Dormire sulla Luna

Lo spazio nel LM non era molto …

Delle missioni lunari del Progetto Apollo anche i meno maniaci conoscono tanti particolari. Si trovano facilmente le informazioni relative al volo, all’allunaggio, alle attività svolte durante le EVA. Ma quanti hanno mai pensato a cosa accadeva nei cosidetti ‘sleeping period’, i periodi di riposo trascorsi sulla superficie lunare? E in particolare, come si dormiva sulla Luna? Mi sono posto questa domanda per un po di tempo. Poi è venuto in mio aiuto l’Apollo Lunar Surface Journal, i cui autori non mi stancherò mai di ringraziare per l’incredibile mole di lavoro donatoci.

Come per molti altri aspetti del progetto, anche le condizioni e le modalità del riposo degli astronauti è variato col passare delle missioni.

Durante Apollo 11, Armstrong e Aldrin decisero di saltare un periodo di riposo previsto subito dopo l’allunaggio. L’adrenalina era tanta e loro volevano iniziare la loro EVA il prima possibile. La missione era poco più di un mordi e fuggi sulla superficie, ragion per cui rientrati nel LM usufruirono di un periodo di riposo di sole 6 ore (prima di iniziare i preparativi per la ripartenza). Aldrin si sedette sul pavimento della parte frontale della cabina del modulo lunare. Armstrong si accomodò sulla copertura del motore di ascesa e utilizzò un cavo (probababilmente uno di quelli utilizzati per ancorarsi durante la discesa) per mantenere in sospensione le gambe. I due finestrini triangolari e l’oblò per il rendezvous (sopra la postazione del CDR) vennero schermati con delle tendine per impedire alla luce di entrare; purtroppo per i due la schermatura non era molto efficace ed in più la Terra si trovava proprio in quel momento a passare nell’area di copertura dell’AOT (l’Alignment Optical Telescope, il sestante del LM). Un evento non previsto, per cui furono costretti ad improvvisare una copertura. L’altro problema fu quello del rumore, soprattutto per Armstrong: c’erano sistemi del LM che rimasero ovviamente attivi e alcune delle pompe si azionavano di quando in quando. Per completare il quadro, i due astronauti indossarono la tuta per tutto il tempo, casco e guanti compresi; una misura precauzionale in caso di eventuali depressurizzazioni della cabina. Quest’obbligo ebbe anche un paio di punti favorevoli: all’interno della tuta la temperatura si mantenne più tollerabile (mentre la cabina si raffreddava progressivamente) e l’elemetto (la fishbowl) era dotato di un piccolo cuscinetto a supporto della nuca, abbastanza comodo. In breve:

“The quality of the rest was poor in my case.” – Armstrong

“I’d say the same thing.” – Aldrin

La disposizione delle
amache nel LM (1)

Per Apollo 12 fecero la loro comparsa un paio di amache. Come riportato da Tom Kelly nel sul libro “Moon Lander: How We Developed the Apollo Lunar Module”, Pete Conrad spese un bel pò di tempo con il team di progettisti della Grumman per rivederne il design. I grafici che accompagnano questo post mostra come venivano disposte: una poco sopra il livello del pavimento parallelamente al pannello comandi del LM e l’altra in posizione rialzata lungo la direttrice pannello di controllo – retro del LM. Il risultato finale era una specie di letto a castello a forma di T. Le amache si dimostrarono molto efficaci per garantire a Conrad e Bean un adeguato riposo tra le loro due EVA: furono i primi a dormire veramente sulla Luna, al contrario dei loro predecessori. I due astronauti indossarono per tutto il tempo la loro tuta ma si poterono liberare del casco e dei guanti: completare la vestizione in caso di problemi di tenuta dell’abitacolo avrebbe richiesto solo pochi minuti. Non ci furono particolari lamentele per il livello di rumore, la luce e la temperatura dell’abitacolo: Conrad ebbe solo qualche problema con le spalle all’interno della tuta.

“I don’t know whether Al did or not. I was never too hot or too cold. The hammocks were excellent. For the first 4 -1/2 hours, I slept; and it was a good, sound sleep.” – Conrad

La disposizione delle
amache nel LM (2)

L’equipaggio di Apollo 14 godette dello stesso trattamento della missione precedente (non Apollo 13 ovviamente :)), ma Shepard e Mitchell non riuscirono a trovare la posizione altrettanto confortevole e in particolare soffrirono della posizione assunta dal collo a causa dell’aggancio ad anello del casco. Inoltre il loro LM atterrò in una posizione fortemente inclinata ed ebbero spesso la spiacevole sensazione di essere prossimi al rimbaltamento.

Per descrivere come ci si organizzava per la notte, uso le parole di Mitchell:

“Non era così difficile. Tenevamo le tute, ma toglievamo casco e guanti. I guanti era facile toglierli di mezzo. Un casco lo riponevamo sulla copertura del motore di ascesa e l’altro sul pavimento nell’angolo a destra. Non ricordo dove fossero riposte le amache. La mia veniva montata nella parte frontale in basso, con la testa sulla destra (nord), mentre quella di Al in alto con la testa verso poppa. […] Riponevamo gli stivali nell’angolo in basso a sinistra. L’LMP srotolava la sua amaca e la agganciava all’RHSSC (Right-hand Side Stowage Compartment). Il CDR srotolava la sua, stando attento a non aggrovigliarla con i suoi ombelicali. Questa era la parte complicata. Ricordatevi che indossavamo ancora la tuta ed eravamo collegati ai sistemi ambientali del LM tramite i connettori ombelicali. La manovra andava ben coreografata, l’abbiamo provata più volte durante l’addestramento.”

Fu Mitchell ad esprimere la richiesta di poter rimuovere gli scarponi utilizzati durante le EVA: lui era quello che dormiva “sotto” e non gli piaceva l’idea di beccarsi tutta la polvere che cadeva dalle calzature di Shepard! Riguardo il non togliersi le tute, Mitchell si trovò d’accordo con la NASA: aprire e chiudere la tuta in un’ambiente molto polveroso poteva compromettere la tenuta delle zip e quindi mettere a repentaglio le successive attività extraveicolari.

Nelle successive tre missioni (quelle di Tipo J) agli equipaggi fu consentito di liberarsi della tuta nei periodi di riposo. La decisione fu motivata dalla sempre crescente confidenza nei confronti del LM e dalla necessità di garantire il massimo comfort possibile per recuperare le energie tra le estenuanti EVA che caratterizzarono queste missioni. Praticamente tutti gli astronauti di queste missioni furono soddisfatti delle amache e in grado di dormire, anche saporitamente, per poi risvegliarsi riposati e pronti. La tensione e l’eccitazione della situazione vennero indicati come le cause dei (pochi) problemi legati al sonno.

Anche il LM di Apollo 15 ebbe un problema di inclinazione ma Scott e Irwin non vennero disturbati dalla cosa. Dichiararono che le amache compensavano in parte l’effetto ‘ribaltamento’. Essendo i primi ad essere autorizzati a togliersi la tuta, si esercitarono nel simulatore del LM. Trascorsero una notte all’interno di esso, spogliandosi, mangiando, attrezzando la cabina con le amache e dormendo. Per rendere più fedele l’esperienza tutto il personale che lavorava nell’edificio (c’era sempre un bel via vai attorno ai simulatori ad ogni ora del giorno e della notte) sgomberò la piazza. I due non riuscirono a dormire un granché perché le amache non erano molto confortevoli a gravità terrestre. Ma fu un’ottima esercitazione. Un’altra parte degli indumenti che non venne indossata durante il riposo furono gli ‘snoopies’, il cappuccio con il sistema di comunicazione: al loro posto utilizzarono delle cuffie molto leggere, della Plantronics.

“Well, I thought the first night’s sleep I had on the Moon was the best night’s sleep I had on the entire flight.” – Irwin

Le istruzioni per preparare
il LM per il periodo di riposo

Per Young e Duke (Apollo 16) i periodi di riposo furono una piacevole esperienza: come riportato nei rapporti medici dormirono sempre per almeno 6 / 7 ore (nelle prime due notti Duke ricorse ad una pillola di Seconal, un leggero sonnifero, ma solo per via dell’eccitazione). Young in particolare gradì molto la sua posizione poiché la sua amaca veniva a poggiare sulla pila costituita dalle tute spaziali (ammonticchiate sul fondo del LM): “[…] dormivo su un letto […]”. I due mantennero indosso il solo LCG (Liquid Cooled Garment), poiché la temperature scendeva parecchio nel LM. Per comprendere questo bisogna ricordare che (1) alcune delle apparecchiature venivano spente (e quindi non generavano calore), (2) i finestrini venivano schermati (e quindi tutto era immerso nella penombra) e (3) gli astronauti rimanevano sostanzialmente fermi.

Nessuna ulteriore novità venne applicata per il vole finale, Apollo 17. L’unica nota qui riguarda le opinioni diverse sui periodi di riposo. Il CDR Cernan li riteneva sostanzialmente delle predate di tempo (sebbene necessarie). Schmitt (LMP) invece:

“É interessante che Gene pensa che dormire fosse una perdita di tempo, perché non c’erano veramente alternative. […] Non ho mai pensato che fosse una perdita di tempo. Dopo un periodo di riposo, in cui ho fatto almeno 5 ore di sonno, mi sentivo bello riposato e pronto a ripartire. Ho dormito meglio quando ero sulla superficie lunare che non in orbita. La gravità ridotta a un sesto era un ambiente molto piacevole per dormire.”

11 Risposte to “Dormire sulla Luna”

  1. Come di consueto, Bravo. Un’ottima lezione di astronautica condita con elementi/commenti ergonomici.

  2. Bravo Roberto, queste sono “pillole” di Apollo che avrei voluto pubblicare, ma purtroppo scendere nei particolari delle missioni avrebbe prodotto un volume di alcune migliaia di pagine… con costi esorbitanti e solo “dieci” lettori in italia!… A parte gli scherzi, dormire per gli astronauti era considerato un optional, perchè l’eccitazione come puoi immaginare era altissima. Il vero “dormiglione” era Jack (Schmitt). Va considerato che le missioni di tipo “J” comportavano un dispendio di energie notevole e quindi a Houston erano decisi a farli riposare al meglio, per evitare cadute di tensione, ecc.
    Charlie mi ha parlato spesso delle “zone d’ombra” quei momenti non scritti nei libri, quei momenti irrali, quando era sdraiato e pensava: sono sulla Luna! Non sono nel mio letto in Texas! Allora si rimetteva in piedi e scostava la protezione dei finestrini triangolari, mentre John (Young) ripeteva: Charlie dormi! Domani si lavora! Grandi momenti avrei voluto esserci.

  3. mentre John (Young) ripeteva: Charlie dormi! Domani si lavora! Grandi momenti avrei voluto esserci.
    … e chi non avrebbe voluto esserci? Solo all’idea mi viene la pelle d’oca!
    Bel articolo, alcune cose le sapevo ma spiegate così bene proprio no.

  4. @Alaskait grazie per i complimenti. L’idea per il post mi era venuta vedendo un episodio di “Dalla Terra alla Luna” (credo quelle di Apollo 12) in cui si vedevano gli astronauti cercare di dormire nelle amache. E ci ho messo un po’ a trovare il materiale necessario, nonostante l’avessi proprio sotto il naso. Dovrò prima o o poi scegliere una missione e leggermi tutto l’Apollo Flight Journal e l’Apollo Lunar Surface Journal.
    @Luigi capisco benissimo il problema di sintetizzare ed evitare di scendere troppo nei particolari: ogni settimana (inclusa questa) devo scartare un sacco di materiale.
    @Vittorio Io avrei voluto esserci! Ma questo direi che è un’ovvietà😉

  5. Bellissimo post e anche molto belli i commenti.

    Salutoni

    ottimo lavoro

  6. Per entrare più in dettaglio posso dirvi che sentire i loro racconti (non pubblici) è come essere stati sulla Luna con loro. Sanno trasportarti su con loro.
    Non hanno dimenticato nulla, come sarebbe possibile altrimenti…
    Più li conosco e più penso che sono uomini non comuni, con un rigore mentale sopra le media umana.
    Ho imparato molto da loro e continueranno ad inspirare la mia vita, presente e futura. Che Dio li protegga a lungo.

    Per Roberto: ti informo che a fine Marzo farai una bella foto con Charlie, ma questa volta resta con gli occhi aperti…

  7. Grazie. Per quanto riguarda i commenti, lo dico sempre che ho pochi lettori ma tutti molto preparati.

  8. Evvai! Stavolta a costo di fissare le palpebre con il nastro adesivo o tenerle aperte ‘alla Dario Argento’ con gli spilloni riuscirò ad avere gli occhi aperti. Viene da solo o con Dotty anche stavolta?

  9. Solo Charlie tutto per gli voi. Ringrazio FeFeSoft per avere richiesto il mio libro.

  10. Articoli sempre interessanti e curiosi. Congratulazioni sincere.
    @Pizzimenti. Luigi hai già fatto un lavoro davvero egregio con il tuo libro. Un volume di un migliaio di pagine forse no…. ma un secondo libro perchè non lo metti in cantiere ?
    Salutoni
    Paolo D’Angelo

  11. Ciao Paolo, i complimenti vanno a Roberto per l’egregio lavoro di ricerca che fa nel suo blog.

    Lavoro a due volumi, ma ci vorrà un pò di tempo, visto il mio impegno Full-Time nella FOAM13. Ti consiglio di non perdere quello che faremo in primavera.
    A presto, Luigi Pizzimenti

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