Digital Apollo – Il Libro

Digital Apollo – la copertina

Il libro oggetto di questa recensione l’ho letto in realtà più di due anni fa. La sua lettura è stata uno dei motivi che mi hanno spinto ad iniziare a scrivere questo blog. Dedicargli un post mi sembrava doveroso ma è poi scivolato di settimana in settimana fino ad oggi.

L’autore è David A. Mindell, uno storico ed un ingegnere, che è Dibner Professor of the History of Engineering and Manufacturing, nonchè Professor of Aeronautics and Astronautics all’MIT (Massachusetts Institute of Technology). È anche direttore dell’MIT’s Program on Science, Technology, and Society (STS). È un esperto nel raccontare il rapporto uomo / macchina all’interno dei loro contesti storico, tecnico e sociale. E da questa sua conoscenza è nato questo ottimo libro, che si concentra principalmente sull’interazione tra uomini e macchina nel programma spaziale e su come trovare il modo di avere il meglio di entrambi i ‘sistemi’.

Non è inusuale per un libro sullo spazio dedicare pagine alla storia dell’X-15 o addirittura a Chuck Yeager e al suo volo con l’X-1, ma Mindell torna ancora più indietro e si occupa dei Fratelli Wright. Qui Mindell si concentra sui loro esperimenti sul wing warping ed altri sistemi di controllo concepiti dai due fratelli.

Prendendo poi spunto dall’allunaggio di Apollo 11, Mindell racconta la relazione tra uomini e computer nel Programma Apollo. Evidenzia come in ognuno dei sei allunaggi il CDR ha preso il controllo ed ha completato la parte finale della manovra. Da questo si parte per raccontare la storia degli astronauti e della loro volontà di avere il controllo totale sulle capsule. Fin dalla nascita del volo spaziale, i piloti collaudatori e gli astronauti hanno cercato di essere qualcosa di più che “spam in a can” (“carne nella lattina”) indipendentemente da tutti i controlli automatici, i computer digitali e i programmi sviluppati dagli ingegneri.

Come esempio del punto di vista dei piloti, viene riportato un estratto del primo incontro della Society of Experimental Test Pilots nel 1957, quando alcuni dei partecipanti espressero il timore che sarebbero stati esclusi dal lavoro in favore dell’automatizzazione. Attraverso il libro, diventa chiaro che la progettazione delle capsule spaziali fu dominata dalla tensione tra gli ingegneri aerospaziali, che volevano che tutto fosse automatizzato, e i piloti. Alcuni piloti Mercury arrivarono all’estremo di pretendere di pilotare i razzi fin dal decollo dalla rampa di lancio. Ma se il controllo era limitarsi a mantenere un ago centrato in un indicatore, perchè avere un essere umano nel loop di controllo? Ma i piloti dotati della loro ‘Right Stuff’ volevano avere il controllo, per poter compiere eroiche azioni, per essere protagonisti, e questo loro desiderio ha avuto un impatto sul programma spaziale dal 1960 ad oggi.

Come contraltare all’approccio americano viene citato il programma spaziale sovietico: l’Unione Sovietica credeva molto nell’automazione e la sua cultura autoritaria mal tollerava eventuali interferenze da semplici cosmonauti. Gagarin, il primo uomo nello spazio, era impossibilitato ad accedere ai controlli manuali della sua capsula da una serratura a combinazione, il cui codice era in una busta sigillata!

Dopo un centinaio di pagine del libro, Mindell inizia a guardare all’Apollo e in dettaglio all’AGC. Riconoscendo la difficoltà di controllare un veicolo nel viaggio dalla Terra alla Luna, fino all’allunaggio, la NASA firmò il suo primo contratto per il Programma Apollo non con i costruttori dei veicoli bensì con l’Instrumentation Lab dell’MIT per la realizzazione dell’AGC. Curiosamente, tutti si dimenticarono del codice. Il contratto per l’AGC si limita ad una frase laconica: “Il computer di guida dovrà essere programmato per controllare gli altri sottosistemi di guida ed implementare i diversi schemi di guida.” Tutto qui. Avere requisiti di pessima qualità per il software non è evidentemente un problema recente🙂 Il libro racconta come in realtà la scrittura del software fu perennemente in ritardo e influì molto sulla tempistica dell’intero programma.

Una vera chicca è il capitolo dedicato alla discussione in fase progettuale su cosa puntare nella realizzazione dell’AGC tra affidabilità e riparabilità in volo (con conseguente necessità di portarsi dietro nel CSM i ricambi!).

Digital Apollo conclude la sua disamina del rapporto uomo / macchina esaminando la progettazione e la realizzazione di ciascuno dei 6 allunaggi, sfruttando le trascrizioni dei dialoghi, la telemetria, le sue interviste agli astronauti e i vasti archivi NASA.

Qualche parola la merita l’immagine di copertina: è una ricostruzione al computer della vista di Neil Armstrong dal LM, a 160 mt dalla superficie lunare mentre passa dal controllo automatico a quello semi manuale detto “attitude hold” (si vede la sua mano vicino all’interruttore), per portare il veicolo oltre il cratere West (visibile dal finestrino) in un’area migliore per l’allunaggio. Da notare l’LPD e l’indicazione del Program Alarm 1202.

Poichè è stato pubblicato dall’MIT e scritto da un professore dello stesso istituto, si potrebbe pensare ad un libro strapieno di dettagli tecnici da leggersi come un libro di testo tecnico. Niente di piú sbagliato. Mindell dà al lettore un testo ben bilanciato tra informazioni tecniche ed aneddoti, così che il libro ne risulta sia istruttivo che divertente da leggere. L’inglese è quello che ci si aspetta da un professore dell’MIT: chiaro e preciso, relativamente facile da leggere. Una citazione la meritano l’enorme quantità di note a corredo del testo e la sterminata bibliografia alla fine del libro: una miniera di informazioni e possibili approfondimenti tali che ci si potrebbe passare una vita.

Al libro, disponibile su Amazon, è dedicato anche un sito web dell’MIT; un’altra miniera di approfondimenti da consultare.

4 Risposte to “Digital Apollo – Il Libro”

  1. Circa la busta sigillata di Gagarin, c’è da dire che i codici segreti vennero dettati in gran segreto da Koroliev al suo “pupillo” per paura che le comunicazioni si potessero interrompere all’improvviso… Poi c’era il giusto orgoglio del pilota.
    Apollo:
    Neil fu obbligato dalla presenza di un piccolo cratere che il computer avrebbe centrato in pieno, anche Buzz ha confermato che si doveva decidere: destra, sinistra o sorpassare il cratere (scelta che prese Neil)
    Pete (12) doveva essere precisissimo per allunare vicino al Surveyor.
    Alan (14) aveva davanti un bel dislivello e malgrado pilotasse manualmente allunò inclinato.
    Dave (15) voleva avvicinarsi di più alla rima per guadagnare metri.
    John (16) era troppo bravo per farsi pilotare da uno stupido computer…
    Per quanto riguarda “Geno” Cernan posso dire che conoscendolo bene, piuttosto che farsi portare giù dal computer avrebbe manomesso il sistema, ci puoi giurare! L’orgoglio del Capitano è smisurato.
    6 Comandanti, 6 uomini con le “palle” scelti non a caso.

  2. alaskait Says:

    Mi hai praticamente convinto ad acquistare il libro….
    Certo che c’è una rilevante differenza tra i libri “italiani” e quelli americani. Faccio riferimento all’indice analitico (si parla dell’argomento x alle pagine y, z, t) che noto sempre presente nelle pubblicazioni Usa mentre nella versione italiana è praticamente sempre uccel di bosco.

  3. raghnor Says:

    Questa di Korolev non la sapevo. So veramente poco del programma spaziale russo; hai qualche libro da consigliare?
    Grazie per le perle sui vari allunaggi. E Geno poi … Potessi incontrarlo …

  4. raghnor Says:

    Bravo! Così poi Mindel mi versa la mia parte😉 scherzo ovviamente e ribadisco il mio consiglio.
    Sull’indice analitico posso solo essere d’accordo. Quando devi usare questi libri costantemente come fonti è qualcosa di fondamentale.

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