Il barbecue spaziale

Niente a che vedere con il cibo in dotazione agli astronauti, di ben altra qualità rispetto ad una bella bisteccona cotta sulla brace.

Barbecue Mode era il nomignolo con cui ci si riferiva al Passive Thermal Control (PTC) ovvero alla rotazione imposta allo stack CSM/LM nel viaggio verso la Luna (e al solo CSM nel viaggio di ritorno) per tenere sotto controllo la temperatura dei sistemi di bordo e in particolare quella dello scudo termico. La rotazione completa avveniva in un’ora circa, in modo che tutti i sistemi passassero continuamente dal lato esposto al sole (con temperature fino a 121 gradi centigradi) a quello all’ombra (fino a -156 gradi centigradi). Grazie al fido Orbiter e al suo ottimo add-on AMSO (il tutto condito con una spruzzata di GIMP) qui sotto trovate una animazione del PTC.

Lo stack CSM/LM in PTC

Lo stack CSM/LM in PTC

Tutto era nato quando gli ingegneri della North American (responsabili del progetto e della costruzione del CSM) nel corso dei loro test avevano evidenziato un problema con lo scudo termico: il materiale ablativo di cui era costituito, in condizioni di rientro (quindi ad elevatissime temperature), presentava la tendenza ad incrinarsi e a frantumarsi in scaglie dopo essere stato esposto continuativamente per lunghi periodi (oltre le 13 ore) alle condizioni di freddo estremo dello spazio (anzichè comportarsi come previsto, ovvero lo strato superficiale avrebbe dovuto bruciare, fondere e sublimare attraverso la pirolisi degli strati dello scudo). Gli ingegneri già pensavano al tempo che avrebbero perso per ideare e testare un nuovo materiale per lo scudo (e ai relativi ritardi per il Progetto).

Joe Shea

Joe Shea

E qui entra in scena Joseph “Joe”  Shea, Apollo Program Manager in quegli anni, con un educazione ingegneristica alle spalle. Shea, in perfetto approccio KISS (Keep It Simple Silly), penso’: “perche’ dovremmo mantenere per tutto il tempo lo stack con lo stesso orientamento? perche’ non far ruotare lo stack in modo che tutte le parti vengano esposte per brevi periodi e ciclicamente alle condizioni estreme di freddo e caldo?” Semplice e geniale.

L’importanza di tale manovra per il buon funzionamento dell’Apollo era tale che anche in condizioni di pericolo estremo come quelle che si verificarono per la missione Apollo 13, gli esperti a terra insistettero affinchè Lovell e compagni mantenessero il PTC: sebbene l’equipaggio fosse provato ed esausto per tutte le procedure di emergenza messe in atto subito dopo l’esplosione del serbatoio di ossigeno, fu chiesto loro un ultimo sforzo per completare la manovra in condizioni disagiate: dovettero avviare il PTC utilizzando solo i razzi direzionali del LEM.

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