Racconto di Natale

Parte I
La vigilia di Natale scorreva tranquilla alla Casa Bianca. Ancora qualche carta da firmare e poi finalmente due giorni da passare in famiglia. Il Presidente si concedette qualche minuto per guardare fuori dalla finestra dello Studio Ovale: mentre scendeva la sera una bella nevicata aveva imbiancato la capitale e lui già pensava al pranzo del giorno dopo. Guardò la sua scrivania dove giacevano ormai pochi documenti da rivedere. La sua ultima riunione si era conclusa poco prima: i manager della NASA non avevano gradito il disimpegno della Casa Bianca dalla loro proposta per rinvigorire il programma spaziale. Aveva cercato di spiegare loro che c’erano ben altre priorità per il paese …
‘Signor Presidente’ … Una voce.
Si voltò verso lo studio ma non vide nessuno. Mah, scherzi della stanchezza …

‘Signor Presidente’ … ancora quella voce che lo chiamava, ma non c’era nessuno.

E poi lo vide: nella penombra, in piedi accanto alla poltrona che aveva occupato durante la riunione … ‘Signor Presidente’ … si avvicinò lentamente, incuriosito, non spaventato; e comunque due mastini del Servizio Segreto erano pronti ad intervenire fuori dalla porta.
Non poteva essere! Si ritrovò di fronte al Senatore (tutti a Washington lo chiamavano così negli ultimi anni della sua vita). Questi, pallido di un pallore innaturale, lo fissava e ancora lo chiamava
‘Signor Presidente’.

‘Si’ rispose.
‘Signor Presidente, non commetta un errore madornale.’
‘Di cosa sta parlando? E chi è lei? Lei non può essere qui. Lei è …’
‘Lei sa chi sono. Sono qui per aiutarla a non commettere un errore. Lei sta per uccidere il programma spaziale. Non lo faccia.’

‘ Lo devo fare Senatore, ci sono altre …’
‘… priorità, certo. Mi creda: deve rivedere la sua posizione. E per aiutarla lei stanotte riceverà tre visite.’

‘Non credo che il Servizio Segreto e mia moglie gradiranno!’ provò ad ironizzare il Presidente.
‘Stanotte’ proseguì il Senatore ‘Dalla mezzanotte.’
Detto questo, si allontanò verso l’angolo più scuro della stanza e da lì, come si era palesato, scomparve. Il Presidente rimase un attimo immobile, poi scosse la testa, tornò alla scrivania, firmò quello che mancava e lasciò la stanza mormorando ‘… lavoro veramente troppo …’

Parte II
‘Signor presidente? Si svegli.’
‘Ma cosa … si … eccomi … e lei chi è?’ il Presidente si mise a sedere sul letto e osservò la figura accanto al suo letto: una persona sul metro e settanta, stempiato e un bel sorriso, nonostante un grande vuoto tra i due incisivi frontali.
‘E’ pronto? La mia visita le era stata preannunciata, credo.’
‘Si. Ma come diavolo ha fatto con gli agenti in corridoio?!? … Lasci perdere. Piuttosto facciamo piano che non vorrei si svegliasse mia moglie.’
‘Non si preoccupi di questo e venga con me. Abbiamo un po di strada da fare.’
‘D’accordo ma mi lasci vestire’
‘Non si preoccupi, venga.’
Il Presidente si lasciò guidare verso la porta d’ingresso della stanza. ‘Voglio proprio vedere cosa racconta agli energumeni qui fuori’, pensava.
Ma quando la sua guida aprì la porta fu sorpreso da quello che si presentò ai suoi occhi: era la cucina della vecchia casa dei suoi genitori in Florida, e tutto sembrava fermo agli anni 60 … ‘Al 1961 per l’esattezza’ disse la sua guida come se potesse leggergli nel pensiero ‘Il 5 Maggio 1961.’.
Un vocio confuso proveniva dal salotto. Un gruppo di ragazzini osservava tutto eccitato lo schermo di un vecchio televisore che mostrava un razzo bianco e nero che sembrava pronto al lancio ‘Forza Al Shepard!’ proruppe uno dei ragazzi. ‘Io andrò sulla Luna!’ ‘E io su Marte!’, ‘E io vi costruirò i razzi!!’, ‘Si ma io li progetterò!! non vorrete mica farveli da soli no?!’ L’eccitazione era palpabile.
‘Quello sono io …’ sussurrò il Presidente.
‘Si Signor Presidente, se lo ricorda il suo desiderio di far parte dell’avventura spaziale?’
‘Già …’
‘Ora venga, abbiamo ancora altro da vedere e poco tempo.’
Dicendo questo la guida aprì la porta d’ingresso: nessun giardino ad accoglierli ma un terrazzo che dava su una spiaggia. O meglio quella che sarebbe stata una spiaggia se non fosse stata occupata da una folla infinita, accampata come poteva sulla sabbia.
‘É il 16 Luglio 1969 e credo che anche lei come molti si ricorda dov’era quel giorno.’
‘Ero sulla spiaggia, questa spiaggia, … Apollo 11 …’
‘Già, milioni di persone seguirono quel lancio, persone il cui entusiasmo probabilmente contribuì almeno quanto il razzo a portare i nostri amici sulla Luna’
All’improvviso, la folla iniziò ad urlare ma dopo qualche istante il loro urlo venne coperto da un immane fragore, la terra tremava … e qualche miglio più in là il Saturn V si staccava, prima timidamente, poi con sempre maggiore impeto dalla rampa di lancio e disegnava la sua ascesa nel cielo. ‘Venga’ urlò la guida nel mezzo di tutto il caos.
Attraverso una porta passarono dal terrazzo ad un piccolo salotto, era sera e ancora una volta tutti guardavano un televisore dove delle immagini sfuocate e mal contrastate mostravano un astronauta con la sua tuta bianca … ‘It’s one small step for a man, …’
‘Come si sentiva in quel momento Signor Presidente?’ ‘Orgoglioso, felice, parte di qualcosa di incredibile, un momento storico senza precedenti …’
‘É ora di tornare’
‘Aspetti mi lasci qui ancora un attimo.’

‘Non è possibile, è tardi.’
I due riattraversarono la porta e questa volta si trovarono nella stanza da letto del Presidente alla Casa Bianca, oggi.
‘Un mio amico un giorno disse che l’umanità è nata per esplorare, Signor Presidente. Non lo dimentichi. Arrivederci.’ Detto questo la guida se ne andò.

Parte III
‘Penso che ora tocchi a me Signor Presidente’
Mentre stava per sedersi alla scrivania per provare a riflettere su quello che aveva appena visto, il Presidente si ritrovò davanti una nuova figura. Questa volta qualcuno che lui conosceva.
‘Comandante Husband …’
‘Come sta Signor Presidente? Venga. Ho bisogno che lei veda qualcosa.’
‘Certo.’
Questa volta il Presidente non fu sorpreso dal fatto che la porta della sua stanza non conducesse al solito corridoio bensì in una piccola sala riunioni. Alle pareti foto dello Shuttle. Seduti al tavolo, i vertici della NASA che il Presidente aveva incontrato poche ore prima.
‘Insomma, altri tagli al budget.’
‘Già, temo dovremo rivedere le missioni pianificate dell’Orion; con questi quattro soldi, tutto il processo produtivo, i test , tutto dovrà essere ridotto o posticipato.’
‘E pagare ancora i russi. Mi fa imbestialire il fatto che dobbiamo elemosinare passaggi sulle loro Soyuz.’
‘Vogliamo parlare delle sonde e degli altri progetti di ricerca?’
‘Tutto da rivedere.’
‘Diciamo pure da ridurre all’osso.’
‘O da cancellare.’
‘E i tagli al personale? Con la fine dello Shuttle già abbiamo tagliato molto e adesso …’
‘Capisce Signor Presidente, cosa significano i tagli che ha firmato oggi?’ intervenne il Comandate Husband.
‘Ma … erano necessari. E poi questo permetterà alla NASA di concentrarsi su poche aree e trarne vantaggio …’
‘Andiamo, Signor Presidente.’
La porta della stanza si aprì e rivelò un panorama arido e desertico. ‘Siamo nel New Mexico, oggi la Space Fronteer Co. effettua il suo primo lancio. Inizia l’era dei privati.’
‘E su questo che dobbiamo puntare, la sana impresa privata.’ commentò il Presidente.
Si avvicinarono a due persone, sotto una tenda. ‘Uff, che caldo. Speriamo che finisca presto questo strazio.’
‘Abbiamo già ridotto all’osso le procedure e i test pre lancio, Capo, tra un’oretta sarà tutto finito. Magari anche prima, se diamo retta ai rapporti del Reparto Qualità …’
‘Si riferisce a quelli che NON ESISTONO? Aha aha aha. La NASA pretendeva la qualità assoluta e pure a basso prezzo.’
‘Meno male che siamo riusciti a smussare un po le spese. E comunque perdere qualche carico non sarà poi così grave … basta farne un paio all’anno e guadagniamo una paccata di soldi’
‘E adesso? Sempre convinto della scelta fatta?’ La voce del Comandante Husband era dura, l’espressione seria ‘é a queste persone che daremo in mano le chiavi dello spazio? Il futuro della nostra esplorazione?’
‘Comandante, sono sicuro che con qualche aggiustamento tutto funzionerà bene e con profitto per tutti.’
‘Profitto … Addio Signor Presidente, il mio tempo è finito. E mi raccomando, c’è ancora una visita per lei stanotte.’
Il Comandante si allontanò, la scena scomparve e il Presidente si ritrovò ancora una volta nella sua stanza.

Parte IV
‘Ciao!’ Un bambino di 7-8 anni stava tirando il Presidente per l’orlo della vestaglia.
‘Ciao piccolo e tu chi sei?’
‘Io sono qui per farti vedere cosa mi aspetta nel futuro. Vieni.’
Il bambino prese per mano il Presidente e lo accompagnò alla porta finestra che dava sul giardino. Appena fuori il bimbo disse ‘Si tenga forte alla mia mano.’
I due si staccarono da terra e iniziarono ad ascendere velocemente nel cielo. In pochi istanti erano già nello spazio e si allontanavano velocemente dalla Terra; il Presidente ammirava la Terra come poche persone al mondo fino a quel momento avevano potuto.
‘Qualcuno ha detto che siamo partiti per conoscere la Luna ed abbiamo scoperto la Terra.’
‘E’ bellissima, lascia senza fiato. Ma dove stiamo andando?’
‘Un attimo di pazienza.’
Il loro viaggio terminò sulla Luna, sul bordo di un immenso cratere. Il bimbo e il Presidente iniziarono ad arrampicarsi sul bordo.
‘In futuro, ci stabiliremo qui e inizieremo a colonizzare il nostro satellite. Solo che …’
‘Solo che?’
‘Guarda.’
All’interno del cratere si trovava un insediamento, una base sicuramente permanente formata da alcune strutture tubolari semisepolte nella polvere della superficie lunare, collegate tra loro. Alcuni veicoli, si muovevano attorno e piccole figure umane tutte indaffarate si aggiravano nei dintorni. Il Presidente stava per esprimere tutta la sua meraviglia quando notò che tutto quanto portava l’insegna dell’Agenzia Spaziale Indiana!
‘Gli indiani!’
‘Si, gli indiani.’
‘Pensavo saremmo stati noi a tornare …’
‘No, non noi. Vieni.’
Non ci fu il tempo di vedere altro. I due si risollevarono dalla superficie e si allontanarono a velocità folle dal nostro satellite. La Terra, la Luna, perfino il Sole diventavano sempre più piccoli.
‘Ecco la nostra prossima destinazione. Marte.’
Ancora una volta i due si posarono delicatamente sulla superficie e si misero in marcia. Superata una piccola collina si imbatterono in un rottame. Era un piccolo rover.
‘Questo è Spirit. Era uno dei nostri gioielli per l’esplorazione negli anni in cui muovevamo i primi passi.’
‘Sicuramente saremo ancora i leader … no, dopo quello che mi hai mostrato temo …’
‘Eccoci. Le presento la base MaoTseTung IV, il quarto insediamento cinese sul Pianeta Rosso.’
‘Mio Dio. Non mi dirai che la sola presenza americana sul pianeta sono i rottami di un vecchio rover.’
‘Purtroppo no. In quella base ci sono anche molti giovani ingegneri di origine americana che hanno preso la cittadinanza cinese e ora lavorano per la Cina.’
‘Oddio.’
‘Ehilà Peter! E’ ora di rientrare.’ Un taiconauta si era avvicinato ai due e si era rivolto ad uno di loro.
‘Eccomi, arrivo’
Il Presidente si voltò a guardare verso il bimbo, ma trovò un giovane dentro la sua tuta spaziale che lo fissava.
‘Questo è il mio, il nostro futuro Signor Presidente.’
‘Non è possibile, no, mai …’
‘Lei ha iniziato tutto questo.’
‘Dimmi che posso cambiare tutto questo. Non voglio!’
‘Lei ha voluto questo, lei e i suoi successori.’
‘No, No, mai! Non voglio questo!’

Parte V
‘Non sia mai!’ Il Presidente saltò su a sedere sul letto.

‘Ma sei impazzito?! Mi hai fatto spaventare!’ La First Lady balzò sul letto a sua volta.

‘Scusami cara, devo fare una cosa importantissima. Agente!’

Subito la porta si aprì ed entrò uno degli agenti di guardia.

‘Mi chiami subito il mio assitente, devo fissare una conferenza stampa urgente.’

‘Sissignore.’

– Stanza Ovale, 9.30am –

‘Bene signori, mi sembra che siamo d’accordo su tutto.’

‘Si, Signor Presidente, grazie Signor Presidente. Ma questo cambiamento …’

‘Non si preoccupi. E’ per il bene del paese. Lei pensi a spendere bene questi soldi.’

‘Sarà fatto Signore. A presto.’ Il Direttore della NASA e i suoi assistenti lasciarono velocemente la stanza. Il Presidente si rilassò, restrava solo la conferenza stampa.

– Sala Conferenze Stampa, 11am –

‘ … e quindi signori, è con estremo piacere che annuncio l’impegno formale dell’Amministrazione che sono orgoglioso di guidare, ad aumentare i finanziamenti al nostro ente spaziale. Non possiamo, non dobbiamo rimanere indietro nell’esplorazione umana del nostro Sistema Solare. Non possiamo lasciare ai nostri partner internazionali tutto l’onere e gli onori che da questa esplorazione conseguono. Una persona, un amico un giorno mi ha detto: “L’umanità è nata per esplorare”.’

Un movimento in fondo alla sala attirò l’attenzione del Presidente. Là in fondo, nella penombra 4 figure lo guardavano sorridendo.

Non me ne voglia Charles Dickens e non me ne vogliano i miei quattro lettori per questo piccolo ‘sfogo letterario’. La settimana prossima ritornerò ad argomenti più seri e consoni al blog. Per adesso lasciatemi solo esprimere a tutti i miei lettori e alle loro famiglie i miei più sentiti

AUGURI DI BUON NATALE E FELICE 2012

PS: Non credo che gli scenari ipotizzati dal ‘Fantasma del Futuro’ si realizzeranno mai: gli USA, sebbene con un ridotto budget, lavorano alacremente all’Orion e si preparano a ritornare nello spazio. E la cooperazione internazionale, che così bene ha funzionato per la ISS, sarà sempre più necessaria a mano a mano che gli obiettivi diverranno più ambiziosi.

6 Risposte to “Racconto di Natale”

  1. Complimenti Roberto, attendiamo il primo romanzo “spaziale”!
    Buone Feste a tutti!

  2. Che simpatico, auguri a tutti gli amici di questo blog e ai loro cari.

  3. Grande Ragnhor! Bellissimo racconto, sono certo che Dickens da lassù ha approvato!
    Auguri a te, alla tua famiglia, a tutti i lettori di questo blog.

    E spero proprio di rivedere un uomo sulla luna!😀

  4. @Luigi @FeFeSofT @Vittorio Grazie!

  5. elteo79 Says:

    Bellissima storia, grazie e auguri a tutti!

  6. raghnor Says:

    Grazie! Tanti auguri (seppur in ritardo) anche a te.

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