I Ragazzi della Luna – Il Libro

La Copertina
(ed. italiana)

Prima di leggere questo libro, a chi mi chiedeva quale biografia degli astronauti del Programma Apollo leggere, suggerivo senza indugio quella di Michael Collins, sebbene fosse disponibile solo in inglese. Adesso so di poter proporre qualcosa di diverso e tradotto in italiano: la biografia di Walt Cunningham.

Walt Cunningham è stato il secondo pilota civile della NASA ed ha volato nella missione Apollo 7, il primo volo con equipaggio dopo il rogo di Apollo 1 e il primo importante passo verso l’allunaggio del Luglio 1969. Il libro che ha scritto è un gran bel libro: una biografia sicuramente, ma anche una lunga cavalcata attraverso tutto il programma spaziale americano dal Progetto Mercury fino ai più recenti momenti chiave del periodo dello Shuttle e nel finale del libro, propone anche una serie di sue riflessioni sul futuro dell’esplorazione spaziale.

L’edizione italiana, edita dalla Mursia, è curata da Giovanni Caprara, noto giornalista scientifico italiano e responsabile della redazione scientifica del “Corriere della Sera”; si avvale della traduzione di Umberto Cavallaro.

Cunningham ci guida dall’alto dei suoi 8 anni di esperienza alla NASA e attraverso il libro risponde a domande come: Quali erano i rapporti tra gli astronauti? Come avvenivano le selezioni? Come venivano scelti gli astronauti per le missioni? Quali erano le attività principali di un astronauta? e molte altre ancora. Ma con una franchezza che è difficile trovare in altre biografie ci spiega anche la ‘astropolitica’ (ovvero i giochi di potere e gli intrighi all’interno dell’Ufficio Astronauti), ci da i suoi giudizi sui colleghi, sul management della NASA, sui colleghi russi (da non perdere i capitoli sull’ASTP, sulla collaborazione sulla MIR e sulla ISS). Si mostra orgoglioso del suo lavoro svolto per permettere la riuscita del Progetto Skylab (di cui per qualche anno fu responsabile pur vedendosi scavalcare negli assegnamenti). L’ironia e l’autoironia non mancano mai nelle storie e negli episodi raccontati.

Tra le pagine più interessanti del libro vi segnalo:

  • il racconto della Settimana nel Barile, ovvero la settimana di pubbliche relazioni che a turno toccava a tutti gli astronauti; un’estenuante giro per qualche stato degli USA infarcito di incontri pubblici, conferenze, partecipazioni a cerimonie …

  • le storie legate alle gare con i T-38 (gli aerei utilizzati dagli astronauti per spostarsi in giro per il paese), le soste per il rifornimento a El Paso (puntando al record di velocità) e il volo non stop dalla California a Houston (un esercizio di bravura che spremeva al massimo la capacità dei T-38)

  • tutta la storia della preparazione di Apollo 7 e del volo, le discussioni di Schirra con il personale a terra, i litigi, ma anche l’esperienza del volo, gli esperimenti; ovviamente non può mancare l’interpretazione di Cunningham sulle note vicende della missione e sulle ripercussioni successive nella carriera in NASA

  • la Legge di John Young: “Uno non è realmente un astronauta finchè non è stato nello spazio”

  • l’accorato racconto del Progetto Skylab, del suo successo e del contributo degli astronauti-scienziati

  • il Principio di Bill Anders:“Essere l’unico astronauta in quella città”

  • i capitoli finali del libro sulla storia del progetto STS (Shuttle), ma anche sulla politica in NASA e i suoi effetti sul programma spaziale, il rapporto con la Russia nelle collaborazioni nello spazio

La traduzione in italiano si rivela ottima e ben curata; quando necessario è stata arricchita di note a piè pagina per chiarire gli inevitabili giochi di parole che non si possono trasportare letteralmente nella nostra lingua o per aiutare la comprensione del testo. Proprio per questa cura profusa devo segnalare una sola piccola svista: a pagina 51 si dice che Dick Gordon nel dopo NASA divenne general manager della squadra di CALCIO dei New Orleans Saints (nel resto del libro viene lasciato il termine inglese football, secondo me in maniera corretta).

Giudizio finale: un bellissimo libro, scritto da un autore schietto e diretto, che sceglie di farci ‘ficcare il naso’ in profondità nella storia del programma spaziale americano, che da accesso a tutti i retroscena, anche quelli che i suoi ex-colleghi hanno magari scelto di nascondere o di minimizzare per preservare l’aura dell’astronauta. Un plauso anche a Mursia, a Giovanni Caprara e a Umberto Cavallaro per aver permesso ad un prodotto di tale qualità di essere accessibile a tutti quelli che desiderano capire il passato, il presente e anche un possibile futuro dell’uomo nello spazio. Inutile a questo punto aggiungere che non deve mancare nelle librerie degli appassionati.

Il libro è disponibile su IBS (in italiano), oppure su Amazon.co.uk (in inglese) col titolo originale di “The All-American Boys”.

Un’ultima curiosità / domanda: che fine ha fatto la pagina 239 ?!?🙂

9 Risposte to “I Ragazzi della Luna – Il Libro”

  1. Vittorio Says:

    Ce ne vorrebbero molte di più di traduzioni come queste, e te lo dice uno che ha comprato un altro “pilastro” tra le autobiografie. Non è quella di Collins, è “Riding Rockets” di Mike Mullane, ho iniziato a leggere il libro ma sto facendo una fatica immonda a continuarlo dato che il mio inglese è veramente povero. E per la medesima motivazione infatti non ho comprato (pur avendoli tra le mani) né il libro di Collins né il libro di Slayton (“Deke!“).

  2. Vi annuncio che Walt Cunningham sarà a Tradate il 16 Aprile per presentare il libro e parlare della sua carriera, sarà possibile acquistare “I ragazzi della Luna” e farlo autografare dall’autore. Nello stesso complesso, potrete visitare la mostra che abbiamo allestito per l’occasione. Per partecipare è preferibile prenotare. Potete scrivere a: info@collectionspace.it
    Walt vi aspetta numerosi.

  3. alaskait Says:

    Bella recensione. Bravo.

  4. raghnor Says:

    Grazie!

  5. alaskait Says:

    Sto leggendo il libro e sono arrivato a pagina 279. Vengono citate due volte (almeno finora) le buste primo-giorno di Dave Scott. Non domando di svelare qualche segreto custodito nelle pagine rimanenti del libro se chiedo cosa sono?

  6. raghnor Says:

    Nessun segreto: è un riferimento allo scandalo delle buste con annullo postale primo-giorno di Apollo 15 (di cui Scott fu il CDR). Puoi fare riferimento alla pagina di Wikipedia per altri dettagli (in inglese). A Scott, fino a quel punto uno degli astronauti migliori ed integerrimi del programma, questo scandalo costò ogni futuro comivolgimento nel programma.

  7. marco cioni Says:

    buon giorno a tutti e scusate l’intromissione; sto leggendo anche io il libro “i ragazzi della luna” e a un certo punto trovo che vengono citati gli equipaggi di backup; cosa sono, equipaggi di rotazione ma non di riserva?

  8. Gli equipaggi di backup erano esattamente quello che indica il nome: le ‘riserve’ dell’equipaggio titolare. In caso di problemi subentravano, anche singolarmente, ai ‘titolari’; l’esempio classico è quello di Apollo 13, in cui il Command Module Pilot titolare (Ken Mattingly) venne rimpiazzato 3 giorni prima del lancio da Jack Swigert.
    Per ogni missione esisteva anche un ‘support crew’: costituito da 3 o più astronauti che aiutavano gli equipaggi titolare e di riserva nella preparazione, solitamente facendone le veci in determinanti contesti (es. riunioni importanti a cui la pianificazione dell’addestramento precludeva la partecipazione dei primi due equipaggi).

  9. Massimiliano Malerba Says:

    Ciao, concordo pienamente sul valore del libro, personalmente ritengo sia uno dei migliori se non il migliore in assoluto. Da appassionato di Apollo quale sono dalla mia infanzia, ho gradito il testo e la schiettezza totale di Cunningham. La traduzione però, sebbene generalmente di ottimo livello, non é immune da sviste colossali. A un certo punto, parlando del controllo missione, il “GO Flight!” che un controllore pronuncia rivolto al Direttore di volo (che appunto era in gergo chiamato semplicemente “Flight”), viene tradotto con un “Vai! Vola!” che mi ha strappato un gran sorriso. Ovviamente ho segnalato la cosa a Mursia che mi ha prontamente risposto. Credo fermamente che per tradurre testi come questi non basti essere un buon traduttore ma si dovrebbe essere anche un appassionato della materia e conoscere le “technicalities” del gergo. Questo non sempre é possibile ma a informarsi, con tutti i forum che ci sono oggi nell’era di internet, ci vuole ben poco no?

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