Una storia di riciclaggio

Il CM di Apollo 15

Il post di questa settimana è la riproposizione di un articolo curioso in cui mi sono imbattuto cercando di rispondere ad una domanda in merito al colore del neck ring delle EMU. L’articolo è apparso sul sito CollectSpace nel Luglio 2004 ad opera di John Fongheiser (per chi volesse cimentarsi con l’originale lo trova qui).

Partiamo dal Command Module di Apollo 15: come la maggior parte dei CM che hanno volato, si trova in un museo. Per l’esattezza nella Space Flight Gallery all’Air Force Museum di Dayton, Ohio. Una scelta dettata dal fatto che tutti e tre gli astronauti di questa missione, Dave Scott, Al Worden e Jim Irwin, erano ufficiale dell’Aeronautica. La peculiarità di questo modello è che è stato esposto con il portello principale di accesso chiuso e per guardare all’interno occorre ingegnarsi e cogliere pochi sguardi attraverso i 5 finestrini di cui era dotata la capsula. Una condizione diversa dagli altri CM in esposizione. Ma la scelta non è dovuta al desiderio di infastidire il visitatore, è che all’interno del CM-112 non c’è praticamente nulla da vedere! Gran parte dei componenti dell’abitacolo non ci sono, compreso il pannello dei comandi principale.

Il mistero ha impegnato per parecchio tempo in ricerche alcune persone dell’ambito museale. Ad esempio Max Ary, quando era direttore del Kansas Cosmosphere and Space Center, si è impegnato molto in questa ricerca nella speranza di restaurare completamente l’Apollo 15: “Abbiamo cercato parecchio in giro. Ci siamo persino arrampicati per controllare la capsula facente parte dell’esposizione Apollo-Soyuz Test Project dello Smithsonian, ma non siamo mai riusciti ad individuare le parti mancanti.”

Questo fino a quando il mistero non è stato svelato dai documenti della NASA: il pannello di controllo di Apollo 15 si trova … sull’Apollo 16🙂

L’ASHUR che autorizza il prelievo

In particolare un Apollo Spacecraft Hardware Utilization Request (ASHUR), un permesso della NASA di rimuovere componenti o parti da un veicolo post-volo che reca la data dell’11 Dicembre 1973 (più di 2 anni dopo Apollo 15). Questo ASHUR autorizza la rimozione dei Pannelli 1, 2, 3 (in pratica tutto il pannello comandi principale), 7 (un pannello posto alla sinistra del CDR) e 277 (un pannello senza comandi). Viene autorizzato anche la rimozione del Guidance and Navigation System Navigation Base, in pratica il blocco con l’hardware per la navigazione, comprendente il sestante. La motivazione del prelievo? Rimpiazzare gli equivalenti pannelli del CM-113 (Apollo 16), destinato ad essere esposto al Marshall Space Flight Center di Huntsville, Alabama.

Ma a questo punto la domanda diventa: dove si trovano le parti rimosse dal CM-113?! Beh, occorre guardare nel CM esposto al California Science Center di Los Angeles, California (che in precedenza si trovava al Kennedy Space Center Visitors Complex): il CM-111, il CM utilizzato per l’ASTP, il volo Apollo-Soyuz.

Il CM-111

Si, il pannello di comando dell’Apollo 16 è stato riutilizzato per un secondo volo: i documenti della NASA rivelano i dubbi espressi dai tecnici prima del volo poichè il pannello originale del CM-111 non era stato esaminato ai Raggi X. Si presentavano due scelte: (a) smontare il pannello, esaminarlo e perdere parecchio tempo oppure (b) riutilizzare un pannello già esaminato (e che aveva già volato). Venne scelta la seconda opzione e la scelta cadde su Apollo 16.

Altro giro, altra domanda: allora il pannello originale del CM-111? Probabilmente è esposto in un altro museo oppure prende polvere in qualche deposito; di sicuro non ha mai volato.

Tutti questi giri si spiegano con la politica della NASA di rimuovere parti da capsule che avevano già volato per riutilizzarle (previa verifica di idoneità), risparmando sui fondi per le missioni future, oppure immagazzinate come parti di ricambio. Questo si verificò innumerevoli volte per il progetto Skylab e per il volo Apollo-Soyuz, missioni caratterizzate dalla carenza strutturale di soldi. Alcune parti vennero per esempio utilizzare per realizzare il Docking Module per ASTP. Altre vennero rimosse per essere utilizzate durante l’addestramento: dove venivano a mancare parti di ricambio per i simulatori, queste venivano ‘cannibalizzate’ dall’equipaggiamento che aveva già volato. Altre, come nel caso di Apollo 16, vennero utilizzare per preparare le capsule per l’esposizione museale senza preoccuparsi di mescolare elementi di diversa provenienza (in altri casi si ricorreva a riproduzioni molto fedeli delle parti).

Il flusso di pezzi e componenti proseguì anche oltre l’ultimo volo Apollo. Molti furono i casi di passaggio di componenti al programma Space Shuttle dove vennero utilizzate per test, simulazioni, addestramento e anche per i voli veri e propri. Ad esempio la fornitura di interruttori per i pannelli di controllo era talmente scarsa che molti di quelli utilizzati nei simulatori Apollo vennero smontati ed inviati alla Rockwell International Space Division. Pensate che negli anni 80 la NASA ha depredato il CM di Apollo 17 che era esposto al Johnson Space Center di moltissimi interruttori.

In sostanza per anni la NASA, lontano da occhi indiscreti, ha rimosso parti dalle vecchie capsule Apollo con varie motivazioni.

6 Risposte to “Una storia di riciclaggio”

  1. Vittorio Says:

    E poi non dobbiamo lamentarci della cronica carenza di fondi alla NASA da parte del Congresso? Bah …😦

    Grazie comunque dell’impegno per la ricerca (che comunque ha fruttato una nuova notizia curiosa).

  2. Ciao, conosco John un tipo veramente in gamba e molto appassionato diciamo un “malato” come me…
    La storia del passaggio di strumentazione o “cannibalizzazione” è nota, ed è stata utilizzata anche in missioni precedenti, in particolare quando ci sono stati degli stop (vedi il rientro di Apollo 16 nel VAB) dopo il primo rollaut.
    Il pannello di Apollo 16… ci sarebbe da dire molto e soprattutto fare i nomi… ma non sarebbe salutare parlarne in un blog pubblico. Come immaginate al termine del programma apollo si fece a gara per accaparrarsi i magazzini… e qualcuno pensò bene di anticipare i musei e il governo… adesso “vivono” (il pannello e molto altro) serenamente nelle case di collezionisti (ignoti…) L’esempio di quello che accade a Edgar Mitchell in questi giorni, (contenzioso grave con il governo per la cinepresa di Apollo 14) fa pensare che ci sia un grande mercato sotterraneo e che forse un giorno anche i pannelli di Apollo 16 dell’amico Charlie e soci, salteranno fuori!😉
    Se avete pazienza di aspettare, un giorno lo rivedrete.

  3. Mi scuso per il refuso, ma ovviamente parlavo del pannello di CSM 111 di Apollo – Soyuz (sparito) per il giro di pannelli tra Apollo 15 e 16. Nella realtà ci sono ancora lati oscuri da esplorare perchè molti dei pannelli esposti nei musei e dichiarati ufficialmente di quella o questa missione, in effetti non sono altro che mokup oppure parti di simulatori e ottime repliche. I pannelli dei moduli block I erano differenti da quelli del Block II quindi molte volte vedrete particolari differenti anche se le diciture dicono “Pannello del Modulo di Comando di…” Quello di cui sono certo che alcune persone hanno i pezzi mancanti di questo rebus, ma tengo a precisare che fra quelle persone no ci sono io. Ho provato a chiedere allo Smithsonian di Washinghton di regalarmi quello esposto all’Air & space Museum, ma pensano di tenerlo loro ancora per almeno 1000 anni…
    Non potendo aspettare così a lungo, insieme ad altri matti l’abbiamo ricostruito come l’originale con AGC compreso…. e fra pochi mesi gli appassionati delle missioni apollo non dovranno più andare oltre mare per vederne uno!

  4. alaskait Says:

    Ancora una volta un ottimo pezzo dedicato ad aspetti misconosciuti della grande epopea Apollo. A questo punto sorge un dubbio: siamo sicuri che i CM esposti siano proprio quelli originali e non mock up realizzati ad arte mentre quelli veri potrebbero trovarsi nelle case-museo dei soliti ignoti?

  5. Vittorio Says:

    … e fra pochi mesi gli appassionati delle missioni apollo non dovranno più andare oltre mare per vederne uno!
    Ho già le bave! Dove?

  6. @ Vittorio scommetto su Tradate😉

    @ Alaskait io ho visto da vicino solo quello esposto alla Astronauts Hall of Fame (il Kitty Hawk, Apollo 14). Non sono un esperto e mi è sembrato autentico … o ben realizzato😀

    @ Luigi grazie per le tue note. E’ incredibile scoprire cosa si sia scatenato per possedere questi cimeli storici. L’AGC del vostro mockup lo avete realizzato funzionante? Un’ultima domanda, magari tu sei in grado di rispondere alla domanda posta da Vittorio: cosa significano i diversi colori dei neck ring delle tute? L’ipotesi per cui pendiamo è che servano a distinguere le tute usate nelle missioni da quelle di backup e/o da addestramento.

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