Rifiuti spaziali

Il problema dei rifiuti spaziali in orbita terreste è quanto mai serio oggigiorno. Di recente anche la ISS ha avuto i suoi 10 minuti di terrore a causa di uno di questi rifiuti dalle dimensioni un po’ sopra la media. Preparando la precedente serie di post sulla scelta del metodo per effettuare l’allunaggio ed esaminando come è stato poi realizzato il Lunar Orbit Rendezvous mi sono chiesto che fine avessero fatto tutte le parti scartate a mano a mano che una singola missione procedeva (decollo, volo verso la Luna, orbita lunare, allunaggio, rientro in atmosfera).

Saturn V staging

Saturn V staging

Questa è una lista per quanto possibile completa (ma limitata agli oggetti più grandi) che le missioni Apollo si sono lasciate dietro.

S-IC (primo stadio del Saturn V) + LES (il sistema utilizzato per abortire una missione durante l’ascesa in orbita terrestre)

Tutti gli S-IC (e i rispettivi interstadi) sono precipitati in mare (e giacciono nell’Oceano Atlantico a breve distanza dalla costa orientale degli USA), per alcuni di essi sono disponibili le probabili coordinate del luogo di impatto.

S-II (secondo stadio del Saturn V)

Stessa sorte degli S-IC, solo un pò più lontani dalla costa americana.

S-IVB (terzo stadio del Saturn V)

Quello utilizzato da Apollo 7 (missione in orbita terrestre) ha subito la sorte dei precedenti stadi del Saturn V, ovvero è ricaduto sulla Terra. Nelle successive missioni, dopo essere stato utilizzato per lasciare l’orbita terrestre ed aver estratto da esso il LM, questo stadio subì sorti diverse. Apollo 8, 9, 10, 11 e 12: con il rimanente carburante, furono inseriti su di un’orbita solare. Si stima che tutti siano stati catturati dall’attrazione gravitazionale della stella e siano precipitati su di esso. Apollo 13, 14, 15, 16 e 17: con il rimamente carburante furono inseriti su una traiettoria di impatto con la Luna (generando terremoti artificiali registrati dai sismografi delle precedenti missioni). Esistono informazioni approssimative sul luogo di impatto grazie ai dati sismografici. Si tratta dell’unico esperimento pianificato che ha funzionato in Apollo 13 :) In tutte le missioni in cui l’S-IVB portava un LM, i 4 pannelli componenti l’SLA (la parte che collegava il CSM e l’S-IVB e che alloggiava il LM) sono stati lasciati liberi di vagare nello spazio. Il loro destino è sconosciuto.

LM Ascend Module

Anche in questo caso il modulo di ascesa del LM ha subito sorti diverse a seconda della missione. Apollo 9 (missione in orbita terrestre): il propulsore del modulo lunare fu riacceso tramite un comando a distanza (dopo essere stato sganciato dal CSM) fino a quando il carburante rimasto fu consumato completamente. Grazie a questa manovra rimase nell’orbita terrestre fino al 1981, quando si distrusse rientrando nell’atmosfera terrestre. Apollo 10: è stato posto su di un’orbita eliocentrica rendendolo l’unico modulo di ascesa ancora intatto dei 10 inviati nello spazio. Apollo 5, 9 e 13: sono bruciati rientrando in atmosfera. Apollo 11 e 16: rimasero per un breve periodo in orbita lunare prima che questa decadesse naturalmente fino all’impatto (in un luogo non identificato) sulla Luna. Per Apollo 16 non fu una scelta delibrata ma dettata da un problema al propulsore. Apollo 12, 14, 15 e 17: sono stati deliberatamente fatti cadere sulla Luna per generare terremoti artificiali, rilevati dai sismografi lasciati sulla superficie nel corso delle varie missioni.

LM Descend Module

Ancora destini diversi per questa parte del LM. Apollo 9 e 13: sono bruciati al rientro in atmosfera terrestre. Apollo 10: è stato sganciato durante la discesa (questa missione fu la prova generale dell’allunaggio, arrivò a 15.6 Km dalla superficie prima di simulare un abort). Il luogo esatto dell’impatto con la Luna non è conosciuto. Apollo 11, 12, 14, 15 16 e 17: sono rimasti nel luogo di allunaggio (dove sono serviti come rampa di lancio per l’ascend module).

Lunar Rover

I Rover, le ‘macchinine lunari’, utilizzate nelle missioni Apollo 15, 16 e 17 sono rimasti parcheggiati accanto ai rispettivi Descent Module sul luogo di allunaggio. Hanno permesso la trasmissione delle immagini del decollo dell’Ascend Module e, dopo un breve periodo, le loro batterie si sono esaurite.

Lunar Subsatellites

Nel corso delle missioni Apollo 15 e 16, dal CSM vennero rilasciati in orbita lunare due satelliti per esperimenti scientifici. Entrambi, alla fine della loro vita, subirono il degrado della loro orbita fino a schiantarsi sulla Luna (luogo di impatto sconosciuto).

Service Module

Il SM veniva sganciato dal CM quando ormai mancava meno di un’ora all’ammaraggio. La sua rotta era parallela a quella del CM (e quindi destinata al rientro in atmosfera) ma mancando di una protezione ablativa bruciava. Questo destino fu comune a tutti i SM (da Apollo 7 fino ad Apollo 17).

PLSS on the Moon

PLSS on the Moon

SIM Bay

Le missioni Apollo 15, 16 e 17 avevano una versione modificata dal SM che conteneva anche una parte dedicata ad alcuni strumenti scientifici da utilizzare in orbita lunare. l’attrezzaturra era contenuta nella cosiddetta SIM Bay; questa fu protetta da un pannello (uguale agli altri che rivestivano il SM) che venne scanciato e lasciato libero di vagare nello spazio. Non è ovviamente noto il suo destino.

Equipaggiamento vario 

Una Jettison Bag

Una Jettison Bag

Tutti gli equipaggi delle missioni che allunarono con successo (Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17) lasciarono un discreto quantitativo di scarti (raccolti nelle Jettison Bag) nel luogo di allunaggio: si trattava di materiale ormai utilizzato che non sarebbe piu’ servito nel ritorno verso la Terra (ad esempio i PLSS, gli zaini col sistema vitale usato nelle EVA). Questo permise di poter caricare a bordo un maggiore quantitativo di campioni (rocce lunari).

Per essere il nostro primo ‘picnic fuori porta’ devo dire che abbiamo lasciato in giro un bel po di spazzatura !

Una Risposta to “Rifiuti spaziali”

  1. Alessandra Says:

    Poi dici che non leggo mai niente…

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