Come ci arriviamo sulla Luna? – Parte 3

Il 15 Novembre 1961, Houbolt inviò una seconda lettera (di nove pagine) a Seamans. Ancora una volta saltando i canali ufficiali. “Somewhat as a voice in the wilderness,” “Come una voce nel deserto”, inziava la lettera, “vorrei comunicarle alcune riflessioni che mi hanno fatto preoccupare profondamente negli ultimi mesi.” La lettera prosegiva poi con una serie di domande alquanto retoriche: “Vogliamo andare sulla Luna o no? E se si, perchè restringiamo le nostre valutazioni solo ad alcune possibilità?” “Sono consapevole che questo non è il modo ortodosso di contattarla,” prosegue Houbolt, “ma il problema è di tale importanza per noi tutti che metodi inusuali credo siano giustificati.”

La conferenza stanpa di presentazione del LOR

La conferenza stanpa di presentazione del LOR

La risposta di Seamans arrivò dopo due settimane. Seamans era d’accordo sul fatto che “sarebbe estremamente nocivo per la nostra organizzazionee per il paese se il nostro gruppo fosse troppo limitato da linee guida restrittive.” Assicurava Houbolt che in futuro la NASA avrebbe prestato maggiore attenzione al LOR. Una persona chiave nel diverso atteggiamento seguito dalla NASA fu sicuramente Joe Shea (all’epoca Apollo Program Manager). Shea ebbe occasione di incontrare privatamente Houbolt durante una sua visita a Langley e di convincersi della bontà del LOR. Nel corso della stessa visita, Houbolt tenne un ennesimo incontro sul LOR con Shea e i leader dell’STG; al termine di questo incontro, Shea commentò positivamente il LOR, si voltò verso Gilruth e gli altri membri del l’STG aspettandosi la solita pletora di commenti negativi. La risposta fu in realtà di moderato apprezzamento, segno, secondo Shea, che “avevano iniziato a pensare in maggior dettaglio al LOR e stavano iniziando a considerarlo una buona idea.”

Shea ritornò a Washington convinto che il LOR fosse una opzione attuabile per il Progetto Apollo. Il 2 e 3 Aprile, Shea presentò il LOR come possibile metodo per le missioni Apollo in una riunione al quartier generale della NASA di fronte ai vertici dell’organizzazione e ai direttori dei vari centri.

Nei mesi successive alla seconda lettera di Houbolt a Seamans, la NASA prese finalmente in seria considerazione il LOR per cui tanto aveva lottato Houbolt. Il primo gruppo a sostenere pienamente il LOR fu proprio lo Space Task Group di Gilruth: quando l’esame del LOR da parte degli ingegneri dell’STG si fece più approfondito, anche loro non poterono non accorgersi nella bontà dell’approccio a stadi del LOR. 

Ora che lo STG era orientato verso il LOR, restava solo da convincere il gruppo al Marshall Space Flight Center di Huntsville, il regno di Wernher Von Braun e il bastione a difesa dell’Earth Orbit Rendezvous. Ma Von Braun sorprese il suo stesso gruppo. Durante la primavera del 1962, Von Braun decise di supportare il LOR, con uno spiazzante annuncio il 7 Giugno 1962 alla fine di una giornata di lavori presentata da Shea:

“Qui al Marshall Space Flight Center ammettiamo che al primo impatto con il Lunar Orbit Rendezvous eravamo un po‘ scettici …”

Von Braun, persuasivo e carismatico come al solito, procedette in una lunga esposizione sul “perchè non raccomandiamo” la Direct Ascent e l’Earth Orbit Rendezvous e “perchèraccomandiamo il Lunar Orbit Rendezvous.”

La decisione sul LOR vene finalizzata nelle settimane successive, quando i due potenti gruppi (STG e Marshall) persuasero le alte sfere della NASA, in particolare l’Amministratore James Webb che il LOR era l’unico modo di raggiungere la Luna entro il 1969. Il 22 Giugno 1962 il NASA Manned Space Flight Management Council annunciò il suo supporto al LOR. L’11 Luglio 1962 la NASA annunciò ufficialmente di aver selezionato la modalita’ per il Progetto Apollo. Fu Webb ad annunciarlo, nonostante il Consigliere per la scienza del Presidente Kennedy, Dr. Jerome Wiesner, rimaneva assolutamente contrario al LOR.

Il Certificato della NASA

Il Certificato della NASA

Alle 4:17pm EST del 20 Luglio 1969, John Houbolt (all’epoca un consulente senior per la Aeronautical Research Associates di Princeton) sedeva come uno degli invitati di prestigio nella Viewing Room del Mission Control al Manned Spacecraft Center di Houston. Aveva appena ascoltato, come molti altri nel mondo, le parole di Neil Armstrong: “Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed.”

Se ricerchiamo una ulteriore conferma dell’importanza del ruolo di Houbolt nella storia del Progetto Apollo, la possiamo trovare in quel preciso momento quando, nei momenti festosi subito dopo il primo allunaggio, Wernher von Braun si girò per cercare Houbolt, gli fece il segno dell’OK e gli disse “John, it worked beutifully” (“John, ha funzionato a meraviglia”). Houbolt rimase senza parole, forse per la prima volta dall’inizio della sua crociata.

Se volete approfondire l’argomento ed affrontare un testo in inglese, vi consiglio “Enchanted Rendezvous – John C. Houbolt and the genesis of the Lunar-Orbit Rendezvous”, liberamente accessibile sul sito di NASA History.

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