Il T-38

Il T-38 in mostra al KSC
(accanto alla riproduzione dello Shuttle)

Quando si pensa alla NASA e al Progetto Apollo, quasi tutti associano questi argomenti ad icone come il Saturn V o il CSM o il LM e ad immagini come Armstrong che fa il suo ‘piccolo passo’. Ben pochi pensano ad un piccolo aereo a reazione e al suo grande contributo al programma. Il T-38 fu uno degli elementi fondamentali della storia di successi della NASA.

Il Northrop T-38 Talon è un jet bimotore da addestramento con due posti, capacità supersonica ed ala a delta prodotto dall’azienda statunitense Northrop Corporation (oggi parte della Northrop Grumman) dal 1961 al 1972. È stato l’addestratore supersonico prodotto per primo e in maggior quantità. Ed è stato l’aereo utilizzato dagli astronauti della NASA fin dalle origini per spostarsi attraverso il paese.

Il T-38 fu progettato a metà degli anni cinquanta come variante da addestramento di un progetto di un caccia leggero della Northrop Corporation. Il primo di tre prototipi (designazione ufficiale YT-38) volò il 10 marzo 1959. I primi esemplari di produzione furono consegnati nel 1961 ed entrarono ufficialmente in servizio il 17 marzo dello stesso anno. Quando la produzione terminò nel 1972, erano stati costruiti ben 1187 T-38. Dalla sua introduzione, si stima che circa 50000 piloti militari si siano addestrati su questo aereo. Nel 1962 i T-38 hanno stabilito 4 record di salita rapida.

T-38 – Schema Tecnico

Il T-38, con una configurazione convenzionale, viene dotato di una ala lunga, bassa e stretta, un singolo stabilizzatore verticale e un carrello d’atterraggio triciclo. La cabina di pilotaggio del velivolo comprende due posti in tandem, uno per l’allievo pilota e uno per l’istruttore, ha gli agganci per i suoi due motori turbogetto alle radici alari. Le ali del T-38 si uniscono alla fusoliera direttamente e terminano quadrate. Sotto la vernice, sono costituite da materiali con struttura a nido d’api. La maggior parte dei T-38 costruiti era della variante T-38A. Nel 2003, 562 T-38 erano ancora operativi nell’USAF e vi sono tuttora programmi strutturali e di avionica che sono in funzione (T-38C) per estendere la loro vita di servizio fino al 2020. I miglioramenti includono l’aggiunta di un HUD, GPS, un Inertial Navigation System (INS) e un Traffic Collision Avoidance System (TCAS) così come PMP (Modifiche ai propulsori) che servono a migliorare le prestazioni a basse altitudini aumentando significativamente la spinta.

L’aereo può far provare al pilota una accelerazione di più di 7g (7 volte la forza di gravità). Abbastanza per rendere faticoso alzare una mano e una prova di forza il semplice respirare. Per un persona ‘normale’ è sufficiente a provocare una perdita di coscienza.

Specifiche del T-38A
Posti  2
Lunghezza  14.14 m
Apertura Alare  7.7 m
Altezza  3.92 m
Superficie Alare  16 m²
Peso (a secco)  3.270 kg
Peso (a pieno carico)  5.360 kg
Peso massimo al decollo  5.670 kg
Motori  2 turbojet con postbruciatori General Electric J85-5A (J85-5R dopo le modifiche PMP)
Spinta  9.1 kN ciascuno
Spinta con postbruciatori  17.1 kN ciascuno
Performance
Velocità Massima  Mach 1.3 (1.381 km/h)
Autonomia  1.835 km
Altitudine di crociera  15.240 m
Velocità Variometrica  170.7 m/s
Carico Alare:  340 kg/m2
Rapporto Spinta/Peso  0.65

Un T-38 della NASA in volo

La NASA utilizzò l’aereo non solo come mezzo di trasporto per gli astronauti ma anche come addestratore jet per gli stessi, in particolare quando vennero selezionati i cosidetti astronauti-scienziati (con poca esperienza di volo); la sua flotta viene da sempre ospitata all’Ellington Field in Houston, Texas. La flotta dei T-38 a disposizione della NASA negli anni 60 era composta da 21 aerei. La spesa annuale per farli volare e per la manutenzione è tra i 25 e i 30 milioni di dollari. La livrea NASA dei T-38 è principalmente bianca con una striscia blu lungo la carlinga, il logo NASA sul timone, e si è meritato il nomignolo di ‘white rocket’, ‘razzo bianco’ (questo anche in virtù delle sue prestazioni di velocità). Solitamente si fa riferimento ad essi come ‘i T-38’ o ‘i 38’.

Altri simpatici aneddoti legati all’uso che gli astronauti facevano li possiamo trovare nel libro di Walt Cunningham, ‘I Ragazzi della Luna’: vi suggerisco di leggere la storia delle gare al rifornimento più veloce durante lo scalo alla base di El Paso; oppure del volo non stop Los Angeles – Houston (al limite della capacità operative del T-38, lo si poteva tentare solo in alcuni periodi dell’anno col vento a favore); e per finire le acrobazie per far stare un minimo di bagaglio all’interno dell’abitacolo (fino a quando vennero modificati dei serbatoi da utilizzare come vano bagagli). E per ultimo il nomignolo affibbiato al velivolo, lo ‘stendigambe d’oro’, visto l’effetto notevole che esercitava sulle donne (eh, l’intramontabile mito dell’astronauta donnaiolo :D).

Ancora oggi il T-38 rimane un elemento importante nell’addestramento degli astronauti: “Si tratta dell’addestramento più importante che facciamo come astronauti,” ricorda Terry Virts, pilota dello Shuttle Endeaour nella missione STS-130 e che ha imparato a pilotare quetso aereo quando era un sottotenente di 21 anni, “È l’unico volo che non avviene in un simulatore. È autentico pilotaggio e se commetti un errore, ti puoi far male o finire il carburante. Ci sono un sacco di cose che avvengono nel mondo reale del T-38 che non si verificano in un simulatore”. “Ti trovi in un mondo diverso, dinamico”, ricorda Story Musgrave, veterano di ben 6 missioni STS, “Ti fa comprendere le regole, come convivere con le regole”. “La ragione per cui usiamo i T-38 è per allenarsi alla prontezza necessaria nei voli spaziali” dice ancora Virts.

Nella storia della NASA i T-38 sono stati protagonisti, oltre ad alcuni incidenti senza gravi conseguenze, di 4 incidenti mortali:

  • 31 Ottobre 1964: Theodore Freeman muore dopo che il suo T-38 viene colpito da un uccello

  • 28 Febbraio 1966: gli astronauti Elliott See e Charles Bassett muoiono andando a sbattere contro l’edificio in cui stavano assemblando la capsula Gemini per il loro volo

  • 5 Ottobre 1967: Clifton “C.C.” Williams muore dopo essersi lanciato col paracadute a seguito di un malfunzionamento degli alettoni

  • 20 Gennaio 1972: i piloti della NASA Stewart M. Present e Mark C. Heath muoiono per un errore durante una fase di volo strumentale, schiantandosi a terra

A breve (quest’estate) sarà disponibile un libro di Story Musgrave dedicato alla storia del T-38.

2 Risposte to “Il T-38”

  1. alaskait Says:

    Bravo, un’ode al T38 ci voleva proprio…..

  2. raghnor Says:

    Grazie. Come ho detto nel post, è uno dei ‘piccoli’ dettagli che hanno contribuito ai successi della NASA. Oltre a quelli degli astronauti con le ragazze …😛

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