dopo un anno in totale autonomia a causa della forza gravitazionale esercitata sul veicolo.

L’ultima operazione compiuta in orbita lunare fu il rilascio del secondo (e ultimo del Progetto) subsatellite (PFS-2) dalla SIM Bay. A causa del problema con l’SPS si decise di non effettuare una manovra atta a rilasciare il satellite nell’orbita pianificata; questo dimezzò la vita operativa dello stesso. Solo 5 ore più tardi, nel corso della 65a orbita lunare, l’SPS venne accesso per la TEI (Trans Earth Injection): tempo di tornare a casa. Nonostante i timori il motore funzionò perfettamente.

Durante il viaggio di ritorno, a 310.000 Km dalla Terra, Mattingly (come Worden prima di lui) effettuò una EVA per recuperare le cassette con le pellicole impressionate dagli strumenti della SIM Bay. Metre si trovava all’esterno completò anche il Microbial Ecology Evaluation Device (MEED); questo esperimento fu effettuato solo nel corso di questa missione.

Il resto del volo di ritorno si svolse senza episodi degni di nota. Dieci minuti prima di raggiungere gli strati superficiali dell’atmosfera venne separato il Service Module. Il rientro in atmosfera iniziò con il CM che viaggiava ad una velocità di 11.000 m/s. A seguito del rientro e dell’apertura dei paracadute, il CM ammarava 350 Km a sudest della Christmas Island nell’Oceano Pacifico, 290 ore, 37 minuti e 6 secondi dopo il lifoff. L’equipaggio e la capsula vennero recuparati a bordo della USS Ticonderoga nel giro di 37 minuti dall’ammaraggio.

Proprio ora che la fase esplorativa delle missioni si faceva preponderante ed estremamente interessante, i tagli al budget e il declinante interesse del pubblico avevano già deciso il destino del Programma Apollo. Ancora solo una missione lunare rimaneva alla NASA prima di tornare a limitare le proprie missioni con equipaggio all’orbita terrestre.

2 Risposte to “Le Missioni: Apollo 16”

  1. FeFeSofT Says:

    Lo aspettavo … difatti questa mattina quando non l’ho visto sono rimasto un po’ sorpreso, ma poi adesso eccolo qui …

    Ah ottimo come sempre.

    Salutoni e grazie.

    FeFe.

  2. raghnor Says:

    Eheheh lo so … Ero in ritardo. Tra il lavoro extra x Esplorando, il solito post domenicale, la famiglia e il nuovo lavoro devo ammettere che più di così era impossibile🙂
    Ovviamente il pattern “quarantennale” farà slittare l’ultima puntata della serie AGC.

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