La Mobile Support Structure

La MSS si avvicina ad Apollo 11

La Mobile Support Structure (MSS) consentiva l’accesso a quelle parti del Saturn V che non erano servite dalla LUT una volta che tutta la Mobile Launch Platform (MLP) era posizionata sul pad per il lancio. Era alta 125 metri, quasi quanto la torre di lancio, e la sua base era quadrata con un lato di 41.14 metri. Il peso complessivo era di circa 5440 tonnellate.
Come la LUT, la MSS veniva spostata utilizzando i crawler: quando non era necessaria, la MSS veniva parcheggiata in un apposito spazio a circa 2 Km di distanza dai pad: è quello spazio visibile nelle foto subito prima della biforcazione della crawlerway (dove oggi ci si ferma con i tour guidati del KSC, l’LC-39 Observation Gantry). Solitamente, la procedura prevedeva che la MSS venisse rimossa dal pad poche ore prima di un lancio.

La struttura era dotata di 5 piattaforme. Le piattaforme erano sagomate in modo da adattarsi al contorno del razzo e chiudersi attorno ad esso per favorire gli interventi di manutenzione; le sezioni mobili che andavano a chiudersi erano mosse tramite un sistema di cilindri idraulici.

Lo schema della MSS

Le due piattaforme inferiori erano in grado di spostarsi in verticale per poter accedere ad aree diverse del veicolo. Le tre piattaforme superiori erano fisse ma potevano essere rimosse e riposizionate in caso di necessità. Le due piattaforme inferiori e quella più alta erano totalmente aperte e delimitate da un parapetto, le altre due erano chiuse e circondavano le capsule Apollo garantendo un ambiente controllato attorno a queste ultime. L’accesso alle varie parti della torre era garantito da 3 ascensori e una piccola base mobile: uno degli ascensori e la base permettevano l’accesso da terra alla base della MSS, gli altri due ascensori invece servivano tutte le piattaforme e servivano per trasportare sia il personale che l’attrezzatura. Gli ascensori erano dotati di controlli a bordo e sulle singole piattaforme per permetterne l’utilizzo con o senza un addetto a bordo.

Sulla base della MSS erano presenti le seguenti stanze:

  • Mechanical Equipment room
  • Operations Support room
  • Sanitary facility
  • Elevator Equipment room
  • Communications and TV Equipment room
  • Electrical Equipment room
  • ACE (Acceptance Checkout Equipment) room

La costruzione della MSS

La MSS era dotata di un sistema elettrico, diversi sistemi di comunicazione (telefono, interfono, connessioni TV …), un sistema antincendio, un sistema per la distribuzione dell’aria compressa, parte del sistema di pressurizzazione (ad azoto) dei serbatoi di propellente dei veicoli, un sistema idraulico (per muovere le piattaforme), un sistema dell’acqua potabile e parte del sistema di rifornimento del carburante per i veicoli.
L’aria condizionata era garantita da unità singole dedicate e solo per specifiche stanze (l’Operations Support room e la Communication room sulla base). I rimanenti settori avevano solo sistemi di ventilazione forzata.
L’energia elettrica era fornita alla MSS tramite una connessione ad una ‘presa’ da 13.8 kW presente sia sul pad che nell’area di parcheggio. Durante i trasferimenti, l’energia necessaria agli ascensori, alle pompe idrauliche e all’illuminazione veniva dal crawler (tramite la stessa connessione). In caso di malfunzionamento di questi due sistemi, la MSS era dotata di due generatori elettrici diesel da 150 kW l’uno.

Responsabile della progettazione della MSS, a partire dal Febbraio 1963, fu la Rust Engineering Company di Birmingham, Alabama; la sfida più grande che dovette affrontare fu il rispetto del limite di peso imposto dal dover essere trasportata dal crawler. La MSS venne inizialmente concepita come una struttura fissa dedicata alla sola attivazione delle cariche esplosive distribuite sul razzo. E quindi alle riunioni iniziali tra i tecnici della NASA e quelle della Rust ci si concentrò sui requisiti per le operazioni inerenti queste cariche. Dopo poco tempo, la NASA decise di supportare la decisione di effettuare questa operazione nel VAB e questa parte venne rimossa dalle specifiche tecniche.
Un altro iniziale vincolo progettuale fu la resistenza al vento. Rappresentanti della Marion Power Shovel Company (una ditta consulente della NASA), gli ingegneri della NASA e la Rust si accordarono per un progetto che permettesse di sopportare venti fino a 100 Km/h e oltre, in caso di permanenza sul pad. Anche in questo caso la NASA rimosse questo vincolo poco tempo dopo: in caso di vento forte o uragano, la MSS sarebbe stata semplicemente rimossa dal pad.

La MSS in posizione attorno ad Apollo 11

Nonostante alcuni ritardi nella consegna delle specifiche definitive del razzo, del CSM e del LM dal Manned Spacecraft Center, la Rust completò il progetto nel Luglio 1964. Le ditte Morrison-Knudsen, Perini and Hardeman vinsero l’appalto per la costruzione nel Settembre dello stesso anno per un ammontare complessivo di $11.587. La produzione delle parti in acciaio della struttura portante iniziarono subito e l’assemblaggio venne iniziato il 21 Febbraio 1965. A causa della partenza ritardata, di alcuni ulteriori problemi durante i lavori e di alcune consegne di materiale rimandate, alla metà del 1965 si erano raggiunti solo i 13 metri di altezza nella costruzione. Ma da quel momento i lavori subirono una accelerazione. E alla fine di Settembre si era già raggiunta l’altezza di 68 metri. Il 19 Novembre 1965, con il completamento della piattaforma all’altezza di 122.5 metri, la MSS era pronta. Erano stati accumulati solo 4 mesi di ritardo rispetto al previsto.

9 Risposte to “La Mobile Support Structure”

  1. Circa la LUT, volevo informarti che ho conosciuto la famiglia Eiermann (per intenderci il Sig. Eiermann fu la persona che fisicamente consegnò le buste a Dave Scott per portarle sulla Luna…la storia credo sia nota, quindi evito di raccontarla) Devi sapere che il Sig. Eiermann (la sua famiglia) aveva un contratto con la NASA per fornire i cablaggi della LUT (sono il fortunato possessore di circa 20 cm di cavo spesso oltre il pollice) Come hai indicato questi pesanti cablaggi alimentavano tutta la struttura fino alla white room, del compianto Guenter. Se vuoi utilizzare le foto per il tuo articolo le trovi qui:
    http://www.collectionspace.it/space%20collection%20apollo.htm

    ciao
    Luigi Pizzimenti

    p.s. Anteprima assoluta per te:
    Ho invitato Walt Cunnigham che ha accettato l’invito, tu e gli amici del Blog sarete presto informati sulle date e località.
    Da questo mese sono stato nominato Responsabile Settore Astronautico
    della Fondazione Foam13 e Osservatorio Astronomico di Tradate (VA)
    l’invito a Walt è il mio primo progetto per la nuova carica, apriremo un nuovo Museo (speriamo che gli stanziamenti promessi siano erogati)
    Sarà esposta stabilmente la tuta Apollo e ci saranno delle sorprese…
    Stay in Touch!

  2. Cunningham ops…

  3. Azzz Cunnigham! Ma viene in Italia? Se si mi porto dietro il suo libro per farmelo autografare!

  4. A proposito, complimenti per il restyling del titolo, veramente bello.

  5. Ciao Vittorio,
    dovrebbe essere a metà aprile, Dot (la moglie ha avuto un piccolo incidente quindi aspetto di sapere quando sta meglio) comunque nel mio sito troverai gli aggiornamenti, etc.

  6. Bravo Vittorio! Hai vinto il premio per essere stato il primo ad accorgersene (o quantomeno a commentare il cambiamento)🙂 … Visto il ridotto budget del blog, hai vinto un caffè che ritirerai la prima volta che ci troviamo.

  7. Grandi notizie Luigi! Congratulazioni per le tua nomina e grazie per l’anteprima. Bisogna che mi dia da fare per esserci all’incontro con Cunningham; tienici informati.

  8. FeFeSofT Says:

    Grande articolo, oltretutto la MSS mi interessava proprio, sarebbe bello, io chiedo poi … si fa come si puo’🙂 vedere l’intera vita, magari anche con le tempistiche, del Saturn V , dall’arrivo delle varie componenti, il montaggio nel VAB, lo spostamento verso il PAD, l’uso della MSS fino al lancio che viene ben spiegato in tuo post passato …

    In ogni caso grazie in anticipo per il sicuro argomento interessante che verrà postato Domenica🙂

    Salutoni e buon lavoro

  9. Bella idea! Vedrò di accontentarti nel corso dei prossimi mesi, nel frattempo puoi provare a dare un’occhiata ad Apollo By The Numbers: è in inglese ma ci sono delle tabelle sulla tempistica della fase pre-missione.
    Ad esempio, questa è quella di Apollo 14.

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