Le EVA di ritorno dalla Luna

Ron Evans (Apollo 17)

Dei miliardi di persone che hanno popolato la Terra, solo 24 hanno viaggiato fino all’orbita lunare; di essi solo 12 hanno posato piede sul nostro satellite; ma solo 3 possono vantarsi di essersi sgranchiti le gambe con una passeggiata nello spazio profondo tra la Luna e la Terra.

Sono i CMP di Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17 (le missioni di tipo J); rispettivamente Al Worder, Ken Mattingly e Ron Evans.

Il giorno dopo la TEI (Trans Earth Injection) era tempo per il CMP delle missioni J di effettuare una EVA (Extraveicular Activity). Le foto scattate dalle macchine fotografiche della SIM bay si trovavano in lunghi rullini all’interno di contenitori circolari che andavano recuperati, poichè il SM sarebbe stato sganciato dopo pochi giorni e si sarebbe disintegrato rientrando in atmosfera.

Vista tutta l’esperienza accumulata nel corso del Progetto Gemini, durante le missioni Apollo venne speso poco tempo nelle EVA intese come attività extraveicolari in cui un astronauta usciva attraverso il portello di un capsula nello spazio (quindi in totale assenza di peso). In pratica solo per le tre EVA in esame più quella nel corso di Apollo 9, missione in orbita terrestre. Il resto del tempo speso in EVA nel Progetto Apollo furono le passeggiate lunari in presenza della gravità lunare.

Nel corso delle missioni da Apollo 10 ad Apollo 14 nessun astronauta effettuò EVA in assenza di gravità; ma durante la preparazione ci si allenava comunque nell’eventualità di doversi trasferire tra CM ed LM proprio con una passeggiata spaziale da portello a portello (in caso di problemi al meccanismo di docking).

Un OPS (Oxygen Purge System)

La preparazione per la EVA richiedeva parecchio tempo: lo spazio nel CM era ora ulteriormente limitato dalla presenza delle scatole con i campioni di roccia lunare che andavano stivati. Inoltre tutti e tre gli astronauti dovevano aiutarsi vicendevolmente ad indossare la tuta pressurizzata e a verificarne la tenuta, sempre nel ristretto spazio disponibile. Durante il procedimento nella cabina era possibile vedere galleggiare liberamente guanti, caschi e manichette dell’ossigeno. E non bisogna dimenticare che due delle tre tute erano pure sporche e impolverate dopo 20 ore di attività sulla superficie lunare!
L’ossigeno veniva fornito dalle scorte del CSM tramite le manichette connesse alle tute; quello del CMP era particolarmente lungo, visto che doveva estendersi fino alla SIM bay. Il CMP indossava anche un OPS (Oxygen Purge System), un sistema di riserva indossato durante le EVA lunare sopra al PLSS (lo zaino contente il supporto vitale). Era uno di quelli utilizzati dal CDR o dal LMP che era stato trasferito dal LM, dopo il ricongiungimento in orbita lunare, appositamente per essere usato dal CMP in questa occasione.

La telecamera e una delle cineprese venivano montate su un’asta che veniva poi inserita in un apposito fermo nel portello (side hatch) aperto. In questa posizione le due apparecchiature si trovavano posizionate per offrire una buona ripresa delle operazioni esterne. L’orientamento del CSM veniva modificato in modo da far cadere la luce solare obliquamente sulla SIM bay ma non direttamente nella cabina del CM (per l’ovvio motivo di avere la migliore illuminazione in entrambe). Come misura di sicurezza tutti i razzi RCS venivano disabilitati, ad eccezione di quelli posti sul lato opposto alla SIM bay per permettere un minimo di manovrabilità.
Quando tutti e tre gli astronauti erano pronti, l’aria nella cabina veniva espulsa tramite uno sfiato posto sul portello principale. Una volta che la pressione interna era scesa ad un livello molto basso, era possibile aprire il portello, facendo fuoriuscire l’aria residua.

Il ruolo del LMP durante l’EVA era di rimanere per metà fuori dal portello e tenere d’occhio il CMP, il suo manicotto e ricevere da lui i contenitori con le pellicole impresse (passati poi al CDR nella cabina per essere stivati).

I movimenti del CMP durante la EVA

Il CMP procedeva quindi verso la SIM bay aiutandosi con le maniglie disposte lungo la parte esterna del CSM. Nell’effettuare questo tragitto eseguiva anche un’ispezione visiva dello stato del SM. Nel corso della preparazione i CMP avevano identificato il sistema migliore per posizionarsi nella bay: muoversi lungo il SM fino a galleggiare sopra alla bay stessa, quindi facendo puntello sulle maniglie ivi disponibili assumere la corretta posizione per infilare i piedi nell’apposito sistema di ritenzione.
A questo punto il CMP procedeva al recupero delle pellicole: rimuoveva una prima copertura esterna (in metallo) del contenitore della pellicola, poi una seconda interna (fissata col velcro), assicurava il contenitore al polso tramite un cavetto, lo estraeva e procedeva in senso inverso fino al portello dove il contenitore veniva consegnato al LMP (e da questo al CDR). Questa sequenza veniva ripetuta per ognuna delle pellicole da recuperare (vedi tabella)

Missione Pellicole Durata
Apollo 15 2 39 minuti, 07 secondi
Apollo 16 2 1 ora, 23 minuti, 42 secondi
Apollo 17 3 1 ora, 05 minuti, 44 secondi

Alla fine delle operazioni, il portello veniva chiuso e la cabina ripressurizzata con un sistema di ripressurizzazione rapida costituito da 3 piccoli serbatoi di ossigeno; in aggiunta veniva poi liberato l’ossigeno contenuto nell’OPS. Il portellone sarebbe stato riaperto dopo l’ammaraggio, con il CM galleggiante nel mezzo dell’Oceano Pacifico.

Ron Evans (CMP di Apollo 17) dimostrò apertamente quanto fosse felice dell’opportunità di effettuare questa EVA: per tutta la sua durata chiacchierò e canticchiò con l’atteggiamento di un ragazzino felice. A un certo punto si fermò a salutare con la mano in direzione della telecamera. “Ti vediamo salutare”, informò Houston. “Hey, grande!” con la voce di una persona chiaramente felice di essere fuori dallo spazio angusto della cabina dopo più di 10 giorni. Descrisse l’aspetto di Luna e Terra visti dalla sua posizione: “Posso vedere la Luna dietro di me! Bellissima! La Luna la vedo quai sulla destra – una Luna piena. E qui a sinistra, appena fuori dal portello, c’è la Terra in fase crescente. Non è come la Luna crescente. Sembra avere le corna, corna lunghe che coprono quasi i 3/4 dell’intera circonferenza.” E ancora: “Houston, qui … – vediamo, quando sei impegnato in una EVA, si usa il proprio nome, giusto? Sissignore useremo Ron. ‘Houston, qui Ron’, ok? Mi ricevete bene?”. “Ricevuto, Ron” fu la risposta da Houston “Ti sentiamo forte e chiaro”. “Ok. Grande!” fu la risposta di Evans tra le risate.
All’opposto sta la prima delle EVA compiuta da Al Worden: rapida e molto professionale. Solo mentre estraeva la prima delle pellicole, si voltò verso Irwin (che lo attendeva nel portello) e commentò: “Jim, è fantastico vederti con la Luna come sfondo. Una cosa assolutamente incredibile e sorprendente”. Peccato non ci siano foto di questo momento, solo un disegno del 1972 pubblicato dal National Geographic (nell’articolo “Apollo 15 Explores the Mountains of the Moon”, vol. 141, nr. 2 Febbraio 1972).

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2 Risposte to “Le EVA di ritorno dalla Luna”

  1. Complimenti per il tuo incessante lavoro e gli approfondimenti.
    Ho parlato con Worden e Mattingly (purtroppo Evans era già deceduto)
    mi hanno raccontato che il momento fu esaltante e che vivevano con un misto di esaltazione e paura (sana) le loro EVA. Le maniglie davano una sensazione di sicurezza, ma lo spazio profondo con l’impressionante visione diretta di Terra e Luna davanti ai loro occhi era incredibile.
    Worden si è pentito di aver “corso” poteva godere di quello spettacolo ancora per 20-30 minuti…
    A novembre rivedo Worden e magari gli chiedo qualcosa di specifico.
    Se hai qualche domanda da porgli posso farmi da tramite.
    ciao
    Luigi

  2. Grazie per l’apprezzamento Luigi.

    Nelle mie ricerche per il post ho trovato un riferimento ad un commento che Dave Scott (CDR di Apollo 15) fece a Worden subito dopo la fine dell’EVA (mentre ripressurizzavano la cabina): “You should have stayed longer”, “Avresti dovuto rimanere [fuori] più a lungo”.

    In effetti stavo pensando di chiederti di porre per me un paio di domande ai tuoi amici. Ma non vorrei abusare della tua gentilezza.

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