“Failure is not an Option” – Libro

Il libro di cui voglio parlare oggi non è un saggio ma il primo libro autobiografico (relativo al programma spaziale) che leggo ed è quello di uno dei personaggi fondamentali per il programma spaziale americano dalle origini fino alla fine dell’era Apollo, Eugene ‘Gene’ Kranz.

La Copertina

La Copertina

In questo libro, Kranz offre una visione privilegiata dell’interno della difficoltosa strada che ha portato la NASA a colmare il divario con il programma spaziale russo per poi superarlo. E lo fa raccontando la sua storia personale, che lo ha portato a rivestire un ruolo fondamentale nella definizione dei compiti, delle procedure, dello spirito di corpo che sono stati i tratti salienti dei Mission Control team.

Il libro racconta del suo primo incontro con Chris Kraft, all’epoca responsabile del controllo missone per il Progetto Mercury, e della sua soverchiante richiesta di creare dal nulla le procedure per le missioni, i protocolli da utilizzare per la comunicazione tra i membri del mission control e tra essi e gli astronauti durante le missioni. È interessante leggere come al tempo dei voli Mercury, a causa della tecnologia limitata, era necessario creare dei mini-team di 3-4 persone da inviare in luoghi remoti come Zanzibar, Honeysuckle (Australia) e altri ancora o su navi nel mezzo dell’oceano; e questo per permettere la comunicazione costante con gli astronauti (i satelliti per telecomunicazioni non erano ancora così affidabili).

Sono due, credo, le idee fondamentali che Kranz si attribuisce il merito di aver portato nel Mission Control (alla luce dei suoi trascorsi di pilota militare): il concetto di fratellanza (un legame forte tra tutti i controllori) e l’obbligo di una grande competenza tecnica dei vari sottosistemi delle capsule (che permetteva quelle reazioni rapide e quelle soluzioni ingegnose che un film come Apollo 13 ha mostrato erano in grado di approntare velocemente).

Tra tutti gli episodi raccontati nel testo meritano una mansione speciale i paragrafi dedicati al primo test del Progetto Mercury (MR-1, noto come il 4-Inch Flight), al Plan X (ovvero i piani segreti per la EVA di Gemini 4) e all’ultimo giorno di simulazioni prima di Apollo 11 (quando il team addetto alla simulazione simulò un problema con il computer del LM simile in tutto e per tutto a quello che poi si verificò sul serio),  i capitoli dedicati ad Apollo 1 e ad Apollo 13.

Il testo inglese non presenta grosse difficoltà: solo in alcuni passaggi vengono utilizzate delle espressioni gergali che mi hano costrettto a ricorrere al dizionario (e un paio di volte a qualche contatto con amici madrelingua :)).

Al momento di lasciare la Mission Control Division nel 1972 dopo Apollo 17 , come era usanza, il colore del flight control team di Kranz venne ritirato (come viene fatto per i numeri dei grandi campioni di un po tutti gli sport) e la targa che lo commemora venne aggiunta a quelle degli altri team sulle pareti della MCR (Mission Control Room) a Houston con la seguente motivazione:

Whereas his leadership and inspiration molded the flight control team, which was vital to the first rendezvous, manned lunar exploration, and the study of man, Earth, stars, and technology.

Be it resolved that on behalf of the personnel of the Flight Control Division, the color ‘White’ be retired from the list of active flight control teams to forever stand in tribute to ‘White Flight’, Eugene F. Kranz.

In virtù del fatto che la sua leadership e la sua ispirazione hanno plasmato il flight control team, che è stato fondamentale per il successo del primo rendezvous, dell’esplorazione umana della Luna, e lo studio degli uomini, della Terra, delle stelle e della tecnologia.

Si decide per conto del personale del Flight Control Division, che il colore ‘Bianco’ venga ritirato dalla lista dei flight control team attivi per rimanere per sempre come tributo al ‘White Flight’, Eugene F. Kranz.

Le parole sono state scritte da un membro dello stesso White Team e come lo stesso Kranz conclude il suo libro ‘sono le uniche persone che contano nel nostro lavoro’.

Il libro è disponibile su Amazon.

 

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