Trasportare un razzo (1) – Via Terra

Un S-IC durante un trasferimento

Nel corso dei mesi passati ho dedicato parecchi post al Saturn V. Ne ho descritto i componenti e i dettagli del volo, l’assemblaggio nel VAB, il trasporto tramite i crawler al Launch Pad e le caratteristiche di alcune delle strutture di supporto (LUT e MSS). In questo post e nei prossimi voglio occuparmi di quello che avveniva prima, la risposta ad una semplice domanda: “Come arrivavano le varie parti del Saturn V al VAB?” Per utilizzare un altro termine, la logistica.

BREVI CENNI STORICI
Quando venne approvato dal Congresso lo Space Act nel 1958, il programma spaziale americano utilizzava principalmente razzi di derivazione militare (razzi balistici). Sebbene più complesse di un missile balistico, le capsule Mercury e Gemini risultarono gestibili con i metodi logistici in uso e la Air Force fornì il suo supporto. Il programma Apollo era destinato a cambiare le regole.

Non solo occorreva gestire un razzo molto più grande e complesso, occorreva tenere in considerazione anche la gestione di un insieme di siti produttivi e di test dispersi nel paese, il ritmo forsennato impresso al programma, l’armata di tecnici coinvolti e il numero di fornitori sparsi ovunque. Secondo Von Braun c’erano due ragioni speciali per preoccuparsi della logistica: (1) il costo della logistica poteva raggiungere un terzo del budget per il programma Saturn V (ogni miglioramento risparmiava un sacco di soldi) e (2) sottovalutare la logistica spesso causava problemi e ritardi di ogni tipo nel corso di un programma complesso. Col senno di poi la necessità di un programma logistico adeguato sembra ovvio, ma all’epoca il concetto ci mise un pò ad essere riconosciuto. Una volta identificato lo sforzo enorme necessario, la NASA impegnò molte risorse nell’organizzare la logistica.

L’organizzazione del settore logistico del NASA fu completa nel 1963. In vetta all’organizzazione logistica la NASA pose un Logistics Management Office situato presso l’Office of Manned Space Flight (OMSF) a Washington. Questo nuovo ufficio riportava direttamente all’Apollo Program Manager (presso l’OMSF) ed era responsabile dell’integrazione di tutti i programmi di supporto all’Apollo-Saturn. Per gestire i razzi Saturn, l’MSFC organizzò un Project Logistics Office, di cui era responsabile il Direttore delle Attività Industriali. Il Manned Spacecraft Center (MSC) di Houston, vista la crescente capacità organizzativa di questo ufficio, gli demandò anche la responsabilità per Command Module, Service Module ed altre parti della componentistica delle capsule. Gli aspetti di cooperazione del programma logistico includevano la relazione con il Dipartimento della Difesa (che forniva parte dei propellenti per il Saturn).

Nel 1966 Arthur Rudolph, Direttore dell’MSFC Saturn V Program Office, disse: “Sicuramente non ultimo nei problemi del sistema Saturn V è stata la sua logistica.” Sempre nello stesso anno Rudolph poteva anche annunciare che la logistica del programma era sotto controllo, e dichiarare con sicurezza che il primo lancio di un Saturn V sarebbe avvenuto nei primi mesi del 1967 (in realtà Apollo 4 venne lanciato il 4 Novembre 1967).

C’era un aspetto tecnico molto importante da considerare: la logistica relativa alle varie parti del razzo non era da prendere alla leggera. Avendo progettato il Saturn per garantire il massimo in termini di integrità ed affidabilità del veicolo, non era consigliabile degradare questo risultato utilizzando delle tecniche e delle modalità di trasporto non adeguate. Gli stadi del razzo venivano trasportati per migliaia di chilometri, sperimentando ore ed ore di vibrazioni costanti. Era sempre presente la possibilità di danneggiare giunture, saldature e i componenti più delicati. Per questo all’arrivo al KSC, venivano eseguiti dei test di verifica delle condizioni (vedi post di due settimane fa) e spesso il risultato era la scoperta di problemi imputabili al trasporto.

La rete di trasporti da costa a costa del Saturn V si basava su un’ampia gamma di veicoli da trasporto. I primi due stadi del Saturn V passavano 70 giorni in viaggio per fiume e/o per mare su delle chiatte prima di arrivare al KSC, mentre l’S-IVB e la IU venivano trasportati tramite aerei (stessa sorte toccava a CSM e LM). E per spostare a breve distanza (all’interno delle fabbriche, dalla fabbrica ai mezzi di trasporto, dai mezzi di trasporto al VAB) tutte queste parti vennero usati i Transporter.

TRANSPORTER (ovvero come spostare via terra i componenti del Saturn V)
I primi a fornire la risposta alla domanda “come lo spostiamo lo stadio di un Saturn?” furono gli ingegneri dell’MSFC di Huntsville ai tempi della realizzazione dell’S-I (il primo stadio del Saturn I). Durante l’assemblaggio finale di questo stadio, venivano utilizzati due dime (jigs), due strutture per aiutare nel posizionamento del serbatoio centrale e degli 8 più piccoli intorno a questo. Queste strutture erano posizionate ai due estremi dello stadio e vennero utilizzate come supporto per il trasporto.

Un S-I durante l’assemblaggio (una dima è visibile sulla destra)

Dopo aver sollevato lo stadio completo con dei grossi cric, venivano posizionati due carrelli sotto alle due estremità. Riabbassando lo stadio, i carrelli venivano fissati alle dime e diventavano il supporto per il trasporto. Ognuno dei carrelli era dotato di una serie di ruote (che utilizzavano pneumatici per aerei) con sterzo e sistema frenante indipendente per ciascuna. Questo insieme prese il nome di Transporter. Il Transporter veniva trascinato da un trattore militare, in grado di far raggiungere all’insieme la velocità di 5 – 8 Km/h. Con questo sistema lo stadio veniva spostato tra le diverse aree di verifica e test. La NASA lo utilizzava anche per caricare e scaricare lo stadio dalle chiatte preposte al trasporto via mare da Huntsville alla costa della Florida.

Per l’S-IC, l’ancora più grande primo stadio del Saturn V, il Test Laboratory dell’MSFC progettò un Transporter simile nel 1963. Venne utilizzato il concetto di ‘ruote modulari’, basato su un blocco di due ruote sterzanti. 6 di questi blocchi andavano a formare un carrello. Per il trasporto si utilizzavano 2 carrelli, posti alle estremità dello stadio, per un totale di 24 ruote. Ogni blocco era alimentato separatamente e poteva sterzare in modo indipendente; tutti i blocchi di un carrello venivano connessi ad un computer che ne gestiva la simultanea direzione. Su ogni carrello era presente una cabina di guida. Poiché il carrello poteva sterzare di 90˚ rispetto all’asse principale del Transporter, l’intera struttura e il suo carico potevano muoversi anche lateralmente.

L’MFSC utilizzava un mezzo corazzato M-26 modificato come trattore per spostare il tutto. Si trattava di un modello dotato di un motore da 240 Cavalli (179 kW) del peso di 55 t, incluse 27 t d’acqua utilizzate come contrappeso. La lunghezza complessiva del trattore e del Transporter era all’incirca pari a due terzi di un campo da football (73 mt) ed era in grado di muoversi a circa 8 Km/h.

Il guidatore dell’M-26 era il responsabile del trasporto e più che un guidatore il suo ruolo era quello di coordinatore della squadra addetta al Transporter. La squadra comprendeva un gruppo di osservatori, posti agli angoli del veicolo che avvisavano il coordinatore degli eventuali ostacoli che questi non poteva vedere. Il coordinatore a sua volta passava le istruzioni agli operatori dei singoli carrelli che dalle loro cabine potevano gestire la sterzata in base alla necessità.

Un S-II su un Transporter

Ovviamente un simile veicolo per stazza e peso creò alcuni problemi. Ad Huntsville, gli ingegneri crearono una speciale strada lunga 13 Km dalla fabbrica al porto lungo il fiume Tennessee. Al sito di Michoud, un altra strada utilizzata per il Saturn comprendeva una vecchia pista per aerei che si trovava tra la zona industriale e l’area delle chiatte.

In California, dove gli stabilimenti della Douglas e della North American si trovavano in aree urbane, lo stato dovette garantire speciali permessi per utilizzare le autostrade pubbliche per trasportare gli stadi S-II, S-IV ed S-IVB. Il movimento via terra era necessario per raggiungere gli approdi dei mezzi navali pronti per il viaggio fino alla Florida. Furono necessari anche accordi con diverse società di servizi (elettricità, gas, …) per rimuovere gli ostacoli presenti lungo le direttrici individuate. Il trasporto meno difficoltoso risultò essere quello dell’S-II: dalla fabbrica di Seal Beach, a pochi chilometri dal porto militare della Seal Beach Naval Weapons Station, venne utilizzata una autostrada a 4 corsie: fu necessario solo deviare il traffico locale durante i trasporti.

2 Risposte to “Trasportare un razzo (1) – Via Terra”

  1. FeFeSofT Says:

    Gran bel post … rimango sempre affascinato dall’enormità del progetto.

    Salutoni

  2. raghnor Says:

    Grazie. Sono d’accordo con te: più leggo e mi documento e più mi rendo conto di quale enorme sfida sia stata e che sforzo non solo economico abbia richiesto.

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