Il Launch Complex 39

Lo schema del LC39

Verso la fine degli anni 50 la base militare di Cape Canaveral era caratterizzata dalla cosiddetta “ICBM Row” (ICBM è l’acronimo di InterContinental Ballistic Missile, Missile Balistico Intercontinentale): una serie di aree destinate al l’assemblaggio, test e lancio dei missili in questione lungo la costa atlantica. Ciascuna di queste aree era dotata di un’edificio (o una struttura mobile) per l’assemblaggio e la verifica del razzo, due piedistalli per il lancio (launch pad), un sistema di trasporto per il razzo stesso, una torre di servizio (per accedere al razzo una volta portato sul launch pad), una serie di connessioni (per l’energia e le comunicazione) e tubature (per i carburanti) e una blockhouse (una casamatta, un bunker) che ospitava la sala controllo per il lancio. Il tutto funzionava perfettamente per razzi delle dimensioni di un Redstone o di un Atlas. Ma per il Saturn V serviva un diverso approccio.

Nel Luglio 1961 vennero definite le caratteristiche principali del nuovo Launch Complex 39, da realizzarsi su Merritt Island (proprio accanto a Cape Canaveral). L’idea era di realizzare un mobile launch complex e quindi:

  • un edificio per l’assemblaggio (in verticale) e la verifica del veicolo spaziale, al chiuso e al riparo dalle condizioni atmosferiche (assemblare un Saturn V non era esattamente un lavoretto di mezza giornata)

  • una piattaforma mobile, dotata di una torre di lancio, su cui veniva effettuato l’assemblaggio

  • un sistema di trasporto della piattaforma e del razzo assemblato dall’edificio alle basi di lancio previste (pad A e B), dove poi completare i controlli ed effettuare il rifornimento

  • un edificio da dove gestire il lancio lontano dal pad (Remote Launch Control Center)

La data richiesta per la piena operatività era la fine del 1965, e quindi il complesso doveva essere pronto per essere messo alla prova entro Maggio dello stesso anno.

Prima di poter cominciare a costruire strutture come il VAB e il launch pad, occorreva preparare il sito e dragare una serie di canali di accesso a Merritt Island. Nel 1962, per far posto al VAB, venne estirpato e bruciato un boschetto di palme. I bulldozer ripulirono un’area di 2.5 km2; vennero anche rimossi 894.400 metri cubi di sabbia e fango.
Per portare al VAB i primi due stadi del Saturn V, il trasporto via acqua venne ritenuto il mezzo migliore: fu quindi necessario scavare un canale ed un bacino per permettere di manovrare le chiatte. La Gahagan Dredging Corp. di Tampa dragò un canale largo 38 mt, profondo 3 mt e lungo 20 Km (dal Banana River al nuovo bacino). Venne dragato anche un canale fino al pad A, per permettere il trasferimento di materiale. Durante la costruzione le pompe idrauliche rimossero 6.876.000 metri cubi di sabbia e conchiglie, utilizzate poi in parte per realizzare altre aree:

  • la strada per il crawler, la crawlerway, larga 57 mt, profonda 2 e lunga 4.8 Km (dal VAB al pad A)

  • e le strutture a tronco di piramide usate come base di partenza per realizzare i pad A e B

I lavori di costruzione del Launch Pad 39A (Giugno 1963)

La pulizia del terreno, la dragatura dei canali e il consolidamento tramite sabbia del terreno venne completato nel Settembre 1963. Sei mesi dopo, iniziarono i lavori per realizzare il pad B e la costruzione della strada dalla base di Cape Canaveral all’Area Industriale su Merritt Island. Questo pad, ideato in un periodo in cui si aveva fiducia in un programma spaziale dal traffico intenso, venne poi utilizzato solo per il lancio di Apollo 10.

In breve tempo i movimenti di assestamento produssero un abbassamento di 1.2 mt delle piramidi, che vennero poi modellate nella forma definitiva del pad. Una forma ad ottagono irregolare dalla superficie di 0.7 Km2, dell’altezza massima di 12 mt e orientata lungo l’asse Nord-Sud. La crawlerway si arrampicava sul pad lungo una rampa con un’inclinazione di 5˚. Al centro del pad era stata scavata una flame trench, una trincea per lo sfogo dei gas espulsi dai motori del razzo al decollo: era profonda 13 mt, larga 18 mt e lunga 137 mt. Su entrambi i lati della trincea si trovava una spessa superficie chiamata hardstand: era questa superficie a dover sopportare il peso dell’MLP e del Saturn V.

All’interno della flame trench veniva posizionato un deflettore per le fiamme (flame deflector), il cui compito era quello di deviare via dalla base del Saturn V (lungo la flame trench stessa) i gas di scarico dei motori F-1 del primo stadio. Il deflettore era realizzato con una struttura portante in acciaio su cui si posavano due scivoli sempre in acciaio ma ricoperti da uno strato ceramico di 10 cm di spessore per resistere alle alte temperature (1500˚C) e pressioni esercitate dai gas di scarico. Pesava 635 t, era alto 12 mt, largo 15 mt e lungo 23 mt. Genericamente tutte le superfici del pad che potevano venire a contatto con i gas di scarico erano rivestite di materiale refrattario.

I lavori di costruzione del Launch Pad 39A (Gennaio 1965)

Il pad prevedeva anche un sistema di fuga d’emergenza. In caso di condizioni pericolose ma tali da permettere l’evacuazione dell’equipaggio dalla capsula, gli astronauti potevano raggiungere la LUT, scendere fino al livello più basso usando gli ascensori ad alta velocità e lanciarsi in una conduttura lunga 61 mt che terminava con una rampa di decelerazione rivestita in gomma; da qui potevano entrare in una stanza (scavata in profondità nel pad e dotata di porte in acciaio) in grado di resistere all’evento catastrofico dell’esplosione di un Saturn V completamente rifornito di carburante. La stanza poteva ospitare 20 persone e garantire la sopravvivenza per più di 24 ore, in attesa dei soccorsi.

Distribuiti attorno alla collinetta del pad vennero realizzati gli edifici ausiliari (tra cui quelli per le comunicazioni, la trasmissione dati e l’aria condizionata) e le aree per lo stoccaggio e la distribuzione dei propellenti, dell’acqua, dell’energia elettrica e una serie di strade di collegamento. L’illuminazione era garantita da 40 riflettori ad alta intensità allo xenon, raggruppati in 5 gruppi lungo il perimetro.

AS-500-F esce dal VAB

Nella prima metà del 1966 venne effettuato il test AS-500-F, un test completo del Launch Complex pianificato già a partire dal 1962. Era previsto l’assemblaggio di un modello di Saturn V all’interno del VAB, il suo trasporto tramite il crawler al launch pad, la verifica di tutte le connessioni con la MLP (Mobile Launch Platform), la verifica del sistema di caricamento del carburante e la verifica di tutte le procedure di attivazione (in particolare quelle relative alle cariche pirotecniche). Il 25 Maggio 1966 il Saturn V,completamente assemblato, usciva dal VAB a bordo del crawler e senza particolari problemi raggiunse il launch pad A (il crawler riuscì a raggiungere e mantenere la sua velocità massima di 1.6 Km/h per lunghi tratti); dopo due ore il razzo e la MLP erano connessi a tutti i sistemi del pad ed operativi. Fu un momento di gioia e orgoglio per tutti quelli che avevano lavorato per la realizzazione del complesso.

Meno di due settimane più tardi, le condizioni meteo permisero anche di effettuare un test non previsto delle procedure di emergenza. L’uragano Alma raggiunse le coste della Florida e all’1 pm dell’8 Giugno venne dato l’ordine di ritirare l’AS-500-F al sicuro nel VAB. Nel giro di tre ore, la MLP venne disconnessa dal pad; l’area era investita da raffiche di vento ad 80 Km/h. Alle 5.33 pm il crawler iniziò a muoversi, in un’ora percorse tutta la rampa (lunga 392 metri). Lungo il resto del percorso iniziò a piovere e il vento arrivò a 96 Km/h. Il VAB venne raggiunto alle 11.43 pm, l’MLP veniva messa in sicurezza un’ora dopo. Mission Accomplished!

Il Launch Complex 39 ha svolto il suo compito per i progetti Apollo, Skylab ed STS, passando attraverso diverse modifiche. Il Launch Pad 39B è stato anche modificato per il lancio dell’Ares I-X (LINK) e il complesso sembrava destinato a continuare il suo lavoro nel futuro, prima della sospensione del programma Constellation. Ora attende di sapere cosa succederà nei prossimi anni. Alcuni dei vecchi pad arrugginiti di Cape Canaveral possono ancora essere visitati con un tour particolare, che consiglio a chi si dovesse trovare da quelle parti.

5 Risposte to “Il Launch Complex 39”

  1. Vittorio Says:

    Alcuni dei vecchi pad arrugginiti di Cape Canaveral possono ancora essere visitati con un tour particolare, che consiglio a chi si dovesse trovare da quelle parti
    Quale tour? E dove si trovano, più o meno? Fra un mese sarò lì di nuovo …😀

  2. Beato te Vittorio🙂
    Il Tour si chiama “Cape Canaveral Then and Now”. Trovi maggiori dettagli qui: bisogna pagare un extra, viene fatto una volta sola al giorno e serve registrarsi con il proprio passaporto (il Capo è ancora una base militare a tutti gli effetti). Si visitano l’Air Force Space & Missile Museum (molto bello) e diversi launch pad, tra cui l’LC34 tragicamente noto per il rogo di Apollo 1. Il tour guidato finisce al Saturn V / Apollo Center. Se ti servono altri dettagli ci possiamo sentire via mail. Ho ovviamente anche qualche foto, prima o poi mi deciderò a creare una piccola galleria …

  3. Vittorio Says:

    Ah, ok, grazie. Pensavo di farlo …

  4. Piccolo errore di battitura, “trawler”.
    Domanda, al momento della sua costruzione il VAB era l’edificio con la maggior cubatura interna mai costruito? Questo andrebbe ad aggiungersi a tutta una serie di primati ragiunti! Mi pare che il crawler sia tutt’ora il mezzo terrestre più grande mai costruito.

  5. Grazie della segnalazione. E’ colpa del correttore ortografico (in inglese) del mio Mac: non riconosce crawler e lo rimpiazza sempre con trawler (peschereccio). Solitamente me ne accorgo e lo sistemo.

    Credo che in entrambi i casi i record siano stati superati in tempi recenti. ma dovrei documentarmi.

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