Il Flight Controller ideale

“Sheeet Man, that’s Captain REFSMMAT, the ideal flight controller. He’s the best we’ve ever had in the Trench.”

“Caspita [licenza poetica :)] ragazzo, è stato Capitan REFSMMAT, il controllore di volo ideale. È il migliore che abbiamo mai avuto nella Trincea [vedi il post sul Mission Control].”

Da questa frase pronunciata di fronte alla machinetta del caffè da John Llewellyn (Retrofire Officier del Flight Dynamics Branch), ha avuto inzio la storia di Captain REFSMMAT:  un novellino del Mission Control chiese chi aveva lasciato uno IOU (un pezzo di carta valido come impegno a saldare un debito, un “pagherò”) anzichè una moneta nella tazza che raccoglieva gli spiccioli. Scatenando la risposta di Llewellyn.

Gene Kranz alla ricerca di nuovi modi per creare del sano cameratismo tra i controllori di volo (in perfetto stile militaresco e non sorprende vista la sua biografia) colse la palla al volo.

Captain REFSMMAT

Captain REFSMMAT

Insieme ad Ed Pavelka (FIDO, Fight Dynamics Officier, fin dal periodo delle missioni Gemini) creò il primo disegno del Capitano: una giacca militare coi gradi di Capitano, pantaloni corti color khaki, scarpe da ginnastica, un elmetto stile Seconda Guerra Mondiale con la parte alta che si apriva a rivelare un antenna radar, occhiali con una linea per identificare la corretta orientazione per il rientro in atmosfera di una capsula e una serie di REFSMMAT alloggiate nella cintura.

Fu creato anche un arcinemico per il Capitano,come si usa nei fumetti dei super eroi, Victor Vector.

Il disegno venne appeso ad un armadietto al Johnson Space Center (Houston) e in breve tempo tutti i controllori inziarono a scriverci brevi messaggi, gli sfoghi, le frustrazioni, i motivi di orgoglio. Svolse insomma la funzione di catalizzatore dei sentimenti dei controllori di volo. Ha rappresentato le caratteristiche tipiche secondo Kranz del Mission Control team: Disciplina, Competenza, Confidenza, Responsabilità, Fermezza e Lavoro di Squadra.

In tutto ci sono stati 6 ‘capitani’, ovvero sei diverse copie del disegno che venivano rimpiazzate quando si riempivano di messaggi. Ma dopo 4 o 5 anni piano piano l’uso andò sfumando; non ci furono grandi richieste a Pavelka di una settima copia per cui “we just let it kind of die a natural death”, “lo lasciammo morire di morte naturale” come disse poi lo stesso Pavelka.

A qualcuno sarà magari venuta la curiosità di sapere cosa significhi REFSMMAT; beh questa è la parte tecnica del post di oggi. L’acronimo sta per Reference to a Stable Member Matrix, una rappresentazione numerica (in forma di matrice) di un determinato orientamento nello spazio, usato per allineare la piattaforma inerziale della capsula Apollo nello spazio (conto di pubblicare presto un post sul sistema di navigazione usato nel progetto Apollo).

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