Le macchine fotografiche del Programma Apollo

La Hasselblad 500EL
(dal sito ufficiale)

Se chiedessimo a qualunque appassionato del Programma Apollo quale macchina fotografica venne utilizzata nelle varie missioni, credo che ben pochi non saprebbero citare il marchio svedese Hasselblad (a quanto pare alla NASA i prodotti europei erano molto gettonati).

Dal Dicembre del 1968 al Dicembre del 1972, 27 astronauti viaggiarono fino alla Luna, 12 di essi passeggiarono sulla superficie del nostro satellite. Tra i tesori donati dalle missioni Apollo a tutti noi, oltre ai campioni di rocce, possiamo sicuramente contare le innumerevoli immagini che gli astronauti scattarono e che oggi sono fondamentali per permetterci di rivivere l’esperienza di quei viaggiatori: oltre 20000 foto, di cui 6500 sulla superficie lunare, sia a colori che in bianco & nero.

Un pò di storia (poca, lo prometto)
John Glen divenne il primo americano ad orbitare attorno alla Terra e lo fece portando con se una macchina fotografica Ansco Autoset da 35mm, fabbricata dalla Minolta, acquistata presso un normale negozio e frettolosamente modificata per permetterne l’uso con indosso la tuta pressurizzata. C’era più di una persona preoccupata dal fatto di prendere immagini di altre nazioni: eravamo ai tempi della Guerra Fredda e queste riprese sarebbero anche potute passare per un atto ostile. Le immagini si rivelarono bellissime e nessuno protestò. Negli ultimi due voli del Programma Mercury (nel 1962 e 1963) vennero utilizzate due fotocamere di formato medio Hassleblad 550C, non modificate.

Le Hassleblad vennero utilizzate per tutte le successive missioni Gemini nel 1965 e 1966. Queste macchine univano ad una meccanica eccellente ed alla qualità delle ottiche Zeiss, una grande facilità d’uso e la pellicola posta all’interno di caricatori rimovibili che potevano essere facilmente scambiati anche nel mezzo dell’utilizzo. Una delle missioni Gemini, la storica Gemini 4, vide la presenza a bordo di un secondo modello di macchina fotografica, una Zeiss Contarex 35mm: era montata sulla pistola a gas utilizzata da Ed White nel corso della prima EVA americana.

Le missioni Apollo
Prima dell’allunaggio di Apollo 11, due missioni (Apollo 8 e Apollo 10) raggiunsero l’orbita lunare. Per la prima volta l’umanità poteva ammirare l’immagine della Terra come una sfera completa; gli astronauti furono inoltre i primi testimoni del sorgere della Terra al di sopra dell’orizzonte lunare, un’immagine fortissima che probabilmente funse in parte da molla propulsiva per tutto il movimento ecologista. Per Apollo 8 vennero utilizzate per la prima volta le Hasselblad EL, uno delle prime fotocamere dotate di motore di avanzamento della pellicola: gli astronauti dovevano solo preoccuparsi di impostare distanza, apertura delle lenti (diaframma) e velocità di scatto. Le 2 Hasselblad EL di Apollo 8 erano dotate di un obiettivo Planar da 80mm/f 2.8 (un obiettivo abbastanza luminoso) e di un teleobiettivo Sonnar da 250mm/f 5.6; vennero utilizzati 7 caricatori di pellicola. Ciascun caricatore poteva essere usato per 160 foto a colori o 200 in B&N. Le fotocamere, gli obiettivi e i caricatori erano stati colorati di nero per evitare i riflessi. Erano stati modificati gli agganci dei caricatori e i comandi del diaframma e della distanza per favorirne l’uso indossando la tuta e i guanti pressurizzati e infine era stato rimosso il mirino e sostituito con un semplice anello per aiutare il puntamento.

Uno dei caricatori rimovibili di pellicola della Hasselblad
(da ClubHasselblad.com)

Le pellicole utilizzate dalla NASA vennero espressamente sviluppate dalla Kodak: la Kodak Panatomic-X (pellicola B&N a grana fine, sensibilità 80 ASA) la Kodak Ektachrome SO-68, la Kodak Ektachrome SO-121 e la Kodak 2485 (pellicola a colori supersensibile da 16000 ASA).

Apollo 11 venne equipaggiato con una dotazione di tutto rispetto: 4 telecamere per le trasmissioni televisive, 3 Hasselblad 500EL e una fotocamera per immagini sterografiche della Kodak. Delle 3 Hasselblad, una rimase a bordo del CSM e le altre due vennero portate sulla superficie lunare.

La Reseau plate della Hasselblad
(da ClubHasselblad.com)

Le fotocamere erano dotate di un Reseau plate, una lastra di vetro con una serie di marcatori a croce incisi a formare una griglia. I marcatori risultavano visibili su ogni scatto realizzato e fornivano un metodo per determinare le distanze angolari tra gli oggetti presenti nell’immagine. Non si trattava di una novità introdotta per le missioni spaziali; i Reseau plate erano comunemente utilizzati nella fotografia aerea e in quella scientifica su largo formato.

Il Reseau plate era ricoperto di un sottile strato di materiale conduttivo per ridurre l’elettricità statica generata dallo sfregamento della pellicola durante l’avvolgimento. Le cariche statiche che comunque venivano generate (e che nel vuoto avrebbero potuto produrre scintille indesiderate) venivano scaricate tramite un sottile elettrodo di argento posto ai margini del Reseau plate, e collegato al corpo macchina.

La superficie esterna delle fotocamere era di colore argento per favorire il mantenimento della temperatura interna nelle condizioni di utilizzo sulla superficie lunare. I lubrificanti solitamente utilizzati per le parti meccaniche in movimento vennero eliminati o sostituiti con sostanze diverse. I caricatori erano stati rifiniti nello stesso colore argento del corpo macchina ed erano tutti dotati di un anello. Questo anello veniva utilizzato per caricare / scaricare dal LM l’intera macchina fotografica, sfruttando la stessa piccola carrucola che serviva per il resto del materiale e per i contenitori dei campioni di rocce lunari. Le macchine fotografiche e gli obiettivi facevano parte del materiale che veniva lasciato (per risparmiare sul peso) sulla superficie lunare prima del decollo dell’Ascend Module.

Vennero scattate alcune foto a terra con i rullini utilizzati per Apollo 11: alla fine della missione questi scatti di test vennero sviluppati per primi ed utilizzati per garantire che non ci fossero difetti nel processo di sviluppo e per garantire la corretta resa cromatica.

La fotocamera stereografica della Kodak venne commissionata solo pochi mesi prima di Apollo 11. Venne utilizzata per prendere foto tridimensionali della superficie lunare e delle rocce. Aveva una velocità di scatto fissa (1/100 di sec) e un flash elettronico integrato forniva illuminazione addizionale se necessaria. La macchina forniva per ogni scatto due immagini della stessa area, da due punti di vista leggermente diversi per poi ricreare l’effetto 3D).

John Young (CDR Apollo 16) mentre raccoglie un campione con la sua Hasselblad agganciata sul petto

Nei 5 allunaggi successivi ad Apollo 11, l’attrezzatura fotografica rimase la stessa. Solo con Apollo 15, venne aggiunto il teleobiettivo da 250mm alla dotazione portata sulla superficie. Apollo 17 imbarcò 18 caricatori nel LM.

Gli astronauti vennero appositamente allenati all’utilizzo delle loro macchine fotografiche. Il problema principale non era tanto il padroneggiare i vari comandi (diaframma, velocità di scatto e distanza) quanto imparare a centrare il soggetto senza mirino e con la fotocamera applicata al centro del petto. Tutte le foto scattate durante l’addestramento, venivano sviluppate e sottoposte agli astronauti per mostrare loro gli errori.

Vi segnalo infine il sito ufficiale della Hassleblad (in inglese) dedicato alla storia delle proprie macchine fotografiche nel programma spaziale americano e la pagina del sito ClubHasselblad.com dedicata all’argomento.

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