La Preparazione al Lancio

Apollo 13 durante il CDDT

Preparare il Saturn V e lo stack Apollo era un processo complesso che iniziava mesi prima della data scelta per il lancio. Come ebbe a dire un giorno Kurt H. Debus, che fu Direttore dei lanci del Kennedy Space Center fino al 1966:

“Quando il peso delle scartoffie è uguale a quella del razzo, è ora di lanciarlo!”

Nel ricercare materiale per questo post si è rivelato molto utile il Press Kit di Apollo 17. Il Press Kit era l’opuscolo, alquanto voluminoso, consegnato ai giornalisti accreditati con moltissimi dettagli sulla missione, i suoi obiettivi, la sua preparazione, l’equipaggio e molto altro. In quello dedicato all’ultima missione lunare, il percorso pre-lancio è ben descritto: le date e le tempistiche che citerò si riferiscono a quella determinata missione. Nel sito web Apollo By The Numbers (pubblicato anche come libro, “Apollo – The Sourcebook”) sono disponibili delle tabelle con le stesse informazioni per tutte le missioni da Apollo 7 ad Apollo 17.

Le operazioni pre-lancio al Cape (come veniva chiamato il Kennedy Space Center per brevità) iniziavano con l’arrivo delle varie componenti del razzo e delle capsule. L’S-II e l’S-IVB vennero consegnati addirittura nell’Ottobre 1970, mentre nel Vehicle Assembly Building (VAB) si stava lavorando sull’Apollo 14. Il LM, con i moduli di Discesa e quello di Ascesa ancora separati, venne consegnato nel Giugno 1971. A Marzo 1972 fu la volta del CM, dell’SM (separati) e dell’SLA. A Maggio dello stesso anno giunse l’S-IC. Ai primi di Giugno 1972 fu la volta dell’LRV (il Rover). Pochi giorni dopo l’ultimo componente, la Instrument Unit chiudeva la fase di ‘spedizione’. Tutte queste parti erano state già testate a fondo nelle rispettive fabbriche di produzione prima dell’invio al Cape.

Una iniziale verifica dello stato di CSM e LM dopo il trasferimento veniva effettuato nel Manned Spacecraft Operations Building (MSOB).

Le operazioni legate al test pre lancio e al countdown erano responsabilità di un gruppo di lavoro composto da personale NASA e personale delle società appaltatrici. Circa 600 in tutto: 500 nella Firing Room del Launch Control Center e 100 nella Spacecraft Control Rooms dell’MSOB. Alle spalle di questo gruppo di tecnici c’erano altre 5000 persone al Cape che si occupavano delle capsule Apollo dal loro arrivo fino al lancio.

L’assemblaggio di Apollo 17 nel VAB

Le varie parti del Saturn V venivano portate nel VAB ed assemblate. L’operazione si svolgeva in una delle 4 aree disponibili, la High Bay 3 per Apollo 17. Il 15 Maggio 1972 si iniziò posizionando l’S-IC sulla Mobile Launch Platform numero 3. 4 giorni dopo l’S-II veniva eretto e completati tutti i collegamenti, meccanici ed elettrici, col primo stadio (l’operazione era detta mating, accoppiamento). 5 giorni dopo la IU veniva accoppiata all’S-IVB. 3 giorni dopo, l’insieme di queste due parti veniva eretta ed accoppiata all’S-II. Una volta completato l’assemblaggio del razzo venivano effettuati 3 test fondamentali: la verifica del sistema elettrico, quello della dispersione / malfunzionamento del sistema di rifornimento del propellente e quello del funzionamento delle braccia di servizio della MLP.

Parallelamente a queste operazioni, nel corso del Maggio 1972, le due parti del LM venivano accoppiate e un primo test dell’insieme veniva completato. Lo stesso avveniva per CM ed SM. Il tutto venne completato per i primi giorni di Giugno.

Il CSM in una Altitude Chamber (CSM 2 TV-1 test)

Per CSM ed LM fu poi la volta delle verifiche nella Altitude Chamber, una camera ipobarica. L’aria veniva aspirata da queste camere, tramite delle pompe, per simulare le condizioni al di sopra dei 60 Km di altitudine. In questo modo veniva verificata la capacità dei vari moduli e dei loro sistemi ambientali di funzionare nello spazio. Erano previste prove con e senza equipaggio (in questo caso vi partecipavano sia l’equipaggio designato che quello di riserva).

L’LRV, il Rover, veniva approfonditamente verificato e messo alla prova in una simulazione completa della missione (il 9 Agosto). Il giorno dopo veniva verificato il meccanismo di rilascio e tre giorni dopo veniva installato al suo posto nel Quadrante 1 del Modulo di Discesa del LM.

Dopo aver provveduto all’installazione dell’ugello dell’SPS e delle gambe del LM, l’operazione successiva fu l’assemblaggio di CSM e LM con l’SLA. Il 24 Agosto, l’insieme CSM / LM / SLA venne trasferito nel VAB e impilato sopra il resto del Saturn V.

Il 28 Agosto, l’MLP numero 3 con l’Apollo 17, usciva dal VAB e veniva portato al Launch Complex 39A (come per tutti gli altri lanci ad eccezione di Apollo 10) tramite uno dei crawler.

Dopo lo spostamento al launch pad, venivano effettuati ulteriori test sui sistemi del CSM e del LM e si provvedeva al completamento dei collegamenti elettrici tra CSM e Saturn V. L’11 Ottobre veniva effettuato il Plug-in test: tramite questo test si verificava la compatibilità tra i sistemi del razzo e delle capsule, l’equipaggiamento di supporto a terra e gli altri impianti del launch pad, procedendo ad una simulazione del conto alla rovescia, del lancio e del volo. Durante la fase di simulazione del volo, si verificava la risposta dei vari sistemi in condizioni sia normali che di emergenza.

Tra il 18 e il 20 Ottobre si svolse il Flight Readiness Test: un ulteriore test completo dei sistemi e del supporto a terra in condizioni il più possibile uguali a quelle della configurazione di lancio con la partecipazione degli equipaggi primario e di riserva.

Il 10 Novembre venne riempito il serbatoio di RP-1 dell’S-IC: essendo meno volatile dei propellenti criogenici (idrogeno ed ossigeno liquidi) era possibile procedere con il rifornimento in ampio anticipo rispetto al lancio.

Completata questa operazione, tutto era pronto per l’ultimo e definitivo test: il Countdown Demonstration Test (CDDT), la prova finale del conto alla rovescia fino al momento del lancio. Questo test era suddiviso in due parti: una ‘wet’ (‘umida’) e una ‘dry’ (‘secca’). Nel corso della parte ‘wet’, veniva eseguito l’intero conto alla rovescia, rifornimento dei serbatoi di tutti gli stadi del Saturn V e loro pressurizzazione inclusa, fino ad 8.9 secondi dal lancio (il momento in cui venivano accessi i 5 motori F-1 dell’S-IC). Gli astronauti non partecipavano a questa parte del test mentre tutto il resto del personale era ai propri posti, anche al MOCR a Houston, e verificava che tutti i sistemi fossero in ordine. Completato il test ‘wet’, i serbatoi dei propellenti criogenici venivano svuotati (da qui la definizione di ‘secca’ per la parte successiva questo test) e la parte finale del conto alla rovescia veniva ripetuto, questa volta con un rifornimento simulato e con l’equipaggio designato a bordo che eseguiva le stesse operazioni che avrebbe poi completato il giorno del lancio effettivo.

L’Acceptance Checkout Equipment

Rispetto ai precedenti lanci del programmi Mercury e Gemini, la complessità e la quantità dei test pre-lancio per una missione Apollo, era enorme. Per facilitare il compito molte procedure vennero automatizzate. Venne creato un apposito computer chiamato ACE (Acceptance Checkout Equipment): un computer in grado di automatizzare una sequenza di comandi di test per CSM e LM e collezionarne gli esiti (command-and-checkout test); l’ACE era in grado (fin dal suo esordio) di tenere sotto controllo in tempo reale più sottosistemi durante lo svolgimento dei test. Vi furono diverse evoluzioni di questo computer, evoluzioni dettate dai cambiamenti nelle procedure di test a mano a mano che il Programma Apollo progrediva e le missioni si facevano più complesse.

Come avrete capito la preparazione al lancio era lunga ed impegnativa. Il risultato di questo sforzo fu l’ottima riuscita di tutti i lanci.

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