Gli Uomini: Eugene Kranz

Gene Kranz

Nome Completo: Eugene Francis Kranz

Nato il: 17 Agosto 1933 a Toledo (Ohio)

Ruolo nel Progetto: Flight Director per Gemini ed Apollo

Missioni: da Gemini 4 ad Apollo 17

Onoranze Ricevute: NASA Exceptional Service Medal (1969 e 1970), Downtown Jaycees of Washington D.C. Arthur S. Fleming Award come uno dei 10 migliori giovani dipendenti governativi (1970), NASA Distinguished Service Medal (1970, 1982 e 1988), NASA Outstanding Leadership Medal (1973 e 1993), NASA SES Meritorious Executive (1980, 1985 e 1992), Robert R. Gilruth Award (1988), The National Space Club Astronautics Engineer of the Year Award (1992), History of Aviation Award for the “il ruolo nel salvataggio dell’equipaggio della missione Apollo 13” (1995), Laurea Honoris Causa in Ingegneria della Milwaukee School of Engineering (1996), John Glenn Lecture dello Smithsonian Air and Space Museum (2005), Wright Brothers Lecture — Wright Patterson AFB (2006), NASA Ambassador of Exploration (2006), Rotary National Award for Space Achievement’s National Space Trophy (2007)

Eugene Francis “Gene” Kranz è stato un Flight Director e un manager della NASA. Qualcuno lo potrebbe definire “il Flight Director”. È succeduto a Chris Kraft e ha rivestito il ruolo durante i programmi Gemini e Apollo.

Kranz è nato a Toledo, Ohio nel 1933 da Leo Peter Kranz, figlio di un immigranto tedesco che fu medico militare nel corso della Prima Guerra Mondiale; morì nel 1940 quando Kranz aveva solo 7 anni. Kranz studiò alla Central Catholic High School. Il suo interesse per il volo fu da subito evidente e vi dedicò la tesi finale della High School: “La progettazione e le possibilità dei razzi interplanetari”. In seguito si diplomò al Parks College della Saint Louis university nel 1954 e venne reclutato come Secondo Sottotenente nella Riserva della US Air Force; completò l’addestramento al volo presso la Lackland Air Force Base in Texas nel 1955. Subito dopo si sposò con Marta Cadena, la figlia di un immigrato messicano fuggito durante la Rivoluzione Messicana. Kranz venne inviato in Corea del Sud per compiere missioni di pattugliamento della zona demilitarizzata a bordo di caccia F-86 Sabre. Dopo la guerra, lasciò l’aeronautica e iniziò a lavorare alla McDonnell Aircraft Corporation.

Dopo aver completato una serie di ricerche presso la Holloman Air Force Base, Kranz lasciò la McDonnell-Douglas per la NASA, allora situata al Langley Research Center in Virginia. Gli venne assegnato il ruolo di Mission Control Procedures Officer per il volo di test MR-1 (il “Four-Inch Flight” del Programma Mercury). Suo compito era quello di integrare il team del Mercury Control con il Launch Control team a Cape Canaveral, definendo le procedure “Go / No Go” per decidere se una missione poteva procedere oppure andava interrotta. Funse inoltre da ‘centralinista’ tra il Mission Control, le 14 stazioni e le 2 navi di tracciamento (via telescrivente) sparse nel mondo. Dopo il volo MA-6, venne promosso al ruolo di Assistant Flight Director, ovvero assistente di Chris Kraft. Mantenne questo ruolo fino alla fine dei voli Mercury e per i primi tre voli Gemini. Venne promosso al ruolo di Flight Director; il suo primo turno in tale ruolo fu nel 1965 per Gemini 4, la missione storica della prima EVA americana. Dopo Gemini, fu Flight Controller di tutte le missioni dispari dell’Apollo (per via della rotazione tra i diversi Flight Director), a partire da Apollo 7. Kranz fu il leader del “White Team” (i controllori erano suddivisi in turni, ciascuno identificato da un colore). Quando Apollo 11 eseguì la fase di allunaggio, il MOCR era sotto la sua responsabilità.

Kranz festeggia il recupero
di Apollo 13

Di Kranz è entrato nella storia il discorso che pronunciò in un meeting con tutti i controllori il lunedì mattina dopo l’incidente di Apollo 1. È noto come il Kranz Dictum (La Massima di Kranz) e per molti è il suo lascito alla NASA:

“I voli nello spazio non tollerano negligenza, incapacità e trascuratezza. Da qualche parte, in qualche modo, abbiamo sbagliato [traduzione edulcorata di ‘screw up’]. Forse nella progettazione, nella costruzione o nei test. Qualsiasi cosa fosse, avremmo dovuto individuarla. Eravamo troppo presi dalla tabella di marcia e abbiamo trascurato tutti i problemi che vedevamo ogni giorno nel nostro lavoro. Ogni elemento del programma era nei guai e lo eravamo anche noi. I simulatori non funzionavano, eravamo indietro in ogni area, e le procedure di test e di volo cambiavano ogni giorno. Nulla di ciò che facevamo durava a lungo. Nessuno di noi si è alzato e ha detto ‘Dannazione, stop!’ Non so quale sarà la causa che la Commissione Thompson individuerà, ma so cosa IO ho trovato. Noi siamo la causa! Non eravamo pronti! Non abbiamo fatto il nostro lavoro. Giocavamo a dadi, sperando che tutto avrebbe funzionato il giorno del lancio, quando in fondo al nostro cuore sapevamo che sarebbe servito un miracolo. Spingevamo sulla tabella di marcia e scommettevamo che al Cape avrebbero sbagliato prima di noi. Da questo giorno in avanti, il Flight Control sarà noto per due parole: ‘Severo’ e ‘Competente’. Severo significa che ci riterremo per sempre responsabili di quello che faremo o quello che falliremo. Non accetteremo mai più compromessi sulle nostre responsabilità. Ogni volta che entreremo nel MOCR sapremo cosa rappresentiamo. Competente significa che non prenderemo nulla per assodato. Non ci faremo mai trovare impreparati. Il Mission Control sarà perfetto. Quando ve ne andrete dopo questo meeting, tornerete nei vostri uffici e la prima cosa che farete sarà scrivere ‘Serio e Competente’ sulle vostre lavagne. E non lo cancellerete mai. Ogni giorno andando al lavoro quelle parole vi ricorderanno il prezzo pagato da Grissom, White, and Chaffee. Queste parole sono il prezzo di ammissione ai ranghi del Missione Control.”

Dopo l’incidente del Columbia, nel 2003, l’Amministratore della NASA Sean O’Keefe nel suo discorso ha citato parte del Kranz Dictum come risposta a chi chiedeva cosa andava cambiato per reagire alla tragedia che aveva colpito l’ente spaziale americano.

Kranz è diventato famoso per il suo ruolo nella crisi di Apollo 13: il suo White Team, venne ribattezzato Tiger Team dalla stampa in quei giorni. Furono loro a gestire l’emergenza e fu loro la responsabilità di tutte le scelte successive relative ai consumi, alle traiettorie … Per questo sforzo ricevettero la Presidential Medal of Freedom. Durante la missione Apollo 13, Kranz non utilizzò mai la frase a lui attribuita “Failure is not an option”, la frase venne creata dagli sceneggiatori del film di Ron Howard Apollo 13. Ciononostante, Kranz la considerò una bella frase che riassumeva bene lo spirito che animò tutta la NASA in quei frenetici giorni; tanto da utilizzarla come titolo della sua autobiografia. Questa versione è avallata anche dal FIDO di Apollo 13, Jerry Bostick:

“Per quanto riguarda la frase ‘Failure is not an option’, hai ragione a dire che Kranz non l’ha mai usata. In preparazione al film [Apollo 13], gli sceneggiatori, Al Reinart e Bill Broyles, vennero a Clear Lake per intervistarmi su “Com’erano realmente le persone al Mission Control?” […] Qualche mese dopo ho scoperto che quando Bill è rientrato in auto ha cominciato a gridare ‘Eccola! Eccola la frase che caratterizza l’intero film, Failure is not an option. Ora dobbiamo solo decidere chi la deve dire.’ Ovviamente scelsero Kranz, e il resto è storia.”

Kranz ha concluso la sua esperienza di Flight Director occupandosi del lancio di Apollo 17. Subito dopo ha assunto un ruolo manageriale all’interno della NASA, Deputy Director of NASA Mission Operations, per poi diventare Director nel 1983. Ha lasciato la NASA nel 1994, subito dopo il successo della missione STS-61 (quella che ha riparato l’Hubble). Successivamente ha scritto la sua biografia “Failure is not an Option” (che ho recensito qui), ha volato in una pattuglia acrobatica e ha svolto la funzione di ingegnere di volo su un B-17 (la Fortezza Volante) restaurato. Insieme alla moglie Marta, ai suoi 6 figli (un maschio e 5 femmine) e svariati nipoti vive in Texas.

Kranz ritira il Rotary National Award 2007

Una delle caratteristiche che hanno contribuito a creare il personaggio Kranz è stato il suo abbigliamento e in particolare i suoi ‘mission waistcoat’, i ‘panciotti della missione’. Per ogni missione in cui Kranz è stato Flight Director, la moglie Marta ha confezionato un panciotto diverso. Quando nel 1962 i Kranz si unirono al resto del gruppo a Houston, “tutte le mogli cuciano per i propri mariti”, ricorda Marta, “e Gene voleva indossare un simbolo del suo team. Il colore era obbligato: bianco, il colore del suo team.” Nel 1995, i costumisti del film Apollo 13 volevano usare una copia esatta del panciotto originale. La faccenda si rivelò più complessa del previsto: Marta aveva usato come tessuto il faille, abbastanza popolare negli anni 50. Fu possibile realizzare la copia solo perché ne venne trovato un pezzo in un vecchi magazzino di materiale cinematografico. Anche dopo essersi ritirato dalla NASA, Kranz ha continuato a richieder a Marta nuovi panciotti per i suoi discorsi, “la gente voleva vederlo con il suo vestito bianco”, ricorda la moglie, “ho solo dovuto cambiare le misure.”🙂

In un sondaggio del 2010 della Space Foundation, Kranz si è classificato secondo tra gli eroi spaziali più popolari.

3 Risposte to “Gli Uomini: Eugene Kranz”

  1. Jumper the uncle Says:

    Non è possibile lasciare sempre un commento entusiasta, dovrei scrivere in continuazione e a volte non ne ho il tempo!
    Il tempo però lo trovo sempre per leggere i suoi sempre interessantissimi articoli sul programma Apollo.
    Non è da molto che seguo il suo blog, ma nessuno le ha mai detto che sarebbe felicissimo di leggere un intero libro sull’argomento?
    Saluti.

  2. raghnor Says:

    Beh, basta che mi lascia un commento così ogni tanto, giusto come incoraggiamento🙂
    Libri sull’argomento ne esistono già tanti: molti sono in inglese e non so come se la cava con la lingua della Perfida Albione. Ma almeno un paio di libri in italiano che meritano di essere letti ci sono e li ho recensiti qui sul blog: “Progetto Apollo”di Luigi Pizzimenti e “I ragazzi della Luna”, traduzione in italiano della biografia di Walt Cunningham.

  3. Jumper the uncle Says:

    Due bei libri letti entrambi, grazie del suggerimento.
    Anzi del libro del Col. Cunningham ne posseggo 2 copie, una acquistata l’estate scorsa e “divorata” sotto l’ombrellone ed un’altra autografata alla fine della conferenza di Tradate !
    Però insisto, sarebbe interessantissimo poter leggere ed appronfondire, in un libro, tanti argomenti tecnici e storici poco conosciuti.
    Coraggio !

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...