Uno Svizzero sulla Luna

Oggi parliamo di orologi e non di Claude Nicollier, il quale è arrivato un po tardi per il Progetto Apollo.

Parliamo di un orologio in particolare (e lungi da me l’idea di fare pubblicità) noto anche col nomignolo di Moonwatch: l’Omega Speedmaster Professional, che ancora oggi è l’orologio utilizzato dagli astronauti della NASA. Tecnicamente si tratta di un cronografo a carica manuale (non automatica quindi) commercializzato a partire dal 1957.

La storia dello Speedmaster e dei suoi viaggi nello spazio inzia con il volo Mercury – Sigma 7 il 3 Ottobre 1962: si trovava al polso di Wally Schirra. Non si trattava di una scelta ‘ufficiale’ della NASA ma di una scelta personale di Schirra, insomma era il suo orologio. E funzionò bene. Lo Speedmaster volò poi al polso di Gordo Cooper nel volo finale del Progetto Mercury, Mercury – Faith 7.

Edgar Mitchell (Apollo 14) Clock

Edgar Mitchell (Apollo 14) Clock

Nel corso del 1962, la NASA decide di equipaggiare gli astronauti di un orologio che fosse il più possibile preciso, leggibile, resistente e affidabile. La normale procedura per appaltare, disegnare, costruire e testare uno speciale orologio da polso “a prova di spazio” avrebbe preso troppo tempo. Ragion per cui la NASA mandò due ingegneri in un normale negozio di Houston ad acquistare alcuni orologi tra le marche più note: Elgin, Benrus, Hamilton, Mido, Piccard, Omega, Bulova, Rolex, Longines and Gruen. Una prima scrematura ridusse la scelta a 3 soli modelli che affrontarono i test finali: Longines, Omega e Rolex.

I test effettuati furono i seguenti:

  • Alte Temperature: 48 ore a 71º C seguite da 30 minuti a 93º C. Il tutto ad una pressione di 0.35 atm e con una umidità relativa mai sopra il 15%.
  • Basse Temperature: 4 ore a -18º C
  • Cicli di temperatura: l’orologio viene portato a 0,000001atm e alla temperatura di 71º C. Poi la temperatura scende a -18º C in 45 minuti e poi risale ancora a 71º C in 45 minuti. Il ciclo viene ripetuto 15 volte.
  • Umidità relativa: 240 ore in un ambiente con una umidità relativa di almeno il 95% con temperature variabili tra 20º C e 71º C. Il vapore ha un pH compreso tra 6,5 e 7,5.
  • Atmosfera di ossigeno: esposizione ad una atmosfera al 100% di ossigeno con pressione di 0.35 atm e una temperatura di 71º C per 48 ore.
  • Shock: sei shock a 40g della durata di 11 millisecondi in sei differenti direzioni.
  • Accelerazione: acelerazione lineare da 1g a 7.25g in 333 secondi.
  • Decomprensione: 90 minuti nel vuoto (in una vacuum chamber) ad una temperatura di 71º C e 30 minuti nelle stesse condizioni di vuoto ma a 93ºC.
  • Alta Pressione: esposizione per un’ora a 1.6 atm.
  • Vibrazioni: tre cicli di 30 minuti (laterale, orizzontale e verticale), la frequenza varia da 5 a 2000 cps (cycles per second) e poi di nuovo a 5 cps in 15 minuti. Accelerazione media per impulso 8.8g.
  • Rumore: 130dB nella gama 40 – 10000Hz per 30 minuti.

La scelta finale come “Officially Certified Wristwatch For All Manned Space Missions” cadde sullo Speedmaster. E fino a questo punto della storia, la Omega era assolutamente all’oscuro di queste attività e venne a scoprire come tutti dalla stampa della scelta della NASA.

Swigert (Apollo 13) durante la preparazione

Swigert (Apollo 13)

Nel corso del primo volo Gemini con equipaggio (Gemini3, Grissom e Young), lo Speedmaster diventò parte dell’equipaggiamento standard degli astronauti. L’orologio veniva portato all’esterno della tuta pressurizzata utilizzando una banda di velcro (invece del cinturino metallico standard). Lo Speedmaster fu indossato anche da Ed White durante la prima EVA americana (Gemini 4). 

Come cronografo ufficiale anche per il programma Apollo, lo Speedmaster Professional fu indossato da Frank Borman e il suo equipaggio durante Apollo 8 (primo volo con equipaggio ad orbitare la Luna intorno a Natale del 1968).

Chiunque immagino pensi che il primo Speedmaster portato a spasso sulla Luna sia quello indossato da Armstrong. Ma Armstrong non indossò il suo orologio durante quella storica prima passeggiata sulla Luna. Uno degli strumenti del LM non funzionava correttamente per cui il suo Speedmaster fu lasciato all’interno del LM come ‘rimpiazzo’:

our mission timer was out, and we decided we had better leave one wristwatch inside in case it (the one taken outside) got damaged. We would have at least one working watch to back up the mission timer or to use in place of the mission timer, in case we could not get it going again” 

“il nostro timer di missione era danneggiato e decidemmo che sarebbe stato meglio lasciare uno degli orologi nel LM nel caso in cui l’altro (quello indossato) si fosse danneggiato. In questo modo avremmo avuto almeno un orologio funzionante per affiancare il timer di missione o da usare al suo posto, nel caso in cui non fossimo riusciti a farlo ripartire.” Armstrong, dal Technical Debriefing, 1969

Quindi il primo Speedmaster sulla Luna fu quello di Aldrin.

Aldrin (Apollo 11)  ripreso nel LM

Aldrin (Apollo 11) ripreso nel LM

Nell’Aprile del 1970, lo Speedmaster venne utilizzato per misurare la durata della seconda accensione del motore del LM che avrebbe riportato Apollo 13 sulla Terra.

Un altra curiosità: lo Speedmaster non fu l’unico orologio indossato durante una EVA lunare: Dave Scott ricorda, in una lettera scritta nel 1996, che durante Apollo 15

I do not recall ever having looked at my watch after egress. In the cabin after EVA-2, I noticed that the crystal of my Omega had popped off sometime during the EVA. Therefore, on EVA-3, I used my backup Waltham watch (which was) of a similar type. It worked just fine during the even higher temperatures of EVA-3.]”. 

“Non mi ricordo di aver mai guardato l’orologio dopo l’uscita [dal LM]. In cabina dopo la EVA-2, ho notato che il cristallo del mio Omega era saltato via durante la EVA. Per cui, nella EVA-3, ho usato il mio orologio di scorta, un Waltham watch (un modello simile) . Ha funzionato perfettamente nelle alte temperature raggiunte durante la EVA-3.”

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