Lost Moon – Il Libro

La Copertina

Tengo molto a questo libro per due buoni motivi: è un regalo ed è autografato dall’autore. Adesso posso aggiungere anche che si tratta di un bel libro, che merita il tempo speso per leggerlo.

Si tratta della biografia di Jim Lovell, in cui una larga parte è destinata a raccontarci la missione che più ha segnato, nel bene e nel male, la carriera e ancor di più la vita di questo astronauta: Apollo 13. Il racconto è scritto a 4 mani da Lovell e da Jeffrey Kluger. Kluger è uno scrittore della rivista Time e l’autore di diversi libri di argomento scientifico. È stato anche editorialista della rivista Discover e un istruttore del corsi di giornalismo della New York University. Ha scritto per il New York Times Magazine, Gentlemen’s Quarterly, Playboy e il Wall Street Journal.

Lovell ha fatto la scelta di raccontare la sua vita e la missione in modo secondo me più distaccato rispetto alle altre biografie che ho letto finora: non con un racconto in prima persona ma con una narrazione indiretta. Anche se è chiaro dagli inserti biografici e dagli aneddoti che la realizzazione del libro gli deve molto.

Come ho detto in precedenza, il libro è anche la biografia di Lovell e di conseguenza ripercorre non solo la sua carriera ma anche gli eventi di quegli anni nella NASA e nel susseguirsi dei capitoli le due storie raccontate (la missione Apollo 13 e la vita di Lovell) si incrociano continuamente. Si apre con la storia della ‘pillola di veleno’, la pillola che sarebbe stata a disposizione di tutti gli equipaggi Apollo per suicidarsi in caso di gravi problemi. Storia più volte smentita e che anche Lovell dichiara essere una grandissima stupidata: bastava aprire uno dei portelli e lasciar uscire la tenue atmosfera all’interno della capsula, pochi istanti ed era tutto finito.

Nessun libro di questo tipo è completo se non contiene un ricordo dell’incidente di Apollo 1 e il capitolo “cosa stavo facendo in quel momento”: Lovell offre i suoi ricordi e i suoi pensieri di allora per la morte di 3 amici.

Un capitolo viene dedicato, e non poteva essere altrimenti, ad Apollo 8, una missione storica. Viene descritta la genesi della missione e come poi si svolse. È divertente qui il ricordo di come veniva preso in giro Bill Anders, per il suo ruolo di LMP senza Lunar Module.

C’è spazio anche per un pò di italiano nel libro: riferendosi a Gene Kranz, il Flight Director, viene usata l’espressione ‘Capo di tutti i Capi’, testualmente in italiano. Un’espressione giusto un tantinello di estrazione mafiosa ma vabbè, rende bene chi fosse e quale potere avesse Kranz all’epoca.

Il libro prosegue nella sua narrazione alternando come detto i momenti di Apollo 13 con gli altri eventi della vita di Lovell: la carriera scolastica e militare, la selezione della NASA, le altre missioni, la vita con la moglie Marilyn, i figli. Di volta in volta vengono presentate piccole testimonianze di persone diverse, per completare il racconto con prospettive diverse. Come esempio vi porto l’esito della manovra PC+2, raccontato come è stato vissuto a bordo della USS Iwo Jima, la nave designata per il recupero degli astronauti dopo l’ammaraggio, dal personale del Recovery Team.

Una ulteriore annotazione sul testo: mi sembra di aver notato che la figura di Swigert è un pò in ombra, sicuramente rispetto all’autore ma anche ad Haise. Forse perchè Swigert era stato aggiunto all’ultimo minuto all’equipaggio e mancava quell’affiatamento che era ormai presente tra il Lovell, Haise e Mattingly (il CMP escluso per un possibile contagio di rosolia). O forse semplicemente perchè in quanto CMP di un Command Module morto, effettivamente è stato più ‘spettatore’ degli altri due. E infine l’epilogo, molto ‘americano’, con Lovell alle prese con i suoi (numerosi) nipoti.

Il testo è ovviamente in inglese ma non presenta grandi difficoltà, è ben scritto e credo che Kluger qui abbia dato una grossa mano. Testo scorrevole, periodi brevi e mai arzigogolati. Non si viene mai lasciati in balia di discorsi troppo tecnici e quando serve un piccolo tocco da divulgatore chiarisce tutto.

Nel complesso un buon libro, la storia di Apollo 13 viene spiegata, descritta, raccontata da tanti punti di vista diversi e ognuno aggiunge una nuova luce non solo sulla specifica missione ma su cosa era la NASA all’epoca, i rapporti tra i vari attori (protagonisti e ‘meno’ protagonisti), le reazioni, l’impegno, lo spirito di corpo. Non stupisce che Tom Hanks e Ron Howard lo abbiano poi utilizzato come ispirazione primaria per realizzare il film “Apollo 13″: a mio modo di vedere aveva la sceneggiatura già bella che pronta …

Il libro è disponibile su Amazon UK, non autografato ovviamente ;)

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3 Risposte to “Lost Moon – Il Libro”

  1. Jumper the uncle Says:

    Peccato solo che non sia prevista una eventuale ristampa in italiano.

  2. Vittorio Says:

    Dopo Jim Kranz, adesso Jim Lovell: per completare Apollo 13 la prossima recensione sarà quella del libro di Sy Liebergot? :D

    Scherzi a parte, molto interessante, al solito! Peccato davvero che non sia ristampato in italiano, faccio una fatica immonda a leggere l’inglese pur capendolo bene, ma ovviamente dopo un paio di pagine uno non madrelingua si stanca …

  3. raghnor Says:

    Sai che ci stavo pensando al libro di Liebergot? Tra l’altro è anche abbastanza economico.

    In merito all’inglese capisco, all’inizio era faticoso anche per me. Diciamo che vale la pena di compiere questo sforzo per la nostra passione.

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